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MAIANO LAVACCHIO MAGLIANO IN TOSCANA 22.03.1944

Data 22 marzo 1944 Località Maiano Lavacchio, Magliano in Toscana, Grosseto, Toscana
11Vittime complessive
NazifascistaMatrice della strage

Descrizione

In Maremma i bandi di reclutamento per l’esercito della RSI ebbero scarsi risultati. I fallimenti delle chiamate alle armi e l’espansione del movimento partigiano indussero i fascisti a inasprire la lotta: il 18 febbraio 1944 fu emanato il decreto di Mussolini che prevedeva la pena di morte per renitenti e disertori, mentre in Maremma, dove il capo della provincia Ercolani ordinò l’arresto dei familiari dei renitenti, si intensificarono i rastrellamenti condotti dalla 98. Legione GNR. Dodici giovani, nascostisi nell’isolata frazione collinare di Maiano Lavacchio, decisero di spostarsi nella macchia di Monte Bottigli per ragioni di sicurezza. Si trattava di renitenti alla leva e sbandati, ma tra di loro vi erano anche un perseguitato politico e un disertore tedesco. In seguito a una delazione, nella notte tra il 21 e il 22 marzo 1944, la colonna nazifascista composta da circa 140 uomini e guidata dal capitano Michele De Anna, comandante della squadra d’azione “Ettore Muti”, avviò il rastrellamento recandosi al podere “Ariosti” della famiglia Biagi, già visitato il 19 dall’agente di PS Lucio Raciti, il delatore ingaggiato dalle massime autorità locali per investigare sui partigiani e renitenti di Maiano Lavacchio. Dopo aver mangiato e bevuto, i rastrellatori si macchiarono di una serie di violenze, pestando i due fratelli Biagi, stracciando il diploma di ostetrica di Consilia Biagi, accusata di prestare assistenza agli individui alla macchia, sparando contro Palmira Biagi Guidoni (madre di Silvano), costretta a rinunciare al suo tentativo di fuga per avvisare i giovani di Monte Bottigli del pericolo imminente, e infine malmenando i due renitenti alla leva sardi ospitati dai Biagi, che furono costretti a indicare la via per le capanne. Parte dei militi non seguì la colonna ma accerchiò i poderi della zona per evitare che fallisse l’attacco a sorpresa, continuando a commettere violenze e ruberie. Giunti a Monte Bottigli verso le sei del mattino, i nazifascisti sorpresero nel sonno i giovani, che non opposero alcuna resistenza. Si salvò solo Günther Frielingsdorff, che riuscì a sfondare la parete della capanna e rimase illeso dai numerosi spari indirizzati contro di lui. Le capanne furono bruciate e i giovani, tra insulti, spintoni e minacce, furono incolonnati in fila indiana e costretti a caricarsi di coperte, materassi e altri beni nel tragitto verso l’“Appalto” di Maiano Lavacchio. Durante questo spostamento si verificarono altre perquisizioni, razzie nei poderi e ulteriori violenze. Al “Lavacchio” Monti e De Anna pestarono un garzone, al “Bonzalone” Ciabatti e altri due militi schiaffeggiarono Becucci, mentre pare che il giovanissimo Sbrilli sia stato fermato appena in tempo nel momento in cui stava per sparare a tre semplici operai dell’impresa di legnami Ciabatti. Nella scuola dell’ “Appalto” di Maiano Lavacchio si tenne il processo farsa, mentre furono allontanati tutti i civili giunti sul posto. Tra questi la madre di Corrado ed Emanuele Matteini, Dora Sandri, che fu insultata e spintonata dai fascisti mentre implorava pietà per i suoi figli. Dopo la fucilazione, i militi spogliarono i cadaveri di ogni bene e ripartirono trasportando sui carri tutti i beni razziati, tra macabri canti di giubilo. Giunti nei pressi del podere “Valderigo”, De Anna e Pucini malmenarono Giovanni Andreini, scambiato forse per un partigiano. Quest’ultimo fu colpito violentemente alla nuca, pestato brutalmente e lasciato a terra sanguinante. Due infermieri tedeschi gli porsero le prime cure e riuscirono a salvarlo. L’unico superstite fu il disertore tedesco, riuscito a fuggire durante il rastrellamento.

Col terrore preventivo, i fascisti miravano a ottenere il pieno controllo del territorio e a rompere la solidarietà tra le popolazioni rurali e gli individui alla macchia, ma questa strage, criticata perfino nell’ambiente fascista, suscitò una vasta indignazione popolare e sortì gli effetti opposti a quelli sperati, perché dalla primavera del 1944 si assistette all’insuccesso delle chiamate alla leva e al rafforzamento delle bande partigiane. I responsabili della strage furono giudicati nel “Processone” contro i fascisti repubblicani della provincia: la Sezione speciale della Corte d’Assise di Grosseto trattò il caso come forma di collaborazionismo politico e militare e ribadì l’esclusiva responsabilità italiana. Dopo la sentenza del 18 dicembre 1946, gran parte delle pene furono derubricate, condonate o amnistiate nei procedimenti successivi.

A tutte le undici vittime è stata riconosciuta la qualifica di partigiani del distaccamento Monte Bottigli della formazione di Grosseto, nonostante il fatto che tale banda sia stata formata solo il 4 aprile 1944, quindi successivamente alla strage di Maiano Lavacchio. Come ormai appurato, gli undici giovani non presero mai parte ad alcuna azione militare ed ebbero solo alcuni contatti con Angiolo Rossi e Pietro Verdi del Comitato Militare di Grosseto, infruttuosi per il passaggio alla lotta armata. Sul fronte antifascista, per lungo tempo, si è teso ad attribuire una maggior consistenza numerica al movimento di Liberazione, nonché a dare un più alto valore alla scelta della lotta armata rispetto ad altre forme di resistenza.

Dati dell’episodio

Matrice della strage
Nazifascista
Modalità di uccisione
fucilazione
Violenze connesse
furto e-o saccheggio,sevizie-torture
Tipo di massacro
punitivo

Vittime

Distribuzione delle vittime per genere ed età
Uomini11
Uomini da 17 a 55 anni11
Elenco vittime

- Becucci Mario, nato il 04/06/1906 a La Spezia, di professione decoratore, perseguitato politico. Di fede repubblicana, era un noto ascoltatore di Radio Londra e svolgeva attiva propaganda per convincere i giovani a non rispondere alla chiamata alle armi. Si era già distinto dopo la caduta del regime (25 luglio 1943) per una rissa coi fascisti in un bar del centro. In seguito all’armistizio, era sfollato a Cinigiano e fu protagonista di una forte contestazione contro una propagandista fascista, l’insegnante Grazia Licheri, giunta in paese per tenere una conferenza (27 febbraio 1944). Becucci fu strettamente vigilato dal segretario comunale di Cinigiano, che riferì su di lui al capo della Provincia e alla Questura di Paganico. Il 5 marzo 1944, una squadra armata di fascisti guidata dal triumviro del PFR grossetano, Silio Monti, perquisì e mise a soqquadro la sua abitazione presentando il mandato di arresto nei suoi confronti, ma Becucci riuscì a fuggire e a trovare riparo a Istia d’Ombrone, presso il cugino Roberto Nuzzi. In seguito a questi fatti, l’antifascista fu denunciato insieme ad altri otto cinigianesi alla Procura generale del Tribunale Speciale per la difesa dello Stato per i reati di disfattismo politico, propaganda, apologia sovversiva o antinazionale e offesa all’onore del capo del Governo (18 marzo 1944). Il 19 marzo Becucci si recò al podere “Ariosti” della famiglia Biagi, il giorno dopo raggiunse gli altri renitenti nascostisi nella capanna di Monte Bottigli. Becucci, coi suoi 38 anni, era il più anziano delle vittime.
- Brancati Antonio, nato il 21/12/1920 a Ispica (Ragusa), maestro elementare iscritto alla Facoltà di Medicina, allievo ufficiale di fanteria, soldato sbandato del Regio Esercito. Brancati era uno dei tanti militari meridionali che, in seguito all’armistizio e alla dissoluzione del Regio Esercito, non riuscirono a ripassare le linee dei fronte per tornare a casa e finirono in larga parte per rifiutare l’arruolamento nel nuovo esercito della RSI, contribuendo in alcuni casi anche a ingrossare le file partigiane per la lotta di Liberazione. Insieme ad Alfonzo Passannanti, Brancati trovò riparo e ospitalità al podere “Sdriscia” della famiglia Matteini. Trasferitosi dal mese di marzo nella macchia di Monte Bottigli. Di lui rimane una prezioso documento, la lettera ai genitori scritta poco prima di essere ucciso, un testamento spirituale già pubblicato nelle “Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana” di Malvezzi e PirelliIl. La sua salma fu traslata a Ispica, con un solenne corteo funebre e una cerimonia presenziata dalle massime autorità. Nel discorso commemorativo, l’avv. Francesco Chioccon, primo presidente dell’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’Età contemporanea (Isgrec), dichiarò: «Antonio Brancati non è semplicemente una delle tante vittime delle avventure belliche del fascismo, ed è ben più che una vittima del dovere: egli è stato il testimone di una scelta di civiltà».
- Ciattini Rino, nato il 07/11/1924 a Grosseto, operaio, renitente alla leva. Di famiglia antifascista, si dette alla macchia nel gennaio 1944 e si unì agli altri renitenti di Monte Bottigli. Fucilato all’ “Appalto” di Maiano Lavacchio.
- Grazi Alfiero, nato il 26/08/1925 a Cinigiano (Grosseto), studente, renitente alla leva. Per non aver risposto alla chiamata alle armi, fu arrestato nel dicembre 1943, trasferito a Siena e in seguito deferito al Tribunale Militare di Firenze. Riuscito a evadere dal carcere fiorentino dopo soli 15 giorni di prigionia, tornò a Cinigiano e da lì riparò a Istia d’Ombrone, presso il podere della famiglia Guidoni unendosi agli altri “martiri d’Istia”. Dopo la Liberazione la salma ebbe solenni funerali a Cinigiano e fu sepolta nella cappella di famiglia, che fu affrescata dall’unico superstite di questa vicenda, il disertore tedesco della Wehrmacht (e pittore) Günther Frielingsdorff.
- Guidoni Silvano, nato il 01/01/1924 a Istia d’Ombrone nel Comune di Grosseto, studente di ragioneria, renitente alla leva, fucilato. Nascostosi a Maiano Lavacchio dopo l’armistizio, alla fine del febbraio 1944 si trasferì con gli altri ragazzi nella macchia di Monte Bottigli, dove fu catturato prima di esser fucilato. Secondo una testimonianza rilasciata da Frielingsdorff, pare che fosse riuscito a fuggire nella macchia nel corso del trasferimento al luogo del supplizio, ma si riconsegnò spontaneamente in seguito alle minacce dei fascisti di passare subito per le armi gli altri prigionieri.
- Matteini Corrado, nato il 17/10/1920 a Istia d’Ombrone nel Comune di Grosseto, commerciante di carni, soldato sbandato del Regio Esercito. Militare per quattro anni in Corsica e Sardegna, l’8 settembre si trovava a Livorno e decise di far ritorno a casa dei suoi genitori a Istia, dove vi restò fino agli ultimi giorni di febbraio 1944, quando si spostò per ragioni di sicurezza nella macchia di Monte Bottigli in compagnia del fratello e dei due soldati sbandati meridionali.
- Matteini Emanuele, nato il 12/12/1923 a Istia d’Ombrone nel Comune di Grosseto, maestro elementare, fucilato. Esonerato dal servizio militare, decise di trasferirsi nella macchia di Monte Bottigli per solidarietà col fratello Corrado. Fatto prigioniero nel rastrellamento del 22 marzo 1944, riuscì a scrivere l’ultimo messaggio alla madre – “Mamma: Corrado e Lele, un bacio” – nella lavagna della scuola dove si svolse il processo farsa.
- Mignarri Alcide, nato il 21/06/1924 a Istia d’Ombrone nel Comune di Grosseto, operaio, soldato sbandato del Regio Esercito. Verso la fine degli anni Trenta era stato aggredito da alcuni fascisti durante le istruzioni pre-militari, mentre nel 1942 subì un grave lutto familiare, perché il fratello Pietro morì durante la campagna di Russia. Lo stesso anno fu chiamato alle armi e incorporato nel 7. Battaglione di artiglieria di stanza a Pisa, dove rimase fino al giorno dell’armistizio. Deciso a non riprendere le armi per servire la RSI, tornò a casa a Istia e si unì poi agli altri giovani nascostisi nella macchia di Monte Bottigli.
- Minucci Alvaro nato il 16/10/1924 a Istia d’Ombrone nel Comune di Grosseto, renitente alla leva, fucilato. Dopo aver rifiutato la chiamata alle armi per il nuovo esercito della RSI, si dedicò ai lavori agricoli in vari poderi della zona, prima di passare alla “Sdriscia”, di proprietà dei coniugi Matteini, dove il padre aveva appaltato un lavoro. Si unì poi agli altri renitenti nella macchia di Monte Bottigli.
- Passannanti Alfonso, nato a Serre (Sa), il 28/9/1922, maestro elementare e studente universitario, allievo ufficiale del Regio Esercito, soldato sbandato dopo l’8 settembre 1943. Insieme a Brancati, Passannanti raggiunse la zona di Istia d’Ombrone e fu ospitato dalla famiglia Matteini nel podere “Sdriscia”. Dopo essersi rifiutato di servire l’esercito della RSI, si nascose con gli altri giovani renitenti e sbandati nella capanna costruita nella macchia di Monte Bottigli, dove fu catturato nel corso del rastrellamento del 22 marzo 1944
- Sforzi Attilio, nato il 07/02/1925 a Grosseto, studente di ragioneria, renitente alla leva. Rifiutato l’arruolamento nell’esercito della RSI su diretto consiglio della famiglia, di idealità antifasciste, si nascose prima presso gli Andrei a Maiano Lavacchio, amici della madre, e poi nella capanna di Monte Bottigli, dove fu catturato insieme ai suoi 10 compagni nel corso del rastrellamento del 22 marzo 1944. In onore alla sua memoria, un distaccamento della formazione partigiana “Alta Maremma” assunse il suo nome.

Vittime civili · 1

Matteini Emanuele.

Vittime renitenti · 5

Ciattini Rino.
Grazi Alfiero.
Guidoni Silvano
Minucci Alvaro.
Sforzi Attilio.

Vittime sbandate · 4

Brancati Antonio.
Matteini Corrado.
Mignarri Alcide.
Passannanti Alfonso.

Vittime antifasciste · 1

Becucci Mario.

Responsabili o presunti responsabili

Persone

Alfredo De Santis
Nome
Alfredo
Cognome
De Santis
Ruolo nella strage
Autore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note sul procedimento

assolto per non aver commesso il fatto.

Alfredo Del Canto
Nome
Alfredo
Cognome
Del Canto
Nazionalità
Italiana
Ruolo nella strage
Autore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note

nato a Grosseto il 19/02/1913, milite della 98. Legione GNR, partecipò al rastrellamento di Monte Bottigli e confermò al “Processone” di aver fatto parte del plotone di esecuzione.

Note sul procedimento

ottenne la commutazione della pena di morte in quella dell’ergastolo dalla Corte Suprema di Cassazione in Roma (23 marzo 1948). Successivamente la Corte d’Appello di Firenze tramutò l’ergastolo alla pena di 30 anni di reclusione (20 ottobre 1949). La stessa Corte diminuì la pena a 20 anni (declaratoria 16 gennaio 1951, in applicazione del DP 9 febbraio 1948, n. 32) e con declaratoria del 18 marzo 1960 dichiarò estinti per amnistia i reati di collaborazionismo ed omicidio a lui imputati (DP 11 luglio 1959, n. 460, art. 1, lett. A).

Tipo di reparto
Guardia Nazionale Repubblicana
Reparti
98. legione GNR di Grosseto
Angelo Maestrini
Nome
Angelo
Cognome
Maestrini
Nazionalità
Italiana
Ruolo nella strage
Autore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note

nato il 26/01/1902 a Gavorrano (Grosseto), era un fascista di lungo corso che aveva ricoperto importanti incarichi durante il Ventennio, tra cui quelli di segretario federale (maggio 1934-febbraio 1938) e podestà di Grosseto (aprile 1938-luglio 1943). Comandante del Battaglione territoriale della 98. Legione GNR, prese parte a numerosi rastrellamenti e ordinò ai militi la partecipazione a quello di Monte Bottigli.

Note sul procedimento

condannato a morte in contumacia, fu quasi sicuramente fucilato dai partigiani nei pressi del campo di concentramento di Recoaro Terme (Vicenza) nel maggio 1945. La Corte Suprema di Cassazione in Roma commutò la pena di morte in quella dell’ergastolo (23 marzo 1948), mentre la Corte d’Appello di Firenze, nel 1952, convertì l’ergastolo in 30 anni di reclusione. L’Ufficio dello stato civile di Grosseto emise il certificato di morte di Maestrini solo il 22 gennaio 1955.

Tipo di reparto
Guardia Nazionale Repubblicana
Reparti
98. legione GNR di Grosseto
Anselmo Santucci
Nome
Anselmo
Cognome
Santucci
Ruolo nella strage
Autore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note sul procedimento

assolto per non aver commesso il fatto.

Arceo Ercolani
Nome
Arceo
Cognome
Ercolani
Ruolo nella strage
Autore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note

nato il 28/02/1899 a Bomarzo (Viterbo), capo della provincia dal novembre 1943 all’otto giugno 1944, fu il principale responsabile e organizzatore dei rastrellamenti e delle rappresaglie avvenute in Maremma. Ufficiale dei bersaglieri, aveva già ricoperto la carica di federale in varie province e da luglio 1944 al 25 aprile 1945 fu a Milano in qualità di presidente dell’Ente nazionale assistenza profughi.

Note sul procedimento

Ricorse contro la sentenza alla Corte Suprema di Cassazione in Roma, che sancì il rinvio a giudizio alla Corte d’Assise di Perugia, dove fu trasferito il 13 ottobre 1948. L’esito del ricorso fu una nuova sentenza, che nel febbraio 1949 lo condannò a 21 anni di reclusione, di cui 14 condonati. Fu scarcerato il 19 maggio 1950 per concessione della liberazione condizionale da parte del giudice di sorveglianza presso il locale Tribunale. Le notizie sulla sua vita in libertà continuano a registrare la sua presenza nelle cronache giudiziarie.

Armando Gori
Nome
Armando
Cognome
Gori
Nazionalità
Italiana
Ruolo nella strage
Autore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note

nato il 22/03/1908 a Voutwil (Svizzera), milite della 98. Legione GNR e già caposquadra della MVSN nelle guerre di Africa e Spagna, partecipò a vari rastrellamenti e fu indicato come uno dei più scalmanati a Maiano Lavacchio (dove prese parte anche al plotone di esecuzione), tanto da essersi macchiato di violenze anche dopo la strage.

Note sul procedimento

si vide annullare la sentenza della Corte d’Assise di Grosseto (condanna a morte) dalla Corte Suprema di Cassazione in Roma (23 marzo 1948), che rinviò il giudizio alla Corte d’Assise di Perugia. Quest’ultima lo condannò a 15 anni di reclusione, di cui 10 condonati (18 febbraio 1949). Gori finì di scontare la pena nel carcere di Viterbo l’8 settembre 1949.

Tipo di reparto
Guardia Nazionale Repubblicana
Reparti
98. legione GNR di Grosseto
Dino Papini
Nome
Dino
Cognome
Papini
Ruolo nella strage
Autore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Ennio Barberini
Nome
Ennio
Cognome
Barberini
Nazionalità
Italiana
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note

nato il 19/06/1897 a Scarlino (Grosseto), fascista di lungo corso e comandante della 98. Legione GNR.

Note sul procedimento

Secondo la sentenza del “Processone” non fu lui, ma Maestrini, a ordinare la partecipazione del plotone della GNR al rastrellamento di Monte Bottigli, poiché in quel periodo era assente da Grosseto. Fu assolto con la formula del dubbio dalle imputazioni di omicidio e collaborazionismo e risultò condannato solo per reati minori (furto e peculato).

Tipo di reparto
Guardia Nazionale Repubblicana
Reparti
98. legione GNR di Grosseto
Francesco Cinquemani
Nome
Francesco
Cognome
Cinquemani
Ruolo nella strage
Autore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note

assolto per non aver commesso i reati imputatigli

Generoso Pucci
Nome
Generoso
Cognome
Pucci
Ruolo nella strage
Autore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note

nato l’8/05/1891 a Orbetello (Grosseto), triumviro della Federazione fascista repubblicana della provincia, ex-combattente della Grande Guerra e squadrista, fu uno dei fondatori del fascio di Orbetello, nonché segretario federale di Frosinone e di Asmara (Etiopia). Console della MVSN, fu presidente del Tribunale militare straordinario di Santa Fiora (marzo 1944) e diresse l’organo della Federazione fascista “La Maremma”, dalle cui colonne promosse una forte propaganda per l’arruolamento dei giovani nell’esercitò di Salò.

Giacinto Gorelli
Nome
Giacinto
Cognome
Gorelli
Ruolo nella strage
Autore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note sul procedimento

assolto per insufficienza di prove.

Giuseppe Testini
Nome
Giuseppe
Cognome
Testini
Ruolo nella strage
Autore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note sul procedimento

assolto per insufficienza di prove.

Inigo Pucini
Nome
Inigo
Cognome
Pucini
Nazionalità
Italiana
Ruolo nella strage
Autore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note

nato il 12/10/1902 a Cecina (Livorno), ex-ferroviere, commissario prefettizio di Grosseto e membro della squadra “Ettore Muti”. Oltre all’accusa di collaborazionismo, ricevette numerose altre denunce per violenze e reati contro il patrimonio.

Note sul procedimento

vide commutarsi la pena di morte in quella dell’ergastolo. Il 18 febbraio 1949 la Corte d’Assise di Perugia ridusse la sua condanna a 24 anni di reclusione, di cui 16 condonati. I familiari delle vittime di Maiano Lavacchio, interpellati dal Procuratore della Repubblica di Grosseto il 7 marzo 1950, espressero parere contrario alla sua liberazione condizionale. Pucini, a cui erano già stati condonati 2/3 più un anno della pena, sarebbe dovuto uscire di prigione il 27 aprile 1952, ma fu effettivamente scarcerato il 17 marzo 1951, per concessione della liberazione condizionale. Trasferitosi a Viterbo, continuò a fare politica attiva nel MSI.

Tipo di reparto
Reparto speciale
Reparti
Squadra d'azione “Ettore Muti” di Grosseto
Leo Lorenzini
Nome
Leo
Cognome
Lorenzini
Ruolo nella strage
Collaboratore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note sul procedimento

nessun procedimento per estinzione di reato di collaborazionismo.

Liberale Scotti
Nome
Liberale
Cognome
Scotti
Nazionalità
Italiana
Ruolo nella strage
Autore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note

nato l’8/02/1908 a Grosseto, ufficiale della Marina pluridecorato, fu vice-questore e diresse l’ufficio politico della provincia di Grosseto dal 1. marzo 1944, in sostituzione del questore Mancuso, esautorato da Scotti per la sua scarsa malleabilità. Appartenente alla squadra d’azione “Ettore Muti” di Grosseto, ebbe responsabilità dirette in vari rastrellamenti e fu membro anche del Tribunale Militare Straordinario di Santa Fiora del 3 marzo 1944. Secondo la sentenza, fu lui a prendere personalmente gli accordi col Comando territoriale tedesco per il rastrellamento di Monte Bottigli e a ordinare ad alcuni reparti di PS la partecipazione all’azione. Fuggito al nord dopo la liberazione di Grosseto, fu questore di Parma, dove fu imputato per numerose malversazioni e continuò a svolgere il ruolo di accanito persecutore di antifascisti.

Note sul procedimento

ricorse contro la sentenza alla Corte Suprema di Cassazione in Roma, che il 23 marzo 1948 la annullò per «difetto di motivazione in ordine alla partecipazione all’eccidio di Monte Bottigli» e rinviò il giudizio alla Corte d’Assise di Perugia, che in data 18 febbraio 1949 lo condannò ad anni 15 di reclusione, di cui 2/3 condonati. Lo Scotti ricorse in Cassazione anche per tale sentenza e il 23 giugno 1949 vide accolta dal Ministero di Grazia e Giustizia la sua domanda per la liberazione condizionale. Fu scarcerato il 7 novembre 1949.

Tipo di reparto
Reparto speciale
Reparti
Squadra d'azione “Ettore Muti” di Grosseto
Lido Cipolli
Nome
Lido
Cognome
Cipolli
Ruolo nella strage
Autore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note sul procedimento

assolto per insufficienza di prove.

Lucio Raciti
Nome
Lucio
Cognome
Raciti
Nazionalità
Italiana
Ruolo nella strage
Delatore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note

nato l’8/01/1918 ad Acireale (Catania), agente ausiliario di PS, fu incaricato da Ercolani e Scotti di svolgere indagine sui renitenti di Maiano Lavacchio. Fingendosi un reduce di Russia perseguitato dai fascisti, il 19 marzo 1944 si presentò al podere “Ariosti” dalla famiglia Biagi, manifestando la volontà di unirsi ai giovani di Monte Bottigli. In realtà raccolse preziose informazioni che girò ai suoi committenti, prima di ripresentarsi al seguito dei rastrellatori nella notte tra il 21 e il 22 marzo. Per la delazione Raciti incassò qualche migliaio di lire.

Note sul procedimento

ottenne la commutazione della pena di morte in quella dell’ergastolo dalla Corte Suprema di Cassazione in Roma (23 marzo 1948). In seguito la Corte d’Appello di Firenze ridusse la sua condanna a 30 anni (20 ottobre 1949), prima del condono che portò alla sua scarcerazione il 21 gennaio 1952.

Tipo di reparto
Guardia Nazionale Repubblicana
Reparti
Pubblica Sicurezza
Mario Giannini
Nome
Mario
Cognome
Giannini
Nazionalità
Italiana
Ruolo nella strage
Autore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note

nato a Pistoia il 04/04/1903, milite della 98. Legione GNR e autista personale del commissario prefettizio Pucini, preparò il plotone di esecuzione a Maiano Lavacchio.

Note sul procedimento

fu condannato nel dopoguerra anche per la strage di Roccastrada del 1921 (Corte d’Assise di Grosseto, 8 aprile 1946), prima dell’assoluzione pronunciata dalla Corte d’Assise di Roma (22 luglio 1948).

Tipo di reparto
Guardia Nazionale Repubblicana
Reparti
98. legione GNR di Grosseto
Michele De Anna
Nome
Michele
Cognome
De Anna
Nazionalità
Italiana
Ruolo nella strage
Autore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note

nato il 12/12/1905 a Grosseto, medico, già combattente nella guerra d’Etiopia, acceso sostenitore del PFR e comandante della squadra d’azione “Ettore Muti” (formazione sorta per la difesa dei fasci), fu il capo della spedizione di Monte Bottigli. Coinvolto in numerosi rastrellamenti (tra cui quello del Frassine) e ricercato per vari altri reati, si rese latitante e non fu mai arrestato.

Tipo di reparto
Reparto speciale
Reparti
Squadra d'azione “Ettore Muti” di Grosseto
Miliano Marrini
Nome
Miliano
Cognome
Marrini
Ruolo nella strage
Autore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note sul procedimento

assolto per insufficienza di prove.

Nardello Nardi
Nome
Nardello
Cognome
Nardi
Ruolo nella strage
Autore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note sul procedimento

assolto per insufficienza di prove.

Omero Forcelloni
Nome
Omero
Cognome
Forcelloni
Ruolo nella strage
Autore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note sul procedimento

assolto per insufficienza di prove.

Pompilio Lorenzini
Nome
Pompilio
Cognome
Lorenzini
Nazionalità
Italiana
Ruolo nella strage
Autore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note

nato il 10/08/1914 a Montegiovi, frazione di Castel del Piano (Grosseto), laureato in legge, già impiegato nell’Intendenza di finanza di Grosseto e poi all’Ufficio alimentazione e all’Unione industriali, era un funzionario di PS ausiliario che aveva partecipato ad altri rastrellamenti oltre a quello di Monte Bottigli.

Note sul procedimento

ricorse contro la sentenza del “Processone”. La Corte d’Assise di Perugia, in data 18 febbraio 1949, lo condannò per il reato di collaborazionismo ad anni 14 di reclusione (di cui 9 anni e 8 mesi condonati). A seguito dell’ordinanza della Procura generale di Perugia, fu messo in libertà per fine pena il 9 marzo 1949.

Tipo di reparto
Guardia Nazionale Repubblicana
Reparti
Pubblica Sicurezza
Remo Nannetti
Nome
Remo
Cognome
Nannetti
Ruolo nella strage
Autore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note sul procedimento

assolto per insufficienza di prove.

Sconosciuto Müller
Nome
Sconosciuto
Cognome
Müller
Nazionalità
Tedesca
Ruolo nella strage
Collaboratore
Stato
individuato sulla base di inchiesta alleata
Note

Tenente colonnello.

Note sul procedimento

Come si evince dagli esiti del “Processone” contro i fascisti repubblicani della provincia di Grosseto, partecipò sicuramente all’azione il tenente colonnello Müller, comandante delle forze armate tedesche di Grosseto. Dallo stesso “Processone” emerse però che il rastrellamento fu voluto e diretto dalle autorità fasciste locali e che i tedeschi parteciparono solo alla prima fase dell’operazione (forse in virtù del fatto che tra i giovani di Monte Bottigli vi era anche un disertore della Wehrmacht), senza prender parte al processo che fu condotto sbrigativamente nella scuola dell’ “Appalto” di Maiano Lavacchio.

Reparti
Reparto tedesco non precisato
Sebastiano Scalone
Nome
Sebastiano
Cognome
Scalone
Nazionalità
Italiana
Ruolo nella strage
Autore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note

nato il 21/04/1914 a Francoforte (Germania), commissario ausiliario di PS alle dirette dipendenze del vice-questore Scotti, era incaricato di condurre tutte le operazioni antipartigiane e pare che avesse rapporti stretti col delatore Raciti. Con Lorenzini comandava il plotone di PS che partecipò al rastrellamento di Monte Bottigli.

Note sul procedimento

ottenne la commutazione della pena di morte in quella dell’ergastolo (Corte Suprema di Cassazione in Roma, 23 marzo 1948), successivamente commutata nella condanna a 30 anni di reclusione (Corte d’Appello di Firenze, 27 marzo 1952). La Corte d’Appello di Perugia, con ordinanza del 16 febbraio 1973, dichiarò estinto il reato, in applicazione all’art. 2 del DPR n. 332 del 4 giugno 1966. Scalone, che risulta latitante nel dopoguerra, fu quasi sicuramente ucciso dai partigiani a Roccastrada nei giorni successivi alla liberazione.

Tipo di reparto
Guardia Nazionale Repubblicana
Reparti
Pubblica Sicurezza
Sestino Ciacci
Nome
Sestino
Cognome
Ciacci
Ruolo nella strage
Autore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note sul procedimento

non si procedette per estinzione di reato di collaborazionismo.

Sesto Nardi
Nome
Sesto
Cognome
Nardi
Ruolo nella strage
Autore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note sul procedimento

assolto per non aver commesso il reato.

Silio Monti
Nome
Silio
Cognome
Monti
Ruolo nella strage
Autore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note

triumviro della Federazione provinciale del PFR che partecipò al rastrellamento di Monte Bottigli e pronunciò la sentenza di morte all’ “Appalto” di Maiano Lavacchio. Non venne processato in quanto era rimasto vittima di un mitragliamento aereo alleato o di un attacco dei partigiani senesi a Iesa (le fonti sono discordi), il 28 maggio 1944.

Siro Mori
Nome
Siro
Cognome
Mori
Ruolo nella strage
Autore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note sul procedimento

assolto per insufficienza di prove

Vincenzo Sbrilli
Nome
Vincenzo
Cognome
Sbrilli
Ruolo nella strage
Autore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note sul procedimento

assolto per non aver commesso il reato.

Vittorio Ciabatti
Nome
Vittorio
Cognome
Ciabatti
Nazionalità
Italiana
Ruolo nella strage
Autore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note

nato l’8/09/1921 ad Arcidosso (Grosseto), tenente della 98. Legione GNR, era al comando del reparto della GNR che partecipò al rastrellamento di Monte Bottigli.

Note sul procedimento

Nel “Processone” fu imputato dei delitti di collaborazionismo e correità in omicidio per aver partecipato a numerosi altri rastrellamenti, fra cui quelli di Aquilaia, Monte Quoio e Monte Cucco. Dopo la condanna a morte ottenne l’annullamento della sentenza da parte della Corte Suprema di Cassazione in Roma per mancanza di motivazione in ordine all’eccidio di Monte Quoio e all’uccisione del capitano Roderick a Monte Cucco. La Corte rinviò il giudizio alla Corte d’Assise di Perugia, che in data 18 febbraio 1949 lo condannò a 15 anni di reclusione, di cui 10 condonati. Nel 1950 presentò istanza di grazia insieme a Del Canto, ma il questore di Grosseto Cutuli ribadì che i familiari delle vittime si erano mostrati indignati per tale richiesta. Fu scarcerato il 19 aprile 1952.

Tipo di reparto
Guardia Nazionale Repubblicana
Reparti
98. legione GNR di Grosseto
Vittorio Faenzi
Nome
Vittorio
Cognome
Faenzi
Ruolo nella strage
Autore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note sul procedimento

assolto per non aver partecipato al fatto.

Walter Ceccantini
Nome
Walter
Cognome
Ceccantini
Ruolo nella strage
Autore
Stato
individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano
Note sul procedimento

Assolto per insufficienza di prove.

Reparti

92. Infanterie-Division
Tipo di reparto
Wehrmacht
Sottoreparto
Heer Wehrmacht
98. legione GNR di Grosseto
Tipo di reparto
Guardia Nazionale Repubblicana
Squadra d'azione “Ettore Muti” di Grosseto
Tipo di reparto
Reparto speciale
Carabinieri della GNR, Monteverdi
Tipo di reparto
Guardia Nazionale Repubblicana

Memorie

Per questa strage non possiamo parlare di una “memoria divisa”, essendo chiaro il suo svolgimento così come la responsabilità non tedesca ma unicamente fascista. Se le stragi e gli eccidi che colpirono i civili nella provincia di Grosseto si concentrarono prevalentemente nel corso della “ritirata aggressiva” tedesca (giugno 1944), in questo caso siamo nel marzo 1944 e l’episodio rientra nella volontà delle autorità fasciste locali di riaffermare il pieno controllo del territorio e reprimere ogni forma di dissenso, mediante il ricorso al terrore preventivo.

A tenere viva la memoria di questa strage contribuirono l’immediatezza dell’inchiesta del CPLN, il desiderio di giustizia dei familiari, la partecipazione spontanea di numerosi testimoni alla stessa inchiesta e il coinvolgimento di diverse comunità della provincia, tra cui soprattutto quella del paese di Alfiero Grazi, Cinigiano. Nella memoria dei parenti, lo strazio s’accompagnò all’impegno dispiegato per accertare la verità sui fatti e aiutare la giustizia a trovare e punire tutti i responsabili. Dalla raccolta di testimonianze e indizi, emersero sospetti di complicità che si rivolgevano anche verso persone di Istia d’Ombrone. Sull’uccisione degli undici giovani ancora oggi permangono “segreti”, definiti tali da gente della zona, che continua a sostenere che c’è molto altro rispetto a quello che il processo sanzionò. Se ne ricava l’impressione che ancora permanga una tendenza a trovare in relazioni tra famiglie o persone vicine la causa prima e ancora da rivelare del fatto. D’altra parte, la guerra civile schierò uno contro l’altro vicini, parenti e membri della stessa famiglia, lasciando strascichi di rancori e risentimenti.

La comunità che ne patì più di altre le conseguenze nel dopoguerra fu quella di Cinigiano. L’episodio che aveva dato inizio alla ricerca del più anziano degli uccisi, Becucci, si era verificato proprio in quel territorio. I sospetti di delazione o qualche coinvolgimento si appuntarono anche su fascisti del paese, essendo il padre di Grazi un noto antifascista. Testimonianza di donne, raccolte negli anni Novanta, descrivono un clima pesante, la colpevolizzazione della famiglia per aver influito sulla decisione del giovane Alfiero di darsi alla macchia e il rancore dei genitori, il perdurare a lungo di divisione nella comunità.

Nell’insieme la costruzione di una memoria forte, alimentata con continuità alla gente di Grosseto e dalle stesse istituzioni, ha poi cristallizzato in un mito la storia dei martiri d’Istia. Se per le famiglie l’elaborazione del lutto ha avuto tempi lunghissimi, la memoria pubblica ha trovato le forme di una narrazione che il tempo non ha distorta, né privata del pathos iniziale. Cambierà solo l’immagine delle vittime: quelli che erano stati assimilati ai partigiani saranno in tempi più recenti correttamente identificati come renitenti e sbandati, dunque non combattenti. Essendo oggi la pace uno dei massimi valori, nelle commemorazioni ufficiali si esalta il loro rifiuto della guerra.

Il mito ha poi prodotto elaborazioni artistiche, prima in forma popolare coi canti in ottava rima, poi con racconti, rappresentazioni teatrali e raccolte di testimonianze orali, che trattiamo nella sezione “Altro”.

Altro (3)
Ubicazione
Magliano in Toscana, Maiano Lavacchio
Descrizione

All’indomani della Liberazione il CLN di Istia avviò la raccolta fondi per la costruzione di una cappella monumentale, destinata alla sepoltura definitiva dei martiri. Furono raccolte complessivamente 140mila lire, insufficienti per portare a compimento l’opera. I fondi furono impiegati per la sistemazione definitiva delle salme nei loro luoghi di origine. Oggi a Maiano Lavacchio, sul luogo dell’esecuzione, si trova una cappella votiva fatta costruire dai coniugi Matteini, genitori di Corrado ed Emanuele, su terreno donato dalla famiglia Andrei. Al suo interno si trovano le lapidi coi nomi e le foto delle undici vittime. Qui, il 22 marzo di ogni anno, si tiene la messa solenne che precede il rito civile della commemorazione ufficiale.

Ubicazione
Magliano in Toscana, Maiano Lavacchio
Anno di realizzazione
1964
Descrizione

Sul luogo della strage si trova anche un obelisco, realizzato dal Comune di Magliano il 22 marzo 1964, in occasione del ventennale del tragico episodio. Durante la commemorazione ufficiale che si celebra il 22 marzo di ogni anno, ai suoi piedi viene deposta una corona da parte delle autorità civili e militari. Sulla tavola marmorea posta alla base del monumento è riportata l’iscrizione “Gloria eterna ai caduti per la libertà. Magliano 22.III.1944 – 22.III.1964”.

Ubicazione
Magliano in Toscana, Municipio
Descrizione

Nella stanza del sindaco del Municipio di Grosseto è conservata la lavagna dove i fratelli Matteini scrissero l’ultimo saluto alla madre, prima di essere uccisi.

Museo · Grosseto, Via de’Barberi 61
Descrizione

Mostra permanente dell’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’Età contemporanea (Isgrec): “Stragi nazifasciste nella provincia di Grosseto”, visitabile nella Biblioteca Francesco Chioccon dell’Isgrec, in Via de’Barberi 61, Grosseto.

Commemorazione (3)
Descrizione

Ogni anno a Maiano Lavacchio si tiene la commemorazione ufficiale della strage, presenziata dalle autorità civili e militari e ampiamente partecipata dalle scolaresche della provincia e da rappresentanti della società civile. Il rito, preceduto da una solenne cerimonia religiosa celebrata nella cappella fatta costruire dai coniugi Matteini, prevede un discorso ufficiale da parte delle autorità e termina con la resa degli onori militari, le note del silenzio e la deposizione di una corona presso l’obelisco realizzato dall’amministrazione comunale di Magliano in Toscana.

Descrizione

La prima commemorazione si tenne a Istia d’Ombrone il 22 luglio 1944. Vi parteciparono oltre 1.500 cittadini di ogni ceto, oltre al prefetto, ai pubblici funzionari e ai membri dell’Allied Military Government (Amg) e del CPLN. Il corteo sfilò fino al cimitero, ove furono deposte corone di fiori sulla tomba di ogni caduto (le vittime furono tutte inizialmente sepolte a Istia). L’orazione fu tenuta dall’avvocato Eliseo Magrassi, repubblicano, che invitò i presenti «a dedicarsi al lavoro attivo e serio, per ricostruire su nuove basi la nostra Patria ormai libera dall’oppressione fascista». Da quella prima cerimonia di Istia, ogni anno, il 22 marzo, si svolge immancabilmente la commemorazione ufficiale a Maiano Lavacchio.

Anno di realizzazione
2013
Descrizione

? Il 28 aprile 2013, a conclusione della 15. edizione del Festival Resistente Arci, l’ISGREC, in collaborazione con la Federazione italiana amici della bicicletta (FIAB) e il Teatro Studio di Grosseto, ha organizzato l’evento “Pedalare, Resistere, Pedalare. In bicicletta sul percorso della memoria dei martiri d’Istia”. Tutto nasce dalla testimonianza resa il 27 febbraio 2008 da Ernesto Simoni a Marco Grilli, autore per conto dell’ISGREC della ricerca storica sulla strage di Maiano Lavacchio, confluita nel volume “Per noi il tempo s’è fermato all’alba. Storia dei martiri d’Istia” (Isgrec-Effigi, Arcidosso, 2014). La raccolta di questa preziosa memoria ha permesso di ricostruire il percorso compiuto da alcuni cittadini di Istia al seguito del parroco del paese, Don Omero Mugnaini, che si ribellò alla volontà delle autorità fasciste di seppellire i corpi delle vittime in una fossa comune sul luogo dell’uccisione. Simoni, all’epoca dei fatti adolescente, fece parte del mesto e coraggioso corteo di cittadini, che con cinque carri si recarono a Maiano Lavacchio per recuperare le salme e dar loro degna sepoltura nel cimitero di Istia. La cerimonia si svolse in forma semplice, sotto lo stretto controllo dei nazifascisti. I ciclisti partecipanti a questa iniziativa hanno ripercorso questo itinerario, lungo il quale l’ISGREC ha intenzione di realizzare un sentiero della memoria permanente, segnalato e contraddistinto da alcuni pannelli esplicativi. Nel corso della giornata del 28 aprile 2013 si è tenuto anche il reading a cura dell’ISGREC “22 marzo 1944. Meditate che questo è stato”, con Enrica Pistolesi (Teatro Studio), Luca Bonelli e la chitarra di Michele Lipparini.

Fonti e riferimenti

Bibliografia

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Sitografia

Fonti archivistiche

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ACS, Ministero dell’Interno, Direzione generale Pubblica Sicurezza, Divisione affari generali e riservati, RSI A/R – Attività ribelli, b. 6, f. 26 Grosseto.
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ISRT, Luigi Micheletti – Gnr, Mattinali del Comando generale Gnr, 02/04/1944.
NARA, T312, 3, bob 482, AOK 14, KTB, Tagesmeldung

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Scheda compilata da: Marco Grilli

Ultimo aggiornamento dei dati: 2021-03-18 14:40:11