Novi di Modena, 08.02.1945

(Modena - Emilia-Romagna)

Novi di Modena, 08.02.1945

Novi di Modena, 08.02.1945
Descrizione

Località Novi di Modena, Novi di Modena, Modena, Emilia-Romagna

Data 8 febbraio 1945

Numero vittime 1

Numero vittime uomini 1

Numero vittime uomini adulti 1

Descrizione: Nella seconda metà di ottobre del 1944 le prospettive dell’insurrezione generale alimentano le speranze della Resistenza modenese, ma i soldati tedeschi e i fascisti più intransigenti non smettono di alimentare le difese della Linea Gotica e di assestare colpi all’organizzazione partigiana. Le Brigate Nere e i militi della RSI non cessano l’attività di spionaggio e i tentativi di infiltrazione nella rete della Resistenza e trasformano ogni possibilità di accesso alle informazioni sui “ribelli” in un’occasione di vendetta nei confronti dei “traditori” dell’Italia fascista. Nella “Bassa” modenese i preparativi per l’insurrezione s’intrecciano alla consueta attività dei GAP e delle SAP, ma nella seconda decade di novembre il Proclama del Generale Alexander invita i partigiani a rinviare la marcia di avvicinamento alle città e restituisce fiducia alle forze nazi-fasciste. L’8 febbraio 1945 l’agricoltore Amedeo Mastri rimane vittima di una rappresaglia nel territorio di Novi di Modena: i documenti che attestano la sua morte constatano che il decesso è avvenuto a causa di diversi colpi di arma da fuoco.

Modalità di uccisione: uccisione con armi da fuoco

Tipo di massacro: rappresaglia

Scheda compilata da Daniel Degli Esposti
Scarica la scheda in formato .pdf
Le schede monografiche in formato .pdf sono coperte da diritto d'autore.
Ogni uso improprio o non consentito è punibile ai sensi di legge

Ultimo aggiornamento dei dati: 2015-12-25 16:33:48

Vittime

Elenco vittime

1. Amedeo Mastri: nato a Novi di Modena (MO) il 27 marzo 1893, residente a Novi di Modena, agricoltore, civile. L’8 febbraio 1945 rimane vittima di una rappresaglia nel territorio di Novi di Modena: i documenti che attestano la sua morte constatano che il decesso è avvenuto a causa di diversi colpi di arma da fuoco.

Elenco vittime civili 1

Amedeo Mastri

Responsabili o presunti responsabili

Elenco reparti responsabili


Elenco persone responsabili o presunte responsabili


  • Armando Tarabini

    Nome Armando

    Cognome Tarabini

    Ruolo nella strage Autore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Comandante del plotone d’esecuzione

    Note procedimento Dopo varie denuncie, nell’immediato dopoguerra Giovanni Tarabini Castellani, Vincenzo Falanga, Goffredo Degidi, Armando Tarabini, Leonildo Franchetto sono rinviati a giudizio presso la Corte d’assise straordinaria per vari capi d’imputazione, tra cui quella della strage di Rovereto (Tarabini Castellani e Falanga per avero voluto e diretto la rappresaglia, gli altri per la sua realizzazione). Il processo è celebrato dal 25 settembre al 5 ottobre 1947, ma i due principali imputati sono assenti perché entrambi latitanti. Il processo si conclude con la condanna a morte di Vincenzo Falanga, mentre Tarabini Castellani è condannato a 30 anni di reclusione, Alfredo Degidi a 24 anni di reclusione e Armando Tarabini a 14 anni di reclusione. I quattro condannati presentano ricorso in Cassazione. Quello di Falanga del 1949 è respinto, ma la condanna a morte è commutata in ergastolo; poi il Tribunale di Modena nel 1954 riduce la pena a 10 anni di reclusione. Anche quello di Tarabini Castellani è respinto, ma la pena è ridotta a 20 anni di reclusione e come per Falanga il Tribunale di Modena nel 1954 condona l’intera pena. Infine, la Corte d’Appello di Bologna nel 1959 dichiara estinti tutti i delitti a seguito di amnistia, e i due chiudono le pendenze con la giustizia senza aver fatto un giorno di galera. Nel 1975 Tarabini Castellani otterrà dalla Corte d’appello di Bologna anche la riabilitazione. Viene invece accolto il ricorso presentato da Armando Tarabini, che è rinviato a giudizio presso la Corte d’Assise di Bologna la quale, nel 1949, gli riduce la pena a 6 anni, Con un nuovo ricorso alla Cassazione Tarabini ottiene un nuovo rinvio a giudizio presso la Corte d’assise di Ancona che nel 1952, con una stupefacente sentenza – avendo il Tarabini ammesso a processo di aver comandato il plotone d’esecuzione – lo assolve per non aver commesso il fatto! Intanto, il Tarabini era tornato a vivere a Modena, dopo aver scontato 3 anni di reclusione. Non si conosce, infine, l’esito del ricorso di Alfredo Degidi.

    Tipo di reparto fascista Brigata Nera

    Nome del reparto 26. Brigata nera “Mirko Pistoni” di Modena

  • Giovanni Tarabini Castellani

    Nome Giovanni

    Cognome Tarabini Castellani

    Ruolo nella strage Autore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Reggente della Federazione fascista e comandante della Brigata nera

    Note procedimento Dopo varie denuncie, nell’immediato dopoguerra Giovanni Tarabini Castellani, Vincenzo Falanga, Goffredo Degidi, Armando Tarabini, Leonildo Franchetto sono rinviati a giudizio presso la Corte d’assise straordinaria per vari capi d’imputazione, tra cui quella della strage di Rovereto (Tarabini Castellani e Falanga per avero voluto e diretto la rappresaglia, gli altri per la sua realizzazione). Il processo è celebrato dal 25 settembre al 5 ottobre 1947, ma i due principali imputati sono assenti perché entrambi latitanti. Il processo si conclude con la condanna a morte di Vincenzo Falanga, mentre Tarabini Castellani è condannato a 30 anni di reclusione, Alfredo Degidi a 24 anni di reclusione e Armando Tarabini a 14 anni di reclusione. I quattro condannati presentano ricorso in Cassazione. Quello di Falanga del 1949 è respinto, ma la condanna a morte è commutata in ergastolo; poi il Tribunale di Modena nel 1954 riduce la pena a 10 anni di reclusione. Anche quello di Tarabini Castellani è respinto, ma la pena è ridotta a 20 anni di reclusione e come per Falanga il Tribunale di Modena nel 1954 condona l’intera pena. Infine, la Corte d’Appello di Bologna nel 1959 dichiara estinti tutti i delitti a seguito di amnistia, e i due chiudono le pendenze con la giustizia senza aver fatto un giorno di galera. Nel 1975 Tarabini Castellani otterrà dalla Corte d’appello di Bologna anche la riabilitazione. Viene invece accolto il ricorso presentato da Armando Tarabini, che è rinviato a giudizio presso la Corte d’Assise di Bologna la quale, nel 1949, gli riduce la pena a 6 anni, Con un nuovo ricorso alla Cassazione Tarabini ottiene un nuovo rinvio a giudizio presso la Corte d’assise di Ancona che nel 1952, con una stupefacente sentenza – avendo il Tarabini ammesso a processo di aver comandato il plotone d’esecuzione – lo assolve per non aver commesso il fatto! Intanto, il Tarabini era tornato a vivere a Modena, dopo aver scontato 3 anni di reclusione. Non si conosce, infine, l’esito del ricorso di Alfredo Degidi.

    Tipo di reparto fascista Brigata Nera

    Nome del reparto 26. Brigata nera “Mirko Pistoni” di Modena

  • Goffredo Degidi

    Nome Goffredo

    Cognome Degidi

    Ruolo nella strage Autore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Comandante della Brigata nera di Mirandola

    Note procedimento Dopo varie denuncie, nell’immediato dopoguerra Giovanni Tarabini Castellani, Vincenzo Falanga, Goffredo Degidi, Armando Tarabini, Leonildo Franchetto sono rinviati a giudizio presso la Corte d’assise straordinaria per vari capi d’imputazione, tra cui quella della strage di Rovereto (Tarabini Castellani e Falanga per avero voluto e diretto la rappresaglia, gli altri per la sua realizzazione). Il processo è celebrato dal 25 settembre al 5 ottobre 1947, ma i due principali imputati sono assenti perché entrambi latitanti. Il processo si conclude con la condanna a morte di Vincenzo Falanga, mentre Tarabini Castellani è condannato a 30 anni di reclusione, Alfredo Degidi a 24 anni di reclusione e Armando Tarabini a 14 anni di reclusione. I quattro condannati presentano ricorso in Cassazione. Quello di Falanga del 1949 è respinto, ma la condanna a morte è commutata in ergastolo; poi il Tribunale di Modena nel 1954 riduce la pena a 10 anni di reclusione. Anche quello di Tarabini Castellani è respinto, ma la pena è ridotta a 20 anni di reclusione e come per Falanga il Tribunale di Modena nel 1954 condona l’intera pena. Infine, la Corte d’Appello di Bologna nel 1959 dichiara estinti tutti i delitti a seguito di amnistia, e i due chiudono le pendenze con la giustizia senza aver fatto un giorno di galera. Nel 1975 Tarabini Castellani otterrà dalla Corte d’appello di Bologna anche la riabilitazione. Viene invece accolto il ricorso presentato da Armando Tarabini, che è rinviato a giudizio presso la Corte d’Assise di Bologna la quale, nel 1949, gli riduce la pena a 6 anni, Con un nuovo ricorso alla Cassazione Tarabini ottiene un nuovo rinvio a giudizio presso la Corte d’assise di Ancona che nel 1952, con una stupefacente sentenza – avendo il Tarabini ammesso a processo di aver comandato il plotone d’esecuzione – lo assolve per non aver commesso il fatto! Intanto, il Tarabini era tornato a vivere a Modena, dopo aver scontato 3 anni di reclusione. Non si conosce, infine, l’esito del ricorso di Alfredo Degidi.

    Tipo di reparto fascista Brigata Nera

    Nome del reparto 26. Brigata nera “Mirko Pistoni” di Modena

  • Leonildo Franchetto

    Nome Leonildo

    Cognome Franchetto

    Ruolo nella strage Autore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Vice comandante della Brigata nera di Mirandola

    Note procedimento Dopo varie denuncie, nell’immediato dopoguerra Giovanni Tarabini Castellani, Vincenzo Falanga, Goffredo Degidi, Armando Tarabini, Leonildo Franchetto sono rinviati a giudizio presso la Corte d’assise straordinaria per vari capi d’imputazione, tra cui quella della strage di Rovereto (Tarabini Castellani e Falanga per avero voluto e diretto la rappresaglia, gli altri per la sua realizzazione). Il processo è celebrato dal 25 settembre al 5 ottobre 1947, ma i due principali imputati sono assenti perché entrambi latitanti. Il processo si conclude con la condanna a morte di Vincenzo Falanga, mentre Tarabini Castellani è condannato a 30 anni di reclusione, Alfredo Degidi a 24 anni di reclusione e Armando Tarabini a 14 anni di reclusione. I quattro condannati presentano ricorso in Cassazione. Quello di Falanga del 1949 è respinto, ma la condanna a morte è commutata in ergastolo; poi il Tribunale di Modena nel 1954 riduce la pena a 10 anni di reclusione. Anche quello di Tarabini Castellani è respinto, ma la pena è ridotta a 20 anni di reclusione e come per Falanga il Tribunale di Modena nel 1954 condona l’intera pena. Infine, la Corte d’Appello di Bologna nel 1959 dichiara estinti tutti i delitti a seguito di amnistia, e i due chiudono le pendenze con la giustizia senza aver fatto un giorno di galera. Nel 1975 Tarabini Castellani otterrà dalla Corte d’appello di Bologna anche la riabilitazione. Viene invece accolto il ricorso presentato da Armando Tarabini, che è rinviato a giudizio presso la Corte d’Assise di Bologna la quale, nel 1949, gli riduce la pena a 6 anni, Con un nuovo ricorso alla Cassazione Tarabini ottiene un nuovo rinvio a giudizio presso la Corte d’assise di Ancona che nel 1952, con una stupefacente sentenza – avendo il Tarabini ammesso a processo di aver comandato il plotone d’esecuzione – lo assolve per non aver commesso il fatto! Intanto, il Tarabini era tornato a vivere a Modena, dopo aver scontato 3 anni di reclusione. Non si conosce, infine, l’esito del ricorso di Alfredo Degidi.

    Tipo di reparto fascista Brigata Nera

    Nome del reparto 26. Brigata nera “Mirko Pistoni” di Modena

  • Vincenzo Falanga

    Nome Vincenzo

    Cognome Falanga

    Ruolo nella strage Autore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Responsabile dell’Ufficio politico investigativo della Brigata nera

    Note procedimento Dopo varie denuncie, nell’immediato dopoguerra Giovanni Tarabini Castellani, Vincenzo Falanga, Goffredo Degidi, Armando Tarabini, Leonildo Franchetto sono rinviati a giudizio presso la Corte d’assise straordinaria per vari capi d’imputazione, tra cui quella della strage di Rovereto (Tarabini Castellani e Falanga per avero voluto e diretto la rappresaglia, gli altri per la sua realizzazione). Il processo è celebrato dal 25 settembre al 5 ottobre 1947, ma i due principali imputati sono assenti perché entrambi latitanti. Il processo si conclude con la condanna a morte di Vincenzo Falanga, mentre Tarabini Castellani è condannato a 30 anni di reclusione, Alfredo Degidi a 24 anni di reclusione e Armando Tarabini a 14 anni di reclusione. I quattro condannati presentano ricorso in Cassazione. Quello di Falanga del 1949 è respinto, ma la condanna a morte è commutata in ergastolo; poi il Tribunale di Modena nel 1954 riduce la pena a 10 anni di reclusione. Anche quello di Tarabini Castellani è respinto, ma la pena è ridotta a 20 anni di reclusione e come per Falanga il Tribunale di Modena nel 1954 condona l’intera pena. Infine, la Corte d’Appello di Bologna nel 1959 dichiara estinti tutti i delitti a seguito di amnistia, e i due chiudono le pendenze con la giustizia senza aver fatto un giorno di galera. Nel 1975 Tarabini Castellani otterrà dalla Corte d’appello di Bologna anche la riabilitazione. Viene invece accolto il ricorso presentato da Armando Tarabini, che è rinviato a giudizio presso la Corte d’Assise di Bologna la quale, nel 1949, gli riduce la pena a 6 anni, Con un nuovo ricorso alla Cassazione Tarabini ottiene un nuovo rinvio a giudizio presso la Corte d’assise di Ancona che nel 1952, con una stupefacente sentenza – avendo il Tarabini ammesso a processo di aver comandato il plotone d’esecuzione – lo assolve per non aver commesso il fatto! Intanto, il Tarabini era tornato a vivere a Modena, dopo aver scontato 3 anni di reclusione. Non si conosce, infine, l’esito del ricorso di Alfredo Degidi.

    Tipo di reparto fascista Brigata Nera

    Nome del reparto 26. Brigata nera “Mirko Pistoni” di Modena

Memorie

Memorie legate a questa strage

  • commemorazione a

    Tipo di memoria: commemorazione

    Descrizione: L’episodio – ricordato in tutta la provincia come “la strage degli intellettuali”, per il profilo professionale e culturale di alcuni degli uccisi – viene ricordato ogni anno con una commemorazione promossa dal Comune di Novi di Modena e dall’Anpi locale.

  • monumento a Novi di Modena, Rovereto, chiesa

    Tipo di memoria: monumento

    Ubicazione: Novi di Modena, Rovereto, chiesa

    Descrizione: Di fianco alla Chiesa di Rovereto, luogo dell’eccidio, i nove fucilati sono ricordati in un monumento dedicato a tutti i caduti partigiani della frazione. Stranamente, anche se i loro nomi sono in una delle tre colonne che costituiscono il monumento, nella lapide sottostante non è fatto alcun riferimento alla strage, nonostante essa sia avvenuta a pochi passi dal complesso monumentale.

  • lapide a Modena nello scalone d’ingresso dell’Archivio di Stato

    Tipo di memoria: lapide

    Ubicazione: Modena nello scalone d’ingresso dell’Archivio di Stato

    Descrizione: Lapide che ricorda il prf. Alfredo Braghiroli.

Bibliografia


Ermanno Gorrieri, La repubblica di Montefiorino, Bologna, Il Mulino, 1970.
Claudio Silingardi, Una provincia partigiana, Milano, Franco Angeli, 1998.
Ilva Vaccari, Dalla parte della libertà, Santa Sofia di R., Stab. Tip. dei Comuni per COOP Estense, 1999, pag. 598.

Sitografia


Fonti archivistiche

Fonti