cimitero di San Vincenzo, Mottalciata, 17.05.1944

(Biella - Piemonte)

cimitero di San Vincenzo, Mottalciata, 17.05.1944

cimitero di San Vincenzo, Mottalciata, 17.05.1944
Descrizione

Località cimitero di San Vincenzo, Mottalciata, Biella, Piemonte

Data 17 maggio 1944

Matrice strage Fascista

Numero vittime 20

Numero vittime uomini 20

Numero vittime uomini adulti 20

Descrizione: Venti garibaldini dei distaccamenti "Bandiera" e “Piave”, al comando di Mario Cangemi (Freccia), guidati da un certo Silvio Rivardo, raggiunto Castelletto Cervo attendono il buio prima di attraversare il torrente Cervo per raggiungere alcune cascine nella zona di Mottalciata. Raggiunta Santa Maria, nella casa canonica del vicario, don Antonio Bersano, vengono loro offerti alcuni fiaschi di vino che il Rivardo riesce a narcotizzare con un sonnifero acquistato nella farmacia del dottor Gianadda di Masserano. Sempre guidati dal Rivardo i garibaldini raggiungono quindi le cascine Mondovà e Caprera nella baraggia tra Mottalciata e Castellengo di Cossato. Il Rivardo dà notizia alla propria amante Gianna Caruzzo che la passa immediatamente, tramite un certo Carlo Savoi di Cossato, al ten. col. Merico Zuccari della legione "Tagliamento" che dà le opportune disposizioni ai 150 uomini della legione di stanza a Curino al comando del cap. Guido Alimonda. Alle due di notte la trappola scatta nei confronti dei garibaldini che, narcotizzati, dormo¬no in undici alla cascina Mondovà e in nove alla cascina "Caprera". In quest’ultima solo tre, Luigi Morecchio, Elivio Sereno e Bruno Vettorello non hanno bevuto il vino fatale agli altri perché giunti in cascina più tardi. Alla Mondovà i partigiani, colti tutti nel sonno, vengono fatti prigionieri senza colpo ferire; alla Caprera i tre non narcotizzati avvertono il pericolo e reagiscono uccidendo un repubblichino, ma finendo abbattuti dagli attaccanti. Tutti gli altri vengono passati per le armi al cimitero di san Vin¬cenzo di Mottalciata.

Modalità di uccisione: fucilazione

Tipo di massacro: punitivo

Estremi e note penali: Il primo procedimento a carico di vari esponenti della “Tagliamento” era stato aperto nella provincia di Pesaro e Urbino, liberata nell’inverno del 1944; dopo la fine della guerra era stata iniziata un’azione penale contro Zuccari e altri sessantacinque al Tribunale militare territoriale di Bologna; altri procedimenti erano stati aperti nelle sezioni speciali delle corti di assise di Vercelli, Bergamo, Vicenza e Brescia. Nel 1946 tutti i procedimenti (ad eccezione di quello relativo ai fatti commessi in provincia di Pesaro e Urbino, per i quali procedeva a istruttoria formale il giudice istrut tore del Tribunale militare di Bologna) erano stati unificati dinanzi al pubblico ministero della Sezione speciale della Corte di assise di Brescia, poiché gli ultimi atti di cui erano accusati Zuccari e i suoi erano stati compiuti nel territorio di questa provincia.
Il Tribunale di Brescia, essendo emerse nel corso dell’istruttoria “questioni di carattere militare influenti nel giudizio”, l’8 novembre 1947 aveva dichiarato la propria incompetenza per materia e ordinato la trasmissione degli atti alla Procura del Tribunale militare territoriale di Milano. Il 9 dicembre il giudice istruttore del Tribunale militare di Bologna aveva fatto altrettanto, dichiarando la propria incompetenza per territorio. Il procedimento nei confronti di Zuccari e degli altri imputati era pertanto stato radicato in questo Tribunale. Il collegio giudicante era composto dal generale di brigata Gino Ferrari, presidente, dal dottor Beniamino Olivi, giudice relatore, dal colonnello Savino Nuzzi, dai tenenti colonnello Vincenzo Cannata e G. Battista Bruna, giudici.
Il giudice istruttore aveva proseguito e completato la complessa istruttoria, pronunciando numerose sentenze di proscioglimento per amnistia e rinviando a giudizio, mediante stralcio degli atti, alcuni imputati, giudicati nel 1949. Con sentenza del 30 maggio 1952 aveva dichiarato quindi chiusa la formale istruttoria e rinviato a giudizio diciassette imputati, revocando inoltre il beneficio della libertà provvisoria nei confronti di alcuni di essi.
Il 26 aprile 1954 il Tribunale supremo militare sentenziò sui ricorsi prodotti: dichiarò inammissibili quelli di Ragonese, Silvestri e Cavallazzi; accolse quelli di Alimonda, Sardo e Menegozzo, dichiarando il reato estinto per amnistia; rigettò quelli di Zuccari, Rastelli, De Mattei, Cavaterra, De Filippis, Boidi e Agostini; ridusse la pena a Zuccari, Rastelli e Cavallazzi (dieci anni di reclusione), a Cavaterra, De Filippis, Boidi e Agostini (due anni) e condonò totalmente la pena inflitta a De Mattei; ordinò inoltre la scarcerazione di Alimonda e Menegozzo, se non detenuti per altra causa, e la revoca dei mandati di cattura nei confronti di De Mattei e Sardo.
Il Tribunale dichiarò inoltre di non doversi procedere a carico di Ragonese per il reato di aiuto al nemico per intervenuta amnistia e che, per quanto riguardava gli altri reati, doveva essere assolto rispettivamente per non aver commesso i fatti, per averli compiuti in adempimento di un dovere, perché non costituenti reato.
Con successive ordinanze, nel 1959 e nel 1962, il Tribunale militare di Milano dichiarò estinti per amnistia i reati di aiuto al nemico nei confronti di De Filippis, Agostini e Boidi, Zuccari e Cavallazzi, revocando gli ordini di carcerazione e disponendo per tutti la cessazione dell’esecuzione della condanna.
Tribunale competente:
Tribunale militare territoriale di Milano; poi Tribunale supremo militare

Annotazioni: Discrepanze tra db CPI-CIT e altre fonti: non risulta alcun partigiano a nome Giovanni Reale nelle formazioni biellesi; le difformità dei cognomi Belio-Belis sono superate dalla corretta individuazione del cognome Belli; a proposito del cognome del caduto Bianchetti è corretta la fonte CPI

Note sulla memoria (per maggiori informazioni vedi la sezione apposita): La memoria è generalmente condivisa; il particolare dell’avvelenamento ha determinato vendette partigiane, creando divisione negli ambienti dei familiari delle persone coinvolte

Scheda compilata da Enrico Pagano e Maurizio Regis
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Ultimo aggiornamento dei dati: 2016-03-30 21:14:31

Vittime

Elenco vittime

Aglietti Aldo, dI Costantino, nato a Cossato (BI) il 17.09.1925, residente a Cossato (BI), nome di battaglia “Terribile”, fucilato a Mottalciata, cimitero di san Vincenzo, il 17.05.1944, h.13.30, distaccamento “Bandiera” poi V divisione Garibaldi 2a brigata “Pensiero”;
Belli Luciano, di Ottavio, nato ad Andorno Micca (BI) il 2.2.1925, residente a Andorno Micca (BI), nome di battaglia “Audace”; fucilato a Mottalciata, cimitero di san Vincenzo, il 17.05.1944, h.13.30, V divisione Garibaldi 2a brigata “Pensiero”;
Bertotti Rambaldo, di Ottavio e Maria Zarino, nato a Vercelli (VC) il 18.12.1924, residente a Biella (BI), nome di battaglia “Pse-Pse”; fucilato a Mottalciata, cimitero di san Vincenzo, il 17.05.1944, h.13.30; V divisione Garibaldi 2a brigata “Pensiero”;
Bianchetto Eraldo, di Lorenzo e Giustina Mino, nato a Lessona (BI) l’8.8.1922, residente a Lessona (BI), nome di battaglia “Falco”, fucilato a Mottalciata, cimitero di san Vincenzo, il 17.05.1944, h. 13.30, XII divisione Garibaldi “Nedo” 50° brigata “Valle”;
Bianchetto Renato, di Lorenzo e Giustina Mino, nato a Lessona (BI) il 3.4.1924, residente a Lessona (BI) nome di battaglia “Drago”; fucilato a Mottalciata, cimitero di san Vincenzo, il 17.05.1944, h. 13.30; XII divisione Garibaldi “Nedo” 50° brigata “Valle”;
Buratto Francesco, di Francesco e Carlotta Camatel, nato a San Donà di Piave (VE) il 4.9.1922, residente a Candelo (BI), nome di battaglia “Falco”; fucilato a Mottalciata, cimitero di san Vincenzo, il 17.05.1944, h.13.30; V divisione Garibaldi 2a brigata “Pensiero”;
Cangemi Mario, di Salvatore e Antonia Donato, nato a Baone (Pd) nel 1924, residente a Cossato (BI), nome di battaglia “Freccia”; fucilato a Mottalciata, cimitero di san Vincenzo, il 17.05.1944, h.13.30; V divisione Garibaldi 2a brigata “Pensiero”;
Coletta Mario, di Marina Coletta, nato a Andorno Micca (BI) il 15.1.1923, residente ad Andorno Micca (BI), nome di battaglia “Volpe”; fucilato a Mottalciata, cimitero di san Vincenzo, il 17.05.1944, h. 13.30; V divisione Garibaldi 2a brigata “Pensiero”;
Colli Silvio, di Pietro e Maria Rosazza, nato a Wet Hobo Ken (USA) il 19.3.1924, residente ad Andorno Micca (BI), nome di battaglia “Andrasc” ; fucilato a Mottalciata, cimitero di san Vincenzo, il 17.05.1944, h. 13.30; V divisione Garibaldi 2a brigata “Pensiero”;
Costa Ugo, di Fedele e Achino Giuseppina, nato a Masserano (BI) l’1.4.1918, residente a Masserano (BI), nome di battaglia “Fiamma”; fucilato a Mottalciata, cimitero di san Vincenzo, il 17.05.1944, h. 13.30; V divisione Garibaldi 2a brigata “Pensiero”;
Ferrari Bernardino, di Giuseppe e Caterina Fredreghini, nato a Predore (Bg) il 26.7.1925, residente a Campiglia Cervo (BI), nome di battaglia “Topolino”; fucilato a Mottalciata, cimitero di san Vincenzo, il 17.05.1944, h. 13.30; V divisione Garibaldi 2a brigata “Pensiero”;
Finardi Guido, di Andrea e Rosa Milanesi, nato a Brignano Gera d’Adda (BG) il 10.1.1922, residente a Trivero, frazione Ponzone (BI), nome di battaglia “Bergam”; fucilato a Mottalciata, cimitero di san Vincenzo, il 17.05.1944, h. 13.30; V divisione Garibaldi 2a brigata “Pensiero”;
Grosso Riccardo, di Giuseppe e Ghighes Margherita, nato a Mosso S. Maria (BI) il 18.10.1923, residente a Mosso S. Maria (BI), nome di battaglia “Dinamite”; fucilato a Mottalciata, cimitero di san Vincenzo, il 17.05.1944, h. 13.30; distaccamento “Piave”, poi V divisione Garibaldi 2a brigata “Pensiero”;
Melo Vildo, di Abele e Angela Maina, nato a Cerreto Castello (VC) il 6.5.1926, residente a Cossato (BI), nome di battaglia “Saetta”; fucilato a Mottalciata, cimitero di san Vincenzo, il 17.05.1944, h. 13.30; distaccamento “Piave” poi V divisione Garibaldi 2a brigata “Pensiero”;
Merlin Ernesto, di Erminio e Ada Garbin, nato a Villa Estense (PD) il 24.5.1924, residente a Cossato (BI), nome di battaglia “Merlo”; fucilato a Mottalciata, cimitero di san Vincenzo, il 17.05.1944, h. 13.30; distaccamento “Piave” poi V divisione Garibaldi 2a brigata “Pensiero”;
Mizzon Giuseppe, di Augusto e Virginia Olivieri, nato a San Bonifacio (VR) il 26.3.1923, residente a Cossato (BI), nome di battaglia “Migi”; fucilato a Mottalciata, cimitero di san Vincenzo, il 17.05.1944, h. 13.30; V divisione Garibaldi 2a brigata “Pensiero”;
Montaruli Nicola, nato ad Andorno Micca (BI) il 9.12.1925, residente ad Andorno Micca (BI), nome di battaglia “Biressi”; fucilato a Mottalciata, cimitero di san Vincenzo, il 17.05.1944, h. 13.30; V divisione Garibaldi 2a brigata “Pensiero”

Elenco vittime partigiani 20

Aglietti Aldo,
Belli Luciano, di Ottavio,
Bertotti Rambaldo,
Bianchetto Eraldo,
Bianchetto Renato,
Buratto Francesco,
Cangemi Mario,
Coletta Mario,
Colli Silvio,
Costa Ugo,
Ferrari Bernardino,
Finardi Guido,
Grosso Riccardo,
Melo Vildo, ;
Merlin Ernesto,
Mizzon Giuseppe,
Montaruli Nicola

Responsabili o presunti responsabili

Elenco reparti responsabili


1. legione d’assalto M “Tagliamento”

Tipo di reparto: Guardia Nazionale Repubblicana

Elenco persone responsabili o presunte responsabili


  • Giuseppe Ragonese

    Nome Giuseppe

    Cognome Ragonese

    Ruolo nella strage Autore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Giuseppe Ragonese, nato a Tusa (Messina) il 7 marzo 1909 e residente a Genova, celibe, incensurato, tenente di artiglieria di complemento, ex seniore comandante il 63o battaglione della legione “Tagliamento”, latitante

    Note procedimento Il primo procedimento a carico di vari esponenti della “Tagliamento” era stato aperto nella provincia di Pesaro e Urbino, liberata nell’inverno del 1944; dopo la fine della guerra era stata iniziata un’azione penale contro Zuccari e altri sessantacinque al Tribunale militare territoriale di Bologna; altri procedimenti erano stati aperti nelle sezioni speciali delle corti di assise di Vercelli, Bergamo, Vicenza e Brescia. Nel 1946 tutti i procedimenti (ad eccezione di quello relativo ai fatti commessi in provincia di Pesaro e Urbino, per i quali procedeva a istruttoria formale il giudice istrut tore del Tribunale militare di Bologna) erano stati unificati dinanzi al pubblico ministero della Sezione speciale della Corte di assise di Brescia, poiché gli ultimi atti di cui erano accusati Zuccari e i suoi erano stati compiuti nel territorio di questa provincia. Il Tribunale di Brescia, essendo emerse nel corso dell’istruttoria “questioni di carattere militare influenti nel giudizio”, l’8 novembre 1947 aveva dichiarato la propria incompetenza per materia e ordinato la trasmissione degli atti alla Procura del Tribunale militare territoriale di Milano. Il 9 dicembre il giudice istruttore del Tribunale militare di Bologna aveva fatto altrettanto, dichiarando la propria incompetenza per territorio. Il procedimento nei confronti di Zuccari e degli altri imputati era pertanto stato radicato in questo Tribunale. Il collegio giudicante era composto dal generale di brigata Gino Ferrari, presidente, dal dottor Beniamino Olivi, giudice relatore, dal colonnello Savino Nuzzi, dai tenenti colonnello Vincenzo Cannata e G. Battista Bruna, giudici. Il giudice istruttore aveva proseguito e completato la complessa istruttoria, pronunciando numerose sentenze di proscioglimento per amnistia e rinviando a giudizio, mediante stralcio degli atti, alcuni imputati, giudicati nel 1949. Con sentenza del 30 maggio 1952 aveva dichiarato quindi chiusa la formale istruttoria e rinviato a giudizio diciassette imputati, revocando inoltre il beneficio della libertà provvisoria nei confronti di alcuni di essi. Il 26 aprile 1954 il Tribunale supremo militare sentenziò sui ricorsi prodotti: dichiarò inammissibili quelli di Ragonese, Silvestri e Cavallazzi; accolse quelli di Alimonda, Sardo e Menegozzo, dichiarando il reato estinto per amnistia; rigettò quelli di Zuccari, Rastelli, De Mattei, Cavaterra, De Filippis, Boidi e Agostini; ridusse la pena a Zuccari, Rastelli e Cavallazzi (dieci anni di reclusione), a Cavaterra, De Filippis, Boidi e Agostini (due anni) e condonò totalmente la pena inflitta a De Mattei; ordinò inoltre la scarcerazione di Alimonda e Menegozzo, se non detenuti per altra causa, e la revoca dei mandati di cattura nei confronti di De Mattei e Sardo. Il Tribunale dichiarò inoltre di non doversi procedere a carico di Ragonese per il reato di aiuto al nemico per intervenuta amnistia e che, per quanto riguardava gli altri reati, doveva essere assolto rispettivamente per non aver commesso i fatti, per averli compiuti in adempimento di un dovere, perché non costituenti reato. Con successive ordinanze, nel 1959 e nel 1962, il Tribunale militare di Milano dichiarò estinti per amnistia i reati di aiuto al nemico nei confronti di De Filippis, Agostini e Boidi, Zuccari e Cavallazzi, revocando gli ordini di carcerazione e disponendo per tutti la cessazione dell’esecuzione della condanna. Tribunale competente: Tribunale militare territoriale di Milano; poi Tribunale supremo militare

  • Guido Alimonda

    Nome Guido

    Cognome Alimonda

    Ruolo nella strage Autore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Guido Alimonda, nato a Cagliari il 23 aprile 1911 ed ivi residente, celibe, incensurato, già centurione comandante di compagnia della legione “Tagliamento”, detenuto dal 5 gennaio1952.

    Note procedimento Il primo procedimento a carico di vari esponenti della “Tagliamento” era stato aperto nella provincia di Pesaro e Urbino, liberata nell’inverno del 1944; dopo la fine della guerra era stata iniziata un’azione penale contro Zuccari e altri sessantacinque al Tribunale militare territoriale di Bologna; altri procedimenti erano stati aperti nelle sezioni speciali delle corti di assise di Vercelli, Bergamo, Vicenza e Brescia. Nel 1946 tutti i procedimenti (ad eccezione di quello relativo ai fatti commessi in provincia di Pesaro e Urbino, per i quali procedeva a istruttoria formale il giudice istrut tore del Tribunale militare di Bologna) erano stati unificati dinanzi al pubblico ministero della Sezione speciale della Corte di assise di Brescia, poiché gli ultimi atti di cui erano accusati Zuccari e i suoi erano stati compiuti nel territorio di questa provincia. Il Tribunale di Brescia, essendo emerse nel corso dell’istruttoria “questioni di carattere militare influenti nel giudizio”, l’8 novembre 1947 aveva dichiarato la propria incompetenza per materia e ordinato la trasmissione degli atti alla Procura del Tribunale militare territoriale di Milano. Il 9 dicembre il giudice istruttore del Tribunale militare di Bologna aveva fatto altrettanto, dichiarando la propria incompetenza per territorio. Il procedimento nei confronti di Zuccari e degli altri imputati era pertanto stato radicato in questo Tribunale. Il collegio giudicante era composto dal generale di brigata Gino Ferrari, presidente, dal dottor Beniamino Olivi, giudice relatore, dal colonnello Savino Nuzzi, dai tenenti colonnello Vincenzo Cannata e G. Battista Bruna, giudici. Il giudice istruttore aveva proseguito e completato la complessa istruttoria, pronunciando numerose sentenze di proscioglimento per amnistia e rinviando a giudizio, mediante stralcio degli atti, alcuni imputati, giudicati nel 1949. Con sentenza del 30 maggio 1952 aveva dichiarato quindi chiusa la formale istruttoria e rinviato a giudizio diciassette imputati, revocando inoltre il beneficio della libertà provvisoria nei confronti di alcuni di essi. Il 26 aprile 1954 il Tribunale supremo militare sentenziò sui ricorsi prodotti: dichiarò inammissibili quelli di Ragonese, Silvestri e Cavallazzi; accolse quelli di Alimonda, Sardo e Menegozzo, dichiarando il reato estinto per amnistia; rigettò quelli di Zuccari, Rastelli, De Mattei, Cavaterra, De Filippis, Boidi e Agostini; ridusse la pena a Zuccari, Rastelli e Cavallazzi (dieci anni di reclusione), a Cavaterra, De Filippis, Boidi e Agostini (due anni) e condonò totalmente la pena inflitta a De Mattei; ordinò inoltre la scarcerazione di Alimonda e Menegozzo, se non detenuti per altra causa, e la revoca dei mandati di cattura nei confronti di De Mattei e Sardo. Il Tribunale dichiarò inoltre di non doversi procedere a carico di Ragonese per il reato di aiuto al nemico per intervenuta amnistia e che, per quanto riguardava gli altri reati, doveva essere assolto rispettivamente per non aver commesso i fatti, per averli compiuti in adempimento di un dovere, perché non costituenti reato. Con successive ordinanze, nel 1959 e nel 1962, il Tribunale militare di Milano dichiarò estinti per amnistia i reati di aiuto al nemico nei confronti di De Filippis, Agostini e Boidi, Zuccari e Cavallazzi, revocando gli ordini di carcerazione e disponendo per tutti la cessazione dell’esecuzione della condanna. Tribunale competente: Tribunale militare territoriale di Milano; poi Tribunale supremo militare

  • Merico Zuccari

    Nome Merico

    Cognome Zuccari

    Ruolo nella strage Autore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Merico Zuccari era nato a Saavedra, in Argentina, il 4 novembre 1906, da genitori originari di Montefano (Mc), che erano rimpatriati l’anno seguente. Si era iscritto al fascio nel 1922; squadrista, aveva partecipato alla marcia su Roma, poi aveva prestato servizio in fanteria, raggiungendo il grado di capitano. Nel 1936 aveva preso parte alle azioni militari in Africa orientale, dove era stato decorato di croce di guerra; durante la seconda guerra mondiale aveva combattuto sul fronte greco-albanese, dove, il 4 dicembre 1940, era rimasto ferito, con menomazione del braccio destro. Nel novembre del 1942 era stato inquadrato, con il grado di centurione, nella 6a legione universitaria della Milizia; nel maggio 1943 era stato trasferito, con il grado di seniore, al 41o battaglione, che, alla fine del mese di giugno, era confluito nel Gruppo battaglioni “Tagliamento” della divisione legionaria corazzata “Centauro”. All’inizio di settembre era stato trasferito al 63o battaglione, incorporato nella stessa divisione. Dopo l’armistizio, prima ancora che fosse costituita la Repubblica sociale italiana, il 63o battaglione era entrato a far parte della II divisione paracadutisti tedesca e i suoi componenti avevano pronunciato il giuramento militare tedesco. Dapprima impiegato sulle montagne appenniniche in operazioni di rastrellamento degli ex prigionieri angloamericani fuggiti dai campi di concentramento, alla fine di novembre era stato inviato in provincia di Brescia e nel mese di dicembre in provincia di Vercelli. Nel frattempo Zuccari era stato promosso al grado di 1o seniore. Il reparto si era arreso il 3 maggio 1945, in provincia di Trento: il suo comandante era fuggito e in seguito era riparato in Argentina, da dove rimpatriò in seguito all’amnistia del luglio 1959 e morì a Montefano il 5 dicembre dello stesso anno.

    Note procedimento Il primo procedimento a carico di vari esponenti della “Tagliamento” era stato aperto nella provincia di Pesaro e Urbino, liberata nell’inverno del 1944; dopo la fine della guerra era stata iniziata un’azione penale contro Zuccari e altri sessantacinque al Tribunale militare territoriale di Bologna; altri procedimenti erano stati aperti nelle sezioni speciali delle corti di assise di Vercelli, Bergamo, Vicenza e Brescia. Nel 1946 tutti i procedimenti (ad eccezione di quello relativo ai fatti commessi in provincia di Pesaro e Urbino, per i quali procedeva a istruttoria formale il giudice istrut tore del Tribunale militare di Bologna) erano stati unificati dinanzi al pubblico ministero della Sezione speciale della Corte di assise di Brescia, poiché gli ultimi atti di cui erano accusati Zuccari e i suoi erano stati compiuti nel territorio di questa provincia. Il Tribunale di Brescia, essendo emerse nel corso dell’istruttoria “questioni di carattere militare influenti nel giudizio”, l’8 novembre 1947 aveva dichiarato la propria incompetenza per materia e ordinato la trasmissione degli atti alla Procura del Tribunale militare territoriale di Milano. Il 9 dicembre il giudice istruttore del Tribunale militare di Bologna aveva fatto altrettanto, dichiarando la propria incompetenza per territorio. Il procedimento nei confronti di Zuccari e degli altri imputati era pertanto stato radicato in questo Tribunale. Il collegio giudicante era composto dal generale di brigata Gino Ferrari, presidente, dal dottor Beniamino Olivi, giudice relatore, dal colonnello Savino Nuzzi, dai tenenti colonnello Vincenzo Cannata e G. Battista Bruna, giudici. Il giudice istruttore aveva proseguito e completato la complessa istruttoria, pronunciando numerose sentenze di proscioglimento per amnistia e rinviando a giudizio, mediante stralcio degli atti, alcuni imputati, giudicati nel 1949. Con sentenza del 30 maggio 1952 aveva dichiarato quindi chiusa la formale istruttoria e rinviato a giudizio diciassette imputati, revocando inoltre il beneficio della libertà provvisoria nei confronti di alcuni di essi. Il 26 aprile 1954 il Tribunale supremo militare sentenziò sui ricorsi prodotti: dichiarò inammissibili quelli di Ragonese, Silvestri e Cavallazzi; accolse quelli di Alimonda, Sardo e Menegozzo, dichiarando il reato estinto per amnistia; rigettò quelli di Zuccari, Rastelli, De Mattei, Cavaterra, De Filippis, Boidi e Agostini; ridusse la pena a Zuccari, Rastelli e Cavallazzi (dieci anni di reclusione), a Cavaterra, De Filippis, Boidi e Agostini (due anni) e condonò totalmente la pena inflitta a De Mattei; ordinò inoltre la scarcerazione di Alimonda e Menegozzo, se non detenuti per altra causa, e la revoca dei mandati di cattura nei confronti di De Mattei e Sardo. Il Tribunale dichiarò inoltre di non doversi procedere a carico di Ragonese per il reato di aiuto al nemico per intervenuta amnistia e che, per quanto riguardava gli altri reati, doveva essere assolto rispettivamente per non aver commesso i fatti, per averli compiuti in adempimento di un dovere, perché non costituenti reato. Con successive ordinanze, nel 1959 e nel 1962, il Tribunale militare di Milano dichiarò estinti per amnistia i reati di aiuto al nemico nei confronti di De Filippis, Agostini e Boidi, Zuccari e Cavallazzi, revocando gli ordini di carcerazione e disponendo per tutti la cessazione dell’esecuzione della condanna. Tribunale competente: Tribunale militare territoriale di Milano; poi Tribunale supremo militare

Memorie

Memorie legate a questa strage

  • commemorazione a

    Tipo di memoria: commemorazione

    Descrizione: Celebrazione annuale organizzata dal comune di Mottalciata e dall’Anpi di Cossato

  • lapide a Mottalciata, cimitero

    Tipo di memoria: lapide

    Ubicazione: Mottalciata, cimitero

    Descrizione: • Muro del cimitero di San Vincenzo: 20 targhe con fotografia e note anagrafiche;

  • lapide a Mottalciata, cascina Caprera

    Tipo di memoria: lapide

    Ubicazione: Mottalciata, cascina Caprera

    Descrizione: • lapide presso cascina Caprera dedicata a Morecchio, Sereno e Vettorello

Bibliografia


Venti garibaldini venduti al nemico da una spia, in “La Squilla Alpina”, n. 9, 11/11/1945;
Pietro Secchia, Cino Moscatelli, Il Monte Rosa è sceso a Milano. La Resistenza nel Biellese, nella Valsesia e nella Valdossola, Einaudi, Torino, 1958, pp. 230-231;
Piero Ambrosio, “In nome del popolo italiano”. La sentenza contro Zuccarie altri ufficiali della legione “Tagliamento”, in “L’Impegno”, n. 2, giugno 1985;
Il diario del 63° battaglione M, in "L’Impegno", n. 2, agosto 1991;
Anello Poma, Parliamo dei primi distaccamenti garibaldini biellesi, in “L’Impegno”, n. 1, dicembre 1981

Sitografia


https://picasaweb.google.com/gualaluciano/BIELLESERIBELLE#5336122843218909794
http://www.storia900bivc.it/pagine/itinerari/homebiellese.html

Fonti archivistiche

Fonti

Archivio dell’Istituto Storico della Resistenza di Vercelli, Database stragi;
Archivio Centrale dello Stato, MI, DGPS, SCP, RSI, 1943-45, b 65 Novara; b. 67;
BA, R70 Italien/19, p. 38
Procura militare Torino 881 22/102
Archivio dell\'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell\'Esercito, N 1/11, b. 2131