Collina di Castel Castagna 07.06.1944

(Teramo - Abruzzo)

Collina di Castel Castagna 07.06.1944

Collina di Castel Castagna 07.06.1944
Descrizione

Località Collina, Castel Castagna, Teramo, Abruzzo

Data 7 giugno 1944

Matrice strage Nazifascista

Numero vittime 3

Numero vittime uomini 3

Numero vittime uomini adulti 3

Descrizione: Secondo la relazione del comandante partigiano Ammazzalorso, vicino Castel Castagna operava il cosiddetto quinto settore. Il gruppo, nato nel gennaio del '44, era suddiviso in tre nuclei, quello di Ceriseto/Cerchiara guidato dallo slavo Vasilij Radovic', quello di Castelli guidato da uno slavo chiamato Santino, ed infine quello di Tossicia/Isola del Gran Sasso guidato rispettivamente da Francesco D'Ascanio e Costantino Grotta. I partigiani dell'area si occupavano dell'approvvigionamento di viveri e armi, di svariate operazioni di boicottaggio, di azioni militari e di iniziative contro le requisizioni di bestiame e i bandi di arruolamento militari. I partigiani, qualche giorno prima della strage, nei pressi del bivio di Colledoro, avevano teso un'imboscata a due tedeschi in perlustrazione, e il partigiano Filippo Di Bernardo ne uccise uno. I nazifascisti minacciarono rappresaglie. I nazisti e i fascisti giurarono vendetta, il 7 giugno si diressero verso la cosiddetta collina di Pappafico dove abitavano i fratelli Di Gianleonardo (che lavoravano nella proprietà del barone Henrici De Angelis) e i genitori di De Antoniis (originario di Castel Castagna, ma ai tempi trasferitosi a Bisenti). I nazifascisti spararono all'impazzata e prelevarono i fratelli Di Gialleonardo e De Antoniis, che si era fermato lì per caso di ritorno da Bisenti. I tre vennero legati a una fune, malmenati, seviziati e finiti a colpi di pistola nei pressi della sottostante strada comunale. Unitamente a loro vennero catturati altri 6 giovani del posto, che dovevano fare la stessa fine (tra cui Domenico Flarà che assistette al massacro), ma che vennero poi liberati. Il giorno successivo i militari tedeschi tornarono sul luogo della fucilazione e saccheggiarono barbaramente la casa di Di Gianleonardo Domenico e la casa di De Antoniis Massimo, prelevando viveri e beni, pretendendo informazioni sulla posizione e l\'identità dei partigiani.

Modalità di uccisione: fucilazione

Violenze connesse: sevizie-torture

Tipo di massacro: rappresaglia

Annotazioni: Leggendo le diverse testimonianze orali rilasciate, si notano delle incongruenze. Pietro Verrua racconta che il tedesco ucciso a Castel Castagna venne portato a Isola del Gran Sasso in un camion carico di dinamite e munizioni, gli vennero date onoranze funebri solenni, con la partecipazione degli abitanti, e venne seppellito nel cimitero di Pacciano. Secondo il frate Tarcisio Di Marco il tedesco non morì sul colpo (come risulta da diverse testimonianze) ma gravemente ferito venne trasportato presso il convento delle suore, dove morì successivamente. Diverse testimonianze concordano sul partigiano responsabile dell'uccisione del tedesco, infatti sia Luigi Di Gaetano, sia Francesco Merlini concordano su Filippo Di Bernardo.
Diverse incongruenze si notano leggendo le testimonianze dei famigliari e dei conoscenti dei civili uccisi. Antonietta Di Gialleonardo, figlia di Luigi, all'epoca aveva 4 anni, e racconta che il padre e lo zio si trovavano nell'aia (e non ad arare come risulta in un documento presente nella busta 30 fascicolo 1 sottofascicolo 5a, rinvenuto presso l'Archivio di Stato di Teramo) e che nel momento in cui arrivarono i fascisti (e non nazisti o nazifascisti) i due stavano lavorando e con loro c'era anche Antonio De Antoniis che tornava da Bisenti. I fascisti arrivarono presso la casa dei Di Gialleonardo sparando come pazzi, e chiesero loro una corda, Antonietta ricorda che fu Luigi stesso ad andare a prendergliela, i tre vennero legati, seviziati e uccisi a colpi di pistola alla testa. Antonietta aggiunge anche che venne devastata la loro abitazione, che le donne vennero picchiate e che il nonno Domenico venne colpito di striscio al naso da un proiettile, che la notte stessa per paura dormirono tutti in un fosso e ripresero i corpi solo dopo giorni, in quanto nei giorni seguenti ci furono diverse razzie da parte dei nazifascisti. Rosa Di Gialleonardo, sorella di Luigi e Pietro, all'epoca diciannovenne, dà una versione diversa sotto più aspetti, infatti racconta che De Antoniis tornava da Bisenti, con l\'abito da festa dato che era andato a trovare un fratello, e si fermava dai due fratelli Di Gialleonardo che stavano vicino casa ad accudire le bestie, quando arrivarono i fascisti. Per Rosa non c\'erano i tedeschi, in quanto erano già in ritirata e secondo il suo racconto si sentivano verso il fiume Mavone (in realtà questo dato non risulta plausibile in quanto la ritirata dall'area si concluse il 15 giugno). Rosa ricorda inoltre che oltre ai tre malcapitati, vennero catturati altri giovani, i quali vennero risparmiati. rnAltre incongruenze si notano leggendo la testimonianza di Assunta De Antoniis, nipote di Antonio De Antoniis. Assunta racconta che a Castel Castagna abitavano i suoi nonni, e che il padre e lo zio Antonio erano stati lì un giorno prima del massacro ad aiutare a pulire il grano, ma che spaventati da alcuni colpi di mitra, decisero di scappare verso Bisenti. Antonio ci tornò, secondo lei, l'8 giugno (anche questo dato non risulta plausibile, in quanto anche nell'atto di morte De Antoniis risulta morto il 7 giugno) per vedere se i suoi genitori stavano bene. Sulla strada che da Bisenti porta a Castel Castagna pare che incontrò un partigiano che gli intimò di non andare in quanto c'era il pericolo di una rappresaglia, ma Antonio non si fermò e prima di andare dai genitori si fermò dai Di Gialleonardo e lì venne seviziato e ucciso dai fascisti nella strada sottostante. Altri 6 giovani, catturati insieme a loro, vennero risparmiati e rilasciati. Il padre di Assunta, Domenico De Antoniis, partì subito dopo che venne informato dell'accaduto, ma si fermò in quanto venne avvertito che giravano ancora i tedeschi (quindi non erano in ritirata). Prima di abbandonare la zona, secondo il racconto di Assunta, i tedeschi andarono dal nonno Massimo, il padre di Antonio, e fecero razzie presso la sua abitazione, un militare tedesco vedendo il nonno profondamente addolorato gli chiese il motivo (tramite un interprete) e lui spiegò che voleva dare degna sepoltura al figlio. Il tedesco si disse pronto a concedergliela se avesse rivelato dove si nascondevano i partigiani, Massimo giurò che nella zona non c'erano partigiani e che sicuramente coloro che avevano ucciso il tedesco provenivano dalle montagne, e il tedesco a quel punto concesse la sepoltura. Successivamente la madre ed altre donne si recarono sul posto per vestirli. C'è un po' di confusione nell'individuare i responsabili del massacro, infatti in un elenco delle vittime dei tedeschi in provincia (busta 30 fascicolo 1 sottofascicolo 5a) compaiono i nomi delle 3 vittime, nonostante in altri documenti e e nelle testimonianze i tre furono uccisi da alcuni militi del battaglione M. Presumibilmente in questa vicenda fu coinvolto un battaglione misto nazifascista. Nella lapide commemorativa presente in piazza Orsini manca stranamente il nome di Di Gianleonardo Luigi.

Note sulla memoria (per maggiori informazioni vedi la sezione apposita): Parlando con Silvio De Antoniis, il sindaco di Castel Castagna, ha sottolineato, che nonostante ci sia stata in passato la volontà da parte del comune di commemorare la strage in qualche modo, si è trovato bloccato di fronte alla volontà dei discendenti delle vittime che era di non ricordare pubblicamente la vicenda, nonostante poi successivamente qualcuno tra i discendenti ha rilasciato delle testimonianze a Silvio Di Eleonora.

Scheda compilata da Claudia Piermarini
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Ultimo aggiornamento dei dati: 2016-03-30 09:39:04

Vittime

Elenco vittime

De Antoniis Antonio.
Di Gianleonardo Pietro.
Di Gianleonardo Luigi.

Elenco vittime civili 3

De Antoniis Antonio.
Di Gianleonardo Pietro.
Di Gianleonardo Luigi.

Responsabili o presunti responsabili

Elenco reparti responsabili


Scuola allievi ufficiali GNR di Orvieto

Tipo di reparto: Guardia Nazionale Repubblicana

114. Jäger-Division

Tipo di reparto: Wehrmacht
Appartenenza: Heer Wehrmacht

305. Infanterie Division


Appartenenza: Heer Wehrmacht

Sanitäts-Kompanie (mot) 403

Tipo di reparto: Wehrmacht
Appartenenza: Heer Wehrmacht

Feldgendarmerie-Abteilung (mot) 692

Tipo di reparto: Wehrmacht
Appartenenza: Heer Wehrmacht

Elenco persone responsabili o presunte responsabili


  • Freiherr Von Gablenz

    Nome Freiherr

    Cognome Von Gablenz

    Stato sospettato in quanto unico reparto presente nella zona

    Note responsabile Il comandante del comando tedesco Koruch 594 (che indicava l\'area di retrovia al fronte) fu il barone Freiherr Von Gablenz.

Memorie

Memorie legate a questa strage

  • lapide a Castel Castagna

    Tipo di memoria: lapide

    Ubicazione: Castel Castagna

    Descrizione: Lapide commemorativa vicino al luogo dell\'esecuzione, dedicata ai tre giovani, che recita così: “A ricordo di tre giovani innocenti 7-6-1944”.

Immagini delle memorie di pietra
Bibliografia


Friedrich Andrae, La Wehrmacht in Italia. La guerra delle forze armate tedesche contro la popolazione civile 1943-1945, Editori Riuniti, Roma, 1997, p.133
Silvio Di Eleonora, Isola del Gran Sasso, 8 settembre 1943-15 giugno 1944, Andromeda Editrice, Roma, 2003, pp. 15-174
Costantino Felice, Dalla Maiella alle Alpi -Guerra e Resistenza in Abruzzo-, Donzelli editore, Roma, 2014, pp. 204-205
Sandro Melarangelo, La Resistenza a Teramo -documenti e immagini, Edizioni Menabò, Ortona, 2013 p.181
Nicola Palombaro, Secondo i nostri interessi: alleati e resistenza in Abruzzo nella documentazione dell'Allied Control Commission, Tinari, Villamagna (Chieti), 2009, p.87

Sitografia


DHI Roma, La presenza militare tedesca in Italia 1943-1945

Fonti archivistiche

Fonti

ACS, ACC, s.245, bob. 1230B, fot. 19.0, f.56
AS Teramo, Prefettura Gabinetto, 3° Versamento, Busta 30 f. 5
AS Teramo, Prefettura Gabinetto, 3° Versamento, Busta 51, f. 1b
Comune Castel Castagna, RAM 1944