CALBANO SARSINA 13.07.1944

(Forlì-Cesena - Emilia-Romagna)

CALBANO SARSINA 13.07.1944

CALBANO SARSINA 13.07.1944
Descrizione

Località Calbano, podere Casetta, Sarsina, Forlì-Cesena, Emilia-Romagna

Data 13 luglio 1944

Matrice strage Nazista

Numero vittime 1

Numero vittime uomini 1

Numero vittime uomini adulti 1

Descrizione: Fosco Montini, carabiniere a Roma, dopo l’8 settembre 1943 decise di non aderire alla Rsi e raggiunse i propri parenti a Rofelle di Badia Tedalda (AR). In seguito si unì ai partigiani della zona, alla squadra comandata dai suoi cugini, Frè Luigi e Sildo Bimbi. L’8 luglio 1944 fu catturato, da tedeschi e italiani del IV-Polizei-Freiwilligen-Bataillon-Italien che stavano sistemando un segnale divelto dai partigiani nei pressi della zona di guerra, a La Spescia (AR). Con Montini vennero catturati i fratelli Bimbi, Goretto Gori, Loreto Montini e Fortunato Vellati. Tutti furono portati alle Balze di Verghereto (FC) dove furono tenuti alcuni giorni in prigionia. In un primo momento, secondo la testimonianza di Gori, furono interrogati dai tedeschi di stanza a Balze e giudicati adatti ad essere impiegati come lavoratori nella zona delle postazioni militari, poi a causa della delazione di alcune donne di Rofelle che intendevano vendicare l’uccisione di un loro congiunto da parte dei partigiani avvenuta in aprile, i fratelli Bimbi vennero riconosciuti come capi partigiani. Il 12 luglio i fratelli Frè Luigi e Sildo Bimbi furono portati non lontano dalle Balze e fucilati in territorio del Comune di Casteldelci (RN) (v. Episodio di Torricella di Senatello (RN), 12 luglio 1944). Il 13 luglio 1944 Fosco Montini e i suoi e compagni di prigionia (tranne Gori che poco dopo fu rilasciato) furono caricati in camion per essere trasferiti a Forlì e da qui avviati alla deportazione in Germania (Loreto Montini e Fortunato Vellati furono effettivamente deportati), ma giunti a Sarsina Fosco Montini fu additato da un poliziotto del IV battaglione volontari di polizia italo-tedesco come partigiano e per questo motivo venne separato dagli altri e portato al comando della 3ª compagnia del IV-Polizei-Freiwilligen-Bataillon-Italien, picchiato e interrogato e infine fucilato nel podere Casetta, in località Calbano di Sarsina la sera del 13 luglio 1944 da un sergente tedesco soprannominato “il boia”.

Modalità di uccisione: fucilazione,uccisione con armi da fuoco

Tipo di massacro: punitivo

Estremi e note penali: - Il IV-Polizei-Freiwilligen-Bataillon-Italien era un reparto di polizia dipendente dall’Ordnungspolizei composto di italiani con sottufficiali e ufficiali tedeschi con funzioni effettive di comando. I componenti italiani (soldati, ufficiali e sottufficiali) erano stati reclutati prevalentemente tra gli internati militari italiani in cambio del rimpatrio, similmente a quanto avvenne per le SS italiane. Il IV battaglione fu presente in Romagna da metà giugno a inizio agosto 1944. Il comando del battaglione si trovava a San Piero in Bagno (FC); il comandante era il tenente Lehmann. Il battaglione era composto di tre compagnie: la 1ª dislocata in parte a Pieve Santo Stefano (AR) e in parte a Sarsina (FC); una parte della 1ª compagnia si spostò a fine luglio 1944 a San Donato di Sant’Agata Feltria (RN); la 2ª compagnia si insediò a Balze (FC) da fine giugno; la 3ª in un primo tempo fu di stanza a Balze (FC), poi si spostò a Sarsina (FC) a fine giugno 1944 e infine a San Donato di Sant’Agata Feltria (RN) a fine luglio 1944.
Il IV battaglione si rese responsabile di numerose azioni di rastrellamento nella sua zona di insediamento e di diversi episodi di violenza, tra cui le uccisioni di Getullio Marcelli, Giuseppe Pettinari, Luigi Lazzarini, Augusto Bardeschi, Augusto Moroni, Giuseppe Casini, due ignoti (2 luglio 1944), di Frè Luigi e Sildo Bimbi (12 luglio 1944), di Fosco Montini (13 luglio 1944), di Biagio Fracassi (19 luglio 1944), di Mansueto Gabrielli (20 luglio 1944) di Gino Fantini (24 luglio 1944) e le stragi di Tavolicci (22 luglio 1944) e del Passo del Carnaio (25 luglio 1944).
- Nella sua ricostruzione Marco Renzi scrive che il “boia” era il sergente Sax o Sachs (il poliziotto Riggi accusato di aver riconosciuto Montini provocandone l’uccisione, disse che l’esecutore materiale fu il sergente Sax o Desch).
- Procedimento davanti alla Corte d’Assise straordinaria di Forlì contro Antonio Pagliarini (nato a Montecchio Emilia (RE) il 04/06/1921), Salvatore Zito (nato a Caronia (ME) il 16/02/1917), Vincenzo Rota (nato a Nicastro (CZ) il 22/02/1924), Calogero Riggi (nato a Caltanissetta il 30/01/1922), Giuseppe Aligata (nato a Roccavaldina (ME) il 14/02/1913), tutti appartenenti alla 2ª compagnia del IV Battaglione volontari di polizia (tranne Aligata tenente della 3ª compagnia dello stesso battaglione) e accusati di diversi episodi di violenza nell’area di Verghereto, compresi l’omicidio di Fosco Montini, i fatti di Balze (FC), quelli di Lamone (RN) del 02/07/1944 (v. Episodi di Balze (FC), 2 luglio 1944 e di Lamone (RN), 2 luglio 1944), di Castelpriore e Pereto del 19/07/1944 (v. Episodio di Castelpriore (FC), 19 luglio 1944), la strage di Tavolicci (v. Episodio di Tavolicci (FC), 22 luglio 1944), le uccisioni dei fratelli Frè Luigi e Sildo Bimbi (v. Episodio di Toricella di Senatello (RN), 12 luglio 1944). Con loro fu processata Maria Castronai (nata a Verghereto il 10/01/1921), accusata di delazione e di aver partecipato ad alcune azioni di rastrellamento, ma non ad uccisioni. Nello specifico del caso dell’omicidio di Fosco Montini Riggi fu accusato di aver causato l’arresto e l’uccisione di Montini per averlo riconosciuto come partigiano. Nella sentenza dell’08/03/1947 la Corte d’Assise straordinaria pur ritenendo colpevoli gli imputati non condannò alcuno di loro per il fatto specifico relativo alla morte di Montini. Condannò Rota alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena per il reato di collaborazionismo con uccisioni, saccheggi e sevizie particolarmente efferate per l’uccisione di Pino Casini a Balze, dei fratelli Bimbi, di Mansueto Gabrielli di Castelpriore e di Adelmo Calchetti di Montagna di Casteldelci (che in realtà era stato solo aggredito nel 1944 e morì di malattia nel dicembre 1945 senza alcuna correlazione con i fatti del 1944). Condannò inoltre Pagliarini, Zito e Riggi alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena per collaborazionismo commesso con uccisioni, saccheggi e sevizie particolarmente efferate e concorso nell’omicidio dei fratelli Bimbi. Gli imputati furono assolti per insufficienza di prove dalle altre imputazioni di omicidio e per gli altri reati loro ascritti la Corte dichiarò di non doversi procedere perché i reati erano estinti per amnistia. Aligata e Castronai furono assolti per insufficienza di prove.
Gli imputati ricorsero in Cassazione, che con sentenza 12/07/1948 annullò la sentenza della Corte d’assise straordinaria di Forlì e rinviò alla Corte d’Assise di Viterbo; questa con sentenza 09/07/1949 commutò la pena di morte in 27 anni di reclusione (in parte condonati e ridotti a 9 anni) per Rota per il reato di collaborazionismo con omicidio, ma lo assolse per gli omicidi di Casini, Calchetti e Gabrielli; e assolse per insufficienza di prove Zito, Pagliarini e Riggi per l’omicidio dei fratelli Bimbi e dichiarò di non doversi procedere nei loro confronti per collaborazionismo non essendo presenti fatti di omicidio e sevizie particolarmente efferate ed essendo il reato estinto per amnistia. Rota fu scarcerato nel 1953.
Al processo fu accusato anche il poliziotto Piazza, ma questi non fu mai identificato dagli inquirenti e riuscì a far perdere le sue tracce dopo la guerra.
- Procedimento davanti alla Corte d’Assise straordinaria di Forlì contro Borgosano Luigi (nato a Messina il 01/10/1921, latitante, processato in contumacia) per collaborazionismo e per l’omicidio di Fosco Montini, i fatti di Balze e Lamone (RN) del 02/07/1944 (v. Episodi di Balze (FC), 2 luglio 1944 e di Lamone (RN), 2 luglio 1944), di Castelpriore e Pereto del 19/07/1944 (v. Episodio di Castelpriore (FC), 19 luglio 1944), le uccisioni dei fratelli Frè Luigi e Sildo Bimbi (v. Episodio di Toricella di Senatello (RN), 12 luglio 1944). La posizione di Borgosano era stata stralciata dal procedimento contro Rota e altri perché Borgosano non era stato sufficientemente identificato. Con sentenza del 04/10/1947 Borgosano fu condannato a 30 anni di reclusione perché ritenuto colpevole di collaborazionismo; l’avvocato presentò ricorso, ma questo fu respinto dalla Cassazione. Il 23/02/1954 gli furono condonati 28 anni di pena e altri sei mesi furono condonati il 21/02/1963. Il 23/06/1966 il tribunale di Forlì dichiarò estinta la pena di Borgosano e ordinò la revoca dell’ordine di carcerazione emesso dalla procura di Forlì l’11/12/1947.

Annotazioni: Episodi collegati:
Episodio di Torricella di Senatello (RN), 12 luglio 1944.

Scheda compilata da ROBERTA MIRA
Scarica la scheda in formato .pdf
Le schede monografiche in formato .pdf sono coperte da diritto d'autore.
Ogni uso improprio o non consentito è punibile ai sensi di legge

Ultimo aggiornamento dei dati: 2016-03-15 16:40:22

Vittime

Elenco vittime

Montini Fosco, nato a Badia Tedalda (AR) il 21/05/1922, carabiniere. Riconosciuto partigiano dal 14/05/1944 al 15/07/1944 nell’8ª brigata Garibaldi.

Elenco vittime partigiani 1

Montini Fosco

Responsabili o presunti responsabili

Elenco reparti responsabili


Elenco persone responsabili o presunte responsabili


  • Antonio Pagliarini

    Nome Antonio

    Cognome Pagliarini

    Stato imputato in procedimento

    Note procedimento Procedimento davanti alla Corte d’Assise straordinaria di Forlì contro Antonio Pagliarini (nato a Montecchio Emilia (RE) il 04/06/1921), Salvatore Zito (nato a Caronia (ME) il 16/02/1917), Vincenzo Rota (nato a Nicastro (CZ) il 22/02/1924), Calogero Riggi (nato a Caltanissetta il 30/01/1922), Giuseppe Aligata (nato a Roccavaldina (ME) il 14/02/1913), tutti appartenenti alla 2ª compagnia del IV Battaglione volontari di polizia (tranne Aligata tenente della 3ª compagnia dello stesso battaglione) e accusati di diversi episodi di violenza nell’area di Verghereto, compresi l’omicidio di Fosco Montini, i fatti di Balze (FC), quelli di Lamone (RN) del 02/07/1944 (v. Episodi di Balze (FC), 2 luglio 1944 e di Lamone (RN), 2 luglio 1944), di Castelpriore e Pereto del 19/07/1944 (v. Episodio di Castelpriore (FC), 19 luglio 1944), la strage di Tavolicci (v. Episodio di Tavolicci (FC), 22 luglio 1944), le uccisioni dei fratelli Frè Luigi e Sildo Bimbi (v. Episodio di Toricella di Senatello (RN), 12 luglio 1944). Con loro fu processata Maria Castronai (nata a Verghereto il 10/01/1921), accusata di delazione e di aver partecipato ad alcune azioni di rastrellamento, ma non ad uccisioni. Nello specifico del caso dell’omicidio di Fosco Montini Riggi fu accusato di aver causato l’arresto e l’uccisione di Montini per averlo riconosciuto come partigiano. Nella sentenza dell’08/03/1947 la Corte d’Assise straordinaria pur ritenendo colpevoli gli imputati non condannò alcuno di loro per il fatto specifico relativo alla morte di Montini. Condannò Rota alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena per il reato di collaborazionismo con uccisioni, saccheggi e sevizie particolarmente efferate per l’uccisione di Pino Casini a Balze, dei fratelli Bimbi, di Mansueto Gabrielli di Castelpriore e di Adelmo Calchetti di Montagna di Casteldelci (che in realtà era stato solo aggredito nel 1944 e morì di malattia nel dicembre 1945 senza alcuna correlazione con i fatti del 1944). Condannò inoltre Pagliarini, Zito e Riggi alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena per collaborazionismo commesso con uccisioni, saccheggi e sevizie particolarmente efferate e concorso nell’omicidio dei fratelli Bimbi. Gli imputati furono assolti per insufficienza di prove dalle altre imputazioni di omicidio e per gli altri reati loro ascritti la Corte dichiarò di non doversi procedere perché i reati erano estinti per amnistia. Aligata e Castronai furono assolti per insufficienza di prove. Gli imputati ricorsero in Cassazione, che con sentenza 12/07/1948 annullò la sentenza della Corte d’assise straordinaria di Forlì e rinviò alla Corte d’Assise di Viterbo; questa con sentenza 09/07/1949 commutò la pena di morte in 27 anni di reclusione (in parte condonati e ridotti a 9 anni) per Rota per il reato di collaborazionismo con omicidio, ma lo assolse per gli omicidi di Casini, Calchetti e Gabrielli; e assolse per insufficienza di prove Zito, Pagliarini e Riggi per l’omicidio dei fratelli Bimbi e dichiarò di non doversi procedere nei loro confronti per collaborazionismo non essendo presenti fatti di omicidio e sevizie particolarmente efferate ed essendo il reato estinto per amnistia. Rota fu scarcerato nel 1953. Al processo fu accusato anche il poliziotto Piazza, ma questi non fu mai identificato dagli inquirenti e riuscì a far perdere le sue tracce dopo la guerra.

  • Calogero Riggi

    Nome Calogero

    Cognome Riggi

    Stato imputato in procedimento

    Note procedimento Procedimento davanti alla Corte d’Assise straordinaria di Forlì contro Antonio Pagliarini (nato a Montecchio Emilia (RE) il 04/06/1921), Salvatore Zito (nato a Caronia (ME) il 16/02/1917), Vincenzo Rota (nato a Nicastro (CZ) il 22/02/1924), Calogero Riggi (nato a Caltanissetta il 30/01/1922), Giuseppe Aligata (nato a Roccavaldina (ME) il 14/02/1913), tutti appartenenti alla 2ª compagnia del IV Battaglione volontari di polizia (tranne Aligata tenente della 3ª compagnia dello stesso battaglione) e accusati di diversi episodi di violenza nell’area di Verghereto, compresi l’omicidio di Fosco Montini, i fatti di Balze (FC), quelli di Lamone (RN) del 02/07/1944 (v. Episodi di Balze (FC), 2 luglio 1944 e di Lamone (RN), 2 luglio 1944), di Castelpriore e Pereto del 19/07/1944 (v. Episodio di Castelpriore (FC), 19 luglio 1944), la strage di Tavolicci (v. Episodio di Tavolicci (FC), 22 luglio 1944), le uccisioni dei fratelli Frè Luigi e Sildo Bimbi (v. Episodio di Toricella di Senatello (RN), 12 luglio 1944). Con loro fu processata Maria Castronai (nata a Verghereto il 10/01/1921), accusata di delazione e di aver partecipato ad alcune azioni di rastrellamento, ma non ad uccisioni. Nello specifico del caso dell’omicidio di Fosco Montini Riggi fu accusato di aver causato l’arresto e l’uccisione di Montini per averlo riconosciuto come partigiano. Nella sentenza dell’08/03/1947 la Corte d’Assise straordinaria pur ritenendo colpevoli gli imputati non condannò alcuno di loro per il fatto specifico relativo alla morte di Montini. Condannò Rota alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena per il reato di collaborazionismo con uccisioni, saccheggi e sevizie particolarmente efferate per l’uccisione di Pino Casini a Balze, dei fratelli Bimbi, di Mansueto Gabrielli di Castelpriore e di Adelmo Calchetti di Montagna di Casteldelci (che in realtà era stato solo aggredito nel 1944 e morì di malattia nel dicembre 1945 senza alcuna correlazione con i fatti del 1944). Condannò inoltre Pagliarini, Zito e Riggi alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena per collaborazionismo commesso con uccisioni, saccheggi e sevizie particolarmente efferate e concorso nell’omicidio dei fratelli Bimbi. Gli imputati furono assolti per insufficienza di prove dalle altre imputazioni di omicidio e per gli altri reati loro ascritti la Corte dichiarò di non doversi procedere perché i reati erano estinti per amnistia. Aligata e Castronai furono assolti per insufficienza di prove. Gli imputati ricorsero in Cassazione, che con sentenza 12/07/1948 annullò la sentenza della Corte d’assise straordinaria di Forlì e rinviò alla Corte d’Assise di Viterbo; questa con sentenza 09/07/1949 commutò la pena di morte in 27 anni di reclusione (in parte condonati e ridotti a 9 anni) per Rota per il reato di collaborazionismo con omicidio, ma lo assolse per gli omicidi di Casini, Calchetti e Gabrielli; e assolse per insufficienza di prove Zito, Pagliarini e Riggi per l’omicidio dei fratelli Bimbi e dichiarò di non doversi procedere nei loro confronti per collaborazionismo non essendo presenti fatti di omicidio e sevizie particolarmente efferate ed essendo il reato estinto per amnistia. Rota fu scarcerato nel 1953. Al processo fu accusato anche il poliziotto Piazza, ma questi non fu mai identificato dagli inquirenti e riuscì a far perdere le sue tracce dopo la guerra.

  • Giuseppe Aligata

    Nome Giuseppe

    Cognome Aligata

    Stato imputato in procedimento

    Note procedimento Procedimento davanti alla Corte d’Assise straordinaria di Forlì contro Antonio Pagliarini (nato a Montecchio Emilia (RE) il 04/06/1921), Salvatore Zito (nato a Caronia (ME) il 16/02/1917), Vincenzo Rota (nato a Nicastro (CZ) il 22/02/1924), Calogero Riggi (nato a Caltanissetta il 30/01/1922), Giuseppe Aligata (nato a Roccavaldina (ME) il 14/02/1913), tutti appartenenti alla 2ª compagnia del IV Battaglione volontari di polizia (tranne Aligata tenente della 3ª compagnia dello stesso battaglione) e accusati di diversi episodi di violenza nell’area di Verghereto, compresi l’omicidio di Fosco Montini, i fatti di Balze (FC), quelli di Lamone (RN) del 02/07/1944 (v. Episodi di Balze (FC), 2 luglio 1944 e di Lamone (RN), 2 luglio 1944), di Castelpriore e Pereto del 19/07/1944 (v. Episodio di Castelpriore (FC), 19 luglio 1944), la strage di Tavolicci (v. Episodio di Tavolicci (FC), 22 luglio 1944), le uccisioni dei fratelli Frè Luigi e Sildo Bimbi (v. Episodio di Toricella di Senatello (RN), 12 luglio 1944). Con loro fu processata Maria Castronai (nata a Verghereto il 10/01/1921), accusata di delazione e di aver partecipato ad alcune azioni di rastrellamento, ma non ad uccisioni. Nello specifico del caso dell’omicidio di Fosco Montini Riggi fu accusato di aver causato l’arresto e l’uccisione di Montini per averlo riconosciuto come partigiano. Nella sentenza dell’08/03/1947 la Corte d’Assise straordinaria pur ritenendo colpevoli gli imputati non condannò alcuno di loro per il fatto specifico relativo alla morte di Montini. Condannò Rota alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena per il reato di collaborazionismo con uccisioni, saccheggi e sevizie particolarmente efferate per l’uccisione di Pino Casini a Balze, dei fratelli Bimbi, di Mansueto Gabrielli di Castelpriore e di Adelmo Calchetti di Montagna di Casteldelci (che in realtà era stato solo aggredito nel 1944 e morì di malattia nel dicembre 1945 senza alcuna correlazione con i fatti del 1944). Condannò inoltre Pagliarini, Zito e Riggi alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena per collaborazionismo commesso con uccisioni, saccheggi e sevizie particolarmente efferate e concorso nell’omicidio dei fratelli Bimbi. Gli imputati furono assolti per insufficienza di prove dalle altre imputazioni di omicidio e per gli altri reati loro ascritti la Corte dichiarò di non doversi procedere perché i reati erano estinti per amnistia. Aligata e Castronai furono assolti per insufficienza di prove. Gli imputati ricorsero in Cassazione, che con sentenza 12/07/1948 annullò la sentenza della Corte d’assise straordinaria di Forlì e rinviò alla Corte d’Assise di Viterbo; questa con sentenza 09/07/1949 commutò la pena di morte in 27 anni di reclusione (in parte condonati e ridotti a 9 anni) per Rota per il reato di collaborazionismo con omicidio, ma lo assolse per gli omicidi di Casini, Calchetti e Gabrielli; e assolse per insufficienza di prove Zito, Pagliarini e Riggi per l’omicidio dei fratelli Bimbi e dichiarò di non doversi procedere nei loro confronti per collaborazionismo non essendo presenti fatti di omicidio e sevizie particolarmente efferate ed essendo il reato estinto per amnistia. Rota fu scarcerato nel 1953. Al processo fu accusato anche il poliziotto Piazza, ma questi non fu mai identificato dagli inquirenti e riuscì a far perdere le sue tracce dopo la guerra.

  • Luigi Borgosano

    Nome Luigi

    Cognome Borgosano

    Stato imputato in procedimento

    Note procedimento Procedimento davanti alla Corte d’Assise straordinaria di Forlì contro Borgosano Luigi (nato a Messina il 01/10/1921, latitante, processato in contumacia) per collaborazionismo e per l’omicidio di Fosco Montini, i fatti di Balze e Lamone (RN) del 02/07/1944 (v. Episodi di Balze (FC), 2 luglio 1944 e di Lamone (RN), 2 luglio 1944), di Castelpriore e Pereto del 19/07/1944 (v. Episodio di Castelpriore (FC), 19 luglio 1944), le uccisioni dei fratelli Frè Luigi e Sildo Bimbi (v. Episodio di Toricella di Senatello (RN), 12 luglio 1944). La posizione di Borgosano era stata stralciata dal procedimento contro Rota e altri perché Borgosano non era stato sufficientemente identificato. Con sentenza del 04/10/1947 Borgosano fu condannato a 30 anni di reclusione perché ritenuto colpevole di collaborazionismo; l’avvocato presentò ricorso, ma questo fu respinto dalla Cassazione. Il 23/02/1954 gli furono condonati 28 anni di pena e altri sei mesi furono condonati il 21/02/1963. Il 23/06/1966 il tribunale di Forlì dichiarò estinta la pena di Borgosano e ordinò la revoca dell’ordine di carcerazione emesso dalla procura di Forlì l’11/12/1947.

  • Vincenzo Rota

    Nome Vincenzo

    Cognome Rota

    Stato imputato in procedimento

    Note procedimento Procedimento davanti alla Corte d’Assise straordinaria di Forlì contro Antonio Pagliarini (nato a Montecchio Emilia (RE) il 04/06/1921), Salvatore Zito (nato a Caronia (ME) il 16/02/1917), Vincenzo Rota (nato a Nicastro (CZ) il 22/02/1924), Calogero Riggi (nato a Caltanissetta il 30/01/1922), Giuseppe Aligata (nato a Roccavaldina (ME) il 14/02/1913), tutti appartenenti alla 2ª compagnia del IV Battaglione volontari di polizia (tranne Aligata tenente della 3ª compagnia dello stesso battaglione) e accusati di diversi episodi di violenza nell’area di Verghereto, compresi l’omicidio di Fosco Montini, i fatti di Balze (FC), quelli di Lamone (RN) del 02/07/1944 (v. Episodi di Balze (FC), 2 luglio 1944 e di Lamone (RN), 2 luglio 1944), di Castelpriore e Pereto del 19/07/1944 (v. Episodio di Castelpriore (FC), 19 luglio 1944), la strage di Tavolicci (v. Episodio di Tavolicci (FC), 22 luglio 1944), le uccisioni dei fratelli Frè Luigi e Sildo Bimbi (v. Episodio di Toricella di Senatello (RN), 12 luglio 1944). Con loro fu processata Maria Castronai (nata a Verghereto il 10/01/1921), accusata di delazione e di aver partecipato ad alcune azioni di rastrellamento, ma non ad uccisioni. Nello specifico del caso dell’omicidio di Fosco Montini Riggi fu accusato di aver causato l’arresto e l’uccisione di Montini per averlo riconosciuto come partigiano. Nella sentenza dell’08/03/1947 la Corte d’Assise straordinaria pur ritenendo colpevoli gli imputati non condannò alcuno di loro per il fatto specifico relativo alla morte di Montini. Condannò Rota alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena per il reato di collaborazionismo con uccisioni, saccheggi e sevizie particolarmente efferate per l’uccisione di Pino Casini a Balze, dei fratelli Bimbi, di Mansueto Gabrielli di Castelpriore e di Adelmo Calchetti di Montagna di Casteldelci (che in realtà era stato solo aggredito nel 1944 e morì di malattia nel dicembre 1945 senza alcuna correlazione con i fatti del 1944). Condannò inoltre Pagliarini, Zito e Riggi alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena per collaborazionismo commesso con uccisioni, saccheggi e sevizie particolarmente efferate e concorso nell’omicidio dei fratelli Bimbi. Gli imputati furono assolti per insufficienza di prove dalle altre imputazioni di omicidio e per gli altri reati loro ascritti la Corte dichiarò di non doversi procedere perché i reati erano estinti per amnistia. Aligata e Castronai furono assolti per insufficienza di prove. Gli imputati ricorsero in Cassazione, che con sentenza 12/07/1948 annullò la sentenza della Corte d’assise straordinaria di Forlì e rinviò alla Corte d’Assise di Viterbo; questa con sentenza 09/07/1949 commutò la pena di morte in 27 anni di reclusione (in parte condonati e ridotti a 9 anni) per Rota per il reato di collaborazionismo con omicidio, ma lo assolse per gli omicidi di Casini, Calchetti e Gabrielli; e assolse per insufficienza di prove Zito, Pagliarini e Riggi per l’omicidio dei fratelli Bimbi e dichiarò di non doversi procedere nei loro confronti per collaborazionismo non essendo presenti fatti di omicidio e sevizie particolarmente efferate ed essendo il reato estinto per amnistia. Rota fu scarcerato nel 1953. Al processo fu accusato anche il poliziotto Piazza, ma questi non fu mai identificato dagli inquirenti e riuscì a far perdere le sue tracce dopo la guerra.

Memorie

Memorie legate a questa strage

  • onorificenza alla persona a

    Tipo di memoria: onorificenza alla persona

    Descrizione: - Medaglia d’oro al valor militare alla memoria assegnata a Fosco Montini.

  • luogo della memoria a Badia Tedalda

    Tipo di memoria: luogo della memoria

    Ubicazione: Badia Tedalda

    Descrizione: una via è intitolata a Fosco Montini.

Bibliografia


- Ennio Bonali, Roberto Branchetti, Vladimiro Flamigni, Sergio Lolletti, Tavolicci e l’area dei Tre Vescovi. Una comunità pietrificata dalla guerra, Il Ponte Vecchio, Cesena, 1994, pp. 103-112.
- Marco Renzi, Appennino 1944: «Arrivano i lupi!». Atti e misfatti del IV Battaglione di volontari nazifascisti fra Toscana, Marche e Romagna, Il Ponte Vecchio, Cesena, 2008, pp. 37-46 e 69-100.

Sitografia


- Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Forlì-Cesena, elenco dei caduti partigiani:
http://www.istorecofc.it/caduti-formazioni-partigiane.asp
(ad nomen)

- Dipartimento di Storia Culture Civiltà, Università di Bologna, Database dei partigiani dell’Emilia-Romagna:
www.storia-culture-civilta.unibo.it/it/biblioteca/fondi-1/partigiani
(schede relative alla provincia di Forlì ad nomen).

- Provincia di Arezzo, Memoria dell’antifascismo e della Resistenza aretina:
http://www.memoria.provincia.arezzo.it/biografie/fosco_montini.asp

- Anpi nazionale, Donne e uomini della Resistenza
Fosco (compare come Foscolo) Montini
http://www.anpi.it/donne-e-uomini/777/foscolo-montini

Fonti archivistiche

Fonti

AISRFC, Eccidi, b. 5, fasc. 1, sfasc. 4.