Castello, Sappanico, Ancona, 30.06.1944

(Ancona - Marche)

Castello, Sappanico, Ancona, 30.06.1944

Castello, Sappanico, Ancona, 30.06.1944
Descrizione

Località Castello di Sappanico, Ancona, Ancona, Marche

Data 30 giugno 1944

Matrice strage Nazifascista

Numero vittime 2

Numero vittime uomini 2

Numero vittime uomini adulti 2

Descrizione: Entrambi piloti originari di Lugo, Etles Rotondi e Gorizio Mastrorilli nel giugno del 1944 si trovavano nelle Marche, secondo la versione ufficiale, per aiutare il professor Galvano Della Volpe, esponente della resistenza emiliano-romagnola ad attraversare le linee del fronte per una missione. Al momento non risulta possibile accertare se riuscirono a svolgere tale incarico. In ogni modo i due piloti passarono alla fine alcune settimane nell’Anconetano, la zona d’origine della moglie di Mastrorilli, - si è ipotizzato - in attesa di raggiungere il Regno del Sud ed entrare nei reparti dell’Aereonautica italiana che stava combattendo affianco agli alleati.
I due furono ospitati per un paio di settimane dalla famiglia Picchiò, irriducibili fascisti di sentimenti filotedeschi, su cui nel dopoguerra ricadde l’accusa di aver informato il Comando tedesco della loro presenza, per poi trasferirsi presso la famiglia Colonna, il cui capofamiglia, il muratore Enrico, era invece di sentimenti antifascisti e aveva due figli in un campo di concentramento in Germania. Tra le due famiglie non vi erano buoni rapporti e il 29 giugno i Picchiò, probabilmente indotti dalla crescente ostilità nei loro confronti, decisero di traslocare e lo fecero con un automezzo messo loro a disposizione dal locale Comando tedesco. Quell’evento fu subito percepito da Enrico Colonna come un brutto segnale, un possibile scambio di favori, e per questo decise di passare la notte fuori casa, nell’orto, decisione che gli salvò la vita.
Difatti alle quattro di notte del 30 giugno, nel corso di un rastrellamento condotto da tedeschi e fascisti del Battaglione M, con lista alla mano, furono buttati giù dal letto e riuniti molti uomini. Tuttavia apparve subito evidente che quell’azione avesse un obbiettivo preciso: trovare i due disertori, definiti da Elisa Picchiò, la figlia maggiore, quali «capi partigiani venuti dalla Romagna». Quando i soldati trovarono Mastrorilli e Rotondi, che si erano nascosti nella cantina della villa del conte Bonarelli, inglobata nei resti del castello di Sappanico, si diedero alla fuga ma il primo fu freddato da una raffica di mitra dopo una breve corsa, mentre il secondo venne fermato, malmenato, percosso con pugni e con i calci dei fucili, fino ad essere condotto presso un albero e ucciso. A quel punto gli esecutori ammonirono chiunque a toccare i cadaveri e ordinarono di lasciarli insepolti; questo per tre giorni. Dalle testimonianze raccolte si è potuto ricostruire che quella notte, su indicazione di Elisa Picchiò, detta Lisetta, un terzo uomo doveva essere catturato: Enrico Colonna.
Finita la guerra, i fratelli di Mastrorilli si misero in cerca della famiglia Picchiò, che nel frattempo aveva fatto perdere le sue tracce, e in particolare di Lisetta, percorrendo in lungo e in largo l’Italia settentrionale e centrale, seguendo ogni piccolo indizio e raccogliendo tutte le informazioni possibili. Dopo mesi e mesi di ricerche li ritrovarono ad Assisi, città d’origine dei ricercati. Tutti i membri della famiglia (padre, madre e le due figlie) furono allora tradotti nelle carceri di Ancona, sottoposti a un processo che venne seguito da migliaia di persone in un clima escandescente.

Modalità di uccisione: uccisione con armi da fuoco

Violenze connesse: sevizie-torture

Trattamento dei cadaveri: Esposizione dei cadaveri

Tipo di massacro: rastrellamento

Estremi e note penali: Il processo che fu celebrato ad Ancona nei primi giorni del marzo 1946 vide un clima di forte tensione e di grande partecipazione popolare, tanto da essere definito come uno dei processi più gravi negli annali giudiziari di Ancona. Le condanne, pronunciate alla fine del mese, furono molto pesanti: ergastolo per omicidio e 30 anni di carcere per collaborazionismo per Elisa Picchiò, 30 anni alla madre Emma Passeri e 8 anni al capofamiglia Primo. Assolta la sorella Ornella.
Tuttavia resteranno in carcere meno del previsto: due anni dopo la Corte di Cassazione annullerà la sentenza per i due coniugi e rinvierà alla Corte Speciale di Assise di Perugia la decisione per Elisa. Il 12 marzo 1948 si arrivò all’assoluzione per mancanza di prove dall’accusa di concorso per duplice omicidio aggravato e non luogo a procedere per quella di collaborazionismo. Il ribaltamento della sentenza decretato nel secondo processo derivò dalla linea di difesa adottata dalla Picchiò che dichiarò di essere stata costretta a denunciare Mastrorilli e Rotondi perché l’avevano importunata.

Scheda compilata da Chiara Donati
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Ultimo aggiornamento dei dati: 2015-07-17 17:22:15

Vittime

Elenco vittime

Mastrorilli Gorizio, n. a Lugo il 10/05/1916, sposato con Alberta Galeazzi, sergente pilota.
Rotondi Etles, n. ad Alfonsine (Ravenna) il 21/02/1921, paternità Sante, sergente pilota, qualifica Caduto per rappresaglia, riconosciutagli il 26/03/1946 ad Ancona.

Elenco vittime disertori 2

Mastrorilli Gorizio,
Rotondi Etles,

Responsabili o presunti responsabili

Elenco reparti responsabili


Battaglione M- IX Settembre

Tipo di reparto: Reparto speciale

Elenco persone responsabili o presunte responsabili


  • Elisa Picchiò

    Nome Elisa

    Cognome Picchiò

    Ruolo nella strage Delatore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile La famiglia Picchiò (Primo, sua moglie Emma Passari e le due figlie Elisa e Ornella) venne accusata di collaborazionismo e delazione, in particolare Elisa (detta Lisetta), la figlia maggiore, studentessa universitaria ed ex dipendente comunale ad Ancona, di sentimenti filotedeschi e in stretto contatto con gli esponenti repubblichini, fu riconosciuta da vari testimoni essere presente nel corso del rastrellamento sebbene in divisa, con elmetto e stivali.

    Note procedimento Il processo che fu celebrato ad Ancona nei primi giorni del marzo 1946 vide un clima di forte tensione e di grande partecipazione popolare, tanto da essere definito come uno dei processi più gravi negli annali giudiziari di Ancona. Le condanne, pronunciate alla fine del mese, furono molto pesanti: ergastolo per omicidio e 30 anni di carcere per collaborazionismo per Elisa Picchiò, 30 anni alla madre Emma Passeri e 8 anni al capofamiglia Primo. Assolta la sorella Ornella. Tuttavia resteranno in carcere meno del previsto: due anni dopo la Corte di Cassazione annullerà la sentenza per i due coniugi e rinvierà alla Corte Speciale di Assise di Perugia la decisione per Elisa. Il 12 marzo 1948 si arrivò all’assoluzione per mancanza di prove dall’accusa di concorso per duplice omicidio aggravato e non luogo a procedere per quella di collaborazionismo. Il ribaltamento della sentenza decretato nel secondo processo derivò dalla linea di difesa adottata dalla Picchiò che dichiarò di essere stata costretta a denunciare Mastrorilli e Rotondi perché l’avevano importunata.

  • Emma Sappanico

    Nome Emma

    Cognome Sappanico

    Ruolo nella strage Delatore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile La famiglia Picchiò (Primo, sua moglie Emma Passari e le due figlie Elisa e Ornella) venne accusata di collaborazionismo e delazione, in particolare Elisa (detta Lisetta), la figlia maggiore, studentessa universitaria ed ex dipendente comunale ad Ancona, di sentimenti filotedeschi e in stretto contatto con gli esponenti repubblichini, fu riconosciuta da vari testimoni essere presente nel corso del rastrellamento sebbene in divisa, con elmetto e stivali.

    Note procedimento Il processo che fu celebrato ad Ancona nei primi giorni del marzo 1946 vide un clima di forte tensione e di grande partecipazione popolare, tanto da essere definito come uno dei processi più gravi negli annali giudiziari di Ancona. Le condanne, pronunciate alla fine del mese, furono molto pesanti: ergastolo per omicidio e 30 anni di carcere per collaborazionismo per Elisa Picchiò, 30 anni alla madre Emma Passeri e 8 anni al capofamiglia Primo. Assolta la sorella Ornella. Tuttavia resteranno in carcere meno del previsto: due anni dopo la Corte di Cassazione annullerà la sentenza per i due coniugi e rinvierà alla Corte Speciale di Assise di Perugia la decisione per Elisa. Il 12 marzo 1948 si arrivò all’assoluzione per mancanza di prove dall’accusa di concorso per duplice omicidio aggravato e non luogo a procedere per quella di collaborazionismo. Il ribaltamento della sentenza decretato nel secondo processo derivò dalla linea di difesa adottata dalla Picchiò che dichiarò di essere stata costretta a denunciare Mastrorilli e Rotondi perché l’avevano importunata.

  • Ornella Picchiò

    Nome Ornella

    Cognome Picchiò

    Ruolo nella strage Delatore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile La famiglia Picchiò (Primo, sua moglie Emma Passari e le due figlie Elisa e Ornella) venne accusata di collaborazionismo e delazione, in particolare Elisa (detta Lisetta), la figlia maggiore, studentessa universitaria ed ex dipendente comunale ad Ancona, di sentimenti filotedeschi e in stretto contatto con gli esponenti repubblichini, fu riconosciuta da vari testimoni essere presente nel corso del rastrellamento sebbene in divisa, con elmetto e stivali.

    Note procedimento Il processo che fu celebrato ad Ancona nei primi giorni del marzo 1946 vide un clima di forte tensione e di grande partecipazione popolare, tanto da essere definito come uno dei processi più gravi negli annali giudiziari di Ancona. Le condanne, pronunciate alla fine del mese, furono molto pesanti: ergastolo per omicidio e 30 anni di carcere per collaborazionismo per Elisa Picchiò, 30 anni alla madre Emma Passeri e 8 anni al capofamiglia Primo. Assolta la sorella Ornella. Tuttavia resteranno in carcere meno del previsto: due anni dopo la Corte di Cassazione annullerà la sentenza per i due coniugi e rinvierà alla Corte Speciale di Assise di Perugia la decisione per Elisa. Il 12 marzo 1948 si arrivò all’assoluzione per mancanza di prove dall’accusa di concorso per duplice omicidio aggravato e non luogo a procedere per quella di collaborazionismo. Il ribaltamento della sentenza decretato nel secondo processo derivò dalla linea di difesa adottata dalla Picchiò che dichiarò di essere stata costretta a denunciare Mastrorilli e Rotondi perché l’avevano importunata.

  • Primo Picchiò

    Nome Primo

    Cognome Picchiò

    Ruolo nella strage Delatore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile La famiglia Picchiò (Primo, sua moglie Emma Passari e le due figlie Elisa e Ornella) venne accusata di collaborazionismo e delazione, in particolare Elisa (detta Lisetta), la figlia maggiore, studentessa universitaria ed ex dipendente comunale ad Ancona, di sentimenti filotedeschi e in stretto contatto con gli esponenti repubblichini, fu riconosciuta da vari testimoni essere presente nel corso del rastrellamento sebbene in divisa, con elmetto e stivali.

    Note procedimento Il processo che fu celebrato ad Ancona nei primi giorni del marzo 1946 vide un clima di forte tensione e di grande partecipazione popolare, tanto da essere definito come uno dei processi più gravi negli annali giudiziari di Ancona. Le condanne, pronunciate alla fine del mese, furono molto pesanti: ergastolo per omicidio e 30 anni di carcere per collaborazionismo per Elisa Picchiò, 30 anni alla madre Emma Passeri e 8 anni al capofamiglia Primo. Assolta la sorella Ornella. Tuttavia resteranno in carcere meno del previsto: due anni dopo la Corte di Cassazione annullerà la sentenza per i due coniugi e rinvierà alla Corte Speciale di Assise di Perugia la decisione per Elisa. Il 12 marzo 1948 si arrivò all’assoluzione per mancanza di prove dall’accusa di concorso per duplice omicidio aggravato e non luogo a procedere per quella di collaborazionismo. Il ribaltamento della sentenza decretato nel secondo processo derivò dalla linea di difesa adottata dalla Picchiò che dichiarò di essere stata costretta a denunciare Mastrorilli e Rotondi perché l’avevano importunata.

Memorie

Memorie legate a questa strage

  • Click here to learn more

    Tipo di memoria: cippo

    Ubicazione: Ancona, Sappanico, luogo dell\'uccisione

    Descrizione: A Sappanico sono stati eretti due cippi nei luoghi dove furono uccisi i sergenti Mastrorilli e Rotondi. A causa di azioni vandaliche e di disinteresse da parte dell’amministrazione, negli ultimi anni i due cippi versano in condizioni di grosso degrado.

  • luogo della memoria a Lugo

    Tipo di memoria: luogo della memoria

    Ubicazione: Lugo

    Descrizione: Il comune ha dedicato una via a Gorizio Mastrorilli.

  • onorificenza alla città a

    Tipo di memoria: onorificenza alla città

    Descrizione: Ad Etles Rotondi è stata concessa la Croce al merito di guerra come “partigiano caduto iscritto al Fronte della Resistenza dell’Aeronautica”.

Bibliografia


Angelo Emiliani, Mauro Antonellini, Daniele Filippi, Sulla scia di Baracca. Gli aviatori del lughese, Bacchilega editore, Imola 2001.
Ruggero Giacomini, Ribelli e partigiani. La Resistenza nelle Marche 1943 -1944, affinità elettive, Ancona 2008.

Sitografia


Fonti archivistiche

Fonti

ACS, Fondo Ricompart - Ufficio per il servizio riconoscimento qualifiche e per le ricompense ai partigiani, Marche, schedario e pratica:
n. 25589 (Mastrorilli Gorizio);
n. 2675 (Rotondi Etles).
Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nelle Marche, Antologia dei “Giovani di ieri”, memorie di Alberta Galeazzi.
Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nelle Marche, CAT I/2, b. 1, f. B.

Fonti a stampa:
É un vero scandalo?!, in «Bandiera Rossa», n. 42, Ancona, 10 novembre 1945.
Giampaolo Milzi, Trucidati dai fascisti e dimenticati, in «L’Urlo», n. 170/2010.
Massimiliano Petrilli, Trucidati a Sappanico per una spaiata, in «Corriere Adriatico», 30 giugno 1994.
Annibale Santarelli, Gorizio ed Etles, quelle due vite dimenticate, in «Corriere Adriatico», 13/04/2005.