BOTTE DI PIOPPE DI SALVARO GRIZZANA 29.09-01.10.1944

(Bologna - Emilia-Romagna)

Episodio di riferimento: MONTE SOLE, 29.09.1944-05.10.1944

BOTTE DI PIOPPE DI SALVARO GRIZZANA 29.09-01.10.1944

BOTTE DI PIOPPE DI SALVARO GRIZZANA 29.09-01.10.1944
Descrizione

Località Botte di Pioppe di Salvaro, Grizzana Morandi, Bologna, Emilia-Romagna

Data 29 settembre 1944 - 1 ottobre 1944

Matrice strage Nazista

Numero vittime 45

Numero vittime uomini 42

Numero vittime uomini ragazzi 1

Numero vittime uomini adulti 27

Numero vittime uomini anziani 14

Numero vittime di genere ignoto 3

Descrizione: Se nell’area considerata “calda”, quella nella quale penetrarono gli uomini di Reder, l’operazione aveva una netta impronta eliminazionista, nelle valli del Reno e in quella del Setta furono operati, nei giorni 29 e 30, rastrellamenti di soli uomini, e nel giorno 1° ottobre, quando cioè l’operazione a Monte Sole era ufficialmente conclusa, furono eliminati gli ostaggi che nelle selezioni del giorno precedente non erano stati giudicati idonei al lavoro.
Nella valle del Setta i rastrellati da parte delle SS(reparto non identificato) furono concentrati presso il rifugio di Vado. Il 30 settembre, verso le 14 fu operata una selezione fra i prigionieri da un ufficiale tedesco, coadiuvato da un italiano che fungeva da interprete: l’autocarro dove erano stati fatti salire coloro che erano stati selezionati per il lavoro coatto non percorse una lunga strada, la sua destinazione era Pioppe di Salvaro, nella valle del Reno, che rappresentava il centro di coordinamento di tutte le operazioni di rastrellamento effettuate dalle SS in quei giorni. Passando per Sasso Marconi e Marzabotto, arrivarono a Pioppe e furono rinchiusi nella chiesa adiacente allo stabilimento industriale.
Anche nella valle del Reno le SS (probabilmente reparti della contraerea e dell’artiglieria della 16^ Divisione SS, reparti della Compagnia d’accompagnamento della Divisione, coadiuvati da reparti del battaglione dell’Est e del reggimento antiaereo) rastrellarono gli uomini: 200 o 300, presi sia dai villaggi sia dalle case dei contadini. I fermati, fra i quali alcuni sacerdoti, furono rinchiusi nell’edificio dello stabilimento infustriale, la canapiera, (ormai fuori uso per un bombardamento), e precisamente in quella che veniva indicata come la «casa dei birocciai», cioè le scuderie dello stabilimento.
Da quel momento la gestione degli uomini rinchiusi passò probabilmente alla Feldgendarmerie della 16^ Divisione SS.
Rinchiusi in uno spazio ristretto, sottoposti alle angherie dei sorveglianti che si alternavano, senza cibo, se non quel poco che alcune donne riuscirono a far filtrare con il consenso delle guardie più disponibili, le ore passavano in un’angosciosa incertezza sulla propria sorte. Il 30 settembre, o il 1° ottobre, gli uomini furono divisi in tre gruppi: secondo una testimonianza, alla selezione avrebbe partecipato “Cacao”, il partigiano traditore Giuliano De Balzo, sulla cui effettiva esistenza, tuttavia, sono stati sollevati ragionevoli dubbi. Nel primo gruppo furono messi alcuni uomini, fra i quali 4 dei sei religiosi, che sarebbero stati liberati verso le 13 del 1° ottobre; nel secondo furono messi coloro che sarebbero stati inviati al lavoro, e furono rinchiusi nella chiesa, e poi avviati verso Bologna; nel terzo furono inseriti coloro che, o perché troppo anziani, o perché dichiararono qualche malanno, furono considerati inabili (fra di essi don Elia Comini e padre Martino Capelli). Questo ultimo gruppo fu lasciato nelle scuderie.
Nel pomeriggio avanzato i tedeschi entrarono e li derubarono di qualsiasi oggetto di valore, costringendoli a levarsi le scarpe. Li portarono quindi nella ‘botte’ del canapificio, un bacino dell’acqua industriale dello stabilimento, sul quale correva una passerella con ringhiera. C’erano da 20 a 30 soldati, al comando di un sergente, ed avevano piazzato sul muro opposto alla passerella due mitragliatrici. Un primo gruppo fu fatto schierare sul ciglio della botte, e mitragliato. Il secondo gruppo dovette gettare i corpi nell’acqua, e fu a sua volta mitragliato. Quindi i tedeschi finirono a colpi di pistola chi ancora non era morto, e gettarono tutti i corpi nel serbatoio dell’acqua, buttandovi delle bombe a mano.
Quei poveri corpi rimasero così per giorni: in molti tentarono di seppellirli, ma dovettero desistere sia per la difficoltà di tirarli fuori da quel catino, sia perché i tedeschi erano ancora in zona. Ancora parecchi giorni dopo i cadaveri erano nel bacino, e la situazione era diventata insostenibile, il livello dell’acqua era cresciuto per le piogge, i corpi ormai gonfi ammorbavano l’aria: dopo circa 20 giorni dall’eccidio un uomo aprì quindi la saracinesca della botte, e i corpi furono trascinati nelle acque del Reno, dove scomparvero per sempre.

Modalità di uccisione: uccisione con armi da fuoco

Violenze connesse: sevizie-torture

Trattamento dei cadaveri: Esposizione dei cadaveri

Tipo di massacro: massacro eliminazionista

Estremi e note penali: Imputati tedeschi

- Max Simon, generale comandante la 16^ Divisione “Reichsführer-ss”, condannato a morte da un tribunale militare britannico a Padova, in data 26 giugno 1947. Sentenza commutata in carcere.
- Walter Reder, condannato all’ergastolo dal tribunale militare di Bologna in data 31 ottobre 1951. Sentenza confermata per alcuni capi di imputazione, fra i quali la strage di Monte Sole, nel marzo 1954 dal Tribunale supremo militare. Sentenza del tribunale militare di Bari del luglio 1980 che gli concede la libertà condizionale, con cinque anni di internamento nel carcere di Gaeta con lo status di prigioniero di guerra. Graziato il 23 gennaio 1985 con decreto del Presidente del Consiglio Bettino Craxi.
- Tribunale militare di la Spezia, procedimento n. 279/04 R.G.N.R., sentenza del 13 gennaio 2007: condanna all’ergastolo per ALBERS Paul, BAUMANN Josef, BICHLER Hubert, ROITHMEIER Max, SCHNEIDER Adolf, SCHNEIDER Max, SPIELER Kurt, TRÄGER Heinz Fritz (Heinrich), WACHE Georg, WULF Helmut; assoluzione per BECKER Hermann August, FINSTER Günther, GUDE Walter Ernst, KUSTERER Wilhelm Ernst, PIEPEPENSCHNEIDER Albert, STOCKINGER Franz, TIEGEL Otto Erhart, per non aver commesso il fatto.
Il 7 maggio 2008 si è celebrato a Roma davanti alla Corte Militare d'Appello il processo di secondo grado . La Corte ha assolto per insufficienza di prove Spieler, confermato gli altri ergastoli inflitti in primo grado dichiarando estinto il reato per morte del reo per Wache, condannato all'ergastolo Kusterer, assolto in primo grado.
Paul Albers ha presentatato ricorso in Cassazione, ma è morto prima che il ricorso potesse essere discusso.


Imputati italiani.

Lorenzo Mingardi, segretario del partito fascista repubblicano di Marzabotto, condannato a morte dalla Corte straordinario d’assise di Brescia il 17 ottobre 1945; Giovanni Quadri, condannato a 30 anni. Sentenza annullata dalla Corte di Cassazione e procedimento rinviato alla Sezione speciale della Corte di assise di Bergamo, che il 30 settembre 1946 condannava a 30 anni di carcere Mingardi, 10 anni e 8 mesi Quadri.

Note sulla memoria (per maggiori informazioni vedi la sezione apposita): La strage di marzabotto è ben presto assurta a simbolo della violenza nazista e del sacrificio del popolo italiano per la Resistenza. Numerose nel tempo le autorità italiane e straniere che hanno partecipato alle commemorazioni dell’eccidio o a celebrazioni: ricordiamo in particolare che il 17 aprile 2002 il Presidente della Repubblica Italiana, Carlo Azeglio Ciampi, e il Presidente della Repubblica Federale di Germania, Johannes Rau, visitarono il sacrario di Marzabotto. Più recentemente è emersa una memoria antipartigiana, che si è manifestata in alcune pubblicazioni: Margherita Ianelli, Gli zappaterra. Una vita, Baldini e Castoldi, Milano 2002; Lucia Sabbioni, Marzabotto, diario del perdono e della rabbia, Lupo edizioni, Bologna s.d.; don Dario Zanini, Marzabotto e dintorni 1944, Ponte Nuovo, Bologna 1996.

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Vittime

Elenco vittime

Arienti Primo di Vergato n. 04.07.1875
Baccolini Callisto di Vergato, n. 11.01.1904
Baccolini Federico di Vergato, n. 20.03.1913
Baccolini Ruffillo di Vergato, n. 22.08.1917
Barbieri Callisto di Grizzana n. 14.02.1917
Barbieri Colombo di Grizzana, n. 13.09.1912
Borgia Alfredo di Marzabotto, n. 29.10.1882
3 Ignoti di Lucca
1 Ignoto di Pisa
Capelli Nicola Luigi padre Martino di Bologna, 20.09.1912
Comini don Elia di Brescia, n. 07.05.1910
Costa Luigi di Marzabotto, n. 02.04.1886
Cumani Aldo di Grizzana, n. 08.05.1917
Dal Cero Angelo di Bologna, n. 21.03.1898
Davini Giulio di Lucca, n. 13.08.1914
Degli Esposti Cleto di Marzabotto n. 16.11.1884
Degli Esposti Ugo di Grizzana, n. 24.09.1904
Donati Gino di Grizzana, n. 04.10.1899
Fava Antonio di Vergato n. 16.01.1896
Felci Bernardo di Marzabotto n. 28.09.1879
Ferri Eliseo di Grizzana n, 15.08.1889
Gherardi Armando di Marzabotto n. 23.02.1886
Laffi Vincenzo di Marzabotto n, 19.09.1876
Monetti Primo di Marzabotto
Monti Fernando di Marzabotto n. 26.09.1907
Nannetti Adolfo di Vergato n. 14.12.1878
Nannetti Angelo di Grizzana
Nannetti GUIDO Sabatino di Vergato 10.04.1909
Nanni Franco di Grizzana n. 31.03.1928
Palma Martino di Marzabotto n. 12.11.1918
Palmieri Riccardo di Grizzana n. 13.10.1893
Pasini Giacomo di Bologna n. 05.11.1912
Piccioli Ruggero di Pisa n. 03.01.1896
Rosti Augusto di Marzabotto n. 01.11.1908
Scandellari Pasquino di Marzabotto n. 04.04.1885
Serenari Adolfo di Vergato n. 01.04.1887
Serpentini Angiolino di Grizzana n. 30.12.1904
Venturi Luigi di Marzabotto n. 15.02.1880
Venturi Martino di Marzabotto n. 11.11.1909
Venturi Virginio di Vergato n. 19.09.1885
Vignudelli Giovanni di Grizzana n. 15.02.1915
Zannini Celso di Marzabotto n. 10.07.1869

Elenco vittime civili 43

Arienti Primo
Baccolini Callisto
Baccolini Federico
Baccolini Ruffillo
Barbieri Callisto di Grizzana
Barbieri Colombo
Borgia Alfredo
3 Ignoti di Lucca
1 Ignoto di Pisa
Costa Luigi
Cumani Aldo
Dal Cero Angelo
Davini Giulio
Degli Esposti Cleto
Degli Esposti Ugo
Donati Gino
Fava Antonio
Felci Bernardo
Ferri Eliseo
Gherardi Armando
Laffi Vincenzo
Monetti Primo
Monti Fernando
Nannetti Adolfo
Nannetti Angelo
Nannetti GUIDO Sabatino
Nanni Franco
Palma Martino
Palmieri Riccardo
Pasini Giacomo
Piccioli Ruggero
Rosti Augusto
Scandellari Pasquino
Serenari Adolfo
Serpentini Angiolino
Venturi Luigi
Venturi Martino
Venturi Virginio
Vignudelli Giovann
Zannini Celso

Elenco vittime religiosi 2

Capelli Nicola Luigi padre Martino di Bologna, 20.09.1912
Comini don Elia di Brescia, n. 07.05.1910

Responsabili o presunti responsabili

Elenco reparti responsabili


Elenco persone responsabili o presunte responsabili


  • Albert Ekkehard

    Nome Albert

    Cognome Ekkehard

    Note responsabile Tenente colonnello Ekkehard Albert, aiutante tattico (IA) addetto allo Stato maggiore della Divisione

    Nome del reparto nazista Waffen-SS

    Nome del reparto 16. SS-Panzer-Grenadier-Division “Reichsführer-SS“

  • Fritz Alwin Schildbach

    Nome Fritz Alwin

    Cognome Schildbach

    Ruolo nella strage Autore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Capitano Fritz Alwin Schildbach, capitano medico del SS AA 16

    Nome del reparto nazista Waffen-SS

    Nome del reparto 16. SS-Panzer-Grenadier-Division “Reichsführer-SS“

  • Giovanni Quadri

    Nome Giovanni

    Cognome Quadri

    Ruolo nella strage Collaboratore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Un ruolo di istigazione dei tedeschi, o quanto meno di mancato intervento a favore dei rastrellati, fu attribuito al segretario del partito fascista repubblicano di Marzabotto, Lorenzo Mingardi, e a Giovanni Quadri, fascista repubblicano.

    Note procedimento Lorenzo Mingardi, segretario del partito fascista repubblicano di Marzabotto, condannato a morte dalla Corte straordinario d’assise di Brescia il 17 ottobre 1945; Giovanni Quadri, condannato a 30 anni. Sentenza annullata dalla Corte di Cassazione e procedimento rinviato alla Sezione speciale della Corte di assise di Bergamo, che il 30 settembre 1946 condannava a 30 anni di carcere Mingardi, 10 anni e 8 mesi Quadri.

  • Helmut Loos

    Nome Helmut

    Cognome Loos

    Note responsabile Maggiore Helmut Loos, ufficiale di Stato maggiore della Divisione incaricato della sicurezza (IA).

    Nome del reparto nazista Waffen-SS

    Nome del reparto 16. SS-Panzer-Grenadier-Division “Reichsführer-SS“

  • Lorenzo Mingardi

    Nome Lorenzo

    Cognome Mingardi

    Ruolo nella strage Collaboratore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Un ruolo di istigazione dei tedeschi, o quanto meno di mancato intervento a favore dei rastrellati, fu attribuito al segretario del partito fascista repubblicano di Marzabotto, Lorenzo Mingardi, e a Giovanni Quadri, fascista repubblicano.

    Note procedimento Lorenzo Mingardi, segretario del partito fascista repubblicano di Marzabotto, condannato a morte dalla Corte straordinario d’assise di Brescia il 17 ottobre 1945; Giovanni Quadri, condannato a 30 anni. Sentenza annullata dalla Corte di Cassazione e procedimento rinviato alla Sezione speciale della Corte di assise di Bergamo, che il 30 settembre 1946 condannava a 30 anni di carcere Mingardi, 10 anni e 8 mesi Quadri.

  • Max Paustian

    Nome Max

    Cognome Paustian

    Note responsabile Capitano Max Paustian, comandante la 16^ SS Divisions-Begleit-Kompanie (compagnia d’accompagnamento comando della Divisione

    Nome del reparto nazista Waffen-SS

    Nome del reparto 16. SS-Panzer-Grenadier-Division “Reichsführer-SS“

  • Max Simon

    Nome Max

    Cognome Simon

    Ruolo nella strage Autore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Max Simon, generale comandante la 16^ Divisione “Reichsführer-ss”, condannato a morte da un tribunale militare britannico a Padova, in data 26 giugno 1947. Sentenza commutata in carcere.

    Note procedimento Max Simon, generale comandante la 16^ Divisione “Reichsführer-ss”, condannato a morte da un tribunale militare britannico a Padova, in data 26 giugno 1947. Sentenza commutata in carcere.

    Nome del reparto nazista Waffen-SS

    Nome del reparto 16. SS-Panzer-Grenadier-Division “Reichsführer-SS“

  • Paul Albers

    Nome Paul

    Cognome Albers

    Ruolo nella strage Autore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Tenente Paul Albers, aiutante di battaglione del SS AA 16

    Note procedimento Tribunale militare di la Spezia, procedimento n. 279/04 R.G.N.R., sentenza del 13 gennaio 2007: condanna all’ergastolo per ALBERS Paul, BAUMANN Josef, BICHLER Hubert, ROITHMEIER Max, SCHNEIDER Adolf, SCHNEIDER Max, SPIELER Kurt, TRÄGER Heinz Fritz (Heinrich), WACHE Georg, WULF Helmut

    Nome del reparto nazista Waffen-SS

    Nome del reparto 16. SS-Panzer-Grenadier-Division “Reichsführer-SS“

  • Walter Reder

    Nome Walter

    Cognome Reder

    Ruolo nella strage Autore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Maggiore Walter Reder, comandante del 16^ SS Panzer-Aufkl?rungs-Abteilung (battaglione esplorante, sigla: SS AA 16) della Divisione

    Note procedimento Max Simon, generale comandante la 16^ Divisione “Reichsführer-ss”, condannato a morte da un tribunale militare britannico a Padova, in data 26 giugno 1947. Sentenza commutata in carcere.

    Nome del reparto nazista Waffen-SS

    Nome del reparto 16. SS-Panzer-Grenadier-Division “Reichsführer-SS“

Sentenze dei tribunali militari riferite a episodi comprendenti o attinenti a questo
Memorie

Memorie legate a questa strage

  • luogo della memoria a Monte Sole

    Tipo di memoria: luogo della memoria

    Ubicazione: Monte Sole

    Descrizione: Scuola di pace di Monte Sole, con struttura operativa nel parco storico di Monte Sole

  • luogo della memoria a Monte Sole

    Tipo di memoria: luogo della memoria

    Ubicazione: Monte Sole

    Descrizione: Scuola di pace di Monte Sole, con struttura operativa nel parco storico di Monte Sole

  • luogo della memoria a Monte Sole

    Tipo di memoria: luogo della memoria

    Ubicazione: Monte Sole

    Descrizione: Parco Storico di Monte Sole-Macroarea Emilia-Orientale, Via Porrettana Nord 4f, 40043, Marzabotto (con biblioteca e archivio relativo alla strage). Centro visite Il Poggiolo, del Parco Storico di Monte Sole, Via S. Martino 25, 40043, Marzabotto

  • cippo a Monte Sole

    Tipo di memoria: cippo

    Ubicazione: Monte Sole

    Descrizione: Cippo in memoria della brigata partigiana Stella Rossa, sulla cima di Monte Sole

  • monumento a Monte Sole

    Tipo di memoria: monumento

    Ubicazione: Monte Sole

    Descrizione: Sacrario

  • monumento a

    Tipo di memoria: monumento

    Descrizione: A ricordo della strage

  • cippo a

    Tipo di memoria: cippo

    Descrizione: Dedicato ai sacerdoti martiri della botte di Salvaro

  • luogo della memoria a Botte di Pioppe di Salvaro

    Tipo di memoria: luogo della memoria

    Ubicazione: Botte di Pioppe di Salvaro

    Descrizione: La botte della canapiera di Pioppe di Salvaro

Bibliografia


Luigi Arbizzani, Habitat e partigiani in Emilia Romagna (1943-45), Bologna, Brechtiana, 1981;
Luigi Arbizzani, Prima degli “unni” a Marzabotto, Monzuno, Grizzana, Grafis edizioni, Bologna 1995;
Luca Baldissara e Paolo Pezzino, Il massacro. Guerra ai civili a Monte Sole, Bologna, il Mulino, 2009;
Silvano Bonetti, Il martirio di Marzabotto, testo della relazione commemorativa tenuta a Marzabotto il 30 settembre 1945, Bologna, Steb, 1945;
Luciano Bergonzini, La Resistenza a Bologna, voll. 5, Bologna, Istituto per la storia di Bologna, 1967-1980.
Tina Lera Bugané, Sole nero a Casaglia. Marzabotto ‘44, Istituto propaganda libraria, Milano 1978 (seconda edizione Araba Fenice, Boves 2004) ;
Davide Bergamini, Monte Sole: aspetti della memoria di una strage, in “Annale 1998-1999” del Dipartimento di discipline storiche dell’Università di Bologna, Clueb, Bologna 2001;
Angelo Carboni, Elia Comini, Bologna 19845;
Luciano Casali e Dianella Gagliani, a cura di, La politica del terrore. Stragi e violenze naziste e fasciste in Emilia Romagna, Napoli l’ancora del mediterraneo, 2008 (al massacro di Monte Sole è dedicata un’ampia sezione, con saggi di Carlo Gentile, Beatrice Magni, Davide Bergamini, Toni Rovatti);
Comitato Regionale per le Onoranze ai Caduti di Marzabotto, Marzabotto. Quanti, chi e dove, seconda edizione riveduta ed ampliata, Ponte Nuovo, Bologna 1995, nuova edizione riveduta ed ampliata, Borgonuovo di Sasso Marconi, Tip. Zampighi, 2008;
Mirco Dondi, Marzabotto: la Stella Rossa, la strage, la memoria, in Brunella Dalla Casa e Alberto Preti (a cura di), La montagna e la guerra. L’Appennino bolognese tra Savena e Reno 1940-1945, San Giovanni in Persiceto, Edizioni Aspasia 1999, pp. 285-342;
Carlo Gentile, I crimini di guerra tedeschi in Italia 1943-1945, Torino, Einadui, 2015 [2012], pp. 262-273;
Luciano Gherardi, Le querce di Monte Sole. Vita e morte delle comunità martiri fra Setta e Reno 1898-1944, Il Mulino, Bologna 1986;
Chiara Ghigi, La nube ardente. Autunno 1944 a Monte Sole, Pendragon, Bologna 1996;
Renato Giorgi, Marzabotto parla, Marsilio, Venezia 1991. 14a edizione; la prima del 1955; una nuova ristampa, la quindicesima dunque, è apparsa nel 2007 per i tipi della Franco Cosimo Panini di Modena;
James Holland, Italy’s Sorrow. A year of war, 1944-45, Harper Press, London 2008;
Margherita Ianelli, Gli zappaterra. Una vita, Baldini e Castoldi, Milano 2002;
Lutz Klinkhammer, Stragi naziste in Italia: la guerra contro i civili, 1943-44, Donzelli, Roma 1997, pp. 109-140 (seconda edizione aggiornata 2006);
Giampietro Lippi, La Stella rossa a Monte Sole. Uomini, fatti, cronache, storie della brigata partigiana “Stella rossa – Lupo – Leone”, Ponte Nuovo, Bologna 1989;
Idem, Il sole di Monte Sole. Uomini, fatti, cronache, storie del popolo di Caprara sopra Panico e della “Stella rossa – Lupo – Leone” dal 1914 ad oggi, Anpi, Bologna s.d;
Beatrice Magni, La strage di Marzabotto nel cinquantennio repubblicano, in “Storia e problemi contemporanei”, 1998, n. 21;
Ead., Il Parco di Monte Sole: storia e memoria della Resistenza e degli eccidi nazifascisti del 1944, in Lotta di liberazione ed eccidi nazifascisti sull’altopiano di Monte Sole, a cura di Beatrice Magni, Consorzio di gestione del Parco storico di Monte Sole, Bologna 2000;
Ead., Per la memoria. Il Comune di Marzabotto tra percorsi e fonti per la ricerca, Ferrara, Edisai edizioni, 2009;
Anna Rosa Nannetti, I bambini del ’44. La vita dopo gli eccidi, Marzabotto, Associazione Familiari delle vittime, 2008;
Nazario Sauro Onofri , Marzabotto non dimentica Walter Reder, Grafica Lavino, Bologna, 1985;
Luigi Paselli, Marzabotto, 29 settembre 1944. Leggenda e tragedia di una brigata partigiana, in “Archivio trimestrale”, 1983, n. 2;
Giorgio Ognibene, Dossier Marzabotto, Ape, Bologna 1990;
Jack Olsen, Silenzio su Monte Sole. La prima cronaca completa della strage di Marzabotto, Garzanti, Milano 1970;
Lucia Sabbioni, Marzabotto, diario del perdono e della rabbia, Lupo edizioni, Bologna s.d.;
Gerhard Schreiber, La vendetta tedesca, 1943-1945. Le rappresaglie naziste in Italia, Mondadori, Milano 2000 [1996], pp. 208-214;
Joachim Staron, Fosse Ardeatine e Marzabotto. Storia e memoria di due stragi tedesche, Il Mulino, Bologna 2007 [2002];
Luigi Tommasini, La bufera. Parroco nella resistenza, Stampa Lito, Bologna s.d. (ma 1989 o 1990);
Cinzia Venturoli, La brigata "Stella Rossa", in "I Quaderni di Resistenza oggi", 2004.
don Dario Zanini, Marzabotto e dintorni 1944, Ponte Nuovo, Bologna 1996.

Sitografia


ASSOCIAZIONE VITTIME ECCIDI NAZIFASCISTI NEI COMUNI DI GRIZZANA MARZABOTTO MONZUNO 1944
http://www.eccidiomarzabotto.com/index.php
Nel sito è presente la “Storia degli eccidi dal 29 settembre 1944 al 5 ottobre 1944”, a cura di Anna Rosa Nannetti
http://www.eccidiomarzabotto.com/storiaeccidi.php

Comitato regionale per le onoranze ai caduti di Marzabotto: http://www.martirimarzabotto.it/

Comune di Marzabotto:
http://www.comune.marzabotto.bo.it/servizi/menu/dinamica.aspx?idArea=16938&idCat=16941&ID=17006

Parco storico di Monte Sole: http://www.parcostoricomontesole.it/

Scuola di pace di Monte Sole: http://www.montesole.org/

Dossier “La strage di Marzabotto”, in Anpi, resistenzaitaliana.it
http://www.storiaxxisecolo.it/DOSSIER/dossier1b.htm

Filmografia:
“Quello che abbiamo passato. Memorie di Monte Sole” (2007), documentario di Marzia Gigli, Maria Chiara Patuelli e Comunicattive (a cura di Scuola di pace di Monte Sole)
“Lo stato di eccezione” (2008), documentario di Germano Maccioni
“L\'uomo che verrà” (2009), film di Giorgio Diritti presentato al Festival Internazionale del Film di Roma

Fonti archivistiche

Fonti

Da Luca Baldissara e Paolo Pezzino, Il massacro. Guerra ai civili a Monte Sole, Bologna, il Mulino, 2009, pp. 515-518:
“Presso i National Archives di Londra (nal) sono conservati numerosi ed importanti aggregati documentari, vi è anzi riunito il principale e più omogeneo blocco di documenti utili per lo studio dei massacri compiuti in Italia dalle forze tedesche nel 1943-45 e dei processi che seguirono. Nella sezione che riunisce le carte del War Office (wo) si possono rintracciare (sotto la categoria 235, Judge Advocate General\'s Office: War Crimes Case Files, Second World War, 1940-67) gli atti dei processi a carico di Albert Kesselring (wo 235/366-376) e di Max Simon (wo 235/584-588); i fascicoli con informazioni sul caso di San Martino-Monte Sole (sotto la categoria 310, Judge Advocate General\'s Office, War Crimes Group, South East Europe, 1943-48, ai nn. 114, 121, 197); le dichiarazioni degli ufficiali tedeschi indagati per crimini di guerra in Italia (sotto la categoria 311, Judge Advocate General\'s Office, Military Deputy\'s Department, and War Office, Directorates of Army Legal Services and Personal, 1946-47, in particolare il fascicolo n. 359). Per uno sguardo d’insieme sulla politica del massacro praticata in Italia, soprattutto nell’estate 1944, dai comandi tedeschi è fondamentale la categoria 204 (Allied Forces, Mediterranean Theatre: Military Headquarters Papers, Second World War, 1941-48), dove è riunita una serie di fascicoli, dal n. 11465 al n. 11497, con oggetto German Reprisals for Partisan Activities in Italy 1944-1945, che documentano il quadro generale delle indagini (al n 11465 è ad esempio presente una copia del più volte citato Report del 1945 sulle investigazioni britanniche in Italia) e i singoli casi investigati. Sui crimini commessi in Italia si vedano anche la categoria 309 (German armed forces in Italy: killing and ill-treatment of Italian nationals, 1946-48), fascicolo 1372. Altri documenti sul caso Kesselring si trovano in wo 32/15488-90 e nelle carte del Foreign Office, in particolare sotto la categoria 1060 (Control Office for Germany and Austria and Foreign Office: Control Commission for Germany [British Element], Legal Division, and UK High Commission, Legal Division: Correspondence, Case Files, and Court Registers, 1944-58), in particolare i fascicoli 493-501.
Presso i National Archives and Records Administration (nara) di Washington sono conservati i documenti prodotti immediatamente a ridosso degli accadimenti, tra il novembre 1944 e il maggio 1945: a seguito della cattura di alcuni disertori e soldati davanti alle linee statunitensi, che, ricordiamolo, correvano proprio dinanzi ai luoghi del massacro, il quartier generale della 5a armata dispose interrogatori e indagini, in gran parte acquisiti dal Tribunale militare di Bologna, poi dalla Procura militare di La Spezia. I documenti sono riuniti soprattutto nel Record Group 153 (Records of the Office of the Judge Advocate General, Army), nella serie European Theater of Operations War Crimes Trials, Case Files, 1944-1949, in cui si raccolgono le carte del Dipartimento della difesa, divisione affari civili, War Crimes Branch. (09/18/1947 - 01/01/1949).
Ad arricchire il quadro delineato dalle fonti britanniche e statunitensi, vengono i documenti reperiti negli archivi tedeschi, acquisiti in particolar modo nel corso dell’istruttoria che ha condotto al processo del 2006 per impulso del procuratore militare di La Spezia, che si è avvalso della collaborazione di Carlo Gentile, consulente tecnico della procura. Diversi archivi contengono infatti materiale utile per questo genere di ricerche: la Deutsche Dienstelle di Berlino, che conserva le schede personali dei soldati (documenti matricolari e sanitari, in generale relativi alle carriere militari); il Bundesarchiv-Militärarchiv di Friburgo dove è disponibile tutto il materiale prodotto dalle strutture militari tedesche a partire dal 1870, molto utile dunque per ricostruire – lacune documentali permettendo – l’attività delle varie divisioni della Wehrmacht; la Zentrale Stelle di Ludwigsburg, ufficio delle amministrazioni di giustizia per le indagini sui crimini del nazismo, istituito nel 1958, dove sono raccolti i materiali delle oltre settemila inchieste condotte a carico di cittadini tedeschi (alcune dozzine per i casi italiani, soprattutto a seguito dell’invio nel 1965 di una quarantina di fascicoli da parte del governo italiano). Per una descrizione delle tipologie documentarie e archivistiche conservate in Germania si veda Le stragi nazifasciste in Toscana 1943-45, 4. Guida archivistica alla memoria. Gli archivi tedeschi,a cura di C. Gentile, Carocci, Roma 2005. Tra gli atti riuniti a Ludwigsburg, e acquisiti dalla procura di La Spezia, vi sono quelli relativi ad una indagine tedesca svolta tra la fine del 1969 e il 1970 riguardo l’ipotesi di fucilazione – per vigliaccheria o rifiuto di obbedienza, secondo una dichiarazione dell’allora sindaco di Marzabotto – di un soldato della 16a divisione SS, in occasione della quale vennero ascoltati molti dei protagonisti ancora in vita dei fatti di quei giorni (che non furono interrogati solo per questo: a Schildbach si contestava ad esempio la sua attività in qualità medico presso i campi di Gusen, che faceva parte della galassia di Mauthausen, e di Dachau). L’inchiesta si chiuse registrando la dichiarazione del medico del battaglione, secondo il quale la fucilazione avvenne per un episodio di vigliaccheria di fronte al nemico.
Come implicitamente si evince da quanto sinora illustrato, in Italia il fondo più importante resta quello sino a tempi recenti raccolto presso l’Archivio della Procura militare di La Spezia (apmls), ora soppressa a fini di contenimento delle spese della giustizia militare dall’articolo 77 della legge finanziaria 2008: al momento non si conosce il destino di queste importantissime carte, che è lecito supporre verranno spostate ad altri uffici, esposte dunque al rischio di dispersione e sottratte, almeno nel breve periodo, alla consultazione. Di particolare rilievo è il fondo costituito dai venti volumi relativi ai materiali dell’istruttoria e del dibattimento nel procedimento a carico di Walter Reder, svoltosi nel 1951 (pr). Sono riuniti in questi volumi non solo i documenti reperiti dai giudici italiani dell’epoca, operanti presso l’allora competente Tribunale Militare Territoriale di Bologna (tmtb), ma pure la documentazione da essi riprodotta in copia delle investigazioni statunitensi e britanniche, non solo quella riguardante il caso di Monte Sole, ma anche i casi su cui si svolsero allora indagini per accertare le responsabilità di Reder (Vinca, Bardine San Terenzo, Valla, Sant’Anna di Stazzema). Si tratta di un materiale ricco e ponderoso, utile non solo per ricostruire tutti i diversi filoni d’indagine seguiti nel primo quinquennio dal tragico svolgersi dei fatti, ma anche per misurare l’atteggiamento degli inquirenti italiani verso questo tipo di indagini. Presso l’apmls sono poi conservati i materiali, almeno altrettanto ponderosi, delle indagini e del dibattimento nel processo istruito a seguito del rinvenimento presso la Procura militare generale a Roma dei fascicoli “archiviati provvisoriamente” nel 1960 dall’allora procuratore militare generale. Anche questo blocco documentario è imponente: riunisce tutti i materiali precedentemente prodotti, cui si sommano le acquisizioni dovute a nuove ed ulteriori indagini (nuove testimonianze, rogatorie, carte provenienti da uffici giudiziari e archivi esteri.
A fronte di tale ricchezza sta la più che precaria situazione della documentazione presso gli archivi italiani: presso la Prefettura di Bologna, che per il periodo in questione non ha versato le proprie carte all’Archivio di Stato, non è stato possibile rintracciare pressoché alcuno dei documenti che vengono citati nelle indagini. Una ricerca condotta da Paolo Pezzino in qualità di consulente tecnico d’ufficio del Procuratore militare di La Spezia dall’ottobre 2002 al gennaio 2003 non ha infatti portato nessun risultato di rilievo: i fascicoli trovati in un deposito provvisorio, accumulati senza alcun ordine, senza inventario, e soggetti a grave deterioramento (tanto più grave ove si consideri la rilevanza documentaria di queste carte per la storia del territorio bolognese), esaminati ad uno ad uno, hanno portato al rinvenimento di pochi documenti, peraltro già tutti presenti tra gli atti del processo Reder o nel fascicolo rinvenuto presso Palazzo Cesi, sede della Procura generale militare, a Roma.
Un esito non dissimile hanno prodotto ricerche presso altre istituzioni archivistiche italiane: l’Archivio centrale dello Stato, a Roma, conserva nei fondi della Repubblica sociale italiana (rsi), in particolare la segreteria del duce e quella del capo della polizia, alcuni documenti successivi il massacro, in particolare una corrispondenza tra Mussolini e le gerarchie politiche e militari tedesche in ordine all’eco ed agli effetti negativi prodotti dagli eccidi delle truppe germaniche. Dall’Ufficio storico dello stato maggiore dell’esercito e dall’Archivio dell’Arma dei Carabinieri sono emersi solo fogli informativi di scarso rilievo. Parte di essi sono già presenti in copia negli atti processuali, parte si renderanno disponibili quando i documenti della Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause dell\'occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti verranno resi consultabili presso l’Archivio storico della Camera dei deputati (gli atti e i resoconti stenografici dei lavori della Commissione sono già disponibili sul sito web della Camera, sia pubblicati a stampa e in cd). Presso l’Archivio dell’Istituto Ferruccio Parri di Bologna sono conservati scarni documenti relativi all’attività militare della brigata Stella rossa e ai suoi rapporti con il cumer.
Infine, a Marzabotto, presso la sede del Parco storico di Monte Sole, istituito con una legge regionale del maggio 1989, opera il Centro di documentazione sulla storia della Resistenza e degli eccidi nel territorio di Monte Sole: oltre ad una biblioteca, esso conserva diversi fondi documentari, alcuni in originale (ad esempio, l’Archivio del Comitato regionale per le onoranze ai caduti di Marzabotto), altri in copia da archivi stranieri (in particolare dai nal, ma anche da fondi tedeschi, sudafricani, statunitensi) e da donazioni di studiosi e protagonisti delle vicende; sono inoltre attive una fototeca ed una videoteca che riuniscono materiali iconografici, film e documentari. Una descrizione di queste raccolte ed una elencazione dei materiali è nel “Quaderno storico” Lotta di liberazione ed eccidi nazifascisti sull’altopiano di Monte Sole, a cura di Beatrice Magni, Consorzio di gestione del Parco storico di Monte Sole, Bologna 2000.”