Savarna e Camerlona, Ravenna, 26.08.1944

(Ravenna - Emilia-Romagna)

Savarna e Camerlona, Ravenna, 26.08.1944

Savarna e Camerlona, Ravenna, 26.08.1944
Descrizione

Località Savarna e Camerlona, Ravenna, Ravenna, Emilia-Romagna

Data 26 agosto 1944

Matrice strage Nazifascista

Numero vittime 11

Numero vittime uomini 11

Numero vittime uomini adulti 10

Numero vittime uomini anziani 1

Descrizione: In agosto la popolazione mostra chiarissimi segni di insofferenza per il protrarsi della guerra. L’8 del mese Buffarini mette al corrente il duce di un suo colloquio con l’ambasciatore Rahn sulla situazione agricola di Ravenna, facendogli presente che sul raccolto granario dell’annata che aveva raggiunto 1.600.000 q.li le truppe tedesche prelevano 1.000 q.li al giorno; che esiste una produzione eccezionale di barbabietole di 3.000. 000 di q.li che andrà per i due terzi perduta per mancanza di carbone; che anche la frutta andrà perduta per mancanza di mezzi di trasporto dato che la prefettura ha un solo camion a disposizione. Nella stessa circostanza Buffarini fa «poi presente all’ambasciatore Rahn quanto avv[iene] in Romagna ad opera delle truppe operanti (saccheggi, furti, violenze ecc.)». Buffarini prosegue nella sua relazione al duce in questo modo: «[Rahn] mi ha detto che farà tutto presente al maresciallo Kesselring e mi ha pregato di riferirvi che avendo voi probabilmente occasione di vedere quest’ultimo vi compiacciate di rappresentarlo anche direttamente allo stesso».
Il 1° settembre il capo della provincia Grazioli ravvisa un miglioramento nei rapporti con le truppe tedesche ma di fatto, nei confronti della popolazione, queste proseguono le razzie. Pur contraddicendosi Grazioli deve ammettere che «il comando militare germanico di Piazza praticamente non conta nulla perché i reparti fanno quello che vogliono. Mancando quindi un’autorità di indirizzo ogni comandante di presidio germanico si regola come meglio crede. Ad esempio si timbrano le carte di identità presso i comandi germanici, previo pagamento di una somma che va da 5 a 20 lire, a seconda delle disposizioni dei vari comandanti. Tale timbro non vale nulla perché poi nei rastrellamenti chi ne è in possesso viene ugualmente fermato e portato al lavoro obbligatorio».
Se in agosto è ormai inequivocabile che i tedeschi usano la popolazione italiana come strumento strategico per proseguire la guerra e non si fanno scrupoli ad attuare i terribili bandi di Kesselring, è altresì chiaro che i primi a farsi scudo di queste disposizioni sono gli stessi fascisti.
Da giugno a settembre si assiste ad un aumento dei casi di strage e omicidio mentre le azioni partigiane in luglio, agosto e settembre restano attorno alle 200 mensili, per dimezzarsi in ottobre.
In agosto, in seguito all’avvicinarsi del fronte, il CUMER ordina l’intensificazione delle azioni di sabotaggio soprattutto per quanto riguarda le vie di comunicazione stradali e ferroviarie. Per i tedeschi diviene quindi costante il problema delle retrovie sicure al fine non solo di garantire rifornimenti di ogni genere, ma anche allo scopo di assicurarsi una veloce via di fuga. Sempre all’inizio di agosto, il CUMER incita all’uccisione degli «invasori», evidenziando come esistano ancora reparti che «evitano sistematicamente il combattimento con i tedeschi» anche laddove è possibile arrecare loro molte più perdite di quelle che i partigiani potrebbero subire». In merito a quest’ultimo punto, il CUMER sostiene che è estremamente strategico generalizzare la lotta contro il tedesco, perché solo in questo modo il nemico si renderà conto che le rappresaglie producono effetti contrari e inaspriscono la popolazione più che terrorizzarla. Allo stesso tempo, colpire i tedeschi significa colpire anche i fascisti i quali compiono crimini efferati a seguito della protezione tedesca.

In questo contesto si inserisce una delle due stragi del 26 agosto. L'altra viene compiuta a Filetto, una località sita all'estremità opposta del Comune di Ravenna.

Il 26 agosto un gruppo di partigiani del distaccamento “Terzo Lori” esegue un attentato lungo la statale 16 fra Mezzano e Ravenna, lontano da case abitate. Nell’agguato all’autocolonna tedesca un soldato resta ucciso. La rappresaglia è immediata. Le carceri di Ravenna sono ancora piene dopo la strage fascista del ponte degli Allocchi del giorno prima e i tedeschi chiedono ad Andreani alcuni uomini da fucilare. Andreani ne consegna 11 fra i quali Ivo Calderoni, Giuseppe Fiammenghi e i tre Orsini già arrestati nei giorni precedenti. L’impiegato Stefano Miccoli invece viene arrestato la mattina stessa dai brigatisti Capanna e Gamberini che lo conducono in carcere. Appresa la notizia, la moglie Maria Ghiselli va a cercare il marito e lo vede a piedi con altri 10 arrestati, sorvegliati da militari tedeschi. Gli 11 uomini sono fatti salire su due camion e trasportati 6 a Camerlona, 5 a Savarna.
A Camerlona, verso le 8, circa un’ora dopo la strage, l’odontotecnico Cortese Fabbri sta transitando in quella località quando vede a terra 6 cadaveri irriconoscibili per le ferite e il sangue che li imbratta. Inchiodato ad un albero legge un cartello che con grafia gotica porta la scritta «Qui furono uccisi sei partigiani per aver ucciso un camerata tedesco». Fabbri è fermato e obbligato ad aiutare i soldati a scavare una fossa. L’esecuzione è stata compiuta da soldati tedeschi ma sul luogo sono presenti anche alcuni brigatisti in uniforme nazista. A morire sono: Giulio Lolli, Pietro Lucci, Lino Mascalzoni, Stefano Miccoli, Ermidio Salvatori e Vincenzo Zanzi.
Le altre 5 vittime designate sono uccise invece a Savarna, nel luogo dove è stato ferito un soldato tedesco. Mentre i 6 uccisi di Camerlona sono stati fucilati, questi 5 sono impiccati. Tutti quanti sono stati catturati alcuni giorni prima durante il rastrellamento per attuare la rappresaglia in seguito all’uccisione del brigatista Bedeschi Leonida. In carcere erano avvisati della loro sorte e ciò aveva spinto gli Orsini a scrivere gli ultimi pensieri per i loro cari.

«Addio, Renza, addio: ti ho chiesto un giorno la promessa che tu non ti cristallizzerai in un ricordo se fosse successo quello che sta ora per succedere. Ricordati solo di me per i tuoi figlioli. Addio, Mamma, addio a tutti Luciano

Addio, mamma, addio a tutti, mamma adorata muoio sereno e tu cerca di essere forte e stare con Lucia. Ti bacio e a te l’ultimo pensiero. Nello
Bacio Gilda e Bruna

Addio cari tutti, mamma, Emma, Fulvia, Renza e tutti miei cari Baci Aristide»

Gli Orsini erano popolari antifascisti lughesi. Il ventiduenne Luciano, che nello scrivere alla fidanzata Renza assume la posizione di colui che è preparato alla morte, nel periodo badogliano aveva partecipato ad una riunione di repubblicani dai quali era stato nominato capo militare.
La cattura sua, del padre e del cugino, pur se in conseguenza dell’uccisione di Bedeschi, era stata decretata dal fascio di Lugo per ragioni non solo politiche.
Infatti tra i brigatisti che il 22 agosto avevano compiuto il rastrellamento a Villa S. Martino vi erano anche Gian Luigi Callegari e Luigi Sangiorgi i quali, insieme a Antonio Ronchi, si erano offerti volontari per catturare gli Orsini. I primi due covavano vecchi rancori e più di una persona li aveva sentiti in precedenza minacciare Aristide. Quando Renza Gallignani si era offerta come ostaggio al posto di Luciano, Ronchi aveva rifiutato rassicurandola che i tre uomini sarebbero stati rilasciati subito dopo l’interrogatorio.
Quattro giorni dopo sono, invece, impiccati insieme a Giuseppe Fiammenghi e Ivo Calderoni.
Solo il 25 marzo 1945, 5 corpi di coloro che sono stati uccisi il 26 agosto 1944 saranno trasferiti a Borgo Saffi di Ravenna per essere seppelliti nel cimitero locale. Alla cerimonia funebre presenzieranno un migliaio di persone mentre i feretri saranno scortati da un plotone di partigiani e seguiti dal gonfalone del Municipio.

Modalità di uccisione: fucilazione,impiccagione

Tipo di massacro: rappresaglia

Estremi e note penali: Andreani Giacomo, imputato di aver collaborato col tedesco invasore [e oltretutto ] di aver consegnato 11 prigionieri ai tedeschi che poi li fucilarono il 26 agosto 1944. Con sentenza del 18 febbraio 1947 la corte lo giudica colpevole di collaborazionismo sia politico che militare nonché di delitti di omicidio aggravati dalla premeditazione e da futili motivi, oggetto del capo d’imputazione e lo condanna alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena oltre alle conseguenze di legge. Dispone la confisca totale dei beni. Con declaratoria di questo tribunale in data 23/01/1954 all’Andreani Giacomo veniva commutata la pena di morte in quella della reclusione per anni 10 per il resto di cui alla stessa sentenza. Con declaratoria 29/09/1959 a favore di Andreani Giacomo il tribunale di Ravenna veduto il decreto del PR 11/07/1959 n. 460 (art. 1 lett. A) dichiara estinto il reato di cui sopra.

Capanna Antonio imputato [oltretutto] di avere in correità con altri e con premeditazione cagionato per fine fascista la morte di Miccoli Stefano al fine di concretizzare il delitto di collaborazione coi tedeschi catturando il Miccoli e consegnandolo ai tedeschi perché l’uccidessero. Con sentenza del 4/08/45 la corte lo giudica colpevole di collaborazione e lo condanna quindi alla pena di morte mediante la fucilazione alla schiena. Ordina che la presente sia, per estratto, affissa nel comune di Ravenna e pubblicata sui giornali locali ‘Democrazia’ e ‘Voce di Romagna’. Con sentenza 29.8.45 la Sezione speciale della Corte di Cassazione di Milano rigetta il ricorso interposto dall’imputato. Eseguita la sentenza alle ore 7 del giorno 23.12.45 mediante la fucilazione alla schiena del condannato, giunta comunicazione in data 26.12.45 in questa Procura.

Casadei Edio imputato [oltretutto] di avere partecipato il 19 agosto 1944 all’operazione di arresto di due o tre individui ostili ai nazi fascisti, uno dei quali, tale Lolli che fu fucilato otto giorni dopo dai tedeschi alla Camerlona. Con sentenza del 7/08/45 la corte lo giudica colpevole di collaborazione col tedesco con le attenuanti generiche e dell’età minore degli anni 18. Letti ed applicati gli art. I DLL 22.4.45 n.142 e art. 5 DLL 27.7.44 n.159, 98 CP, 483,488 CPP e lo condanna ad anni sei e mesi otto di reclusione col pagamento delle spese processuali e di custodia preventiva, con le altre conseguenze di legge.

Buda Sante imputato [oltretutto] di avere proceduto con altri alla cattura di Fiammenghi Giuseppe, di Zotti Emilio e di certo Zanni (?)che furono poi uccisi, il primo a Ravenna e gli altri due a Camerlona. Con sentenza del 6/09/45 la corte lo giudica colpevole del delitto di collaborazione, restando nello stesso assorbite le altre imputazioni e lo condanna quindi alla pena della reclusione per anni trenta, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, all’interdizione legale durante l’espiazione della pena ed al pagamento delle spese processuali. La Corte di Cassazione con sentenza 23.7.46 annullava la suesposta sentenza e rinviava il processo per nuovo esame, alla Corte di Assise di Forlì.

Siboni Anselmo imputato [oltretutto] d’avere, il 19 agosto 1944, con altri, fatto salire in Federazione Calderoni Ivo, poi impiccato a Savarna, e di avere, il 20 stesso mese, beffeggiato la madre del Calderoni che reclamava la restituzione della bicicletta del figlio dicendo che invece si interessasse del figlio che non avrebbe più rivisto. Con sentenza del 28/09/45 la corte lo giudica colpevole del delitto di collaborazione restando nello stesso assorbite le altre imputazioni e lo condanna quindi alla pena della reclusione per anni 20, alla interdizione perpetua dai pubblici uffici, all’interdizione legale durante l’espiazione della pena ed al pagamento delle spese processuali. La corte di cassazione con sentenza 21.1.47 ha annullato la suestesa sentenza rinviando per nuovi esami alla sezione specifica ‘Corte di assise di Bologna’.

Morigi Sergio, imputato di reato di collaborazionismo per aver [oltretutto] arrestato Fiammenghi Giuseppe che fu poi impiccato il 26 agosto a Savarna. Con sentenza del 20/07/1945 la corte lo giudica colpevole del reato ascrittogli e quindi lo condanna alla pena di morte mediante fucilazione nella schiena. Ordina che l’esito della presente sia affisso nel comune di Ravenna e pubblicato nel giornale ‘democrazia’ di Ravenna. Esecuzione avvenuta alle ore 6 del 12 ottobre 1945 nel recinto del tiro a segno Nazionale, via Dall’Aggio di Ravenna, giunta comunicazione del PM n. 24 CP in data 12.10.45.

Callegari Gian Luigi, imputato di reato di collaborazionismo per aver [oltretutto] per aver partecipato alla cattura ed uccisione di Orsini Aristide e Nello. Con sentenza del 26/02/1947 la corte lo giudica colpevole di collaborazionismo politico in concorso dei reati di omicidio in persona degli Orsini e lo condanna alla reclusione per anni 20, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e al pagamento delle spese processuali.
Con sentenza in data 17.9.47 la Corte di Cassazione annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il Callegari non ha commesso il fatto, ordina l’escarcerazione se non detenuto per altra causa.

Ronchi Antonio, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l'aver partecipato alla cattura di Orsini Aristide ed altri. Con sentenza del 26/02/1947 la corte lo giudica colpevole di collaborazionismo politico e concesse le attenuanti generiche nei delitti di omicidio premeditato, compiuti per futili motivi, visti gli art. 58 cpmg, 575, 577 n.3 e 4, 65 cp comune nonché i disposti di legge di cui nel capo d’imputazione, lo condanna alla reclusione per anni venti, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici ed al pagamento delle spese processuali.
Con sentenza in data 5.6.48 la Cassazione annulla senza rinvio la sentenza dichiarando inesistente il concorso di esso Ronchi in fatti di omicidio e il fine di lucro nel reato di collaborazionismo politico a lui ascritto e conseguentemente estinto il reato stesso per amnistia. Revoca il mandato di cattura emesso a carico del Ronchi.

Sangiorgi Luigi, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l'aver partecipato alla cattura di Orsini Aristide e Nello successivamente uccisi. Con sentenza del 23/07/1946 la corte lo giudica colpevole del reato ascrittogli in concorso delle circostanze di cui l’art. 62 bis CP e lo condanna a trent’anni di reclusione, a cinque anni di libertà vigilata; alle spese processuali e alle altre conseguenze di legge, compresa la confisca dei beni. Dichiara condonato un terzo di detta pena detentiva.
Con sentenza 9.6.52 la Corte di Cassazione rigetta l’istanza per revisione e condanna il ricorrente al pagamento delle spese. Con declaratoria di questo Tribunale in data 23.1.54 è stata ridotta ad anni 2 la pena inflitta a Sangiorgi Luigi per il reato di cui alla suestesa sentenza. Con declaratoria 29.9.59 a favore di Sangiorgi Luigi il Tribunale di Ravenna, veduto il decreto del DPR 11.7.59 n.460 dichiara estinto il reato per effetto di amnistia.

Pirazzoli Verino, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l'aver partecipato alla cattura ed alla successiva uccisione di Orsini Luciano, Nello e Aristide. Con sentenza del 23/07/1946 la corte dichiara la propria incompetenza ed ordina trasmettersi gli atti alla Corte di Assise di Novara competente per territorio.

Saviotti Serafino, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l'aver partecipato alla cattura ed alla successiva uccisione di Orsini Luciano, Nello e Aristide. Con sentenza del 30/07/1946 la corte lo giudica colpevole del reato ascrittogli nei limiti di cui alla sentenza e con le circostanze indicate nell’art. 62 bis CP e perciò lo condanna ad anni trenta di reclusione, a cinque anni di libertà vigilata, alle spese processuali e alle altre conseguenze di legge compresa la confisca della totalità dei beni. Dichiara condonato un terzo della pena detentiva. Con declaratoria 4.2.50 la Corte d’Appello di Bologna dichiara condonato a favore del Saviotti un anno della pena detentiva, determinando la sentenza della nuova pena al 10.7.54. Con declaratoria 4.2.50 della Corte d’Appello a favore del Saviotti Serafino, ulteriormentecondonato un anno alla pena detentiva, determinando la scadenza della nuova pena 10.7.54
Con declaratoria di questo Tribunale in data 10.4.54 sono stati condonati anni due della pena inflitta._ Riabilitato Saviotti Serafino con sentenza in data 16.XI.60 della Corte d’Appello di Bologna.

Orsini Carlo, imputato di aver collaborato col tedesco invasore [per aver oltretutto] partecipato alla cattura degli Orsini. Con sentenza del 8/10/1946 la corte lo giudica colpevole del reato di collaborazione ascrittogli e lo condanna ad anni 24 di reclusione, alle spese processuali e alle altre conseguenze di legge. Dichiara condonato un terzo della pena come sopra inflitta a sensi del DL 22.6.46 n.4. Ordina la confisca della metà dei beni del condannato.

Ferruzzi Angelo, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l'aver ordinato la cattura degli Orsini. Con sentenza del 25/02/1947 la corte lo giudica colpevole di collaborazionismo politico e militare e di concorso negli omicidi oggetto del capo d’imputazione e visti gli art. 5 DLL 27.7.1944 n.159 e DLL 22.4.45 n.142, 51 e 58 cpmg, 575, 577 n.3 e 4 cp comune lo condanna alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena con le conseguenze di legge.

Pasini Vitaliano, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui la cattura degli Orsini. È condannato alla reclusione per anni 9 e mesi 4 con sentenza dell'11/03/1947. Con sentenza in data 23.2.48 la Corte di cassazione annulla senza rinvio la sentenza ed ordina la scarcerazione se non detenuto per altra causa.

Giacometti Clemente, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui la cattura degli Orsini. Con sentenza del 23/04/1946 la corte lo giudica colpevole del reato di collaborazione ascrittogli e lo condanna ad anni trenta di reclusione, alle spese processuali e alle altre conseguenze di legge. Ordina la confisca dei suoi beni. La Corte di Cassazione con sentenza 13.9.46 ha dichiarato estinto il reato per amnistia ed ha annullato senza rinvio la suestesa sentenza.

Gamberini Giovanni, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui la cattura degli Orsini. Con sentenza del 5/02/1946 la corte lo giudica colpevole dei reati ascrittigli e perciò lo condanna complessivamente ad anni trenta di reclusione, a tre anni di libertà vigilata, alla spese processuali e alle altre conseguenze di legge. Con ordinanza 26.3.46 la Corte di Assise di Ravenna dichiara inammissibile il ricorso ed ordina l’esecuzione della sentenza. Declaratoria 17.7.46, condonati anni 10. Con sentenza in data 9.1.48 la Cassazione annulla senza rinvio la sentenza impugnata nel suo capo relativo ai delitti per i quali il ricorrente è stato assolto per insufficienza di prove in quanto il ricorrente non ha concorso in tali delitti. Rigetta nel resto il ricorso. Con declaratoria 22.2.50 della corte d’appello a favore di Gamberini Giovanni, ulteriormente condonato un anno di reclusione al predetto Gamberini in base al decr. 23.12.49 n.930. Con declaratoria 13.9.1948 della Corte d’appello di Bologna a favore di Gamberini Giovanni, condonati altri dieci anni determinando la pena residua in anni dieci di reclusione in base al decr. 9.2.48 n.32. La Corte d’Assise d’appello di Bologna, con ordinanza in data 26.11.59, dichiara cessata l’esecuzione della condanna ad anni 30 di reclusione e delle pene accessorie inflitte a Gamberini Giovanni, con sentenza in data 6.2.46 della Corte d’assise speciale di Ravenna per il reato di collaborazionismo col tedesco invasore per estinzione del reato stesso per amnistia (DPR 11.7.59 n.460).

Tribunale competente:
Tribunale di Ravenna - Corte d'Assise straordinaria fino alla sentenza del 15 gennaio 1946 e Sezione speciale della Corte d'Assise dalla sentenza del 17 gennaio 1946.

Scheda compilata da Enrica Cavina
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Ultimo aggiornamento dei dati: 2018-01-25 17:14:05

Vittime

Elenco vittime

Uccisi a Camerlona (6):
1. Lolli Giulio, di 63 anni, residente a S. Pietro in Trento, lattoniere.
2. Lucci Pietro, di 37 anni, residente a Glorie di Bagnacavallo, muratore.
3. Mascalzoni Lino, di 19 anni, residente a Mezzano, muratore.
4. Miccoli Stefano, di 51 anni, residente a Ravenna, operaio.
5. Salvatori Ermidio, nato il 9/12/1911 a Fusignano, muratore, risulta partigiano volontario nella 28ª Brigata Garibaldi dall\'8/09/1943.
6. Zanzi Vincenzo, di 44 anni, residente a Ravenna, esercente.

Uccisi a Savarna (5):
7. Calderoni Ivo, di 30 anni, elettricista.
8. Fiammenghi Giuseppe, di 36 anni, calzolaio.
9. Orsini Aristide, nato il 18/02/1899 a Grosseto, commerciante, risulta membro del CLN romagnolo dal settembre 1943.
10. Orsini Luciano, nato il 26/08/1944 a Lugo di Romagna, studente universitario, risulta membro del Comitato organizzativo dei giovani repubblicani romagnoli.
11. Orsini Nello, nato il 25/06/1914 a Lugo, impiegato, risulta partigiano volontario nella 28ª Brigata Garibaldi dall\'1/10/1943.

Elenco vittime civili 7

Lolli Giulio,
Lucci Pietro,
Mascalzoni Lino,
Miccoli Stefano,
Zanzi Vincenzo,
Calderoni Ivo,
Fiammenghi Giuseppe

Elenco vittime partigiani 3

Orsini Aristide,
Orsini Nello,
Salvatori Ermidio

Elenco vittime antifasciste 1

Orsini Luciano

Responsabili o presunti responsabili

Elenco reparti responsabili


29. Brigata nera “Ettore Muti” di Ravenna

Tipo di reparto: Brigata Nera

Elenco persone responsabili o presunte responsabili


  • Angelo Ferruzzi

    Nome Angelo

    Cognome Ferruzzi

    Ruolo nella strage Collaboratore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Ferruzzi Angelo, dottore in scienze economiche e commerciali, fu nominato segretario politico di Lugo nel maggio 1944. L’inizio del segretariato fu contrassegnato da un senso di umana comprensione, ma l’ulteriore esercizio delle funzioni s’uniformò alla corrente imperante: collaborazione col tedesco invasore e lotta senza quartiere agli avversari politici sino alla loro soppressione. Successore di Aldo Guerra nel segretariato fu comandante della BN di Lugo.

    Note procedimento Ferruzzi Angelo, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l\'aver ordinato la cattura degli Orsini. Con sentenza del 25/02/1947 la corte lo giudica colpevole di collaborazionismo politico e militare e di concorso negli omicidi oggetto del capo d’imputazione e visti gli art. 5 DLL 27.7.1944 n.159 e DLL 22.4.45 n.142, 51 e 58 cpmg, 575, 577 n.3 e 4 cp comune lo condanna alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena con le conseguenze di legge.

    Tipo di reparto fascista Brigata Nera

    Nome del reparto 29. Brigata Nera “Ettore Muti” di Ravenna/Distaccamento di Lugo

  • Anselmo Siboni

    Nome Anselmo

    Cognome Siboni

    Ruolo nella strage Collaboratore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Siboni Anselmo, imputato di procedimento.

    Note procedimento Siboni Anselmo imputato [oltretutto] d’avere, il 19 agosto 1944, con altri, fatto salire in Federazione Calderoni Ivo, poi impiccato a Savarna, e di avere, il 20 stesso mese, beffeggiato la madre del Calderoni che reclamava la restituzione della bicicletta del figlio dicendo che invece si interessasse del figlio che non avrebbe più rivisto. Con sentenza del 28/09/45 la corte lo giudica colpevole del delitto di collaborazione restando nello stesso assorbite le altre imputazioni e lo condanna quindi alla pena della reclusione per anni 20, alla interdizione perpetua dai pubblici uffici, all’interdizione legale durante l’espiazione della pena ed al pagamento delle spese processuali. La corte di cassazione con sentenza 21.1.47 ha annullato la suestesa sentenza rinviando per nuovi esami alla sezione specifica ‘Corte di assise di Bologna’.

  • Antonio Capanna

    Nome Antonio

    Cognome Capanna

    Ruolo nella strage Collaboratore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Capanna Antonio, imputato di procedimento.

    Note procedimento Capanna Antonio imputato [oltretutto] di avere in correità con altri e con premeditazione cagionato per fine fascista la morte di Miccoli Stefano al fine di concretizzare il delitto di collaborazione coi tedeschi catturando il Miccoli e consegnandolo ai tedeschi perché l’uccidessero. Con sentenza del 4/08/45 la corte lo giudica colpevole di collaborazione e lo condanna quindi alla pena di morte mediante la fucilazione alla schiena. Ordina che la presente sia, per estratto, affissa nel comune di Ravenna e pubblicata sui giornali locali ‘Democrazia’ e ‘Voce di Romagna’. Con sentenza 29.8.45 la Sezione speciale della Corte di Cassazione di Milano rigetta il ricorso interposto dall’imputato. Eseguita la sentenza alle ore 7 del giorno 23.12.45 mediante la fucilazione alla schiena del condannato, giunta comunicazione in data 26.12.45 in questa Procura.

  • Antonio Ronchi

    Nome Antonio

    Cognome Ronchi

    Ruolo nella strage Collaboratore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Ronchi Antonio, agente del RACI, fu iscritto nel 1922 al pnf, squadrista, rimpatriato dall’A(…) nel 1923 per motivi di pubblica sicurezza, aderì al pfr e si arruolò nella Brigata Nera di Lugo all\'interno della quale assunse l\'incarico di capo squadra.

    Note procedimento Ronchi Antonio, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l\'aver partecipato alla cattura di Orsini Aristide ed altri. Con sentenza del 26/02/1947 la corte lo giudica colpevole di collaborazionismo politico e concesse le attenuanti generiche nei delitti di omicidio premeditato, compiuti per futili motivi, visti gli art. 58 cpmg, 575, 577 n.3 e 4, 65 cp comune nonché i disposti di legge di cui nel capo d’imputazione, lo condanna alla reclusione per anni venti, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici ed al pagamento delle spese processuali. Con sentenza in data 5.6.48 la Cassazione annulla senza rinvio la sentenza dichiarando inesistente il concorso di esso Ronchi in fatti di omicidio e il fine di lucro nel reato di collaborazionismo politico a lui ascritto e conseguentemente estinto il reato stesso per amnistia. Revoca il mandato di cattura emesso a carico del Ronchi.

    Tipo di reparto fascista Brigata Nera

    Nome del reparto 29. Brigata Nera “Ettore Muti” di Ravenna/Distaccamento di Lugo

  • Carlo Orsini

    Nome Carlo

    Cognome Orsini

    Ruolo nella strage Collaboratore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Orsini Carlo, imputato di procedimento.

    Note procedimento Orsini Carlo, imputato di aver collaborato col tedesco invasore [per aver oltretutto] partecipato alla cattura degli Orsini. Con sentenza del 8/10/1946 la corte lo giudica colpevole del reato di collaborazione ascrittogli e lo condanna ad anni 24 di reclusione, alle spese processuali e alle altre conseguenze di legge. Dichiara condonato un terzo della pena come sopra inflitta a sensi del DL 22.6.46 n.4. Ordina la confisca della metà dei beni del condannato.

  • Clemente Giacometti

    Nome Clemente

    Cognome Giacometti

    Ruolo nella strage Collaboratore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Giacometti Clemente, imputato di procedimento.

    Note procedimento Giacometti Clemente, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui la cattura degli Orsini. Con sentenza del 23/04/1946 la corte lo giudica colpevole del reato di collaborazione ascrittogli e lo condanna ad anni trenta di reclusione, alle spese processuali e alle altre conseguenze di legge. Ordina la confisca dei suoi beni. La Corte di Cassazione con sentenza 13.9.46 ha dichiarato estinto il reato per amnistia ed ha annullato senza rinvio la suestesa sentenza.

  • Edio Casadei

    Nome Edio

    Cognome Casadei

    Ruolo nella strage Collaboratore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Casadei Edio, imputato di procedimento.

    Note procedimento Casadei Edio imputato [oltretutto] di avere partecipato il 19 agosto 1944 all’operazione di arresto di due o tre individui ostili ai nazi fascisti, uno dei quali, tale Lolli che fu fucilato otto giorni dopo dai tedeschi alla Camerlona. Con sentenza del 7/08/45 la corte lo giudica colpevole di collaborazione col tedesco con le attenuanti generiche e dell’età minore degli anni 18. Letti ed applicati gli art. I DLL 22.4.45 n.142 e art. 5 DLL 27.7.44 n.159, 98 CP, 483,488 CPP e lo condanna ad anni sei e mesi otto di reclusione col pagamento delle spese processuali e di custodia preventiva, con le altre conseguenze di legge.

  • Giacomo Andreani

    Nome Giacomo

    Cognome Andreani

    Ruolo nella strage Collaboratore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Iscritto al PNF dal 2 giugno 1926, Andreani entrò nel libro paga della federazione per i servizi forniti in qualità di direttore di una società di vigilanza, «società sorta sotto gli auspici della federazione con lo scopo di poter anche fornire delle informazioni di carattere politico». Quando Luciano Rambelli, continuatore della corrente di Giuseppe Frignani prima guida del fascismo ravennate, fu nominato federale nel 1934, lo assunse come guardia del corpo insieme a Leonida Bedeschi per la cui uccisione nell’estate del 1944 fu decisa la strage del ponte degli Allocchi. Il gruppo di cui Rambelli faceva parte resse le sorti della città fino al 1940 quando Ettore Muti, leader della corrente avversa, promosse, in qualità di segretario del PNF, un’ispezione che mise in rilievo le frodi perpetrate per quasi un ventennio da Frignani e i suoi uomini. Mentre Rambelli veniva allontanato dal capoluogo ravennate con una promozione alla presidenza di un consorzio agrario del Lazio e Frignani veniva «invitato a disinteressarsi della situazione politica di Ravenna e a dimettersi da consigliere della locale Cassa di Risparmio», Andreani veniva esonerato dall’ufficio che rivestiva presso la federazione. Da allora fino alla costituzione delle squadre d’azione della RSI si appartò completamente dedicandosi al commercio di vini e di acque minerali. Nel periodo in cui Andreani aveva lavorato per Rambelli era divenuto pratico della composizione politica della città e di varie forme di estorsione, tant’è che ancora nel giugno 1941 in una relazione riservata sulla situazione morale e politica della provincia si ricordavano quegli anni come un «fenomeno di gangsterismo politico». Andreani, che negli anni Trenta aveva provveduto alla schedatura di tutti gli iscritti al fascio ravennate, aveva contemporaneamente prodotto schedari, il cui impianto e aggiornamento era stato reso possibile mediante la collaborazione dell’ufficio anagrafe, «dei comunisti, degli antifascisti e dei non iscritti in genere con tutte le indicazioni concernenti l’attività, le vicende, le abitudini, le punizioni, i precedenti penali, ecc… Dato l’ascendente (chiamiamolo così) che Andreani aveva sulla popolazione di Ravenna e provincia non si può negare che la sua scelta nell’organizzazione dei veglioni e delle lotterie sia stata felice. Infatti tutti si premuravano di rispondere sollecitamente agli inviti e nessun biglietto rimaneva invenduto!». Montefusco, autore dell’ispezione del 1940 aveva riscontrato che Andreani aveva gestito al di fuori della federazione l’organizzazione di veglioni mascherati a favore delle opere assistenziali di cui la federazione si faceva promotrice. Andreani emetteva ricevute personali e solitamente registrava a fine operazione un avanzo tra incassi e spese di poco più di mille lire. Non era dunque possibile stabilire la correttezza delle operazioni ma di certo la procedura non era legale. Quando Grazioli fu nominato capo della provincia, Andreani, come molti altri della “vecchia guardia”, riguadagnò potere e con l’istituzione delle BN un ruolo di comando di fatto. La scelta di Andreani, alla luce di quanto ricostruito, non era dunque solo legata alla sua esperienza del tessuto sociale del capoluogo. Andreani era un uomo sicuro per chi avesse voluto compiere azioni illegali e abusi di potere. Dopo il trasferimento a Ferrara, Andreani portò con sé gran parte del “bottino” recuperato nei giorni precedenti la fuga. Si trasferì con la brigata in un primo momento a Nogara dove stazionò per circa due mesi. Nel gennaio 1945 si spostò a Orgiano e nel marzo 1945 un’ultima volta a Intra fino alla completa disfatta dell’esercito nazista e fascista. Prima della disfatta riuscì a fuggire tant’è che fu processato in contumacia e condannato alla pena di morte il 18 febbraio 1947. Con declaratoria del 23 gennaio 1954 il tribunale di Ravenna gli commutò la pena di morte in quella della reclusione per 10 anni e con declaratoria del 29 settembre 1959 il suo reato fu dichiarato estinto. Andreani fu espressione di una gruppo di brigatisti che aveva già espresso la sua propensione all’uso della violenza e della frode durante il regime. Nato nel 1906, Andreani aveva già quasi 40 anni quando fu posto al comando di fatto della BN ravennate, mentre completamente altra fu l’esperienza dei comandanti della BN di Lugo, Massa Lombarda e Faenza.

    Note procedimento Andreani Giacomo, imputato di aver collaborato col tedesco invasore [e oltretutto ] di aver consegnato 11 prigionieri ai tedeschi che poi li fucilarono il 26 agosto 1944. Con sentenza del 18 febbraio 1947 la corte lo giudica colpevole di collaborazionismo sia politico che militare nonché di delitti di omicidio aggravati dalla premeditazione e da futili motivi, oggetto del capo d’imputazione e lo condanna alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena oltre alle conseguenze di legge. Dispone la confisca totale dei beni. Con declaratoria di questo tribunale in data 23/01/1954 all’Andreani Giacomo veniva commutata la pena di morte in quella della reclusione per anni 10 per il resto di cui alla stessa sentenza. Con declaratoria 29/09/1959 a favore di Andreani Giacomo il tribunale di Ravenna veduto il decreto del PR 11/07/1959 n. 460 (art. 1 lett. A) dichiara estinto il reato di cui sopra.

    Tipo di reparto fascista Brigata Nera

    Nome del reparto 29. Brigata nera “Ettore Muti” di Ravenna

  • Gian Luigi Callegari

    Nome Gian Luigi

    Cognome Callegari

    Ruolo nella strage Collaboratore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Callegari Gian Luigi, imputato di procedimento.

    Note procedimento Callegari Gian Luigi, imputato di reato di collaborazionismo per aver [oltretutto] per aver partecipato alla cattura ed uccisione di Orsini Aristide e Nello. Con sentenza del 26/02/1947 la corte lo giudica colpevole di collaborazionismo politico in concorso dei reati di omicidio in persona degli Orsini e lo condanna alla reclusione per anni 20, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e al pagamento delle spese processuali. Con sentenza in data 17.9.47 la Corte di Cassazione annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il Callegari non ha commesso il fatto, ordina l’escarcerazione se non detenuto per altra causa.

  • Giovanni Gamberini

    Nome Giovanni

    Cognome Gamberini

    Ruolo nella strage Collaboratore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Gamberini Giovanni, imputato di procedimento.

    Note procedimento Gamberini Giovanni, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui la cattura degli Orsini. Con sentenza del 5/02/1946 la corte lo giudica colpevole dei reati ascrittigli e perciò lo condanna complessivamente ad anni trenta di reclusione, a tre anni di libertà vigilata, alla spese processuali e alle altre conseguenze di legge. Con ordinanza 26.3.46 la Corte di Assise di Ravenna dichiara inammissibile il ricorso ed ordina l’esecuzione della sentenza. Declaratoria 17.7.46, condonati anni 10. Con sentenza in data 9.1.48 la Cassazione annulla senza rinvio la sentenza impugnata nel suo capo relativo ai delitti per i quali il ricorrente è stato assolto per insufficienza di prove in quanto il ricorrente non ha concorso in tali delitti. Rigetta nel resto il ricorso. Con declaratoria 22.2.50 della corte d’appello a favore di Gamberini Giovanni, ulteriormente condonato un anno di reclusione al predetto Gamberini in base al decr. 23.12.49 n.930. Con declaratoria 13.9.1948 della Corte d’appello di Bologna a favore di Gamberini Giovanni, condonati altri dieci anni determinando la pena residua in anni dieci di reclusione in base al decr. 9.2.48 n.32. La Corte d’Assise d’appello di Bologna, con ordinanza in data 26.11.59, dichiara cessata l’esecuzione della condanna ad anni 30 di reclusione e delle pene accessorie inflitte a Gamberini Giovanni, con sentenza in data 6.2.46 della Corte d’assise speciale di Ravenna per il reato di collaborazionismo col tedesco invasore per estinzione del reato stesso per amnistia (DPR 11.7.59 n.460).

  • Luigi Sangiorgi

    Nome Luigi

    Cognome Sangiorgi

    Ruolo nella strage Collaboratore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Sangiorgi Luigi, imputato di procedimento.

    Note procedimento Sangiorgi Luigi, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l\'aver partecipato alla cattura di Orsini Aristide e Nello successivamente uccisi. Con sentenza del 23/07/1946 la corte lo giudica colpevole del reato ascrittogli in concorso delle circostanze di cui l’art. 62 bis CP e lo condanna a trent’anni di reclusione, a cinque anni di libertà vigilata; alle spese processuali e alle altre conseguenze di legge, compresa la confisca dei beni. Dichiara condonato un terzo di detta pena detentiva. Con sentenza 9.6.52 la Corte di Cassazione rigetta l’istanza per revisione e condanna il ricorrente al pagamento delle spese. Con declaratoria di questo Tribunale in data 23.1.54 è stata ridotta ad anni 2 la pena inflitta a Sangiorgi Luigi per il reato di cui alla suestesa sentenza. Con declaratoria 29.9.59 a favore di Sangiorgi Luigi il Tribunale di Ravenna, veduto il decreto del DPR 11.7.59 n.460 dichiara estinto il reato per effetto di amnistia.

  • Sante Buda

    Nome Sante

    Cognome Buda

    Ruolo nella strage Collaboratore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Buda Sante, imputato di procedimento.

    Note procedimento Buda Sante imputato [oltretutto] di avere proceduto con altri alla cattura di Fiammenghi Giuseppe, di Zotti Emilio e di certo Zanni (?)che furono poi uccisi, il primo a Ravenna e gli altri due a Camerlona. Con sentenza del 6/09/45 la corte lo giudica colpevole del delitto di collaborazione, restando nello stesso assorbite le altre imputazioni e lo condanna quindi alla pena della reclusione per anni trenta, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, all’interdizione legale durante l’espiazione della pena ed al pagamento delle spese processuali. La Corte di Cassazione con sentenza 23.7.46 annullava la suesposta sentenza e rinviava il processo per nuovo esame, alla Corte di Assise di Forlì.

  • Serafino Saviotti

    Nome Serafino

    Cognome Saviotti

    Ruolo nella strage Collaboratore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Saviotti Serafino, imputato di procedimento.

    Note procedimento Saviotti Serafino, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l\'aver partecipato alla cattura ed alla successiva uccisione di Orsini Luciano, Nello e Aristide. Con sentenza del 30/07/1946 la corte lo giudica colpevole del reato ascrittogli nei limiti di cui alla sentenza e con le circostanze indicate nell’art. 62 bis CP e perciò lo condanna ad anni trenta di reclusione, a cinque anni di libertà vigilata, alle spese processuali e alle altre conseguenze di legge compresa la confisca della totalità dei beni. Dichiara condonato un terzo della pena detentiva. Con declaratoria 4.2.50 la Corte d’Appello di Bologna dichiara condonato a favore del Saviotti un anno della pena detentiva, determinando la sentenza della nuova pena al 10.7.54. Con declaratoria 4.2.50 della Corte d’Appello a favore del Saviotti Serafino, ulteriormentecondonato un anno alla pena detentiva, determinando la scadenza della nuova pena 10.7.54 Con declaratoria di questo Tribunale in data 10.4.54 sono stati condonati anni due della pena inflitta._ Riabilitato Saviotti Serafino con sentenza in data 16.XI.60 della Corte d’Appello di Bologna.

  • Sergio Morigi

    Nome Sergio

    Cognome Morigi

    Ruolo nella strage Collaboratore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Morigi Sergio, nato in Ravenna nel 1917 ed ivi cresciuto, avviato dapprima al mestiere paterno di barbiere, divenne poi fattorino ed infine impiegato privato, ma dimostratosi fin dall’adolescenza discolo, violento, dedito all’ozio, non trovò mai una stabile occupazione. Dopo il luglio 1943, mentre si trovava sottoposto a procedimento penale per diserzione militare, passò nelle formazioni partigiane svolgendo la propria attività, per oltre quattro mesi, nelle montagne del faentino e dimostrandosi uno dei più accaniti nella lotta contro i tedeschi e contro i fascisti. Ma nella primavera successiva, spinto unicamente da egoistico tornaconto personale, passò dalla parte opposta, mettendo la sua opera a disposizione delle organizzazioni politiche e militari della sedicente repubblica sociale e, suo primo atto, fu quello di approfittare ignobilmente, seguendo i suoi perversi sentimenti, delle stesse relazioni contratte durante la precedente attività per identificare e far catturare gli esponenti maggiori del Comitato di liberazione nazionale. Dal giugno al novembre 1944, l’attività del Morigi trovò un campo d’azione meglio adatto al suo temperamento. In detta epoca militò attivamente nelle squadre d’azione prima e nella brigata nera poi che agivano agli ordini della federazione fascista repubblicana e, pur nella veste di semplice gregario, tanto si distinse per ferocia in ogni azione da acquisire particolare ascendente sui compagni e triste notorietà nella popolazione.

    Note procedimento Morigi Sergio, imputato di reato di collaborazionismo per aver [oltretutto] arrestato Fiammenghi Giuseppe che fu poi impiccato il 26 agosto a Savarna. Con sentenza del 20/07/1945 la corte lo giudica colpevole del reato ascrittogli e quindi lo condanna alla pena di morte mediante fucilazione nella schiena. Ordina che l’esito della presente sia affisso nel comune di Ravenna e pubblicato nel giornale ‘democrazia’ di Ravenna. Esecuzione avvenuta alle ore 6 del 12 ottobre 1945 nel recinto del tiro a segno Nazionale, via Dall’Aggio di Ravenna, giunta comunicazione del PM n. 24 CP in data 12.10.45.

  • Verino Pirazzoli

    Nome Verino

    Cognome Pirazzoli

    Ruolo nella strage Collaboratore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Pirazzoli Verino, imputato di procedimento.

    Note procedimento Pirazzoli Verino, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l\'aver partecipato alla cattura ed alla successiva uccisione di Orsini Luciano, Nello e Aristide. Con sentenza del 23/07/1946 la corte dichiara la propria incompetenza ed ordina trasmettersi gli atti alla Corte di Assise di Novara competente per territorio.

Memorie

Memorie legate a questa strage

  • lapide a via Savarna Vecchia, Conventello, Savarna

    Tipo di memoria: lapide

    Ubicazione: via Savarna Vecchia, Conventello, Savarna

    Descrizione: Lapide posta a Conventello in via Savarna Vecchia.

  • cippo a Camerlona

    Tipo di memoria: cippo

    Ubicazione: Camerlona

    Descrizione: Il cippo che ricorda la parte dell’episodio compiuta a Camerlona si trova a Camerlona a lato della statale Adriatica, ai piedi del vecchio argine del Lamone, nel punto in cui è sovrastato da una villetta, a sinistra in direzione di Ravenna.

Bibliografia


ANPI di Ravenna (a cura di) Eccidi e stragi nazi-fasciste in Provincia di Ravenna.

L. Casali, Diario dell'attività partigiana nel Ravennate dal luglio 1943 alla Liberazione del capoluogo in "La Resistenza in Emilia-Romagna. Numero unico della Deputazione Emilia-Romagna per la Storia della Resistenza e del movimento di Liberazione", Stabilimento Galeati, Imola, 1966, p. 68.

L. Bergonzini, La lotta armata in “L’Emilia Romagna nella guerra di liberazione” a cura di Deputazione Emilia Romagna per la storia della resistenza e della guerra di liberazione, De Donato Editore, Bari, 1975, p. 73.

R. Liverani, Squarci fra i loppi: 25 luglio 1943 – 25 aprile 1945: frammenti di diario fra cronaca e storia nella bassa Romagna, Edizioni CID, Bologna, 1975, p. 68.

B. Nediani, Faenza e Rimini sotto la dittatura. Contributo alla storia dell’antifascismo e della resistenza repubblicana (1919 – 1945), Tipolito Ramberti, Rimini, 15 marzo 1979, p. 59.

G. F. Casadio, R. Cantarelli La Resistenza nel Ravennate. Dalle prime forme di lotta armata alle elezioni amministrative della primavera 1946. Appunti per una storia locale, Edizioni del Girasole, Ravenna, 1980, pp. 55-56.

G. Cantagalli, Messaggio speciale: il nido dell’aquila. La Resistenza a Lugo di Romagna, Walberti Edizioni, Lugo di Romagna, aprile 1985, pp. 78-79.

C. Martelli, Fascismo, Antifasciamo, Resistenza, Guerra di Liberazione a Tredozio e in altri Comuni della Romagna, Grafiche M.D.M., Forlì, marzo 1993, p. 384.

A. F. Babini, Giovecca, anche qui è nata la Resistenza, Comitato Antifascista Giovecca, Bologna, aprile 1980, p. 315.

CGIL-Ravenna, Cinquantesimo anniversario della Resistenza e della Liberazione 1944-1945/1994-1995. La storia nella memoria, Ravenna, luglio 1994, pp. 74-75.

G. Casadio, La memoria della Resistenza nelle iscrizioni dei cippi, lapidi e monumenti della provincia di Ravenna, Longo Editore, Ravenna, 1995, vol. 1, p. 83.

C. Boldrini La Resistenza nel territorio di Lugo. Fatti, cronache, testimonianze, Walter Berti Editore, Lugo di Romagna, 1995, pp. 60.

E. Iezzi, Romagna assassina e assassinata. Donne e uomini protagonisti di efferati delitti storici e di cronaca, Walberti, Lugo di Romagna, marzo 1999, pp. 114-116.

E. Cavina, Crimini di guerra e violenza nazifascista nella provincia di Ravenna tra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945, tesi di dottorato di ricerca in Storia e Informatica - XVI Ciclo, Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, a.a. 2003-2004, prima parte pp. 82, 83, seconda parte p. 50.

Sitografia


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http://www.ultimelettere.it/?page_id=35&ricerca=57
http://www.ultimelettere.it/?page_id=35&ricerca=636

Fonti archivistiche

Fonti

ACS, AF, SPD, RSI, CR, b. 16, fasc. 91.6 rapporti italo-tedeschi, relazioni sulle condizioni dei lavoratori in Germania, relazione urgente dell’8 agosto 1944 di Buffarini; MI, GRSI, AG, b. 5 cat. K. 3 situazione politica delle province, fasc. 183 K3/30 Ravenna situazione politica (ago 1940 – mar 1945), riservata, relazione mensile del 1° settembre 1944 di Emilio Grazioli.

ASRA, GP, b. 95, fasc. Segnalazioni, rapporto del 26 marzo 1945 della questura di Ravenna.

ISRRA, 28° BG, b. C/XX, fasc. h, f. 1, lettera dattiloscritta inviata il 2 agosto 1944 dal CUMER a i comandi di Brigata della zona Emilia Romagna; f. 14, lettera dattiloscritta inviata il 6 agosto 1944 dal CUMER a tutte le formazioni dipendenti.

ATRA, Sentenza Csa e Ca Sez. Speciale 1945-1947, sent. 18/02/47 n. 203 a carico di Giacomo Andreani; sent. 4/8/45 n. 26 a carico di Capanna Antonio; sent. 7/08/45 n. 30 a carico di Casadei Edio; sent. 6/09/45 n. 57 a carico di Buda Sante; sent. 28/09/45 n.101 Siboni Anselmo; sent. 20/07/45 n. 17 a carico di Morigi Sergio; sent. 26/02/47 n. 205 a carico di Gian Luigi Callegari; sent. 26/02/47 n. 206 a carico di Rochi Antonio; sent. 30/07/46 n. 131 a carico di Luigi Sangiorgi; sent. 23/07/46 n. 127 a carico di Pirazzoli Verino; sent. 30/07/46 n. 132 a carico di Saviotti Serafino; sent. 08/10/46 n. 145 a carico di Carlo Orsini; sent. 25/02/47 n. 205 a carico di Ferruzzi Angelo; sent. 11/03/47 n. 209 a carico di Pasini Vitaliano; sent. 23/04/46 n. 70 a carico di Della Cava Giovanni e Giacometti Clemente; sent. 5/02/46 n. 22 a carico di Giovanni Gamberini.

Museo ANPI di Lugo di Romagna, ultima lettera degli Orsini.