VILLA ROTONDA FAENZA 14.10.1944

(Ravenna - Emilia-Romagna)

VILLA ROTONDA FAENZA 14.10.1944

VILLA ROTONDA FAENZA 14.10.1944
Descrizione

Località Villa Rotonda, Faenza, Faenza, Ravenna, Emilia-Romagna

Data 14 ottobre 1944

Matrice strage Fascista

Numero vittime 1

Numero vittime uomini 1

Numero vittime uomini adulti 1

Descrizione: Il 24 settembre Kesselring ordina alle proprie truppe di terminare ogni eccesso di violenza, dichiarando: «il Duce mi ha riferito di casi recenti che risultano rivoltanti per il modo in cui sono stati condotti e che stanno inducendo anche gli elementi pacifici della popolazione a passare dalla parte del nemico o dei partigiani». Tuttavia le logiche di natura militare prevalgono e la popolazione ne risente pesantemente.
Il 7 ottobre, il nuovo capo della provincia Alberto Zaccherini, informa il comando tedesco di piazza di Ravenna, trasferitosi a Lavezzola, di non poter disbrigare vari affari a causa dei rastrellamenti e delle requisizioni che non risparmiano gli impiegati, i beni e i mezzi degli uffici statali. Giornalmente suoi impiegati e agenti di polizia sono «prelevati di forza per la strada e nello stesso atrio della prefettura per essere adibiti a lavori vari. Giornalmente la stessa categoria di persone deve difendere sino a rasentare la possibilità di violenza il possesso della bicicletta di cui si serve per ragioni di lavoro e talvolta gli sforzi sono vani perché la bicicletta è parimenti portata via».
A ciò si devono aggiungere le vere e proprie razzie condotte anche contro il capo della provincia che viene completamente privato della benzina per la sua macchina, del telefono, del telegrafo e di qualsiasi altro mezzo di comunicazione. A queste razzie si accompagnano i rastrellamenti che vengono attuati per garantire le vie di comunicazione strategiche e limitare l'azione dei partigiani. In tale quadro continuano ad essere attuati i sistemi repressivi definiti a inizio estate.

Domenica Montanari abita ad una ventina di metri da Villa S. Prospero, sede della brigata nera di Faenza. Una mattina verso la metà di ottobre vede alcuni brigatisti portare via “Pacon”, Pasquale Astoritti, da alcuni giorni in stato di arresto. Astoritti viene condotto nei pressi di villa Rotonda dei conti Cavina.
È il 14 ottobre. I brigatisti che lo accompagnano sono Arnaldo Landi e Mimo Tosi. Per ordine di Raffaeli lo devono uccidere. Giunti alla villa obbligano Pasquale a scavarsi la fossa. Costui tenta di fuggire ma è ucciso da quattro colpi di pistola sparati da Landi e Tosi. Insieme ne sotterrano il corpo.

Modalità di uccisione: uccisione con armi da fuoco

Tipo di massacro: punitivo

Estremi e note penali: Raffaeli Raffaele, accusato di reato di collaborazionismo per aver [oltretutto] per aver partecipato all’uccisione premeditata di Pasquale Astoritti. Con sentenza del 14/01/47 la corte lo condanna alla pena di morte mediante fucilazione nella schiena. Ordina la confisca dei suoi beni. Con ordinanza 25.6.47 la Corte d’assise sezione speciale di Ravenna dichiara inammissibile il ricorso e ordina l’esecuzione della sentenza. Con sentenza 9.6.50 della corte di cassazione dichiarasi inammissibile il ricorso. Sostituisce alla pena di morte quella dell’ergastolo. Lo condanna a pagare £. 5000 alla cassa delle ammende. Con declaratoria di questo Tribunale in data 23.1.54 è stata commutata in anni dieci di reclusione la pena inflitta a Raffaeli Raffaele per il reato di cui alla suestesa sentenza. Con declaratoria 6.11.59 a favore di Raffaeli Raffaele il Tribunale di Ravenna, veduto il decreto del 11.7.59 n.460 art. 1 lett.A, dichiara estinto il reato per amnistia.

Landi Arnaldo, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l'uccisione di Pasquale Astoritti. Con sentenza dell'1/10/46 la corte lo condanna ad anni trenta di reclusione, alle spese processuali e alle altre conseguenze di legge. Dichiara condonato un terzo della pena come sopra inflitta a sensi del DP 22.6.46 n.4. Ordina la confisca dei beni del condannato.
Con ordinanza 25.6.47 la Corte d’Assise speciale di Ravenna dichiara inammissibile il ricorso ed ordina l’esecuzione della sentenza. Con declaratoria della Corte d’Appello 11.2.50 a favore del Landi Arnaldo, ulteriormente condonato un anno di reclusione.

Tosi Domenico, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l'uccisione di Pasquale Astoritti. Con sentenza del 28/05/46 la corte lo giudica colpevole del reato ascrittogli in concorso delle circostanze di cui l’art. 62 bis CP e lo condanna ad anni trenta di reclusione, a quattro anni di libertà vigilata, spese processuali ed altre conseguenze di legge. Ordina la confisca dei beni del condannato. Sentenza Cassazione 9.6.47 annulla e rinvia alla Corte d’Assise speciale Bologna.

Scheda compilata da ENRICA CAVINA
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Ultimo aggiornamento dei dati: 2016-06-04 09:44:32

Vittime

Elenco vittime

Astoritti Pasquale, di 40 anni, nato il 2/04/1904 ad Argenta, bracciante.

Elenco vittime civili 1

Astoritti Pasquale

Responsabili o presunti responsabili

Elenco reparti responsabili


Elenco persone responsabili o presunte responsabili


  • Arnaldo Landi

    Nome Arnaldo

    Cognome Landi

    Ruolo nella strage Autore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Landi Arnaldo, imputato di procedimento.

    Note procedimento Landi Arnaldo, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l\'uccisione di Pasquale Astoritti. Con sentenza dell\'1/10/46 la corte lo condanna ad anni trenta di reclusione, alle spese processuali e alle altre conseguenze di legge. Dichiara condonato un terzo della pena come sopra inflitta a sensi del DP 22.6.46 n.4. Ordina la confisca dei beni del condannato. Con ordinanza 25.6.47 la Corte d’Assise speciale di Ravenna dichiara inammissibile il ricorso ed ordina l’esecuzione della sentenza. Con declaratoria della Corte d’Appello 11.2.50 a favore del Landi Arnaldo, ulteriormente condonato un anno di reclusione.

  • Domenico Tosi

    Nome Domenico

    Cognome Tosi

    Ruolo nella strage Autore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Tosi Domenico (Mino), imputato di procedimento.

    Note procedimento Tosi Domenico, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l\'uccisione di Pasquale Astoritti. Con sentenza del 28/05/46 la corte lo giudica colpevole del reato ascrittogli in concorso delle circostanze di cui l’art. 62 bis CP e lo condanna ad anni trenta di reclusione, a quattro anni di libertà vigilata, spese processuali ed altre conseguenze di legge. Ordina la confisca dei beni del condannato. Sentenza Cassazione 9.6.47 annulla e rinvia alla Corte d’Assise speciale Bologna.

  • Raffaele Raffaeli

    Nome Raffaele

    Cognome Raffaeli

    Ruolo nella strage Autore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Raffaeli Raffaele lavorava come insegnante elementare quando ventunenne, prima del 25 luglio 1943, ottenne la nomina a segretario politico del fascio faentino. Nella sentenza a suo carico viene descritto come «costituzionalmente criminale, dall\'istinto sanguinario e feroce, privo di sentimento umano». Dopo l\'8 settembre 1943 fu nominato commissario federale di Faenza e dei comuni limitrofi. Sempre dalle sentenza si legge: «Si dichiarò la massima autorità politica locale, arbitro della vita e della morte dei suoi concittadini, senz’essere chiamato a rispondere ad alcun gerarca delle sue azioni delittuose. Organizzatore di rastrellamenti, autore di fucilazioni, rapine, incendi, arresti, sevizie, talora inscenò la parodia di Tribunali straordinari e fu giudice e comandante del plotone di esecuzione. Tutte le azioni criminali consumate in faenza e nei paesi limitrofi dall’8 settembre 1943 al 26 ottobre 1944, quando la Brigata nera, da lui capeggiata, ripiegò al nord, debbono attribuirsi a sua colpa, molte egli diresse personalmente, altre ordinò, approvò e ratificò, se l’iniziativa dei suoi gregari ebbe eventualmente a interpretare o prevenire la manifestazione della sua nefasta volontà». Sfuggito alla cattura al momento della resa, da Tezze giunse a Roma in bicicletta con la moglie in cinta. Qui trovò lavoro, con il nome di Antonio Petani, presso il Collegio di Propaganda Fidei sul Gianicolo. Ottenne in breve la stima di prelati e dottori e quando alla mattina del 5 giugno 1949 suonò alla sua porta la polizia per arrestarlo per i crimini commessi nella provincia di Ravenna, fu ospitato dal Collegio stesso che era sede vaticana extraterritoriale. Vi rimase per 10 anni fino a quando il decreto del 11.7.59 n. 460 dichiarò estinti i suoi reati. Senza mai riuscire a conseguire la laurea iniziò ad insegnare al liceo classico privato Cristo Re. Nel corso della sua carriera da insegnante fu largamente apprezzato dai suoi allievi in particolar modo per la sua umanità. Seppur d’animo severo e intransigente sembrava capace di entrare in empatia con loro appassionandoli alle materie. Sostenitore del concetto di «homo ludens, la cui felicità è di creare disinteressatamente per il semplice desiderio di farlo», visse «in termini estremi» la sua fede cattolica. La scoperta del suo passato sembrò non essere in grado di scalfire la stima suscitata. I più pensarono che egli non fosse stato veramente responsabile di tutti quegli atti di violenza per i quali era stato condannato a morte. Solo monsignor Antonio Nalesso convenne sulla possibilità di suo passato violento: «Lo ricordo con piacere, un professore ottimo, molto preparato e competente, amato dagli studenti, coinvolgeva i ragazzi che erano tutti per lui, uno dei migliori professori del Cristo Re; temperamento passionale, idealista, coerente, un uomo capace di impegnarsi al massimo in ciò che credeva e di credere fortemente in ciò che voleva. Come molti uomini portati all’estremismo nel bene o nel male, anche Raffaeli andava al fondo delle cose e delle idee. Conoscendo il suo carattere nessuna meraviglia della sua militanza nella RSI».

    Note procedimento Raffaeli Raffaele, accusato di reato di collaborazionismo per aver [oltretutto] partecipato all’uccisione premeditata di Pasquale Astoritti. Con sentenza del 14/01/47 la corte lo condanna alla pena di morte mediante fucilazione nella schiena. Ordina la confisca dei suoi beni. Con ordinanza 25.6.47 la Corte d’assise sezione speciale di Ravenna dichiara inammissibile il ricorso e ordina l’esecuzione della sentenza. Con sentenza 9.6.50 della corte di cassazione dichiarasi inammissibile il ricorso. Sostituisce alla pena di morte quella dell’ergastolo. Lo condanna a pagare £. 5000 alla cassa delle ammende. Con declaratoria di questo Tribunale in data 23.1.54 è stata commutata in anni dieci di reclusione la pena inflitta a Raffaeli Raffaele per il reato di cui alla suestesa sentenza. Con declaratoria 6.11.59 a favore di Raffaeli Raffaele il Tribunale di Ravenna, veduto il decreto del 11.7.59 n.460 art. 1 lett.A, dichiara estinto il reato per amnistia

Memorie

Memorie legate a questa strage

  • lapide a Tebano

    Tipo di memoria: lapide

    Ubicazione: Tebano

    Descrizione: Lapide posta a Tebano, presso la chiesa, sull\'incrocio tra le Statali 306 e 302.

Bibliografia


P. Scalini, La notte più buia é prima dell’alba (Ravenna 1944-1945), Galeati, Imola, 1975, p. 181-182.

V. Casadio Strozzi, Faenza anno zero dalla catuta del fascismo alla Liberazione, Stampa Offset Ragazzini & C., Faenza, aprile 1982, p. 130.

G. Casadio La memoria della Resistenza nelle iscrizioni dei cippi, lapidi e monumenti della provincia di Ravenna, Longo Editore, Ravenna, 1995, vol. 2, p. 162.

AA. VV., 1943-1946 Faenza dall’armistizio alla Repubblica, Stefano Casanova Editore, Faenza, 1996, p. 215.

E. Cavina, Crimini di guerra e violenza nazifascista nella provincia di Ravenna tra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945, tesi di dottorato di ricerca in Storia e Informatica - XVI Ciclo, Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, a.a. 2003-2004, seconda parte p. 102.

S. Carnoli, E. Andreini, Camicie nere di Ravenna e Romagna, tra oblio e castigo, ebook, consultabile online su Google libri, p. 375.

Sitografia


Fonti archivistiche

Fonti

ASRA, GQ, Categoria A1, b. 1, fasc. Bandini Bruno, dichiarazione del 26 novembre 1945 di Anna Cornacchia, vedova Bandini; dichiarazione del 24 settembre 1945 di Montanari Domenica.

ATRA, Sentenze Csa e Ca Sez. Speciale 1945-1947, sent. 29/01/47 n. 194 a carico di Mario Bandini; sent. 5/02/47 n. 196 a carico di Cassani Nello; sent. 1/10/46 n. 139 a carico di Landi Arnaldo; sent. 14/01/47 n. 190, a carico di Raffaeli Raffaele; sent. 28/05/46 n. 91 a carico di Tosi Domenico.