RAVENNA 13.07.1944

(Ravenna - Emilia-Romagna)

RAVENNA 13.07.1944

RAVENNA 13.07.1944
Descrizione

Località Ravenna, Ravenna, Ravenna, Emilia-Romagna

Data 13 luglio 1944

Matrice strage Fascista

Numero vittime 1

Numero vittime uomini 1

Numero vittime uomini adulti 1

Descrizione: L'escalation della violenza prosegue per tutta l'estate del 1944. A metà giugno il questore Neri ha ordinato, con la massima segretezza, ad alcuni agenti di PS la compilazione di elenchi di antifascisti, desumendone i nomi dai fascicoli esistenti nell’ufficio politico, per consegnarli alla SS tedesca e alla federazione fascista. Ciò che sin dall'ottobre del 1943 avveniva in modo "informale" per l'individuazione delle vittime delle uccisioni isolate, diventa sistema. Le liste delle persone invise al fascismo sono impiegate sia per la prosecuzione degli omicidi che per l'esecuzione delle stragi. In merito si rileva che mentre queste ultime diventano sempre più frequenti, diminuiscono invece le eliminazioni individuali.

Alle ore 18.30 del 13 luglio il tenente della GNR, La Bianca (Del Bianco?), e un milite si presentano agli uffici dello iutificio di Ravenna sfollati a Porto Fuori. Cercano Jader Giunchi. In seguito ad una brevissima perquisizione di casa sua hanno trovato vari manifesti di propaganda antifascista che sequestrano. Jader è arrestato e portano via. Da quel momento non si hanno più notizie del giovane. I famigliari restano all’oscuro di tutto fino a quando la questura li informa che Giunchi è stato fucilato perché trovato in possesso di armi e di manifesti «sovversivi».
Jader ha ricevuto i manifesti appena un’ora prima della sua cattura, verso le 17.30. A consegnarglieli è stato Tino Errani. La moglie di Giunchi saprà, dalla confessione del tenente La Bianca, che egli è stato informato della consegna da una donna per telefono.
Per capire le dinamiche dell’omicidio bisogna risalire alla mattina del 13 luglio.
Verso le 11, Jader prega la sua collega Emma Pinzi, che si deve recare a Porto Fuori per recapitare della posta, di portargli un libro che si trova nel suo cassetto, non chiuso a chiave, nel refettorio della mensa aziendale. A mezzogiorno Giunchi avverte anche l’aiutante cuoca Adriana Zampiga che una persona andrà a ritirare un pacchetto dal suo cassetto personale.
Nel primo pomeriggio, nello stesso momento in cui scatta l’allarme antiaereo, Pinzi recupera il pacchetto e lo porta con sé nel rifugio dove ritrova anche Zampiga, Tino Errani e Luciana Venturi. Pinzi mostra il pacchetto e insieme ad Errani e a Venturi ne esamina il contenuto. Cessato l’allarme verso le 17.10, Pinzi consegna il pacchetto a Errani perché lo porti a sua volta a casa di Giunchi. Poco dopo aver ricevuto il pacco Jader è arrestato da La Bianca.
Dopo l’arresto, Jader è interrogato. L’uomo sostiene di aver trovato il materiale nei pressi della stazione ferroviaria a terra e di averli conservati a titolo di curiosità. La sua versione non è credibile perché i militi si sono mossi in seguito alla spiata dei tre di cui Jader si era fidato.
Il 23 luglio la questura scriverà nel proprio rapporto sull’accaduto:

«alle ore 19.30 del 13 luglio in località Porto Fuori di Ravenna, GNR di questo capoluogo, passavano per le armi Giunchi Jader fu Angelo della classe 1912, impiegato da Ravenna, trovato in possesso di giornali ed opuscoli sovversivi nonché di una borsa contenente una bomba a mano».

La corte d’assise straordinaria non riuscirà a stabilire con assolata certezza chi abbia compiuto la delazione nei confronti di Giunchi. Rileverà però che sia Errani che Pinzi che Venturi avevano già dimostrato attitudini per la delazione. Nel 1941, Errani aveva fatto ad agenti dell’Ovra confidenze sull’attività antifascista di alcuni dipendenti dello iutificio, in seguito alle quali, l’operaio Alberto Virini (?)era stato arrestato, mentre Pinzi era la segretaria del fiduciario fascista dello iutificio e Venturi si era dimostrata, fin dal luglio 1943, una fervente fascista. La Corte concluderà che tutti e tre erano d’accordo nel denunciare Giunchi Jader.

Modalità di uccisione: fucilazione

Tipo di massacro: punitivo

Estremi e note penali: Errani Tino, Pinzi Emma, Venturi Luciana, accusati del reato di collaborazionismo con l'invasore per aver fornito alle autorità repubblicane informazioni sull’attività antifascista svolta da Giunchi Iader, il quale, in conseguenza, fu dai fascisti catturato e soppresso. Con sentenza del 13/09/1945 la corte li giudica colpevoli del delitto loro ascritto, commesso in correità, e li condanna quindi alla pena della reclusione: la Pinzi per anni 14, l’Errani per anni 12 e la Venturi per anni 10, e tutti all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, all’interdizione legale durante l’espiazione della pena ed in solido al pagamento delle spese processuali. La Corte di Cassazione, con sentenza 1.7.46, dichiara estinto il reato nei confronti della Pinzi per amnistia e annulla senza rinvio, nei confronti dell’Errani e della Venturi, per non aver commesso il fatto. Ordina la scarcerazione dei ricorrenti.

Scheda compilata da ENRICA CAVINA
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Ultimo aggiornamento dei dati: 2016-06-04 09:38:36

Vittime

Elenco vittime

Giunchi Jader, di 32 anni, nato nel 1912, impiegato.

Elenco vittime antifasciste 1

Giunchi Jader

Responsabili o presunti responsabili

Elenco reparti responsabili


GNR di Ferrara

Tipo di reparto: Guardia Nazionale Repubblicana

Elenco persone responsabili o presunte responsabili


  • Emma Pinzi

    Nome Emma

    Cognome Pinzi

    Ruolo nella strage Delatore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Pinzi Emma, imputato di procedimento

    Note procedimento Errani Tino, Pinzi Emma, Venturi Luciana, accusati del reato di collaborazionismo con l\'invasore per aver fornito alle autorità repubblicane informazioni sull’attività antifascista svolta da Giunchi Iader, il quale, in conseguenza, fu dai fascisti catturato e soppresso. Con sentenza del 13/09/1945 la corte li giudica colpevoli del delitto loro ascritto, commesso in correità, e li condanna quindi alla pena della reclusione: la Pinzi per anni 14, l’Errani per anni 12 e la Venturi per anni 10, e tutti all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, all’interdizione legale durante l’espiazione della pena ed in solido al pagamento delle spese processuali. La Corte di Cassazione, con sentenza 1.7.46, dichiara estinto il reato nei confronti della Pinzi per amnistia e annulla senza rinvio, nei confronti dell’Errani e della Venturi, per non aver commesso il fatto. Ordina la scarcerazione dei ricorrenti.

  • Luciana Venturi

    Nome Luciana

    Cognome Venturi

    Ruolo nella strage Delatore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Venturi Luciana, imputato di procedimento

    Note procedimento Errani Tino, Pinzi Emma, Venturi Luciana, accusati del reato di collaborazionismo con l\'invasore per aver fornito alle autorità repubblicane informazioni sull’attività antifascista svolta da Giunchi Iader, il quale, in conseguenza, fu dai fascisti catturato e soppresso. Con sentenza del 13/09/1945 la corte li giudica colpevoli del delitto loro ascritto, commesso in correità, e li condanna quindi alla pena della reclusione: la Pinzi per anni 14, l’Errani per anni 12 e la Venturi per anni 10, e tutti all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, all’interdizione legale durante l’espiazione della pena ed in solido al pagamento delle spese processuali. La Corte di Cassazione, con sentenza 1.7.46, dichiara estinto il reato nei confronti della Pinzi per amnistia e annulla senza rinvio, nei confronti dell’Errani e della Venturi, per non aver commesso il fatto. Ordina la scarcerazione dei ricorrenti.

  • Tino Errani

    Nome Tino

    Cognome Errani

    Ruolo nella strage Delatore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Errani Tino, imputato di procedimento

    Note procedimento Errani Tino, Pinzi Emma, Venturi Luciana, accusati del reato di collaborazionismo con l\'invasore per aver fornito alle autorità repubblicane informazioni sull’attività antifascista svolta da Giunchi Iader, il quale, in conseguenza, fu dai fascisti catturato e soppresso. Con sentenza del 13/09/1945 la corte li giudica colpevoli del delitto loro ascritto, commesso in correità, e li condanna quindi alla pena della reclusione: la Pinzi per anni 14, l’Errani per anni 12 e la Venturi per anni 10, e tutti all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, all’interdizione legale durante l’espiazione della pena ed in solido al pagamento delle spese processuali. La Corte di Cassazione, con sentenza 1.7.46, dichiara estinto il reato nei confronti della Pinzi per amnistia e annulla senza rinvio, nei confronti dell’Errani e della Venturi, per non aver commesso il fatto. Ordina la scarcerazione dei ricorrenti.

Memorie
Bibliografia


Mesto anniversario in «Democrazia», 21 luglio 1945.

P. Scalini, La notte più buia é prima dell’alba (Ravenna 1944-1945), Galeati, Imola, 1975, p. 114.

E. Cavina, Crimini di guerra e violenza nazifascista nella provincia di Ravenna tra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945, tesi di dottorato di ricerca in Storia e Informatica - XVI Ciclo, Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, a.a. 2003-2004, seconda parte p. 94.

S. Carnoli, E. Andreini, Camicie nere di Ravenna e Romagna, tra oblio e castigo, ebook, consultabile online su Google libri, p. 39.

Sitografia


Fonti archivistiche

Fonti

ATRA, Sentenza Csa e Ca Sez. Speciale 1945-1947, sent. 13/09/45 n. 64 a carico di Tino Errani, Emma Pinzi e Luciana Venturi.

ACS, AF, RSI, GNR, AG, b. 40, fasc. 7 Categoria B9, 81ª legione Ravenna, rapporto del 18 luglio dell’UPI del comando provinciale di Ravenna della GNR; MI, DGPS, DAG, AG, RSI, b. 6, fasc. 52, relazione del 23 luglio 1944 della questura di Ravenna.