Gambellara, Ravenna, 23.06.1944

(Ravenna - Emilia-Romagna)

Gambellara, Ravenna, 23.06.1944

Gambellara, Ravenna, 23.06.1944
Descrizione

Località Gambellara, Ravenna, Ravenna, Ravenna, Emilia-Romagna

Data 23 giugno 1944

Matrice strage Fascista

Numero vittime 1

Numero vittime uomini 1

Numero vittime uomini adulti 1

Descrizione: Nonostante le difficoltà iniziali, nella primavera del 1944 le azioni partigiane aumentano considerevolmente. Grande successo viene riscosso dalle giornate Gap, ideate dai partigiani anche «per collaudare la volontà popolare [poiché] in quel giorno tutti coloro che erano legati all’organizzazione […] dovevano passare all’azione». Nell’aprile del 1944 si registra un inasprimento dello scontro da parte di tutti i contendenti. Le disposizioni partigiane parlano di «sterminio» dei fascisti, ma già a fine mese si comprende la necessità di regolamentare gli attacchi a questi ultimi perché «ognuno che uccida si senta un giustiziere e non un assassino». Secondo tale prospettiva, i fascisti di grado minore, prima di essere assaliti, devono essere “giudicati” dal comitato provinciale di Liberazione o dai tribunali partigiani per atti quali lo spionaggio, l’accaparramento e per le violenze e i crimini commessi contro antifascisti e civili. Nel frattempo, il 7 aprile Kesselring dirama una serie di ordini che prevedono azioni pianificate contro le bande, garantiscono l’impunità per interventi «troppo decisi» e indicano alcune procedure da seguire come l’arresto, senza distinzioni sociali o personali, di civili presenti sul luogo dell’azione partigiana. Il 18 aprile, anche il Comando Provinciale di Novara della Gnr invia una circolare a tutti gli uffici dipendenti relativa alla conduzione della lotta contro i banditi in cui si riafferma il concetto di “responsabilità collettiva” definita però sulla base delle appartenenze politiche piuttosto che sulla base dell’effettiva partecipazione alle azioni partigiane. In seguito all’introduzione di questo concetto, unitamente al mancato riconoscimento dei partigiani come combattenti regolari, la lotta antipartigiana diviene anche lotta contro i civili. Lo scontro viene riportato tra “fascisti” e “non-fascisti”, ovvero tra “italiani” e “traditori”. Questa strategia ha i suoi effetti, visibili anche attraverso l’aumento, nei mesi successivi, del fenomeno della delazione.
Questo è lo scenario in cui si registra un inasprimento degli omicidi di matrice partigiana e fascista. Questo è lo scenario in cui si registra un inasprimento degli omicidi di matrice partigiana e fascista. In aprile gli omicidi nazifascisti salgono a 7, in maggio si mantengono costanti mentre in giugno salgono a 11. La grande maggioranza sono compiuti in circostante diverse dallo scontro armato tipico della battaglia. Gli omicidi sono compiuti un po' ovunque nel territorio provinciale ed in particolar modo nelle frazioni dove la morte di una singola persona incide notevolmente sulle comunità di ridotte dimensioni. L'assassinio di Montanari si inserisce in questo contesto ed esprime l'inasprimento dello scontro.

Il 23 del giugno, per ordine di Giacomo Andreani, che diverrà a giorni il capo della brigata nera di Ravenna, i fascisti Guido Bacchetta, Primo Poletti, Savini, Nivettini e Lino Morigi, si portano, su un autocarro guidato dallo stesso Andreani, nei pressi di Gambellara, per arrestare alcuni antifascisti, sospettati di far parte di un’organizzazione clandestina. A precederli in motocicletta è Spero Bravetti insieme ad un altro fascista. Ferdinando Montanari, padre di Almo, li vede passare una prima volta e dopo poco tempo ritornare indietro. Sono le 18.30 quando la squadra circonda la casa di Montanari, compie una breve ispezione nei campi vicini e scopre alcuni giovani che stanno costruendo un rifugio. Tutti riescono a scappare ad eccezione di Almo che viene colpito da quattro proiettili sparati da Bacchetta. Andreani lo rimprovera per l’omicidio poiché il suo scopo era di catturarlo vivo per poterlo interrogare.
Quando la squadra si allontana, Oliviero Montanari, fratello di Almo, vede Capanna che, in piedi sul camioncino, agita il portafoglio del fratello.
Anche in questo caso la versione ufficiale andrà a favore degli uccisori:

«Alle ore 18.30 del 23 giugno 1944 nei pressi di Gambellara mentre un pattuglione della GNR eseguiva servizio di rastrellamento, tale Montanari Almo di 20 anni al sopraggiungere dei militi, si dava a fuga precipitosa per cui veniva raggiunto da raffica di fucile mitragliatore e ucciso».

Modalità di uccisione: uccisione con armi da fuoco

Tipo di massacro: legato al controllo del territorio

Annotazioni: Si ipotizza che siano coinvolti nell'episodio i fascisti Andreani Giacomo, Bacchetta Guido, Poletti Primo, Morigi Lino e Bravetti Spero

Scheda compilata da Enrica Cavina
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Ultimo aggiornamento dei dati: 2016-01-03 15:38:03

Vittime

Elenco vittime

Montanari Almo, di anni 20, nato il 4/04/1924 a Gambellara, risulta partigiano volontario della 28ª Brigata Garibaldi dal 3/03/44.

Elenco vittime partigiani 1

Montanari Almo

Responsabili o presunti responsabili

Elenco reparti responsabili


GNR di Ravenna

Tipo di reparto: Guardia Nazionale Repubblicana

Elenco persone responsabili o presunte responsabili


  • Giacomo Andreani

    Nome Giacomo

    Cognome Andreani

  • Guido Bacchetta

    Nome Guido

    Cognome Bacchetta

  • Lino Morigi

    Nome Lino

    Cognome Morigi

  • Primo Poletti

    Nome Primo

    Cognome Poletti

  • Spero Bravetti

    Nome Spero

    Cognome Bravetti

Memorie

Memorie legate a questa strage

  • cippo a vicolo Amadori, S. Pietro in Vincoli, Ravenna

    Tipo di memoria: cippo

    Ubicazione: vicolo Amadori, S. Pietro in Vincoli, Ravenna

    Descrizione: Cippo posto a S. Pietro in Vincoli, vicolo Amadori, nei campi oltre l\'ultima casa al n. 16.

Bibliografia


P. Scalini, La notte più buia é prima dell’alba (Ravenna 1944-1945), Galeati, Imola, 1975, p. 111.

G. Casadio, La memoria della Resistenza nelle iscrizioni dei cippi, lapidi e monumenti della provincia di Ravenna, Longo Editore, Ravenna, 1995, vol. 1, p. 120.

E. Cavina, Crimini di guerra e violenza nazifascista nella provincia di Ravenna tra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945, tesi di dottorato di ricerca in Storia e Informatica - XVI Ciclo, Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, a.a. 2003-2004, seconda parte p. 92.

Sitografia


Fonti archivistiche

Fonti

ISRRA, b. Repubblica sociale italiana. Documenti, lettera manoscritta s.d., anonima; 28ª BG, b. LXXXI, fasc. d, f. 3, rapporto del 22 aprile 1944 scritto a mano ma non firmato. La data non è corretta perché riporta informazioni del giorno successivo; b. XXXVIII, fasc. l, f. 5, rapporto dattiloscritto del mese di ottobre 1944 del distaccamento gap Sauro Babini.

ACS, AF, RSI, GNR, AG, b. 40, fasc. 2 Categoria B3, 81ª legione Ravenna, relazione del 26 giugno 1944 dell’UPI del comando provinciale di Ravenna della GNR.

ATRA, Sentenze Csa e Ca Sez. Speciale 1945-1947, sent. 29/05/46 n. 97; sent. 01/10/46 n. 17; sent. 04/08/45 n. 26 a carico di Capanna Antonio.

AANPIRA, schedario dei caduti della provincia di Ravenna.