FAENZA 04.11.1943

(Ravenna - Emilia-Romagna)

FAENZA 04.11.1943

FAENZA 04.11.1943
Descrizione

Località Faenza, Faenza, Ravenna, Emilia-Romagna

Data 4 novembre 1943

Matrice strage Fascista

Numero vittime 1

Numero vittime uomini 1

Numero vittime uomini adulti 1

Descrizione: Nel rapporto mensile del 16 ottobre 1943, stilato dalla miltaerkommandantur 1006 di Ferrara cui competono le province di Ferrara-Rovigo, Forlì, Ravenna e inviato al comando generale dell’Italia settentrionale con sede a Riva del Garda, si rileva, in merito al Ravennate, da un lato l’assenza di attività condotte contro l’esercito tedesco e dall’altro la “scomparsa” di molti militari italiani. Sull’interpretazione del fenomeno le posizioni del capo della provincia (nuovo titolo dei prefetti) di Ravenna e del comando militare tedesco divergono profondamente.
Secondo il primo i disertori si sono probabilmente spostati nell’area collinare faentina per formare delle bande, mentre per i secondi si tengono «solamente nascosti dai tedeschi», dato che non vi sono indizi sulla costituzione di nuclei di «ribelli».
L’ordine pubblico, dal punto di vista nazifascista, presenta un bilancio tutto sommato positivo non perché gli organismi della nascente RSI siano in grado di preservarlo, ma perché è la popolazione a mantenersi tranquilla.
Il mese di ottobre viene impiegato tanto dai fascisti quanto dai nazisti per la organizzazione delle rispettive amministrazioni, l’una civile e l’altra militare.
Il 13 ottobre, Altini, il reggente della federazione repubblichina, scrive a Mussolini, ancora alla Rocca delle Camminate di Predappio, ricordandogli l’incontro avuto giorni prima in presenza del generale Zauli. In quell’occasione Altini gli aveva proposto un piano di «epurazione di certi ambienti burocratici e borghesi che avevano sempre fatto dell’antifascismo e della reazione e che avevano ostacolato in ogni tempo il cammino della rivoluzione». Mussolini, convinto, autorizza Zauli a procedere ad «un’opera di radicale pulizia» attraverso azioni di rastrellamento coordinate con le autorità militari tedesche e attuate a Bologna e Ferrara. A Ravenna questo non può accadere previa sostituzione del questore Bodini con un ufficiale superiore della milizia, «già a conoscenza dell’ambiente e adatto, sia pure temporaneamente al piano di rastrellamento».
La linea dell’intransigenza si rafforza ulteriormente nel corso del mese.
Il 24 ottobre 1943 il generale Gastone Gambara, capo di stato maggiore dell’esercito, invia ai vari comandi regionali e provinciali una disposizione sulla riorganizzazione dell’esercito. In essa evidenzia la difficoltà dell’impresa, ma la valutava risolvibile «con fede purissima e volontà di ferro». In realtà la difficoltà dell’impresa risiede nel richiamo di masse di giovani che le strutture militari della RSI non sono in grado di gestire per la mancanza di quadri d’addestramento e le insufficienti risorse materiali.
Alle difficoltà organizzative si cerca di sopperire con l'introduzione di misure ferree.
Il 23 ottobre, infatti, su «La Santa Milizia» è stato pubblicato l’articolo Per la disciplina di guerra in cui si citano i 14 articoli del provvedimento di immediata applicazione emesso dal ministero dell’interno. La pena di morte viene prevista per chi dia ospitalità a prigionieri di guerra, per chi faciliti la fuga di nemici, per chi compia saccheggi in territori evacuati e per chi danneggi gli interessi delle forze dell’asse anche abbandonando il lavoro o istigando altri ad abbandonarlo. È punibile con l’ergastolo chi promuova una propaganda a danno del prestigio delle forze dell’asse e partecipi a manifestazioni o riunioni pubbliche o private di carattere politico. Nulla di esplicito viene indicato per la gestione di un possibile “fronte interno”. Del resto le azioni partigiane sono ancora così isolate da non far presupporre la costituzione a breve di una vasta organizzazione. Tuttavia, per chi vive nelle singole località, le conseguenze della presenza fascista, sebbene al suo sorgere, sono già considerevolmente percepibili.
Da novembre gli autori degli omicidi sono prevalentemente fascisti: sono uomini della milizia volontaria, delle camicie nere, della polizia federale, dei fasci locali e, in dicembre, della GNR. In vari casi il movente della vedetta personale torna spesso ma si manifesta indirettamente all’interno di azioni cui l’interessato procede al fianco di commilitoni e camerati. Un altro dato significativo è che i nomi di coloro che partecipano alle prime uccisioni nelle zone di Faenza, Ravenna, Alfonsine e Lugo sono a noi già noti in parte come esponenti di quei fasci e lo diventeranno ancora di più come responsabili di successive uccisioni. Tra il dicembre 1943 e il gennaio 1944 si verificano quelle spartizioni di poteri che saranno mantenute fino all’ottobre 1944 quando gli uomini dell’amministrazione e della federazione fascista e delle brigate nere (BN) ripiegheranno a nord lontano dal fronte. Molti di coloro che partecipano alle prime uccisioni come membri della polizia federale, dei fasci locali e della GNR entreranno successivamente a far parte delle squadre delle brigate nere. Anche il presente omicidio rientra in queste dinamiche.

Il comunista Ermenegildo Fagnocchi è uno degli organizzatori della rete clandestina nel Faentino. All’inizio del novembre 1943 la rete è in gran parte ancora da costruire e, sebbene si basi sulla struttura delle sommerse cellule comuniste, deve essere consolidata e ampliata. Chi vi partecipa non ha ancora completamente assimilato le regole della clandestinità e stenta a immaginare quali pericoli comporti il contravvenirle. È quanto accade a Wertera Montanari. Wertera è una collaboratrice di Ermenegildo ma ai primi di novembre compie una “leggerezza” alquanto comune nel neonato movimento resistenziale: si fida di Silvano Samorè un suo conoscente. Wertera gli confida di lavorare con Ermenegildo per la diffusione della stampa clandestina, non sa che Samorè si è solo finto simpatizzante del movimento di liberazione mentre di fatto è una spia repubblichina. Samorè riporta immediatamente le confidenze di Wertera alla GNR e alle SS locali che ne decidono la cattura. Tutto si volge molto rapidamente secondo un piano ben preciso. I fascisti del posto seguiranno Samorè finché questo non avrà trovato Wertera, dopodiché procederanno al suo arresto. Quando Samorè la vede, le si avvicina fingendo di avvisarla del pericolo imminente. Non molto lontano c’è anche Ermenegildo. La donna a sua volta lo mette in allarme ma è troppo tardi. Ermenegildo nota l’avvicinarsi di un’automobile proveniente dalla piazza e tenta di allontanarsi per via Minardi. L’auto frena bruscamente e i militi Francesco Cattani e Nello Cassani, che poi entreranno a far parte della brigata nera faentina, scendono e sparano. Wertera è stordita. Dall’auto scende anche Raffaele Raffaeli, futuro capo della BN. Verifica l’accaduto e risalire in auto con gli altri due. Wertera li vede sghignazzare. Fagnocchi è stato ucciso.
Il 3 febbraio 1944 Raffaeli confesserà alla barista della federazione faentina di aver ordinato l’uccisone di Fagnocchi affermando che: «Se non l’avessero ucciso i miei militi, l’avrei ucciso io». Per questo era sceso dall’automobile tenendo in mano la pistola. Nel rapporto che compilò all’arma dei carabinieri, Raffaeli dichiarò falsamente che era stato costretto a sparare perché i suoi militi erano stati minacciati da due colpi di pistola.

Modalità di uccisione: uccisione con armi da fuoco

Tipo di massacro: punitivo

Estremi e note penali: Cassani Nello, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l’uccisione premeditata di Fagnocchi Ermenegildo. Il dibattimento è tenuto in contumacia dell'imputato. Con sentenza del 5/02/47 è giudicato colpevole dei delitti ascrittigli giusta e condannato alla pena dell’ergastolo ed alle conseguenze di legge ivi compreso il pagamento delle spese processuali.
Con sentenza della cassazione in data 11.3.48 dichiara inammissibile il ricorso e lo condanna all’ammenda di £.5000. Con declaratoria di questo Tribunale in data 23.1.54 è stata commutata nella reclusione in anni 10 la pena inflitta a Cassani Nello per il reato di cui alla suestesa sentenza. La suprema corte di cassazione con sentenza 15.4.58 dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della tassa di sentenza. Le condanna inoltre a pagare la somma di £. 10000 alla cassa delle ammende.Con istanza 22.6-56 il difensore del Cassani chiede restituzione in termini ai sensi art. 183 bis cpp. La Corte d’appello di Bologna con ordinanza del 10.7.56 respinge il ricorso
Addì 4.7.56 interposto ricorso per cassazione del Cassani. La Corte suprema di cassazione con ordinanza in data 19.1.57 sul ricorso prodotto da Cassani Nello rigetta il ricorso.
Con provvedimento 18.7.59 a favore di Cassani Nello di Domenico, il Tribunale di Ravenna veduto il decreto dell’11.7.59 n.460 dichiara estinto il reato per amnistia.

Raffaeli Raffaele, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l’uccisione premeditata di Fagnocchi Ermenegildo. Con sentenza del 14/01/47 la corte lo condanna alla pena di morte mediante fucilazione nella schiena. Ordina la confisca dei suoi beni.
Con ordinanza 25.6.47 la Corte d’assise sezione speciale di Ravenna dichiara inammissibile il ricorso e ordina l’esecuzione della sentenza.
Con sentenza 9.6.50 della corte di cassazione dichiarasi inammissibile il ricorso. Sostituisce alla pena di morte quella dell’ergastolo. Lo condanna a pagare £. 5000 alla cassa delle ammende.
Con declaratoria di questo Tribunale in data 23.1.54 è stata commutata in anni dieci di reclusione la pena inflitta a Raffaeli Raffaele per il reato di cui alla suestesa sentenza.
Con declaratoria 6.11.59 a favore di Raffaeli Raffaele il Tribunale di Ravenna, veduto il decreto del 11.7.59 n.460 art. 1 lett.A, dichiara estinto il reato per amnistia.

Samoré Silvano, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l'aver partecipato all’uccisione del patriota Fagnocchi Ermenegildo. Con sentenza del 23/07/46 la corte lo ritiene colpevole del reato ascrittogli in concorso delle attenuanti di cui l’art. 62 bis CP e lo condanna ad anni 30 di reclusione, alla libertà vigilata per anni cinque, alle spese processuali e alle altre conseguenze di legge, compresa la confisca totale dei beni. Dichiara condonato un terzo della pena detentiva di cui sopra.
Sentenza Corte Cassazione 17.6.47 annulla e rinvia a Corte Assise speciale Pesaro.

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Ultimo aggiornamento dei dati: 2016-06-04 09:24:23

Vittime

Elenco vittime

Ermenegildo Fagnocchi, di 36 anni, nato il 19/11/1906 a Terra del Sole, comunista condannato a 7 anni di reclusione dal Tribunale Speciale nel maggio 1931. Confinato a Lipari torna a casa dopo la caduta del fascismo. Dopo l\'8/09/43 entra nel Battaglione Garibaldi \"Ravenna\".

Elenco vittime partigiani 1

Ermenegildo Fagnocchi

Responsabili o presunti responsabili

Elenco reparti responsabili


GNR, distaccamento di Faenza

Tipo di reparto: Guardia Nazionale Repubblicana

Elenco persone responsabili o presunte responsabili


  • Francesco Cattani

    Nome Francesco

    Cognome Cattani

    Ruolo nella strage Autore

  • Nello Cassani

    Nome Nello

    Cognome Cassani

    Ruolo nella strage Autore

    Stato imputato in procedimento

    Note procedimento Cassani Nello, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l’uccisione premeditata di Fagnocchi Ermenegildo. Il dibattimento è tenuto in contumacia dell\'imputato. Con sentenza del 5/02/47 è giudicato colpevole dei delitti ascrittigli giusta e condannato alla pena dell’ergastolo ed alle conseguenze di legge ivi compreso il pagamento delle spese processuali. Con sentenza della cassazione in data 11.3.48 dichiara inammissibile il ricorso e lo condanna all’ammenda di £.5000. Con declaratoria di questo Tribunale in data 23.1.54 è stata commutata nella reclusione in anni 10 la pena inflitta a Cassani Nello per il reato di cui alla suestesa sentenza. La suprema corte di cassazione con sentenza 15.4.58 dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della tassa di sentenza. Le condanna inoltre a pagare la somma di £. 10000 alla cassa delle ammende.Con istanza 22.6-56 il difensore del Cassani chiede restituzione in termini ai sensi art. 183 bis cpp. La Corte d’appello di Bologna con ordinanza del 10.7.56 respinge il ricorso Addì 4.7.56 interposto ricorso per cassazione del Cassani. La Corte suprema di cassazione con ordinanza in data 19.1.57 sul ricorso prodotto da Cassani Nello rigetta il ricorso. Con provvedimento 18.7.59 a favore di Cassani Nello di Domenico, il Tribunale di Ravenna veduto il decreto dell’11.7.59 n.460 dichiara estinto il reato per amnistia.

  • Raffaele Raffaeli

    Nome Raffaele

    Cognome Raffaeli

    Ruolo nella strage Autore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Raffaeli Raffaele lavorava come insegnante elementare quando ventunenne, prima del 25 luglio 1943, ottenne la nomina a segretario politico del fascio faentino. Nella sentenza a suo carico viene descritto come «costituzionalmente criminale, dall\'istinto sanguinario e feroce, privo di sentimento umano». Dopo l\'8 settembre 1943 fu nominato commissario federale di Faenza e dei comuni limitrofi. Sempre dalle sentenza si legge: «Si dichiarò la massima autorità politica locale, arbitro della vita e della morte dei suoi concittadini, senz’essere chiamato a rispondere ad alcun gerarca delle sue azioni delittuose. Organizzatore di rastrellamenti, autore di fucilazioni, rapine, incendi, arresti, sevizie, talora inscenò la parodia di Tribunali straordinari e fu giudice e comandante del plotone di esecuzione. Tutte le azioni criminali consumate in faenza e nei paesi limitrofi dall’8 settembre 1943 al 26 ottobre 1944, quando la Brigata nera, da lui capeggiata, ripiegò al nord, debbono attribuirsi a sua colpa, molte egli diresse personalmente, altre ordinò, approvò e ratificò, se l’iniziativa dei suoi gregari ebbe eventualmente a interpretare o prevenire la manifestazione della sua nefasta volontà». Sfuggito alla cattura al momento della resa, da Tezze giunse a Roma in bicicletta con la moglie in cinta. Qui trovò lavoro, con il nome di Antonio Petani, presso il Collegio di Propaganda Fidei sul Gianicolo. Ottenne in breve la stima di prelati e dottori e quando alla mattina del 5 giugno 1949 suonò alla sua porta la polizia per arrestarlo per i crimini commessi nella provincia di Ravenna, fu ospitato dal Collegio stesso che era sede vaticana extraterritoriale. Vi rimase per 10 anni fino a quando il decreto del 11.7.59 n. 460 dichiarò estinti i suoi reati. Senza mai riuscire a conseguire la laurea iniziò ad insegnare al liceo classico privato Cristo Re. Nel corso della sua carriera da insegnante fu largamente apprezzato dai suoi allievi in particolar modo per la sua umanità. Seppur d’animo severo e intransigente sembrava capace di entrare in empatia con loro appassionandoli alle materie. Sostenitore del concetto di «homo ludens, la cui felicità è di creare disinteressatamente per il semplice desiderio di farlo», visse «in termini estremi» la sua fede cattolica. La scoperta del suo passato sembrò non essere in grado di scalfire la stima suscitata. I più pensarono che egli non fosse stato veramente responsabile di tutti quegli atti di violenza per i quali era stato condannato a morte. Solo monsignor Antonio Nalesso convenne sulla possibilità di suo passato violento: «Lo ricordo con piacere, un professore ottimo, molto preparato e competente, amato dagli studenti, coinvolgeva i ragazzi che erano tutti per lui, uno dei migliori professori del Cristo Re; temperamento passionale, idealista, coerente, un uomo capace di impegnarsi al massimo in ciò che credeva e di credere fortemente in ciò che voleva. Come molti uomini portati all’estremismo nel bene o nel male, anche Raffaeli andava al fondo delle cose e delle idee. Conoscendo il suo carattere nessuna meraviglia della sua militanza nella RSI».

    Note procedimento Raffaeli Raffaele, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l’uccisione premeditata di Fagnocchi Ermenegildo. Con sentenza del 14/01/47 la corte lo condanna alla pena di morte mediante fucilazione nella schiena. Ordina la confisca dei suoi beni. Con ordinanza 25.6.47 la Corte d’assise sezione speciale di Ravenna dichiara inammissibile il ricorso e ordina l’esecuzione della sentenza. Con sentenza 9.6.50 della corte di cassazione dichiarasi inammissibile il ricorso. Sostituisce alla pena di morte quella dell’ergastolo. Lo condanna a pagare £. 5000 alla cassa delle ammende. Con declaratoria di questo Tribunale in data 23.1.54 è stata commutata in anni dieci di reclusione la pena inflitta a Raffaeli Raffaele per il reato di cui alla suestesa sentenza. Con declaratoria 6.11.59 a favore di Raffaeli Raffaele il Tribunale di Ravenna, veduto il decreto del 11.7.59 n.460 art. 1 lett.A, dichiara estinto il reato per amnistia.

  • Silvano Samorè

    Nome Silvano

    Cognome Samorè

    Ruolo nella strage Autore

    Stato imputato in procedimento

    Note procedimento Samoré Silvano, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l\'aver partecipato all’uccisione del patriota Fagnocchi Ermenegildo. Con sentenza del 23/07/46 la corte lo ritiene colpevole del reato ascrittogli in concorso delle attenuanti di cui l’art. 62 bis CP e lo condanna ad anni 30 di reclusione, alla libertà vigilata per anni cinque, alle spese processuali e alle altre conseguenze di legge, compresa la confisca totale dei beni. Dichiara condonato un terzo della pena detentiva di cui sopra. Sentenza Corte Cassazione 17.6.47 annulla e rinvia a Corte Assise speciale Pesaro.

Memorie

Memorie legate a questa strage

  • lapide a San Lorenzo, corso Matteotti, Faenza

    Tipo di memoria: lapide

    Ubicazione: San Lorenzo, corso Matteotti, Faenza

    Descrizione: Lapide posta a Faenza sulla volta di San Lorenzo in corso Matteotti.

Bibliografia


A.N.P.I di Ravenna (a cura di), Eccidi e stragi nazi-fasciste in Provincia di Ravenna.

L. Casali Diario dell'attività partigiana nel Ravennate dal luglio 1943 alla Liberazione del capoluogo in "La Resistenza in Emilia-Romagna. Numero unico della Deputazione Emilia-Romagna per la Storia della Resistenza e del movimento di Liberazione", Stabilimento Galeati, Imola, 1966, p. 56.

G. Casadio, La memoria della Resistenza nelle iscrizioni dei cippi, lapidi e monumenti della provincia di Ravenna, Longo Editore, Ravenna, 1995, vol. 2, p. 140.

AA. VV., 1943-1946 Faenza dall’armistizio alla Repubblica, Stefano Casanova Editore, Faenza, 1996, p. 245.

E. Cavina, Crimini di guerra e violenza nazifascista nella provincia di Ravenna tra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945, tesi di dottorato di ricerca in Storia e Informatica - XVI Ciclo, Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, a.a. 2003-2004, seconda parte p. 13.

Sitografia


http://www.anpi.it/donne-e-uomini/ermenegildo-fagnocchi/

Fonti archivistiche

Fonti

ACS, AF, SPD, RSI, CR, b. 15, fasc. 75 Ravenna situazione locale, lettera del 13 ottobre 1943 di Giuseppe Altini a Mussolini.

ASRA, GP, b. 90, fasc. Esercito italiano ricostituzione, s. fasc. Obbligo di presentazione dei militari ai distretti, disposizioni del 24 ottobre 1943 del capo di stato maggiore del ufficio reclutamento Gambara; GQ, b. 94 anno 1943 – relazioni del prefetto, relazione sulla situazione della provincia del 30 ottobre 1943 del comandante dei carabinieri Anzalone.

AIP, Enzo Collotti (LB), lagebericht del 16 ottobre 1943.

ATRA, Sentenza Csa e Ca Sez. Speciale 1945-1947, sent. 14/01/47 n. 190 a carico di Raffaele Raffaeli; sent. 23/07/46 n. 126 a carico di Silvano Samorè; sent. 5/02/47 n. 196 a carico di Cassani Nello.