RAVENNA 31.10.1943

(Ravenna - Emilia-Romagna)

RAVENNA 31.10.1943

RAVENNA 31.10.1943
Descrizione

Località Ravenna, Ravenna, Ravenna, Emilia-Romagna

Data 31 ottobre 1943

Matrice strage Fascista

Numero vittime 1

Numero vittime uomini 1

Numero vittime uomini adulti 1

Descrizione: Nel rapporto mensile del 16 ottobre 1943, stilato dalla miltaerkommandantur 1006 di Ferrara cui competono le province di Ferrara-Rovigo, Forlì, Ravenna e inviato al comando generale dell’Italia settentrionale con sede a Riva del Garda, si rileva, in merito al Ravennate, da un lato l’assenza di attività condotte contro l’esercito tedesco e dall’altro la “scomparsa” di molti militari italiani. Sull’interpretazione del fenomeno le posizioni del capo della provincia (nuovo titolo dei prefetti) di Ravenna e del comando militare tedesco divergono profondamente.
Secondo il primo i disertori si sono probabilmente spostati nell’area collinare faentina per formare delle bande, mentre per i secondi si tengono «solamente nascosti dai tedeschi», dato che non vi sono indizi sulla costituzione di nuclei di «ribelli».
L’ordine pubblico, dal punto di vista nazifascista, presenta un bilancio tutto sommato positivo non perché gli organismi della nascente RSI siano in grado di preservarlo, ma perché è la popolazione a mantenersi tranquilla.
Il mese di ottobre viene impiegato tanto dai fascisti quanto dai nazisti per la organizzazione delle rispettive amministrazioni, l’una civile e l’altra militare.
Il 13 ottobre, Altini, il reggente della federazione repubblichina, scrive a Mussolini, ancora alla Rocca delle Camminate di Predappio, ricordandogli l’incontro avuto giorni prima in presenza del generale Zauli. In quell’occasione Altini gli aveva proposto un piano di «epurazione di certi ambienti burocratici e borghesi che avevano sempre fatto dell’antifascismo e della reazione e che avevano ostacolato in ogni tempo il cammino della rivoluzione». Mussolini, convinto, autorizza Zauli a procedere ad «un’opera di radicale pulizia» attraverso azioni di rastrellamento coordinate con le autorità militari tedesche e attuate a Bologna e Ferrara. A Ravenna questo non può accadere previa sostituzione del questore Bodini con un ufficiale superiore della milizia, «già a conoscenza dell’ambiente e adatto, sia pure temporaneamente al piano di rastrellamento».
La linea dell’intransigenza si rafforza ulteriormente nel corso del mese.
Il 24 ottobre 1943 il generale Gastone Gambara, capo di stato maggiore dell’esercito, invia ai vari comandi regionali e provinciali una disposizione sulla riorganizzazione dell’esercito. In essa evidenzia la difficoltà dell’impresa, ma la valutava risolvibile «con fede purissima e volontà di ferro». In realtà la difficoltà dell’impresa risiede nel richiamo di masse di giovani che le strutture militari della RSI non sono in grado di gestire per la mancanza di quadri d’addestramento e le insufficienti risorse materiali.
Alle difficoltà organizzative si cerca di sopperire con l'introduzione di misure ferree.
Il 23 ottobre, infatti, su «La Santa Milizia» è stato pubblicato l’articolo Per la disciplina di guerra in cui si citano i 14 articoli del provvedimento di immediata applicazione emesso dal ministero dell’interno. La pena di morte viene prevista per chi dia ospitalità a prigionieri di guerra, per chi faciliti la fuga di nemici, per chi compia saccheggi in territori evacuati e per chi danneggi gli interessi delle forze dell’asse anche abbandonando il lavoro o istigando altri ad abbandonarlo. È punibile con l’ergastolo chi promuova una propaganda a danno del prestigio delle forze dell’asse e partecipi a manifestazioni o riunioni pubbliche o private di carattere politico. Nulla di esplicito viene indicato per la gestione di un possibile “fronte interno”. Del resto le azioni partigiane sono ancora così isolate da non far presupporre la costituzione a breve di una vasta organizzazione. Tuttavia, per chi vive nelle singole località, le conseguenze della presenza fascista, sebbene al suo sorgere, sono già considerevolmente percepibili.

È quanto accade il 29 ottobre 1943 a Ravenna. Una pattuglia di CC.NN. sta compiendo servizio di vigilanza nella piazza del Mercato Coperto di Ravenna. I militi vedono giungere da via Cavour un ciclista ma quando gli intimano l’alt, l’uomo non obbedisce immediatamente. I militi non esitano a sparare ferendolo gravemente alla gamba sinistra.
Il ciclista è Giuseppe Ferranti, un impiegato privato di 21 anni. Trasportato all’ospedale civile muore il mattino successivo per un collasso cardiaco dovuto alle sue gravi condizioni.
Ai funerali, tenutisi il giorno dopo, interverranno circa 700 persone.

Modalità di uccisione: uccisione con armi da fuoco

Tipo di massacro: legato al controllo del territorio

Note sulla memoria (per maggiori informazioni vedi la sezione apposita): In occasione del 69° anniversario della Liberazione di Ravenna, il presidente del Consiglio comunale di Ravenna, Livia Molducci ricorda Giuseppe Ferranti come il primo caduto della lotta di Liberazione di Ravenna. Nella pattuglia che lo uccise, secondo la sua ricostruzione, era presente anche un cugino di Ferranti che non fece nulla per fermare l\'assassinio.

Scheda compilata da ENRICA CAVINA
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Ultimo aggiornamento dei dati: 2016-06-04 09:21:26

Vittime

Elenco vittime

Ferranti Giuseppe, di 21 anni.

Elenco vittime civili 1

Ferranti Giuseppe

Responsabili o presunti responsabili

Elenco reparti responsabili


Memorie
Bibliografia


A.N.P.I di Ravenna (a cura di), Eccidi e stragi nazi-fasciste in Provincia di Ravenna.

L. Casali Diario dell'attività partigiana nel Ravennate dal luglio 1943 alla Liberazione del capoluogo in "La Resistenza in Emilia-Romagna. Numero unico della Deputazione Emilia-Romagna per la Storia della Resistenza e del movimento di Liberazione", Stabilimento Galeati, Imola, 1966, p. 55.

E. Cavina, Crimini di guerra e violenza nazifascista nella provincia di Ravenna tra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945, tesi di dottorato di ricerca in Storia e Informatica - XVI Ciclo, Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, a.a. 2003-2004, seconda parte p. 13.

Sitografia


http://www.piunotizie.it/binary/qui_magazine_new/news/Il_discorso_di_Moducci.1386168327.pdf

Fonti archivistiche

Fonti

ACS, AF, SPD, RSI, CR, b. 15, fasc. 75 Ravenna situazione locale, lettera del 13 ottobre 1943 di Giuseppe Altini a Mussolini.

ASRA, GP, b. 90, fasc. Esercito italiano ricostituzione, s. fasc. Obbligo di presentazione dei militari ai distretti, disposizioni del 24 ottobre 1943 del capo di stato maggiore del ufficio reclutamento Gambara; GQ, b. 94 anno 1943 – relazioni del prefetto, relazione sulla situazione della provincia del 30 ottobre 1943 del comandante dei carabinieri Anzalone.

AIP, Enzo Collotti (LB), lagebericht del 16 ottobre 1943.