Acquaviva Picena, 19.03.1944

(Ascoli Piceno - Marche)

Acquaviva Picena, 19.03.1944

Acquaviva Picena, 19.03.1944
Descrizione

Località Acquaviva Picena, Acquaviva Picena, Ascoli Piceno, Marche

Data 19 marzo 1944

Matrice strage Fascista

Numero vittime 1

Numero vittime uomini 1

Numero vittime uomini adulti 1

Descrizione: La famiglia di Mariano Vulpiani possedeva degli appezzamenti di terreno in zona Fonte Pezzana, che coltivava direttamente ed era la sua principale fonte di sostentamento. In uno di essi, c’era un piccolo edificio rurale che utilizzavano come stalla e come deposito degli attrezzi agricoli. Un pomeriggio Vulpiani con il figlio diciassettenne Teodoro furono fermati da un conoscente che gli chiese se temporaneamente alcune persone potessero fermarsi nel loro deposito: erano dei partigiani. Vulpiani acconsentì. Agli inizi del 1944, il gruppo di partigiani prelevarono un’auto a un importante proprietario terriero della zona e per paura di una rappresaglia, se ne andarono rapidamente. Portarono con sé tutte le armi tranne un paio di fucili che Mariano, percependo la pericolosità di quella situazione, portò in casa. Passò qualche settimana quando accadde un fatto strano: un uomo, che si trovava come “sfollato” presso il convento delle suore di Acquaviva, accompagnato da una persona di loro conoscenza, si presentò da Mariano e dall’altro figlio Alduino, proponendosi di aiutarli a passare la linea del fronte e mettersi al riparo da un eventuale richiamo alle armi. Richiese però le loro carte d’identità e una volta ricevute sparì. Tre giorni dopo, il 16 marzo 1944, il figlio Alduino fu prelevato insieme all’amico muratore e portato via dai tedeschi. Stessa sorte toccò a Mariano, fermato mentre portava dell’acqua al comando militare tedesco. L’altro figlio, Teodoro, venne a conoscenza del fatto mentre tornava dalla campagna e trovò, una volta a casa, la nonna, la madre e le sorella nella disperazione più cupa. Il giorno successivo, Teodoro con la madre riportarono i due fucili in campagna e li sotterrarono. Dei loro congiunti non avevano alcuna notizia. Il 18 marzo, mentre stava dando da mangiare agli animali, Teodoro fu sorpreso nei pressi del magazzino da due uomini: un suo conoscente di Acquaviva e un potente e temuto gerarca fascista di San Benedetto. Con uno stratagemma lo convinsero a rivelare dove si trovavano le armi. Gli dissero: “Tirale fuori, tanto tuo padre è già tornato a casa e tutto è finito”. Cadde nella trappola e consegnò i fucili. Allora lo portarono in un casolare dove c’era il padre che era stato selvaggiamente picchiato: aveva la faccia tumefatta, piena di sangue, il cranio semiaperto. Scortati dai militari, Vulpiani e il figlio furono ricondotti presso il loro magazzino. Il gerarca gli fece altre domande e poi diede fuoco alla costruzione. Sulla strada del ritorno, l’uomo, ancora lucido nonostante le sue drammatiche condizioni, disse al fascista: “Se volete uccidere me, lasciate almeno in pace i miei figli”. Come risposta, gli disse che non avrebbero ucciso nessuno ma messo semplicemente a verbale l’accaduto. Infine Mariano Vulpiani e i figli furono fatti salire su un camion telonato e dopo un lungo viaggio arrivarono in Villa Pigna Alta. Quella notte, tra il 18 e il 19 marzo, furono lasciati senza cibo e acqua, controllati a vista da soldati tedeschi che non gli permettevano di parlare. Le condizioni del padre peggiorarono e nel pomeriggio i due figlio furono fatti uscire. Quella fu l’ultima volta che lo videro vivo. Loro furono portati nel carcere di Ascoli, il “Forte Malatesta”, e qui vi rimasero fino al 13 aprile, quando vennero rilasciati per intercessione dei parenti. Tornati a casa, trovarono una famiglia prostrata dal dolore. La loro nonna morì di crepacuore dopo pochi giorni. Fin da subito cominciarono l’affannosa ricerca del corpo del padre, ma solo anni dopo, con grande fatica, riuscirono a riconoscere la zona della loro prigionia. Un agricoltore li informò della presenza, nelle vicinanze, di una fossa comune dove i cadaveri dei dissidenti venivano gettati una volta ammazzati. Nonostante ciò non ritrovarono i resti di Vulpiani. Vennero a sapere da un contadino che una signora si era venuta a riprendere un corpo, che aveva identificato come quello di suo marito. Ma le caratteristiche fisiche e gli abiti dell’uomo coincidevano con quelle del loro padre e si convinsero che in realtà fossero le spoglie di Mariano. Non ci fu la riesumazione, ma Teodoro da ben cinquantasei anni, ogni domenica dopo la messa si reca al cimitero a deporre un mazzo di fiori su quella tomba che ritiene sia del padre.

Modalità di uccisione: fucilazione

Violenze connesse: incendio di abitazione,sevizie-torture

Tipo di massacro: rastrellamento

Estremi e note penali: Il procedimento nei confronti del milite Romano Vincenzo e di ignoti militari tedeschi, per i reati di rapina a danno di Vulpiani Alduino, sequestro di persona di Vulpiani Mariano, di incendio e aiuto al nemico, i cui atti furono trasmessi nel 1946 alla Corte d’Assise di Ascoli Piceno, è stato archiviato nel 1994 per non luogo a procedere.

Note sulla memoria (per maggiori informazioni vedi la sezione apposita): Ad Acquaviva, su iniziativa di giovani locali, è stata costituita l’Associazione per la memoria storica “Mariano Vulpiani”.

Scheda compilata da Chiara Donati
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Ultimo aggiornamento dei dati: 2015-06-28 13:32:58

Vittime

Elenco vittime

Vulpiani Mariano, n. il 02/02/1899 ad Acquaviva Picena, figlio di Enrico e Lardone Teresa, agricoltore, qualifica Partigiano combattente caduto, gruppo Paolini (10/09/1943 – 19/03/1944), grado Vice comandante di btg. – Sotto tenente, riconosciutagli il 23/07/1946 a Macerata.

Elenco vittime legate a partigiani 1

Vulpiani Mariano

Responsabili o presunti responsabili

Elenco reparti responsabili


Reparto GNR non precisato

Tipo di reparto: Guardia Nazionale Repubblicana

Elenco persone responsabili o presunte responsabili


  • Vincenzo Romano

    Nome Vincenzo

    Cognome Romano

    Note responsabile Milite foggiano

    Note procedimento Il procedimento nei confronti del milite Romano Vincenzo e di ignoti militari tedeschi, per i reati di rapina a danno di Vulpiani Alduino, sequestro di persona di Vulpiani Mariano, di incendio e aiuto al nemico, i cui atti furono trasmessi nel 1946 alla Corte d’Assise di Ascoli Piceno, è stato archiviato nel 1994 per non luogo a procedere.

Memorie

Memorie legate a questa strage

  • lapide a Acquaviva Picena

    Tipo di memoria: lapide

    Ubicazione: Acquaviva Picena

    Descrizione: Lapide posta sul muro della casa natale di Vulpiano, con scritto: “Qui nacque Mariano Vulpiani, ucciso dai nazifascisti, in memoria per la memoria, perché il ricordo non è il passato, ma è fare in modo che il passato non torni. Nato il 2-2-1899, fatto pri

  • luogo della memoria a Acquaviva Picena

    Tipo di memoria: luogo della memoria

    Ubicazione: Acquaviva Picena

    Descrizione: In quanto originario della zona del Colle, si è ritenuto di dedicargli l’attuale via del Forno, compresa tra l’arco del Colle Cimino e l’incrocio con via Del Cavaliere.

Bibliografia


Anpi di Ascoli Piceno, Impossibile dimenticare. La libertà bene supremo per la conquista della Democrazia della Pace e della Giustizia, Ascoli Piceno 2004.
Ruggero Giacomini, Ribelli e partigiani. La Resistenza nelle Marche 1943-1944, Affinità elettive, Ancona 2008.
Ugo Marinangeli, Vita politico-amministrativa sambenedettese 1944-1955 tra cronaca e storia, Banca popolare, San Benedetto del Tronto 1981.

Sitografia


Fonti archivistiche

Fonti

Archivio Centrale dello Statale, Fondo Ricompart - Ufficio per il servizio riconoscimento qualifiche e per le ricompense ai partigiani, Marche, schedario e pratica:
n. 3487 (Vulpiani Arduino);
n. 19083 (Vulpiani Mariano).
Archivio dell\'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell\'Esercito N 1/11, b. 2132.
Procura Generale Militare Roma, registro generale n. 466, CPI, f. 22/57.