Ospitaletto, Marano sul Panaro, 13.08.1944

(Modena - Emilia-Romagna)

Episodio di riferimento: OSPITALETTO, 12-25.08.1944

Ospitaletto, Marano sul Panaro, 13.08.1944

Ospitaletto, Marano sul Panaro, 13.08.1944
Descrizione

Località Ospitaletto, Marano sul Panaro, Marano sul Panaro, Modena, Emilia-Romagna

Data 13 agosto 1944

Matrice strage Nazifascista

Numero vittime 15

Numero vittime uomini 11

Numero vittime uomini adulti 9

Numero vittime uomini anziani 2

Numero vittime donne 4

Numero vittime donne ragazze 1

Numero vittime donne adulte 2

Numero vittime donne anziane 1

Descrizione: Tra il 30 luglio e il 3 agosto 1944 l’Operazione Wallenstein III provoca il crollo della Repubblica di Montefiorino. I partigiani si sganciano dall’attacco tedesco e si riorganizzano lungo la valle del Panaro o nei crinali dell’Appennino. Intorno al 10 agosto una formazione di circa 300 uomini, guidata dal comandante azionista Adolfo Bambini (“il Toscano”), si insedia presso alcune case coloniche a Ospitaletto (Marano sul Panaro), ma elementi ostili alla Resistenza segnalano la presenza dei partigiani: una piccola squadra di militi della GNR di Marano e Vignola parte per attaccare i “ribelli”, ma i fascisti perdono il camion e si rifugiano in una casa colonica. L’arrivo di rinforzi tedeschi dà inizio a un combattimento serrato: un’ottima lettura tattica del vice-comandante Mario Allegretti sancisce la vittoria partigiana; i nazisti perdono cinque uomini e, mentre scendono a valle, uccidono due contadini, accusati di aver coperto la fuga dei “ribelli”. All’alba del 13 agosto comincia la rappresaglia: i tedeschi e i fascisti impiccano nel borgo di Ospitaletto cinque partigiani prelevati dal carcere vignolese di Villa Santi, poi si radunano nella località Spino per pianificare la terra bruciata. Nel pomeriggio i reparti nazisti uccidono civili, incendiano cascine, massacrano il bestiame e devastano l’intero territorio della frazione maranese, imponendo che la scena dell’orrore rimanga intoccata fino al Ferragosto. Il 17 agosto 1944 le unità tedesche riprendono le operazioni antipartigiane: avvalendosi della collaborazione dei fascisti, le forze di occupazione raggiungono Selva di Puianello e le zone di confine tra Ospitaletto e Serramazzoni, dove ingaggiano un altro combattimento con i partigiani. I resistenti sono colti impreparati e accusano diverse perdite: alcuni di loro sono arrestati ed eliminati sul posto, altri vengono condotti nel carcere di Villa Santi; Antonio Ferrari, uno di questi, è fucilato a Ospitaletto il 25 agosto 1944.

Modalità di uccisione: fucilazione,impiccagione,uccisione con armi da fuoco

Violenze connesse: furto e-o saccheggio,incendio di abitazione,stupro

Trattamento dei cadaveri: Esposizione dei cadaveri

Tipo di massacro: rappresaglia
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Annotazioni: I fascisti gestiscono il trasferimento dei cinque partigiani ostaggi dal carcere di Villa Santi al borgo di Ospitaletto, indicano ai reparti tedeschi le case delle famiglie più vicine al movimento partigiano e gestiscono la “comunicazione” della rappresaglia. Il Commissario prefettizio di Marano sul Panaro non abbandona gli atteggiamenti di condanna nei confronti dei “ribelli”, ma manifesta un certo disappunto per l’escalation delle violenze.
La comunità di Ospitaletto non ha mai rivelato i nomi dei delatori per non innescare nuove tensioni.

Note sulla memoria (per maggiori informazioni vedi la sezione apposita): Un elemento di particolare rilevanza contraddistingue l’elaborazione comunitaria del lutto e della memoria che questa vicenda fece scaturire tra le famiglie di Ospitaletto: l’indole moderata e il quieto equilibrio che avevano sempre contraddistinto la “terra dei Balugola” segnarono l’interpretazione collettiva degli eventi e plasmarono un desiderio di pacificazione che si rivelò più forte delle lacerazioni belliche. Dopo i tragici eventi del 13 agosto nessun membro della comunità biasimò pubblicamente i delatori poiché la tremenda portata delle devastazioni nazi-fasciste indusse le famiglie a cercare nel silenzio e nella vicinanza gli stimoli alla rinascita. Le spie non furono denunciate neppure nel dopoguerra poiché la comunità preferì mantenere un profondo riserbo sulla rappresaglia: i parenti delle vittime non vollero riaprire le ferite dell’estate più tremenda della loro vita e lasciarono che il dolore del lutto sublimasse nell’atmosfera pacifica delle colline rurali. Questo atteggiamento creò le condizioni per la formazione di una memoria divisa. Le famiglie del borgo non avevano gli strumenti culturali per affrontare le vicende della guerra totale e furono costretti a elaborare lutti che, ai loro occhi, apparivano completamente inspiegabili. L’impossibilità di comprendere e razionalizzare perdite così gravi e traumatiche provocò uno spontaneo ricorso all’oblio: benché le violenze e le sopraffazioni naziste avessero riguardato anche molte delle famiglie che non erano state inserite nell’elenco dei sostenitori della Resistenza, la necessità del silenzio e l’opposizione all’analisi critica delle vicende in chiave memorialistica accomunò la maggior parte degli abitanti del borgo. Negli ultimi anni la naturale azione lenitiva del tempo e un corretto uso del ragionamento controfattuale hanno riavvicinato la comunità di Ospitaletto agli aspetti più spinosi della sua memoria: gli studi storici comparati hanno dimostrato che i nazisti avrebbero potuto attaccare i loro nemici e compiere una rappresaglia sulla comunità anche se i “ribelli della montagna” avessero deciso di barricarsi a Ospitaletto. La comunità inizia a valutare in maniera più matura e distaccata le vicende della rappresaglia, ma le ferite non sono ancora del tutto rimarginate e la serenità del giudizio è ancora lontana dall’atmosfera del borgo. La memoria dell’impiccagione del 25 agosto 1944 fu particolarmente debole: nei ricordi della comunità di Ospitaletto, quell’esecuzione chiudeva un ciclo di terribili violenze con l’estrema manifestazione delle leggi di guerra poiché i sette giovani avevano pagato con la vita il rifiuto della “tranquillità” nazi-fascista. Benché le devastazioni di dodici giorni prima rendessero impossibile l’ennesima “saldatura conservatrice” fra i difensori dello status quo e i sostenitori dell’ideologia littoria, le forti sfumature antipartigiane che contraddistinguevano il senso comune degli abitanti del borgo fecero calare una cortina di doloroso silenzio sui fatti di Selva e sulle condanne a morte dei prigionieri. Dopo decenni di scomodi silenzi e dolorosi vuoti, l’interesse e la sensibilità delle ultime Amministrazioni comunali di Marano sul Panaro hanno permesso ai parenti delle vittime partigiane un parziale riscatto del lutto; benché gli studi storici non abbiano ancora chiarito in maniera definitiva le dinamiche dello scontro e le singolari vicende dell’esecuzione degli ostaggi, l’attenzione per la seconda ondata della violenza nazi-fascista ha permesso di estendere la memoria del dramma di Ospitaletto a un arco cronologico che unisce il 13 e il 25 agosto 1944, i due estremi dello stesso orrore. A settant’anni di distanza dalle tragedie dello Spino, i discendenti di Antonio Ferrari – che hanno proseguito la lunga battaglia della sorella del partigiano caduto1 – non hanno ancora avuto la soddisfazione di chiarire fino in fondo gli aloni di mistero che circondano la morte del loro caro antenato, ma possono ricordare il dolore dei giorni più difficili di Ospitaletto nel grande Parco della Memoria che il Comune ha realizzato all’ingresso del borgo per non dimenticare i drammi di tutti i resistenti e i civili che furono travolti dalla violenza nazi-fascista.

Scheda compilata da Daniel Degli Esposti
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Ultimo aggiornamento dei dati: 2016-03-30 20:17:45

Vittime

Elenco vittime

13 agosto 1944 – mattino
1. “Geo” Giorgio Ballestri: nato a Vignola (MO) il 29 agosto 1920, figlio di Franco e Bruna Franchini, residente a Vignola, studente di ingegneria, partigiano. La prigionia di guerra del padre Franco tormenta la famiglia Ballestri e induce Giorgio a maturare una coscienza critica: dopo l’8 settembre 1943 il giovane studente d’ingegneria matura un forte rifiuto del fascismo e non esita ad affermare in pubblico le sue idee sovversive. Il 15 aprile 1944 entra nella Brigata “Anderlini” e non smette mai di esporsi nel paese natale per assicurare nuove forze alla Lotta di Liberazione. All’inizio dell’estate viene arrestato e rinchiuso nel carcere del comando tedesco di Villa Santi, ma la madre e gli ambienti militari gridano all’equivoco: molti vignolesi trovano improbabili le accuse che vengono rivolte al brillante figlio di un prigioniero di guerra, ma i militi della GNR adducono prove inconfutabili e confermano la detenzione. All’alba del 13 agosto 1944, “Geo” Giorgio Ballestri è prelevato da Villa Santi insieme ad Aldo Casalgrandi, Antonio Maccaferri, Luciano Orlandi e Primo Terzi: i tedeschi e i fascisti portano i cinque ostaggi a Ospitaletto e li impiccano in cinque punti nevralgici del borgo per vendicare la morte in combattimento di altrettanti soldati germanici, avvenuta il giorno precedente. Al termine del conflitto, l’Università di Bologna gli conferisce la laurea honoris causa.
2. Aldo Casalgrandi: nato a Spilamberto (MO) il 3 ottobre 1921, figlio di Emilio e Clerice Bergonzini, residente a Spilamberto, operaio della SIPE, partigiano. Il 15 marzo 1944 entra nella Brigata “Walter Tabacchi” ed è uno degli organizzatori della Resistenza di Spilamberto: Casalgrandi raccoglie gli insegnamenti antifascisti dei vecchi oppositori e le suggestioni raccolte nello stabilimento della SIPE per promuovere i GAP e creare le SAP nella V Zona. Dopo diversi sabotaggi della produzione, comincia ad asportare materiali esplosivi e si espone in alcune azioni partigiane, ma la delazione di un parente gli porta in casa i fascisti del paese: viene arrestato e condotto nel carcere di Villa Santi, sul colle di Campiglio (Vignola). All’alba del 13 agosto 1944, Aldo Casalgrandi è prelevato dalla detenzione insieme a “Geo” Giorgio Ballestri, Antonio Maccaferri, Luciano Orlandi e Primo Terzi: i tedeschi e i fascisti portano i cinque ostaggi a Ospitaletto e li impiccano in cinque punti nevralgici del borgo per vendicare la morte in combattimento di altrettanti soldati germanici, avvenuta il giorno precedente. La Brigata SAP della V Zona viene intitolata alla sua memoria.
3. Antonio Maccaferri: nato a San Cesario sul Panaro (MO) il 21 novembre 1907, figlio di Giuseppe e Cheta Clò, residente a San Cesario sul Panaro, agricoltore, partigiano. Il 19 luglio 1944 entra nella Brigata “Walter Tabacchi”, ma viene arrestato dopo pochi giorni di militanza e finisce nel carcere del comando tedesco di Villa Santi, sul colle di Campiglio (Vignola). All’alba del 13 agosto 1944, Antonio Maccaferri è prelevato dalla detenzione insieme a “Geo” Giorgio Ballestri, Aldo Casalgrandi, Luciano Orlandi e Primo Terzi: i tedeschi e i fascisti portano i cinque ostaggi a Ospitaletto e li impiccano in cinque punti nevralgici del borgo per vendicare la morte in combattimento di altrettanti soldati germanici, avvenuta il giorno precedente.
4. Luciano Orlandi: nato a Maranello (MO) il 6 agosto 1923, figlio di Guglielmo e Noemia Permoli, residente a Spilamberto (MO), operaio, partigiano. Arruolato nella Regia Marina, dopo l’8 settembre torna a casa e cerca di aiutare la madre vedova a mantenere la famiglia. Il 3 marzo 1944 entra nella Brigata “Walter Tabacchi” per sfuggire ai bandi della RSI: nei mesi successivi partecipa ad alcune azioni di sabotaggio e mette a disposizione la casa per gli incontri clandestini. Arrestato per delazione all’inizio di agosto del 1944, finisce nel carcere del comando tedesco di Villa Santi, sul colle di Campiglio (Vignola). All’alba del 13 agosto 1944, Luciano Orlandi è prelevato dalla detenzione insieme a “Geo” Giorgio Ballestri, Aldo Casalgrandi, Antonio Maccaferri e Primo Terzi: i tedeschi e i fascisti portano i cinque ostaggi a Ospitaletto e li impiccano in cinque punti nevralgici del borgo per vendicare la morte in combattimento di altrettanti soldati germanici, avvenuta il giorno precedente. È decorato con una Medaglia d’Argento al Valor Militare alla Memoria. Nel dopoguerra, il PCI di Spilamberto gli intitola la sezione e Veldo Vecchi lo ritrae nel bassorilievo che adorna la facciata della Casa del Popolo “Rinascita” di San Vito.
5. Primo Terzi: nato a Campogalliano (MO) il 23 maggio 1917, figlio di Desiderio e Adolfa Rosi, residente a Castelvetro di Modena (MO), agricoltore, partigiano. Il 10 maggio 1944 entra nella Brigata “Walter Tabacchi. Arrestato per delazione all’inizio di agosto del 1944, finisce nel carcere del comando tedesco di Villa Santi, sul colle di Campiglio (Vignola). All’alba del 13 agosto 1944, Primo Terzi è prelevato dalla detenzione insieme a “Geo” Giorgio Ballestri, Aldo Casalgrandi, Antonio Maccaferri e Luciano Orlandi: i tedeschi e i fascisti portano i cinque ostaggi a Ospitaletto e li impiccano in cinque punti nevralgici del borgo per vendicare la morte in combattimento di altrettanti soldati germanici, avvenuta il giorno precedente.
13 agosto 1944 – pomeriggio
6. Gino Baranzoni: nato a Marano sul Panaro nel 1913, residente nella frazione di Ospitaletto, agricoltore, civile. Dopo il combattimento tra il battaglione partigiano del “Toscano” e i tedeschi del 12 agosto 1944, invita la famiglia a sfollare altrove – con ogni probabilità a Denzano, insieme a molti altri civili di Ospitaletto – e resta a proteggere il podere che ha ricevuto in affitto dalla parrocchia in località Le Borre. Nel pomeriggio del 13 agosto 1944 un tragico equivoco toponomastico conduce gli autori della rappresaglia presso la sua cascina: i tedeschi scambiano la Borra – dove sono stati ospitati alcuni partigiani – con Le Borre e si dirigono verso questo insediamento rurale. Gino Baranzoni cerca di fuggire insieme ad Augusto Cavedoni e Alberto Severi, che coltivano i poderi confinanti, ma i tre coloni vengono falciati dalle raffiche dei nazisti.
7. Augusto Cavedoni: nato a Castelvetro di Modena (MO) il 28 febbraio 1898, figlio di Virginio e Clelia Marinelli, residente a Ospitaletto di Marano sul Panaro, casaro e agricoltore, riconosciuto partigiano. Secondo la documentazione dell’ANPI, nel febbraio del 1944 concede contatti e informazioni alla Brigata “Selvino Folloni”, ma non imbraccia mai le armi. Dopo il combattimento tra il battaglione partigiano del “Toscano” e i tedeschi del 12 agosto 1944, invita la famiglia a sfollare altrove – con ogni probabilità a Denzano, insieme a molti altri civili di Ospitaletto – e resta a proteggere il podere che ha ricevuto in affitto dalla parrocchia in località Le Borre. Nel pomeriggio del 13 agosto 1944 un tragico equivoco toponomastico conduce gli autori della rappresaglia presso la sua cascina: i tedeschi scambiano la Borra – dove sono stati ospitati alcuni partigiani – con Le Borre e si dirigono verso questo insediamento rurale. Augusto Cavedoni cerca di fuggire insieme a Gino Baranzoni e Alberto Severi, che coltivano i poderi confinanti, ma i tre coloni vengono falciati dalle raffiche dei nazisti.
8. Giuseppe Ferrari: nato a Marano sul Panaro (MO) nel 1894, residente a Cà Fontana (Ospitaletto di Marano), agricoltore, civile. Alcune testimonianze affermano che in gioventù sia stato vicino alle idee socialiste, ma negli anni della guerra coltiva un podere a Cà Fontana e non partecipa all’organizzazione della Resistenza. Nel pomeriggio del 13 agosto 1944 i soldati tedeschi effettuano una rappresaglia nelle campagne di Ospitaletto: quando arrivano a Cà Fontana, incendiano l’ovile di Giuseppe Ferrari, che esce dalla boscaglia per cercare di salvare le pecore. I militari lo catturano, lo portano dentro l’ovile e lo uccidono, poi abbandonano il cadavere alle fiamme.
9. Caterina Gualmini: nata a Marano nel 1877, residente a Ospitaletto di Marano sul Panaro, civile. Nel pomeriggio del 13 agosto 1944 i soldati tedeschi effettuano una rappresaglia nelle campagne di Ospitaletto: quando giungono in località Castellazzo, forzano la porta di casa Savigni e mettono al muro i membri della famiglia. Dopo che i coniugi Teobaldo e Clarice Savigni muoiono falciati dalle raffiche, Caterina Gualmini cerca di fuggire dalla casa, ma i tedeschi la vedono e la uccidono con diversi colpi d’arma da fuoco.
10. Giuseppe Leonelli: nato a Marano sul Panaro (MO) il 14 luglio 1877, figlio di Primo e Fortuna Grandi, residente a Ospitaletto di Marano sul Panaro, macellaio commerciante, riconosciuto partigiano. Secondo la documentazione dell’ANPI, nel febbraio del 1944 concede contatti e informazioni alla Brigata “Selvino Folloni”, ma non imbraccia mai le armi. Nel pomeriggio del 13 agosto 1944 i soldati tedeschi effettuano una rappresaglia nelle campagne di Ospitaletto: Giuseppe Leonelli è costretto a trasportare su un biroccio della merce che i tedeschi hanno razziato a Ca’ Santelli, Ca’ Cannella e Ca’ Bianca, poi viene ucciso con un colpo di pistola alla nuca nell’aia di Ca’ Santi.
11. Adalgisa Ronchi: nata a Marano sul Panaro il 23 giugno 1892, residente a Ospitaletto di Marano sul Panaro, civile. Nel pomeriggio del 13 agosto 1944 i soldati tedeschi effettuano una rappresaglia nelle campagne di Ospitaletto: quando giungono in località Castellazzo, forzano la porta di casa Savigni e uccidono con una scarica di proiettili i coniugi Teobaldo e Clarice Ronchi, sorella minore di Adalgisa. Quest’ultima cerca di fuggire dalla sua casa, ma viene notata dai tedeschi: una raffica la ferisce gravemente e le impedisce qualsiasi movimento. I soldati nazisti la catturano e la gettano ancora viva in un fienile incendiato, facendola morire tra le fiamme.
12. Clarice Ronchi in Savigni: nata a Marano sul Panaro il 24 settembre 1895, moglie di Teobaldo Savigni, residente a Ospitaletto di Marano sul Panaro, civile. Nel pomeriggio del 13 agosto 1944 i soldati tedeschi effettuano una rappresaglia nelle campagne di Ospitaletto: quando giungono in località Castellazzo, forzano la porta di casa Savigni e mettono al muro i membri della famiglia. Teobaldo e Clarice muoiono falciati dalle raffiche.
13. Maria Savigni: nata a Marano sul Panaro il 1 febbraio 1928, residente a Ospitaletto di Marano sul Panaro, civile. Nel pomeriggio del 13 agosto 1944 i soldati tedeschi effettuano una rappresaglia nelle campagne di Ospitaletto: quando giungono in località Castellazzo, forzano la porta di casa Savigni e mettono al muro i membri della famiglia. Il padre e la madre di Maria, Teobaldo e Clarice muoiono falciati dalle raffiche; la giovane riesce a fuggire, ma alcuni soldati la inseguono nel bosco. Raggiunta nei pressi di un fico, subisce diverse violenze sessuali prima di essere uccisa con un colpo d’arma da fuoco.
14. Teobaldo Savigni: nato a Marano sul Panaro il 3 gennaio 1877, residente a Ospitaletto di Marano sul Panaro, agricoltore, civile. Nel pomeriggio del 13 agosto 1944 i soldati tedeschi effettuano una rappresaglia nelle campagne di Ospitaletto: quando giungono in località Castellazzo, forzano la porta di casa Savigni e mettono al muro i membri della famiglia. Teobaldo e la moglie Clarice muoiono falciati dalle raffiche.
15. Alberto Severi: nato a Marano sul Panaro (MO) nel 1899, residente a Ospitaletto di Marano, agricoltore, civile. Dopo il combattimento tra il battaglione partigiano del “Toscano” e i tedeschi del 12 agosto 1944, invita la famiglia a sfollare altrove – con ogni probabilità a Denzano, insieme a molti altri civili di Ospitaletto – e resta a proteggere il podere che ha ricevuto in affitto dalla parrocchia in località Le Borre. Nel pomeriggio del 13 agosto 1944 un tragico equivoco toponomastico conduce gli autori della rappresaglia presso la sua cascina: i tedeschi scambiano la Borra – dove sono stati ospitati alcuni partigiani – con Le Borre e si dirigono verso questo insediamento rurale. Alberto Severi cerca di fuggire insieme ad Augusto Cavedoni e Gino Baranzoni, che coltivano i poderi confinanti, ma i tre coloni vengono falciati dalle raffiche dei nazisti.

Elenco vittime civili 8

Gino Baranzoni,
Giuseppe Ferrari,
Caterina Gualmini,
Adalgisa Ronchi,
Clarice Ronchi,
Maria Savigni,
Teobaldo Savigni,
Alberto Severi

Elenco vittime partigiani 7

“Geo” Giorgio Ballestri,
Aldo Casalgrandi,
Antonio Maccaferri,
Luciano Orlandi,
Primo Terzi,
Augusto Cavedoni,
Giuseppe Leonelli,

Responsabili o presunti responsabili

Elenco reparti responsabili


AOK 14

Tipo di reparto: Wehrmacht
Appartenenza: Heer Wehrmacht

362. Veterinär-Kompanie/362. Infanterie-Division

Tipo di reparto: Wehrmacht
Appartenenza: Heer Wehrmacht

GNR, distaccamento di Vignola

Tipo di reparto: Guardia Nazionale Repubblicana

GNR, distaccamento di Marano sul Panaro

Tipo di reparto: Guardia Nazionale Repubblicana

Memorie

Memorie legate a questa strage

  • monumento a borgo dello Spino, Ospitaletto, Marano sul Panaro

    Tipo di memoria: monumento

    Ubicazione: borgo dello Spino, Ospitaletto, Marano sul Panaro

    Descrizione: Il monumento che ricorda le vittime della rappresaglia di Ospitaletto si trova nel borgo dello Spino.

  • luogo della memoria a Marano sul Panaro

    Tipo di memoria: luogo della memoria

    Ubicazione: Marano sul Panaro

    Descrizione: Nel 2014 l’Amministrazione comunale di Marano sul Panaro ha inaugurato un parco della memoria dedicato alle vittime della violenza nazi-fascista del 12-25 agosto 1944.

  • commemorazione a Ospitaletto, Marano sul Panaro

    Tipo di memoria: commemorazione

    Ubicazione: Ospitaletto, Marano sul Panaro

    Descrizione: La commemorazione della rappresaglia di Ospitaletto viene organizzata ogni anno nella domenica d’agosto più vicina al giorno 13.

  • onorificenza alla persona a Luciano Orlandi

    Tipo di memoria: onorificenza alla persona

    Ubicazione: Luciano Orlandi

    Descrizione: Luciano Orlandi ha ricevuto una Medaglia d’Argento al Valor Militare alla Memoria.

Bibliografia


Nello Bozzini, La breve storia di Maria Savigni, in Gente di Panaro. Rassegna di storia, “storie” e cultura locale. Valle del Panaro, n. 4 – 2002, rivista del Gruppo di Documentazione Vignolese “Mezaluna – Mario Menabue”, Modena, il Fiorino, 2002, pp. 19-23.
Nello Bozzini, La rappresaglia germanica a Ospitaletto di Marano sul Panaro, 13 agosto 1944. Vita e morte di Maria Savigni, Vignola, ETA, 2002.
Miria Burani, Quegli anni difficili. Marano sul Panaro dal fascismo alla Resistenza, pp. 79-86.
Daniel Degli Esposti, Lacrime di pietra. Cippi e lapidi della Resistenza nell’Unione Terre di Castelli, a cura del Gruppo di Documentazione Vignolese “Mezaluna – Mario Menabue”, Modena, Il Fiorino, 2012, pag. 114.
Daniel Degli Esposti, Memorie sepolte. La guerra aerea e le macerie del quotidiano nelle Terre di Castelli, Gruppo di Documentazione Vignolese “Mezaluna – Mario Menabue”, Bologna, Dupress, 2015, pp. 168-170.
Daniel Degli Esposti, Marano sul Panaro: lo specchio della guerra, relazione per il riconoscimento di una medaglia al merito civile al Comune di Marano sul Panaro, in Archivio Comunale di Marano sul Panaro, busta della richiesta di un riconoscimento al valor civile per la rappresaglia germanica di Ospitaletto, pp. 21-26.
Ermanno Gorrieri, La repubblica di Montefiorino, Bologna, Il Mulino, 1970, pag. 444.
Francesco Ricci, Bella Ciao, Modena, Digital Index editore, 2012.
Claudio Silingardi, ricostruzione storica in Gian Vittorio Baldi, Memorie della Resistenza. Testimonianze sulla Resistenza raccolte per il Comune di Marano sul Panaro, pubblicazione dell’Associazione Italiana di Cinematografia Scientifica, Grotte di Castro (VT), Tipografia Ceccarelli, 1996, pag. 16.
Claudio Silingardi, Una provincia partigiana, Milano, Franco Angeli, 1998, pag. 347.
E. Uguzzoni, Ospitaletto. Frazione di Marano sul Panaro, terra dei Balugola, EffeGi, Savignano sul Panaro, 1997.
Ilva Vaccari, Dalla parte della libertà, Santa Sofia di R., Stab. Tip. dei Comuni per COOP Estense, 1999, pp. 572-575.

Sitografia


Film documentario: Sergio Mariotti La rappresaglia germanica a Ospitaletto di Marano sul Panaro, Comune di Marano sul Panaro, 2013.
http://emilia-romagna.anpi.it/modena/archivio_res/ottobre_08/art_06_10_08.htm
http://emilia-romagna.anpi.it/modena/calendario/1944_08.html
http://anpimodena.it/avvenimenti-significativi-della-resistenza-modenese-2/
http://anpimodena.it/calendario-della-resistenza/
http://anpimodena.it/marano-merita-la-medaglia-per-la-strage-di-ospitaletto/
http://ricerca.gelocal.it/gazzettadimodena/archivio/gazzettadimodena/2007/11/14/DP8PO_DP801.html
http://www.sassuolo2000.it/2014/08/14/domenica-a-marano-sul-panaro-70-anniversario-delleccidio-di-ospitaletto/
http://www.pietredellamemoria.it/pietre/lastra-commemorativa-ai-caduti-per-la-liberta-san-cesario-sul-panaro/
http://www.lineagotica.eu/biblio.php?id=894
https://books.google.it/books?id=uaBWw3jom5gC&pg=PT36&lpg=PT36&dq=ospitaletto+di+marano+13+agosto+1944&source=bl&ots=JvvCQgo276&sig=Eqau3jcYEvg3pdxJZYoJ43Vud5g&hl=it&sa=X&ei=9subVe6aDoPjywPprrPYCg&ved=0CEMQ6AEwBzgK#v=onepage&q=ospitaletto%20di%20marano%2013%20agosto%201944&f=false
http://www.archiviostorico.unibo.it/it/struttura-organizzativa/sezione-archivio-storico/lauree-honoris-causa/geo-giorgio-ballestri.asp?IDFolder=333&IDOggetto=112644&LN=IT
https://sites.google.com/site/sentileranechecantano/schede/antifascismo-e-lotta-di-liberazione/le-stragi-nazifasciste/elenco-analitico-in-ordine-cronologico-delle-stragi-compiute-in-italia-dai-reparti-tedeschi
http://associazioni.monet.modena.it/iststor/page3.php?sub=126&parent=6
http://associazioni.monet.modena.it/iststor/page4.php?id=276&nlevel=3

Fonti archivistiche

Fonti

BA-MA, RH 2/667, Ic-M 14.08.44.
BA-MA, RH 20-14/48, AOK 14, H.Qu. TB 01.07.-30.09.44; RH 20-14/114, IcM 18.08.44.
Archivio Storico del Comune di Vignola.
Archivio del Gruppo di Documentazione Vignolese “Mezaluna – Mario Menabue”, Cassetto D, Resistenza, Documenti della Resistenza, BD4.
Archivio Comunale di Marano sul Panaro, busta della richiesta di un riconoscimento al valor civile per la rappresaglia germanica di Ospitaletto.