Canove di Roana 11-07-1944

(Vicenza - Veneto)

Canove di Roana 11-07-1944

Canove di Roana 11-07-1944
Descrizione

Località Canove, Roana, Vicenza, Veneto

Data 11 luglio 1944

Matrice strage Nazifascista

Numero vittime 1

Numero vittime uomini 1

Numero vittime uomini anziani 1

Descrizione: All’alba, alle ore 5 dell’11/7/44, la GNR di Asiago circonda la casa di Via Ortigara n. 2 a Canove di Roana, una casa proprietà del cav. Fortunato Frigo Milo, commissario prefettizio del comune, e affittata a Francesco Covolo, padre di Federico, il Comandante “Broca”. La GNR dei “Cacciatori degli Appennini” e i tedeschi sono alla ricerca del figlio o semplicemente lo vogliono colpire nei suoi affetti più cari. Il padre Francesco tenta di fuggire saltando dalla finestra della camera, sul retro della casa, ma è raggiunto lungo la ferrovia e ucciso con due pallottole alla testa. Sono arrestati e condotti alle carceri di Asiago il genero Frigo Domenico, e la figlia Irma di 14 anni. La perquisizione e il saccheggio di casa Covolo (sono rubate anche le due mucche e il vitellino) durano sino a sera. La morte di Francesco Covolo è una chiara vendetta dei fascisti per l’attività e l’ardire delle forze partigiane e delle imprese del figlio.

Modalità di uccisione: uccisione con armi da fuoco

Tipo di massacro: punitivo

Annotazioni: Secondo la versione di Gios, i fascisti repubblicani erano alla ricerca di armi e munizioni che il figlio si sarebbe procurato con la brillante operazione contro il treno Rocchette-Asiago di lunedì 10 luglio, ma ciò non corrisponde a verità in quanto l’11 luglio nessuno ancora sapeva dell’assalto al treno.

Scheda compilata da Pierluigi Dossi
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Ultimo aggiornamento dei dati: 2015-12-28 13:46:57

Vittime

Elenco vittime

Francesco Covolo di Federico e Caterina Abriani, cl. 1878, nato a S. Giacomo di Lusiana (VI) e residente a Canove di Roana (VI); staffetta partigiana.

Elenco vittime legate a partigiani 1

Francesco Covolo di Federico e Caterina Abriani, cl. 1878, nato a S. Giacomo di Lusiana (VI) e residente a Canove di Roana (VI); staffetta partigiana.

Responsabili o presunti responsabili

Elenco reparti responsabili


Cacciatori degli Appennini

Tipo di reparto: Esercito

Elenco persone responsabili o presunte responsabili


  • Carlo Bruno Caneva

    Nome Carlo Bruno

    Cognome Caneva

    Ruolo nella strage Autore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Caneva Carlo Bruno Tripoli di Antonio e Silvagni Antonia, cl. 12; cugino del federale Giovanni Caneva di Pietro; già campione italiano di salto dal trampolino; già sergente nella 60^ Compagnia del 9° Regg. Alpini, Btg. “Vicenza”, Div. “Julia”, in Grecia: per ragioni di salute, dopo poco più di due mesi era stato ricoverato «in un ospedale di I^ linea nei pressi di Tepeleni (Albania) proveniente dalla zona di Trebiscine», poi nell’ospedale da campo n.118 in Dragowitza e ancora successivamente all’ospedale militare prima di Foggia e poi di Vicenza e Padova. Per «malattia contratta sul fronte greco» gli fu riconosciuta una pensione di invalidità del 7° grado che gli venne pagata fino all’agosto del 1943; l’8 settembre 1943 trova Bruno Caneva invalido ed esente da ogni obbligo militare nella sua Asiago. Aderisce alla RSI e con il grado di sergente maggiore comanda il Presidio di Asiago del Centro Reclutamento Alpini (CRA) di Bassano, successivamente, con tutto il suo reparto passa con i tedeschi e il BdS-SD con il grado di SS-oberscharführer (sergente maggiore), forse poi promosso al grado di maresciallo ordinario delle SS o della Polizia (SS- hauptscharführer o Hauptfeldweber ). L\'8 agosto ‘44 è ferito in uno scontro con i partigiani in Val d\'Assa e cede, almeno ufficialmente, il comando del Presidio al fratello Adelmo. A dimostrazione che Carlo Bruno Caneva è un sottufficiale dell’esercito tedesco, risulta trasferito dall’ospedale elioterapico di Mezzaselva all’ospedale militare della Luftwaffe di Caldogno, successivamente trasportato in quello di Merano e negli ultimi giorni di guerra, assieme ai feriti tedeschi, trasportato in Germania, prima all’ospedale militare di Munsterzwarach poi in quello di Miltenberg. Inoltre ancora nel 2000, Bruno Caneva percepiva un sussidio “nell’ambito dell’assistenza alle vittime della guerra […] dall’ufficio assistenza della Freie Hansestadt Bremen” della Germania Federale con il grado di HauptFeldwebel della Wach Kompanie 1009 (sergente maggiore o maresciallo ordinario della Gendarmeria del Comando territoriale militare 1009 di Verona). Ma, se dei fratelli Adelmo e Antonio troviamo tracce e riferimenti della loro attività nelle BdS-SD, su Bruno più niente dopo il suo ricovero all’ospedale di Caldogno nell’agosto ‘44. Si tratta di un ricovero a lungo termine assai strano: “Da un lato ci sono fotocopie di documenti che attestano la gravità della ferita, i ricoveri e le degenze, fotocopie però con la scrittura del nome non limpida, che lascia intravedere i segni di un probabile nome diverso scritto in precedenza. L’attestazione del ricovero è suffragata dalla testimonianza resa dall’infermiera Irma Schwarze, non molto chiara per la verità sulle circostanze nelle quali aveva conosciuto Caneva, che comunque nella deposizione resa alla Pretura di Capri il 14 dicembre 1946, ammise che «tale dichiarazione mi fu richiesta da un fratello di Bruno Caneva il quale mi scriveva che il fratello Bruno era stato accusato di un grave fatto politico e che il processo era già stato fatto e che avendo famiglia sporto appello occorreva una dichiarazione per dimostrare la sua innocenza». Dall’altra parte, in ogni caso ci sono i testimoni che si presentarono a difesa durante il processo in Corte d’Assise e che giurarono davanti alla giustizia italiana che Bruno Caneva li aveva salvati o aveva salvato i loro figli, intercedendo presso i tedeschi, localizzandolo in luoghi diversi dall’ospedale di Caldogno”. (da S. Residori, Niente altro che polvere, cit., pag. 136) Tutte testimonianze che presentano un Caneva non certo gravemente ferito e ricoverato, ma attivo tra Asiago e Vicenza in contrasto con le attestazioni dei ricoveri ospedalieri. Dopo la Liberazione,la sentenza emessa dalla CAS di Vicenza il 22.5.47, condanna a 30 anni di reclusione Carlo Bruno Caneva e Battista Marcialis (omicidio del partigiano Rodino Fontana e collaborazionismo). In clandestinità, il Caneva si dedica ad attività cospirativa neo-fascista, per poi fuggire clandestinamente in Argentina. Il 3.4.54 il Tribunale di Vicenza, Sez.II, dichiara, anche se contumace, ridotta la pena a 2 anni, che ovviamente non sconta. Coinvolto anche nell\' uccisione di “Freccia” e nell’Eccidio di Pedescala, emigra clandestinamente in Argentina con il fratello Adelmo e Antonio “Tonin”.

    Nome del reparto Banda Caneva

  • Milo Fortunato Frigo

    Nome Milo Fortunato

    Cognome Frigo

    Note responsabile Frigo Milo Fortunato di Valentino e Maria Rossi, cl. 1897, nato e residente a Canove di Roana; industriale del legno; fascista già dal \'19, negli anni 1933-34 venne espulso dal partito per furto ai danni del Comune di Roana. “Iscritto fra i primi al PFR, diventa il collaboratore instancabile dei nazi-fascisti mettendo se stesso e segheria, di cui è proprietario, a completa disposizione del locale comando tedesco. Responsabile dei rastrellamenti fatti sull\'altopiano e specialmente nel comune di Roana, non ometteva occasione alcuna pur di dare la caccia spietata ai patrioti operanti nella zona dell\'altopiano...”. Arrestato alla Liberazione rischia l’impiccagione a Lusiana, assieme a Giovanni Caneva da Asiago e Arturo Fincati da S. Caterina di Lusiana; successivamente incarcerato è discriminato nell\'agosto \'45; segnalato al CLNP come “fascista socialmente pericoloso” “Affarista, fascista, filotedesco,...”. Nuovamente arrestato, è deferito al PM presso la CAS il 6/9/45, poi l’amnistia.

Memorie

Memorie legate a questa strage

  • lapide a

    Tipo di memoria: lapide

    Descrizione: Lapide marmorea lungo il tracciato della vecchia ferrovia.

Bibliografia


Romeo Covolo (a cura di), Rigoni Pasqua Marina “Zurla”. La moglie del partigiano. “Ricordi e confessioni della moglie del Comandante “Broca”, Ed. AVL, Quaderno n. 10, Vicenza 2014.
Pierantonio Gios, Resistenza, Parrocchia e Società nella diocesi di Padova 1943-1945, Ed. Marsilio-Ivsrec, Venezia 1981.
Pierantonio Gios, Controversie sulla Resistenza ad Asiago e in Altopiano, Ed. Tip. Moderna, Asiago 1999.
Pierantonio Gios, Il Comandante “Cervo”, capitano Giuseppe Dal Sasso, Ed. Tip. Moderna, Asiago 2002.
Pierantonio Gios, Clero, Guerra e Resistenza nelle relazioni dei Parroci, Ed. Ist.St.Ecles., Padova 2007.
L’Altopiano. La voce degli 8 Comuni, del 16 febbraio 2000.
Marco Ruzzi, L’apparato militare della RSI in provincia di Cuneo: le unità del Centro addestramento reparti speciali (CARS). Aprile-dicembre 1944, Ed. ISRSCPC, in Il Presente e la Storia, n. 46 del dicembre 1994.
Federica Bertagna, La Patria di riserva. L’emigrazione fascista in Argentina, Ed. Donzelli, Roma 2006.
Emilio Franzina, La Parentesi. Società, popolazioni e Resistenza in Veneto (1943.1945), Ed. Cierre-IVrR, Sommacampagna (VR) 2009.
Virgilio Panozzo, La Resistenza in Tresché Conca, 1943-1945, Australia 2010.

Sitografia


www.giornalealtopiano.it

Fonti archivistiche

Fonti

Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), fondo Corte d’Assise Straordinaria (CAS);
Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), fondo Comitato di Liberazione Nazionale Provinciale (CLNP);
Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), fondo Danni di guerra.
Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP).
Il Giornale di Vicenza.