VIA PAOLUCCI E VIA CESARI MODENA 26.10.1944

(Modena - Emilia-Romagna)

VIA PAOLUCCI E VIA CESARI MODENA 26.10.1944

VIA PAOLUCCI E VIA CESARI MODENA 26.10.1944
Descrizione

Località Via Paolucci e via Cesari, Modena, Modena, Modena, Emilia-Romagna

Data 26 ottobre 1944

Matrice strage Fascista

Numero vittime 1

Numero vittime uomini 1

Numero vittime uomini adulti 1

Descrizione: Nella seconda metà di ottobre del 1944 le prospettive dell’insurrezione generale alimentano le speranze della Resistenza modenese, ma i soldati tedeschi e i fascisti più intransigenti non smettono di alimentare le difese della Linea Gotica e di assestare colpi all’organizzazione partigiana. In alcuni casi le operazioni contro i “ribelli” assumono le sembianze dei rastrellamenti, mentre in altre circostanze i fascisti catturano membri della Resistenza in maniera fortuita. Il 22 ottobre 1944 Alessandro Cabassi si trova in località San Cataldo insieme a una staffetta armata: quando si accorge della presenza di una pattuglia, indica alla compagna una direzione di allontanamento e prosegue verso il gruppo dei militi fascisti. È convinto che non possa accadergli nulla poiché non ha la pistola e non tiene addosso oggetti compromettenti, ma i militi lo fermano e lo arrestano: dopo quattro giorni di duri interrogatori, Bruno Piva dà l’ordine di eliminare Cabassi: anche se è stato uno dei principali animatori del Fronte della Gioventù modenese, non ha parlato e la custodia in carcere espone gli uomini della RSI al pericolo di una fuga. Il 26 ottobre 1944 il plotone d’esecuzione conduce il diciannovenne Sandro “nei pressi del passaggio ferroviario delle Case Nuove, accanto al muro di cinta della fabbrica, anzi magazzeni, della Società Petroli Italiana” (Cronaca Pedrazzi, pag. 1700): la fucilazione pone fine alla sua avventura politica, intellettuale e militare.

Modalità di uccisione: fucilazione

Violenze connesse: sevizie-torture

Tipo di massacro: punitivo

Estremi e note penali: Verbale di dibattimento n. 94 R.G. – CAS MO.
Il 5 luglio 1945 Antonio Petti viene condannato alla pena di morte con degradazione dalla Corte d’Assise di Modena: fra i capi d’accusa si trova anche il processo sommario del 27 marzo 1945.

Processo della Corte d’Assise sezione Speciale di Modena contro Gino Galli, Antonio Nespoli, Bruno Piva, Renato Sacchetti, Giulio Sacchetti, Amanzio Ragni e Calogero Geraci.
1. Primo Grado: “[La corte] dichiara Galli Gino, Nespoli Antonio, Piva Bruno, Sacchetti Renato colpevoli del reato di collaborazionismo a loro ascritto nonché del delitto di omicidio aggravato continuato, il Galli inoltre, di quello di rapina aggravata continuata, e concessa l’attenuante dell’art. 62 bis C.P., condanna ciascuno di essi alla pena dell’ergastolo, con accessori di legge, il Galli in più della multa di £5000, tutti alla confisca dei beni, al pagamento in solido delle spese processuali; il Piva anche al risarcimento dei danni a favore di Luppi Silvio costituito parte civile, liquidati, secondo la richiesta in lire una, nonché alle spese di assistenza e costituzione in £10.096. Dichiara Ragni Amanzio colpevole di collaborazionismo punibile ai sensi dell’art. 58 CP MG nonché di furto aggravato continuato, e concesse le attenuanti dell’art. 62 bis C.P. per ambedue dell’art. 114 C.P. per il primo reato, lo condanna alla pena di anni sei di reclusione £2000 di multa, inoltre alla confisca nella misura di un terzo dei beni, alla interdizione perpetua dai pubblici uffici ed al pagamento delle spese in solido con gli altri. Dichiara condonate in anni trenta di reclusione la pena dell’ergastolo, nella misura di anni cinque quella detentiva inflitta al Ragni ed interamente le pene pecuniarie. Dichiara non doversi procedere nei confronti di Sacchetti Guido, Geraci Calogero per essere estinto il reato causa amnistia, e ne ordina la scarcerazione se non detenuti per altro motivo. Modena, 27 marzo 1947.”
2. Sentenza 1/3/1949 CASSAZIONE: sostituisce alla pena dell’ergastolo inflitta a Sacchetti, quella di 30 anni di reclusione. Annulla la sentenza a) nei riguardi di Nespoli per difetto di motivazione in ordine alla ritenuta aggravante di cui all’art. 112 CP per l’omicidio e per errore nella determinazione della pena. b) nei confronti di Galli Gino e Piva Bruno per difetto di motivazione sulla ritenuta aggravante della crudeltà e per errore nella determinazione della pena. Rigetta nel resto e rinvia la causa alla Corte di Assise di Perugia per il nuovo giudizio sui punti oggetto di annullamento nei riguardi del Nespoli, Galli e Piva. Modena, 9/5/1949 f. Ferrari.
3. Sentenza 26/4/1950 CORTE DI ASSISE IN PERUGIA: determina la pena per l’omicidio aggravato pel numero delle persone ed in concorso delle attenuanti generiche, e continuato, in anni 24 di reclusione ed aperto il cumulo con la pena di anni 30 di reclusione inflitta al Nespoli, al Galli ed al Piva per collaborazionismo militare determina in anni 30 di reclusione la pena complessiva da espiarsi da ciascuno dei 3 imputati assorbita in detta pena anche quella della reclusione inflitta al Galli per la rapina. Condanna gli imputati stessi in solido, al pagamento delle spese processuali, escluse quelle del giudizio di Cassazione. Dichiara condonati anni 21 di reclusione e le multe irrogate [sic] per la rapina a favore del detenuto Galli Gino. Modena, 27/8/1951, f. Pirolo.
DECLARATORIA 14/11/1952: dichiara condizionalmente condonata la residua pena di anni 1 di reclusione inflitta al Ragni Amanzio. Modena, 25/11/1952, f. Pirolo.

Note sulla memoria (per maggiori informazioni vedi la sezione apposita): Nell’immediato dopoguerra l’uccisione di Alessandro Cabassi è diventata uno dei principali punti di riferimento della memoria della Resistenza social-comunista di Modena e della Provincia. Il Fronte della Gioventù lo ha scelto come simbolo della Lotta di Liberazione e ha attribuito al suo spirito attivo-organizzativo la nascita del rifiuto del fascismo e l’adesione al sistema affermativo del movimento partigiano fra le generazioni cresciute nell’epoca del regime. La stampa della Sinistra modenese ha dedicato ad Alessandro Cabassi diversi articoli e parecchi spazi di memoria per sostenere le idee di riscatto sociale che la Resistenza ha promosso nei mesi dell’occupazione nazista.

Scheda compilata da DANIEL DEGLI ESPOSTI
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Ultimo aggiornamento dei dati: 2016-06-03 09:44:03

Vittime

Elenco vittime

1. Alessandro Cabassi: nato a Mantova il 12 settembre 1925, figlio di Emilio e Maria Podestà, residente a Carpi (MO), studente, partigiano. Parente di noti antifascisti, si rifugia ben presto a Carpi con la famiglia per sfuggire alle persecuzioni del regime. Dopo l’8 settembre 1943 entra in contatto con i militanti del PCI e si trasferisce a Modena per non creare ulteriori pericoli alla famiglia e per non essere ostacolato dal padre, un antifascista cattolico e futuro presidente del CLN carpigiano; il 10 novembre 1943 entra nella Brigata “Grillo”, prende il nome di battaglia “Franco”, diventa un carismatico organizzatore del Fronte della Gioventù e aiuta con coraggio le SAP della Prima Zona. Il 22 ottobre 1944 è arrestato a San Cataldo in circostanze fortuite: pensa di riuscire a convincere i fascisti a lasciarlo andare poiché non porta armi e non ha nulla di sospetto addosso, ma finisce in carcere ed è interrogato per ordine di Bruno Piva. Dopo lunghe torture, i fascisti lo fucilano il 26 ottobre 1944, all’angolo fra le attuali vie Paolucci e Cesari, “nei pressi del passaggio ferroviario delle Case Nuove, accanto al muro di cinta della fabbrica, anzi magazzeni, della Società Petroli Italiana” (Cronaca Pedrazzi, pag. 1700). Ha ricevuto la Medaglia d’Argento al Valor Militare alla Memoria

Elenco vittime partigiani 1

Alessandro Cabassi

Responsabili o presunti responsabili

Elenco reparti responsabili


Elenco persone responsabili o presunte responsabili


  • Bruno Piva

    Nome Bruno

    Cognome Piva

    Tipo di reparto fascista Guardia Nazionale Repubblicana

    Nome del reparto Ufficio Politico Investigativo/42. Comando militare provinciale/GNR di Modena

Memorie

Memorie legate a questa strage

  • cippo a Angolo tra le vie Paolucci e Cesari, Modena

    Tipo di memoria: cippo

    Ubicazione: Angolo tra le vie Paolucci e Cesari, Modena

    Descrizione: Un cippo ricorda Alessandro Cabassi nel luogo in cui, il 26 ottobre 1944, è stato ucciso dai fascisti. I committenti esaltano «la sacra fiamma della Libertà» che ha animato l’impegno partigiano del principale organizzatore del Fronte della Gioventù modenese: la vitalità di Cabassi non è stata soffocata dal plotone d’esecuzione e continua a risplendere nella memoria del giovane militante comunista. La sobria struttura del monumento ricorda una stele funeraria: la foto di Cabassi sormonta la lapide e collega il ricordo a una dimensione corporea, le date di nascita e di morte – espresse in numeri romani – completano la base del memoriale e una corona scolpita nella pietra onora il coraggio di un diciannovenne che ha sopportato in silenzio le torture per non tradire in compagni.

  • monumento a Società Polisportiva Centro Storico, Modena

    Tipo di memoria: monumento

    Ubicazione: Società Polisportiva Centro Storico, Modena

    Anno di realizzazione: 1975

    Descrizione: Nel 1975, in occasione del trentesimo anniversario della Liberazione, la Società Polisportiva Centro Storico e la Federazione Comunista modenese hanno dedicato ad Alessandro Cabassi un monumento e una lapide muraria nel cortile d’ingresso delle strutture ricreative. Il cippo si trova nel cortile della Società Polisportiva Centro Storico ed è dedicato «a Sandro Cabassi – studente partigiano – caduto per la libertà». I committenti hanno sottolineato la semplicità con cui il giovane conciliava lo studio e l’attività ribelle. Nel dopoguerra i compagni di lotta hanno ricordato a più riprese la vitalità, l’attivismo e l’amore per lo sport che animavano le giornate di Cabassi: questi interessi vari e poliedrici gli permettevano di raggiungere più facilmente i ragazzi e di avvicinarli alle idee del Fronte della Gioventù attraverso canali innovativi. La forza della memoria si esprime attraverso la solidità del cemento, che ricorda la solidità di un animo mai domo. La lapide commemora l’impegno politico e i valori che Alessandro Cabassi ha trasmesso ai ragazzi nel periodo in cui ha guidato il Fronte della Gioventù modenese. Trent’anni dopo la Liberazione, la riflessione sulla Resistenza ha raggiunto la consapevolezza che l’educazione delle nuove generazioni sarebbe stata una garanzia per la difesa della pace, della libertà e della democrazia: con quest’epigrafe, la Federazione Comunista di Modena ha reso Cabassi un punto di riferimento per i ragazzi della città.

  • luogo della memoria a Stadio di Carpi

    Tipo di memoria: luogo della memoria

    Ubicazione: Stadio di Carpi

    Descrizione: Il Comune di Carpi ha dedicato lo stadio ad Alessandro Cabassi.

  • onorificenza alla persona a Alessandro Cabassi

    Tipo di memoria: onorificenza alla persona

    Ubicazione: Alessandro Cabassi

    Descrizione: Alessandro Cabassi ha ricevuto la Medaglia d’Argento al Valor Militare alla Memoria.

  • commemorazione a Modena

    Tipo di memoria: commemorazione

    Ubicazione: Modena

    Descrizione: Alessandro Cabassi è commemorato con eventi pubblici negli anniversari della morte e in tutte le ricorrenze legate alle festività e alle celebrazioni della Resistenza.

Bibliografia


M. Pacor e L. Casali, Lotte sociali e guerriglia in pianura, Roma, Editori Riuniti, 1972, pp. 88, 93, 98, 121, 125-126, 145-147, 150, 155, 180.
Ermanno Gorrieri, La repubblica di Montefiorino, Bologna, Il Mulino, 1970, pag. 683.
Claudio Silingardi, Una provincia partigiana, Milano, Franco Angeli, 1998, pp. 427 e 470-473.
Ilva Vaccari, Dalla parte della libertà, Santa Sofia di R., Stab. Tip. dei Comuni per COOP Estense, 1999, pag. 583.

Sitografia


http://emilia-romagna.anpi.it/modena/archivio_res/dicembre_04/art_16_12_04.htm
http://emilia-romagna.anpi.it/modena/archivio_res/dicembre_03/art_04_12_03.htm
http://liberazione70.it/events/sandro-cabassi-e-storie-di-gap/

Fonti archivistiche

Fonti

Adamo Pedrazzi, Cronaca dell’Occupazione Nazi-Fascista di Modena – MCMXLIII-MCMXLV, pag. 1700, Archivio dell’Istituto Storico di Modena.