FOSSOLI CARPI, 21.06.1944

(Modena - Emilia-Romagna)

FOSSOLI CARPI, 21.06.1944

FOSSOLI CARPI, 21.06.1944
Descrizione

Località Fossoli, Carpi, Modena, Emilia-Romagna

Data 21 giugno 1944

Matrice strage Nazifascista

Numero vittime 1

Numero vittime uomini 1

Numero vittime uomini adulti 1

Descrizione: Nel 1942 il Regio Esercito predispone un campo per la detenzione dei prigionieri alleati nel territorio di Fossoli. Dopo l’8 settembre 1943 diversi soldati inglesi, statunitensi e delle altre nazionalità legate al Commonwealth riescono a fuggire dalla struttura, che rimane inutilizzata per qualche mese. Nel dicembre del 1943 la RSI lo trasforma in un campo di concentramento per gli ebrei, ma nel marzo del 1944 i tedeschi si prendono buona parte delle responsabilità di gestione dell’area: nasce il Campo poliziesco e di transito (Polizei und Durchgangslager), che viene utilizzato dalle SS come punto di raccolta degli ebrei in vista della deportazione nei lager e nei luoghi di sterminio della Polonia. Dalla primavera del 1944 diversi prigionieri politici vengono rinchiusi in un’area del campo di Fossoli; anche se le forze della Resistenza si adoperano per assistere i detenuti, il controllo della struttura assicura una relativa tranquillità ai tedeschi e ai fascisti. Dopo la Liberazione di Roma l’occupazione nazista si inasprisce anche nei territori lontani dal fronte. Nel giugno del 1944 i detenuti del Campo di Fossoli percepiscono il peggioramento del loro scenario bellico: il 21 giugno 1944 sono deportati in Germania due gruppi di prigionieri politici, mentre ventiquattro ore dopo Leopoldo Gasparotto viene portato fuori dal Campo e ucciso con armi da fuoco. La sua uccisione testimonia la volontà delle forze occupanti di mantenere il controllo dell’ordine nel campo attraverso l’eliminazione fisica dei detenuti più pericolosi. Il 12 luglio 1944 questa strategia assume le sembianze della strage: 67 prigionieri vengono condotti in tre gruppi a Cibeno e sono fucilati sull’orlo di una fossa comune.

Modalità di uccisione: uccisione con armi da fuoco

Tipo di massacro: punitivo

Estremi e note penali: Procedimento contro Karl Titho e altri per il reato di “violenze con omicidio contro privati nemici e prigionieri di guerra italiani. Eccidio di Fossoli. Parti Lese: Gasparotto Leopoldo e altri 69 patrioti. Atti trasmessi al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945”.
Wolff, Harster, Kranebitter, Titho, Haage e Koenig vengono arrestati a Bolzano il 13 maggio 1945, ma il 2 giugno 1945 il responsabile della 78° Sezione della Special Investigation Branch – che aveva avviato le indagini per conto dell’AMG – sancisce la propria incompetenza territoriale. I principali imputati si spostano in Europa per presenziare e testimoniare ad altri procedimenti che li riguardano e finiscono in carcere nelle zone d’occupazione della Germania. Il 16 luglio 1947 si tiene la prima udienza del processo al Tribunale Militare di Bologna, ma non si hanno notizie certe sull’estradizione dei criminali. Titho viene interrogato a Fossoli nell’ottobre del 1947 insieme al meranese Karl Gutweniger, già evaso dal campo di concentramento di Rimini e condannato a 12 anni in contumacia dalla Corte d’Assise straordinaria di Bolzano per collaborazionismo, con pena notevolmente ridotta. Le incertezze della magistratura alleata e le pressioni politiche volte all’insabbiamento compromettono l’azione giudiziaria, che nel 1948 conosce una significativa battuta d’arresto. Il 25 maggio 1951 Titho viene condannato a sette anni di carcere dal Tribunale di Utrecht, ma il 30 marzo 1953 è ricondotto in Germania come libero cittadino: le richieste di estradizione italiane vengono disattese poiché “i fatti […] addebitati sembrano rivestire carattere politico”. Il 26 gennaio 1959 il Vice-procuratore militare di Bologna Attilio Grossi chiede al giudice istruttore la “temporanea sospensione” dell’istruttoria contro gli imputati Titho, Haage, Rikoff, Koenig, Mayer e Seifer; ottiene soddisfazione il giorno stesso. Il 14 gennaio 1960 il procuratore generale militare Enrico Santacroce “archivia provvisoriamente” il procedimento sulla strage di Fossoli, che finisce “nell’Armadio della Vergogna”. Nel 1994 il fascicolo sui fatti criminosi del febbraio-luglio 1944 viene trasferito al Tribunale Militare di La Spezia, ma Haage è ritenuto “permanentemente inabilitato all’interrogatorio” per demenza senile e Titho, indagato anche dalla Procura di Dortmund, rifiuta l’interrogatorio, accettando di deporre soltanto per iscritto: la testimonianza del Comandante del Campo attribuisce al Comando Supremo delle forze armate germaniche in Italia la responsabilità della strage. Il 10 novembre 1999 la Procura Militare di La Spezia trascura la documentazione raccolta nella fase istruttoria e nel corso del processo fra il 1945 e il 1959: il g.i.p. presenta un’istanza di archiviazione del fascicolo su Cibeno-Fossoli poiché ritiene ragionevole la deposizione di Titho. Questo provvedimento rimanda la responsabilità penale della strage a “soggetti ignoti” e trasforma il comandante del campo in una goffa sintesi che unisce l’immagine di uno strumento della volontà degli alti comandi all’impotenza di un condottiero incapace di controllare le intemperanze di Haage. Nel giugno del 2001 alcuni familiari delle vittime presentano ricorso contro l’archiviazione, ma la notizia della morte di Titho blocca la riapertura della vicenda giudiziaria.

Note sulla memoria (per maggiori informazioni vedi la sezione apposita): L’uccisione di Leopoldo Gasparotto ha ottenuto un posto importante nella memoria legata al campo di Fossoli. L’intellettuale azionista è stato eliminato in circostanze tanto dolorose quanto capaci di manifestare l’essenza del controllo che i tedeschi e i fascisti cercavano di avere sul sistema dei luoghi di prigionia e sull’universo concentrazionario.

Scheda compilata da DANIEL DEGLI ESPOSTI
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Ultimo aggiornamento dei dati: 2016-06-03 09:43:21

Vittime

Elenco vittime

1. Leopoldo Gasparotto: nato a Milano il 30 dicembre 1902, figlio di Luigi e Maria Biglia, residente a Milano, avvocato, antifascista e partigiano. Figlio di un noto politico progressista, rifiuta di aderire ai GUF e si mantiene lontano dalle strutture del regime fascista. Amante dell’alpinismo e noto per le scalate ad alcune delle vette più importanti del mondo, svolge il servizio militare come Tenente dell’Artiglieria da Montagna. Dopo l’8 settembre 1943 si adopera per mandare in Svizzera la famiglia e torna a Milano per organizzare il rifiuto dell’occupazione tedesca e della Repubblica Sociale Italiana: gestisce le Brigate “Giustizia e Libertà” e lavora per consentire ai militari che non vogliono sostenere il nuovo corso di Mussolini. L’11 dicembre 1943 viene arrestato a Milano: subisce diverse torture nel carcere di San Vittore e a Verona, poi viene rinchiuso nel campo di Fossoli. La detenzione carpigiana non gli spegne la voglia di resistere: prende contatti con i partigiani modenesi e comincia a elaborare progetti di fuga dal campo, ma i tedeschi e i fascisti sospettano che stia macchinando qualche azione pericolosa e decidono di eliminarlo. Il 21 giugno 1944 Leopoldo Gasparotto viene prelevato dalla baracca ed è condotto fuori dalla struttura: una raffica lo abbatte in via Grilli.

Elenco vittime antifasciste 1

Leopoldo Gasparotto

Responsabili o presunti responsabili

Elenco reparti responsabili


Gestapo/Ufficio IV Verona

Tipo di reparto: Polizei
Appartenenza: Sicherheitspolizei u. SD

SS IVB4 – Verona

Tipo di reparto: Waffen-SS

GNR, distaccamento di Carpi

Tipo di reparto: Guardia Nazionale Repubblicana

Elenco persone responsabili o presunte responsabili


  • Ermanno Durante

    Nome Ermanno

    Cognome Durante

    Note responsabile Ermanno Durante, ex-Questore d’Imperia, torturatore di partigiani nel Campo di Fossoli. Il 4 ottobre 1945 la Corte d’Assise Straordinaria di Pavia lo condanna a 25 anni per “collaborazionismo, truffa e malversazione”, ma la Corte di Cassazione annulla la sentenza e la CAS di Milano gli riduce notevolmente la pena; sconta solo pochi mesi di carcere.

  • Fritz Ehrke

    Nome Fritz

    Cognome Ehrke

    Ruolo nella strage Autore

    Note responsabile Caporale Fritz Ehrke, IV / A Gestapo di Verona: partecipa alla fucilazione.

    Note procedimento Procedimento contro Karl Titho e altri per il reato di “violenze con omicidio contro privati nemici e prigionieri di guerra italiani. Eccidio di Fossoli. Parti Lese: Gasparotto Leopoldo e altri 69 patrioti. Atti trasmessi al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945”. Wolff, Harster, Kranebitter, Titho, Haage e Koenig vengono arrestati a Bolzano il 13 maggio 1945, ma il 2 giugno 1945 il responsabile della 78° Sezione della Special Investigation Branch – che aveva avviato le indagini per conto dell’AMG – sancisce la propria incompetenza territoriale. I principali imputati si spostano in Europa per presenziare e testimoniare ad altri procedimenti che li riguardano e finiscono in carcere nelle zone d’occupazione della Germania. Il 16 luglio 1947 si tiene la prima udienza del processo al Tribunale Militare di Bologna, ma non si hanno notizie certe sull’estradizione dei criminali. Titho viene interrogato a Fossoli nell’ottobre del 1947 insieme al meranese Karl Gutweniger, già evaso dal campo di concentramento di Rimini e condannato a 12 anni in contumacia dalla Corte d’Assise straordinaria di Bolzano per collaborazionismo, con pena notevolmente ridotta. Le incertezze della magistratura alleata e le pressioni politiche volte all’insabbiamento compromettono l’azione giudiziaria, che nel 1948 conosce una significativa battuta d’arresto. Il 25 maggio 1951 Titho viene condannato a sette anni di carcere dal Tribunale di Utrecht, ma il 30 marzo 1953 è ricondotto in Germania come libero cittadino: le richieste di estradizione italiane vengono disattese poiché “i fatti […] addebitati sembrano rivestire carattere politico”. Il 26 gennaio 1959 il Vice-procuratore militare di Bologna Attilio Grossi chiede al giudice istruttore la “temporanea sospensione” dell’istruttoria contro gli imputati Titho, Haage, Rikoff, Koenig, Mayer e Seifer; ottiene soddisfazione il giorno stesso. Il 14 gennaio 1960 il procuratore generale militare Enrico Santacroce “archivia provvisoriamente” il procedimento sulla strage di Fossoli, che finisce “nell’Armadio della Vergogna”. Nel 1994 il fascicolo sui fatti criminosi del febbraio-luglio 1944 viene trasferito al Tribunale Militare di La Spezia, ma Haage è ritenuto “permanentemente inabilitato all’interrogatorio” per demenza senile e Titho, indagato anche dalla Procura di Dortmund, rifiuta l’interrogatorio, accettando di deporre soltanto per iscritto: la testimonianza del Comandante del Campo attribuisce al Comando Supremo delle forze armate germaniche in Italia la responsabilità della strage. Il 10 novembre 1999 la Procura Militare di La Spezia trascura la documentazione raccolta nella fase istruttoria e nel corso del processo fra il 1945 e il 1959: il g.i.p. presenta un’istanza di archiviazione del fascicolo su Cibeno-Fossoli poiché ritiene ragionevole la deposizione di Titho. Questo provvedimento rimanda la responsabilità penale della strage a “soggetti ignoti” e trasforma il comandante del campo in una goffa sintesi che unisce l’immagine di uno strumento della volontà degli alti comandi all’impotenza di un condottiero incapace di controllare le intemperanze di Haage. Nel giugno del 2001 alcuni familiari delle vittime presentano ricorso contro l’archiviazione, ma la notizia della morte di Titho blocca la riapertura della vicenda giudiziaria.

    Nome del reparto nazista Polizei

    Nome del reparto Gestapo/Ufficio IV Verona

  • Hans Haage

    Nome Hans

    Cognome Haage

    Note responsabile Maresciallo Hans Haage, BdS, Vice-comandante del Campo di polizia e di transito di Fossoli. Imputato nel procedimento per la strage di Fossoli, avviato al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945.

    Note procedimento Procedimento contro Karl Titho e altri per il reato di “violenze con omicidio contro privati nemici e prigionieri di guerra italiani. Eccidio di Fossoli. Parti Lese: Gasparotto Leopoldo e altri 69 patrioti. Atti trasmessi al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945”. Wolff, Harster, Kranebitter, Titho, Haage e Koenig vengono arrestati a Bolzano il 13 maggio 1945, ma il 2 giugno 1945 il responsabile della 78° Sezione della Special Investigation Branch – che aveva avviato le indagini per conto dell’AMG – sancisce la propria incompetenza territoriale. I principali imputati si spostano in Europa per presenziare e testimoniare ad altri procedimenti che li riguardano e finiscono in carcere nelle zone d’occupazione della Germania. Il 16 luglio 1947 si tiene la prima udienza del processo al Tribunale Militare di Bologna, ma non si hanno notizie certe sull’estradizione dei criminali. Titho viene interrogato a Fossoli nell’ottobre del 1947 insieme al meranese Karl Gutweniger, già evaso dal campo di concentramento di Rimini e condannato a 12 anni in contumacia dalla Corte d’Assise straordinaria di Bolzano per collaborazionismo, con pena notevolmente ridotta. Le incertezze della magistratura alleata e le pressioni politiche volte all’insabbiamento compromettono l’azione giudiziaria, che nel 1948 conosce una significativa battuta d’arresto. Il 25 maggio 1951 Titho viene condannato a sette anni di carcere dal Tribunale di Utrecht, ma il 30 marzo 1953 è ricondotto in Germania come libero cittadino: le richieste di estradizione italiane vengono disattese poiché “i fatti […] addebitati sembrano rivestire carattere politico”. Il 26 gennaio 1959 il Vice-procuratore militare di Bologna Attilio Grossi chiede al giudice istruttore la “temporanea sospensione” dell’istruttoria contro gli imputati Titho, Haage, Rikoff, Koenig, Mayer e Seifer; ottiene soddisfazione il giorno stesso. Il 14 gennaio 1960 il procuratore generale militare Enrico Santacroce “archivia provvisoriamente” il procedimento sulla strage di Fossoli, che finisce “nell’Armadio della Vergogna”. Nel 1994 il fascicolo sui fatti criminosi del febbraio-luglio 1944 viene trasferito al Tribunale Militare di La Spezia, ma Haage è ritenuto “permanentemente inabilitato all’interrogatorio” per demenza senile e Titho, indagato anche dalla Procura di Dortmund, rifiuta l’interrogatorio, accettando di deporre soltanto per iscritto: la testimonianza del Comandante del Campo attribuisce al Comando Supremo delle forze armate germaniche in Italia la responsabilità della strage. Il 10 novembre 1999 la Procura Militare di La Spezia trascura la documentazione raccolta nella fase istruttoria e nel corso del processo fra il 1945 e il 1959: il g.i.p. presenta un’istanza di archiviazione del fascicolo su Cibeno-Fossoli poiché ritiene ragionevole la deposizione di Titho. Questo provvedimento rimanda la responsabilità penale della strage a “soggetti ignoti” e trasforma il comandante del campo in una goffa sintesi che unisce l’immagine di uno strumento della volontà degli alti comandi all’impotenza di un condottiero incapace di controllare le intemperanze di Haage. Nel giugno del 2001 alcuni familiari delle vittime presentano ricorso contro l’archiviazione, ma la notizia della morte di Titho blocca la riapertura della vicenda giudiziaria.

    Nome del reparto nazista Waffen-SS

    Nome del reparto Polizeiliches Durchangslager campo di Fossoli – Bds Verona

  • Josef Koenig

    Nome Josef

    Cognome Koenig

    Note responsabile Maresciallo Josef Koenig, BdS, autista di Haage. Imputato nel procedimento per la strage di Fossoli, avviato al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945.

    Note procedimento Procedimento contro Karl Titho e altri per il reato di “violenze con omicidio contro privati nemici e prigionieri di guerra italiani. Eccidio di Fossoli. Parti Lese: Gasparotto Leopoldo e altri 69 patrioti. Atti trasmessi al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945”. Wolff, Harster, Kranebitter, Titho, Haage e Koenig vengono arrestati a Bolzano il 13 maggio 1945, ma il 2 giugno 1945 il responsabile della 78° Sezione della Special Investigation Branch – che aveva avviato le indagini per conto dell’AMG – sancisce la propria incompetenza territoriale. I principali imputati si spostano in Europa per presenziare e testimoniare ad altri procedimenti che li riguardano e finiscono in carcere nelle zone d’occupazione della Germania. Il 16 luglio 1947 si tiene la prima udienza del processo al Tribunale Militare di Bologna, ma non si hanno notizie certe sull’estradizione dei criminali. Titho viene interrogato a Fossoli nell’ottobre del 1947 insieme al meranese Karl Gutweniger, già evaso dal campo di concentramento di Rimini e condannato a 12 anni in contumacia dalla Corte d’Assise straordinaria di Bolzano per collaborazionismo, con pena notevolmente ridotta. Le incertezze della magistratura alleata e le pressioni politiche volte all’insabbiamento compromettono l’azione giudiziaria, che nel 1948 conosce una significativa battuta d’arresto. Il 25 maggio 1951 Titho viene condannato a sette anni di carcere dal Tribunale di Utrecht, ma il 30 marzo 1953 è ricondotto in Germania come libero cittadino: le richieste di estradizione italiane vengono disattese poiché “i fatti […] addebitati sembrano rivestire carattere politico”. Il 26 gennaio 1959 il Vice-procuratore militare di Bologna Attilio Grossi chiede al giudice istruttore la “temporanea sospensione” dell’istruttoria contro gli imputati Titho, Haage, Rikoff, Koenig, Mayer e Seifer; ottiene soddisfazione il giorno stesso. Il 14 gennaio 1960 il procuratore generale militare Enrico Santacroce “archivia provvisoriamente” il procedimento sulla strage di Fossoli, che finisce “nell’Armadio della Vergogna”. Nel 1994 il fascicolo sui fatti criminosi del febbraio-luglio 1944 viene trasferito al Tribunale Militare di La Spezia, ma Haage è ritenuto “permanentemente inabilitato all’interrogatorio” per demenza senile e Titho, indagato anche dalla Procura di Dortmund, rifiuta l’interrogatorio, accettando di deporre soltanto per iscritto: la testimonianza del Comandante del Campo attribuisce al Comando Supremo delle forze armate germaniche in Italia la responsabilità della strage. Il 10 novembre 1999 la Procura Militare di La Spezia trascura la documentazione raccolta nella fase istruttoria e nel corso del processo fra il 1945 e il 1959: il g.i.p. presenta un’istanza di archiviazione del fascicolo su Cibeno-Fossoli poiché ritiene ragionevole la deposizione di Titho. Questo provvedimento rimanda la responsabilità penale della strage a “soggetti ignoti” e trasforma il comandante del campo in una goffa sintesi che unisce l’immagine di uno strumento della volontà degli alti comandi all’impotenza di un condottiero incapace di controllare le intemperanze di Haage. Nel giugno del 2001 alcuni familiari delle vittime presentano ricorso contro l’archiviazione, ma la notizia della morte di Titho blocca la riapertura della vicenda giudiziaria.

    Nome del reparto nazista Waffen-SS

    Nome del reparto Polizeiliches Durchangslager campo di Fossoli – Bds Verona

  • Karl Gutweniger

    Nome Karl

    Cognome Gutweniger

    Note responsabile Caporale Karl Gutweniger: interprete del Campo di Fossoli. Imputato nel procedimento per la strage di Fossoli, avviato al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945.

    Note procedimento Procedimento contro Karl Titho e altri per il reato di “violenze con omicidio contro privati nemici e prigionieri di guerra italiani. Eccidio di Fossoli. Parti Lese: Gasparotto Leopoldo e altri 69 patrioti. Atti trasmessi al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945”. Wolff, Harster, Kranebitter, Titho, Haage e Koenig vengono arrestati a Bolzano il 13 maggio 1945, ma il 2 giugno 1945 il responsabile della 78° Sezione della Special Investigation Branch – che aveva avviato le indagini per conto dell’AMG – sancisce la propria incompetenza territoriale. I principali imputati si spostano in Europa per presenziare e testimoniare ad altri procedimenti che li riguardano e finiscono in carcere nelle zone d’occupazione della Germania. Il 16 luglio 1947 si tiene la prima udienza del processo al Tribunale Militare di Bologna, ma non si hanno notizie certe sull’estradizione dei criminali. Titho viene interrogato a Fossoli nell’ottobre del 1947 insieme al meranese Karl Gutweniger, già evaso dal campo di concentramento di Rimini e condannato a 12 anni in contumacia dalla Corte d’Assise straordinaria di Bolzano per collaborazionismo, con pena notevolmente ridotta. Le incertezze della magistratura alleata e le pressioni politiche volte all’insabbiamento compromettono l’azione giudiziaria, che nel 1948 conosce una significativa battuta d’arresto. Il 25 maggio 1951 Titho viene condannato a sette anni di carcere dal Tribunale di Utrecht, ma il 30 marzo 1953 è ricondotto in Germania come libero cittadino: le richieste di estradizione italiane vengono disattese poiché “i fatti […] addebitati sembrano rivestire carattere politico”. Il 26 gennaio 1959 il Vice-procuratore militare di Bologna Attilio Grossi chiede al giudice istruttore la “temporanea sospensione” dell’istruttoria contro gli imputati Titho, Haage, Rikoff, Koenig, Mayer e Seifer; ottiene soddisfazione il giorno stesso. Il 14 gennaio 1960 il procuratore generale militare Enrico Santacroce “archivia provvisoriamente” il procedimento sulla strage di Fossoli, che finisce “nell’Armadio della Vergogna”. Nel 1994 il fascicolo sui fatti criminosi del febbraio-luglio 1944 viene trasferito al Tribunale Militare di La Spezia, ma Haage è ritenuto “permanentemente inabilitato all’interrogatorio” per demenza senile e Titho, indagato anche dalla Procura di Dortmund, rifiuta l’interrogatorio, accettando di deporre soltanto per iscritto: la testimonianza del Comandante del Campo attribuisce al Comando Supremo delle forze armate germaniche in Italia la responsabilità della strage. Il 10 novembre 1999 la Procura Militare di La Spezia trascura la documentazione raccolta nella fase istruttoria e nel corso del processo fra il 1945 e il 1959: il g.i.p. presenta un’istanza di archiviazione del fascicolo su Cibeno-Fossoli poiché ritiene ragionevole la deposizione di Titho. Questo provvedimento rimanda la responsabilità penale della strage a “soggetti ignoti” e trasforma il comandante del campo in una goffa sintesi che unisce l’immagine di uno strumento della volontà degli alti comandi all’impotenza di un condottiero incapace di controllare le intemperanze di Haage. Nel giugno del 2001 alcuni familiari delle vittime presentano ricorso contro l’archiviazione, ma la notizia della morte di Titho blocca la riapertura della vicenda giudiziaria.

  • Karl Müller

    Nome Karl

    Cognome Müller

    Ruolo nella strage Autore

    Note responsabile Sottotenente Karl Müller, IV / A Gestapo di Verona: partecipa alla fucilazione.

    Note procedimento Procedimento contro Karl Titho e altri per il reato di “violenze con omicidio contro privati nemici e prigionieri di guerra italiani. Eccidio di Fossoli. Parti Lese: Gasparotto Leopoldo e altri 69 patrioti. Atti trasmessi al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945”. Wolff, Harster, Kranebitter, Titho, Haage e Koenig vengono arrestati a Bolzano il 13 maggio 1945, ma il 2 giugno 1945 il responsabile della 78° Sezione della Special Investigation Branch – che aveva avviato le indagini per conto dell’AMG – sancisce la propria incompetenza territoriale. I principali imputati si spostano in Europa per presenziare e testimoniare ad altri procedimenti che li riguardano e finiscono in carcere nelle zone d’occupazione della Germania. Il 16 luglio 1947 si tiene la prima udienza del processo al Tribunale Militare di Bologna, ma non si hanno notizie certe sull’estradizione dei criminali. Titho viene interrogato a Fossoli nell’ottobre del 1947 insieme al meranese Karl Gutweniger, già evaso dal campo di concentramento di Rimini e condannato a 12 anni in contumacia dalla Corte d’Assise straordinaria di Bolzano per collaborazionismo, con pena notevolmente ridotta. Le incertezze della magistratura alleata e le pressioni politiche volte all’insabbiamento compromettono l’azione giudiziaria, che nel 1948 conosce una significativa battuta d’arresto. Il 25 maggio 1951 Titho viene condannato a sette anni di carcere dal Tribunale di Utrecht, ma il 30 marzo 1953 è ricondotto in Germania come libero cittadino: le richieste di estradizione italiane vengono disattese poiché “i fatti […] addebitati sembrano rivestire carattere politico”. Il 26 gennaio 1959 il Vice-procuratore militare di Bologna Attilio Grossi chiede al giudice istruttore la “temporanea sospensione” dell’istruttoria contro gli imputati Titho, Haage, Rikoff, Koenig, Mayer e Seifer; ottiene soddisfazione il giorno stesso. Il 14 gennaio 1960 il procuratore generale militare Enrico Santacroce “archivia provvisoriamente” il procedimento sulla strage di Fossoli, che finisce “nell’Armadio della Vergogna”. Nel 1994 il fascicolo sui fatti criminosi del febbraio-luglio 1944 viene trasferito al Tribunale Militare di La Spezia, ma Haage è ritenuto “permanentemente inabilitato all’interrogatorio” per demenza senile e Titho, indagato anche dalla Procura di Dortmund, rifiuta l’interrogatorio, accettando di deporre soltanto per iscritto: la testimonianza del Comandante del Campo attribuisce al Comando Supremo delle forze armate germaniche in Italia la responsabilità della strage. Il 10 novembre 1999 la Procura Militare di La Spezia trascura la documentazione raccolta nella fase istruttoria e nel corso del processo fra il 1945 e il 1959: il g.i.p. presenta un’istanza di archiviazione del fascicolo su Cibeno-Fossoli poiché ritiene ragionevole la deposizione di Titho. Questo provvedimento rimanda la responsabilità penale della strage a “soggetti ignoti” e trasforma il comandante del campo in una goffa sintesi che unisce l’immagine di uno strumento della volontà degli alti comandi all’impotenza di un condottiero incapace di controllare le intemperanze di Haage. Nel giugno del 2001 alcuni familiari delle vittime presentano ricorso contro l’archiviazione, ma la notizia della morte di Titho blocca la riapertura della vicenda giudiziaria.

    Nome del reparto nazista Polizei

    Nome del reparto Gestapo/Ufficio IV Verona

  • Karl Rotter

    Nome Karl

    Cognome Rotter

    Ruolo nella strage Autore

    Note responsabile Caporale Karl Rotter, IV / A Gestapo di Verona: partecipa alla fucilazione.

    Note procedimento Procedimento contro Karl Titho e altri per il reato di “violenze con omicidio contro privati nemici e prigionieri di guerra italiani. Eccidio di Fossoli. Parti Lese: Gasparotto Leopoldo e altri 69 patrioti. Atti trasmessi al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945”. Wolff, Harster, Kranebitter, Titho, Haage e Koenig vengono arrestati a Bolzano il 13 maggio 1945, ma il 2 giugno 1945 il responsabile della 78° Sezione della Special Investigation Branch – che aveva avviato le indagini per conto dell’AMG – sancisce la propria incompetenza territoriale. I principali imputati si spostano in Europa per presenziare e testimoniare ad altri procedimenti che li riguardano e finiscono in carcere nelle zone d’occupazione della Germania. Il 16 luglio 1947 si tiene la prima udienza del processo al Tribunale Militare di Bologna, ma non si hanno notizie certe sull’estradizione dei criminali. Titho viene interrogato a Fossoli nell’ottobre del 1947 insieme al meranese Karl Gutweniger, già evaso dal campo di concentramento di Rimini e condannato a 12 anni in contumacia dalla Corte d’Assise straordinaria di Bolzano per collaborazionismo, con pena notevolmente ridotta. Le incertezze della magistratura alleata e le pressioni politiche volte all’insabbiamento compromettono l’azione giudiziaria, che nel 1948 conosce una significativa battuta d’arresto. Il 25 maggio 1951 Titho viene condannato a sette anni di carcere dal Tribunale di Utrecht, ma il 30 marzo 1953 è ricondotto in Germania come libero cittadino: le richieste di estradizione italiane vengono disattese poiché “i fatti […] addebitati sembrano rivestire carattere politico”. Il 26 gennaio 1959 il Vice-procuratore militare di Bologna Attilio Grossi chiede al giudice istruttore la “temporanea sospensione” dell’istruttoria contro gli imputati Titho, Haage, Rikoff, Koenig, Mayer e Seifer; ottiene soddisfazione il giorno stesso. Il 14 gennaio 1960 il procuratore generale militare Enrico Santacroce “archivia provvisoriamente” il procedimento sulla strage di Fossoli, che finisce “nell’Armadio della Vergogna”. Nel 1994 il fascicolo sui fatti criminosi del febbraio-luglio 1944 viene trasferito al Tribunale Militare di La Spezia, ma Haage è ritenuto “permanentemente inabilitato all’interrogatorio” per demenza senile e Titho, indagato anche dalla Procura di Dortmund, rifiuta l’interrogatorio, accettando di deporre soltanto per iscritto: la testimonianza del Comandante del Campo attribuisce al Comando Supremo delle forze armate germaniche in Italia la responsabilità della strage. Il 10 novembre 1999 la Procura Militare di La Spezia trascura la documentazione raccolta nella fase istruttoria e nel corso del processo fra il 1945 e il 1959: il g.i.p. presenta un’istanza di archiviazione del fascicolo su Cibeno-Fossoli poiché ritiene ragionevole la deposizione di Titho. Questo provvedimento rimanda la responsabilità penale della strage a “soggetti ignoti” e trasforma il comandante del campo in una goffa sintesi che unisce l’immagine di uno strumento della volontà degli alti comandi all’impotenza di un condottiero incapace di controllare le intemperanze di Haage. Nel giugno del 2001 alcuni familiari delle vittime presentano ricorso contro l’archiviazione, ma la notizia della morte di Titho blocca la riapertura della vicenda giudiziaria.

    Nome del reparto nazista Polizei

    Nome del reparto Gestapo/Ufficio IV Verona

  • Karl Friedrich Titho

    Nome Karl Friedrich

    Cognome Titho

    Note responsabile Tenente SS Karl Friedrich Titho, BdS, Comandante del Campo di polizia e di transito di Fossoli. Imputato nel procedimento per la strage di Fossoli, avviato al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945.

    Note procedimento Procedimento contro Karl Titho e altri per il reato di “violenze con omicidio contro privati nemici e prigionieri di guerra italiani. Eccidio di Fossoli. Parti Lese: Gasparotto Leopoldo e altri 69 patrioti. Atti trasmessi al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945”. Wolff, Harster, Kranebitter, Titho, Haage e Koenig vengono arrestati a Bolzano il 13 maggio 1945, ma il 2 giugno 1945 il responsabile della 78° Sezione della Special Investigation Branch – che aveva avviato le indagini per conto dell’AMG – sancisce la propria incompetenza territoriale. I principali imputati si spostano in Europa per presenziare e testimoniare ad altri procedimenti che li riguardano e finiscono in carcere nelle zone d’occupazione della Germania. Il 16 luglio 1947 si tiene la prima udienza del processo al Tribunale Militare di Bologna, ma non si hanno notizie certe sull’estradizione dei criminali. Titho viene interrogato a Fossoli nell’ottobre del 1947 insieme al meranese Karl Gutweniger, già evaso dal campo di concentramento di Rimini e condannato a 12 anni in contumacia dalla Corte d’Assise straordinaria di Bolzano per collaborazionismo, con pena notevolmente ridotta. Le incertezze della magistratura alleata e le pressioni politiche volte all’insabbiamento compromettono l’azione giudiziaria, che nel 1948 conosce una significativa battuta d’arresto. Il 25 maggio 1951 Titho viene condannato a sette anni di carcere dal Tribunale di Utrecht, ma il 30 marzo 1953 è ricondotto in Germania come libero cittadino: le richieste di estradizione italiane vengono disattese poiché “i fatti […] addebitati sembrano rivestire carattere politico”. Il 26 gennaio 1959 il Vice-procuratore militare di Bologna Attilio Grossi chiede al giudice istruttore la “temporanea sospensione” dell’istruttoria contro gli imputati Titho, Haage, Rikoff, Koenig, Mayer e Seifer; ottiene soddisfazione il giorno stesso. Il 14 gennaio 1960 il procuratore generale militare Enrico Santacroce “archivia provvisoriamente” il procedimento sulla strage di Fossoli, che finisce “nell’Armadio della Vergogna”. Nel 1994 il fascicolo sui fatti criminosi del febbraio-luglio 1944 viene trasferito al Tribunale Militare di La Spezia, ma Haage è ritenuto “permanentemente inabilitato all’interrogatorio” per demenza senile e Titho, indagato anche dalla Procura di Dortmund, rifiuta l’interrogatorio, accettando di deporre soltanto per iscritto: la testimonianza del Comandante del Campo attribuisce al Comando Supremo delle forze armate germaniche in Italia la responsabilità della strage. Il 10 novembre 1999 la Procura Militare di La Spezia trascura la documentazione raccolta nella fase istruttoria e nel corso del processo fra il 1945 e il 1959: il g.i.p. presenta un’istanza di archiviazione del fascicolo su Cibeno-Fossoli poiché ritiene ragionevole la deposizione di Titho. Questo provvedimento rimanda la responsabilità penale della strage a “soggetti ignoti” e trasforma il comandante del campo in una goffa sintesi che unisce l’immagine di uno strumento della volontà degli alti comandi all’impotenza di un condottiero incapace di controllare le intemperanze di Haage. Nel giugno del 2001 alcuni familiari delle vittime presentano ricorso contro l’archiviazione, ma la notizia della morte di Titho blocca la riapertura della vicenda giudiziaria.

    Nome del reparto nazista Waffen-SS

    Nome del reparto Polizeiliches Durchangslager campo di Fossoli – Bds Verona

  • Konstantin Seifer

    Nome Konstantin

    Cognome Seifer

    Note procedimento Procedimento contro Karl Titho e altri per il reato di “violenze con omicidio contro privati nemici e prigionieri di guerra italiani. Eccidio di Fossoli. Parti Lese: Gasparotto Leopoldo e altri 69 patrioti. Atti trasmessi al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945”. Wolff, Harster, Kranebitter, Titho, Haage e Koenig vengono arrestati a Bolzano il 13 maggio 1945, ma il 2 giugno 1945 il responsabile della 78° Sezione della Special Investigation Branch – che aveva avviato le indagini per conto dell’AMG – sancisce la propria incompetenza territoriale. I principali imputati si spostano in Europa per presenziare e testimoniare ad altri procedimenti che li riguardano e finiscono in carcere nelle zone d’occupazione della Germania. Il 16 luglio 1947 si tiene la prima udienza del processo al Tribunale Militare di Bologna, ma non si hanno notizie certe sull’estradizione dei criminali. Titho viene interrogato a Fossoli nell’ottobre del 1947 insieme al meranese Karl Gutweniger, già evaso dal campo di concentramento di Rimini e condannato a 12 anni in contumacia dalla Corte d’Assise straordinaria di Bolzano per collaborazionismo, con pena notevolmente ridotta. Le incertezze della magistratura alleata e le pressioni politiche volte all’insabbiamento compromettono l’azione giudiziaria, che nel 1948 conosce una significativa battuta d’arresto. Il 25 maggio 1951 Titho viene condannato a sette anni di carcere dal Tribunale di Utrecht, ma il 30 marzo 1953 è ricondotto in Germania come libero cittadino: le richieste di estradizione italiane vengono disattese poiché “i fatti […] addebitati sembrano rivestire carattere politico”. Il 26 gennaio 1959 il Vice-procuratore militare di Bologna Attilio Grossi chiede al giudice istruttore la “temporanea sospensione” dell’istruttoria contro gli imputati Titho, Haage, Rikoff, Koenig, Mayer e Seifer; ottiene soddisfazione il giorno stesso. Il 14 gennaio 1960 il procuratore generale militare Enrico Santacroce “archivia provvisoriamente” il procedimento sulla strage di Fossoli, che finisce “nell’Armadio della Vergogna”. Nel 1994 il fascicolo sui fatti criminosi del febbraio-luglio 1944 viene trasferito al Tribunale Militare di La Spezia, ma Haage è ritenuto “permanentemente inabilitato all’interrogatorio” per demenza senile e Titho, indagato anche dalla Procura di Dortmund, rifiuta l’interrogatorio, accettando di deporre soltanto per iscritto: la testimonianza del Comandante del Campo attribuisce al Comando Supremo delle forze armate germaniche in Italia la responsabilità della strage. Il 10 novembre 1999 la Procura Militare di La Spezia trascura la documentazione raccolta nella fase istruttoria e nel corso del processo fra il 1945 e il 1959: il g.i.p. presenta un’istanza di archiviazione del fascicolo su Cibeno-Fossoli poiché ritiene ragionevole la deposizione di Titho. Questo provvedimento rimanda la responsabilità penale della strage a “soggetti ignoti” e trasforma il comandante del campo in una goffa sintesi che unisce l’immagine di uno strumento della volontà degli alti comandi all’impotenza di un condottiero incapace di controllare le intemperanze di Haage. Nel giugno del 2001 alcuni familiari delle vittime presentano ricorso contro l’archiviazione, ma la notizia della morte di Titho blocca la riapertura della vicenda giudiziaria.

  • Kurt Hasenstein

    Nome Kurt

    Cognome Hasenstein

    Ruolo nella strage Autore

    Note responsabile Sergente Kurt Hasenstein, IV / A Gestapo di Verona: partecipa alla fucilazione.

    Note procedimento Procedimento contro Karl Titho e altri per il reato di “violenze con omicidio contro privati nemici e prigionieri di guerra italiani. Eccidio di Fossoli. Parti Lese: Gasparotto Leopoldo e altri 69 patrioti. Atti trasmessi al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945”. Wolff, Harster, Kranebitter, Titho, Haage e Koenig vengono arrestati a Bolzano il 13 maggio 1945, ma il 2 giugno 1945 il responsabile della 78° Sezione della Special Investigation Branch – che aveva avviato le indagini per conto dell’AMG – sancisce la propria incompetenza territoriale. I principali imputati si spostano in Europa per presenziare e testimoniare ad altri procedimenti che li riguardano e finiscono in carcere nelle zone d’occupazione della Germania. Il 16 luglio 1947 si tiene la prima udienza del processo al Tribunale Militare di Bologna, ma non si hanno notizie certe sull’estradizione dei criminali. Titho viene interrogato a Fossoli nell’ottobre del 1947 insieme al meranese Karl Gutweniger, già evaso dal campo di concentramento di Rimini e condannato a 12 anni in contumacia dalla Corte d’Assise straordinaria di Bolzano per collaborazionismo, con pena notevolmente ridotta. Le incertezze della magistratura alleata e le pressioni politiche volte all’insabbiamento compromettono l’azione giudiziaria, che nel 1948 conosce una significativa battuta d’arresto. Il 25 maggio 1951 Titho viene condannato a sette anni di carcere dal Tribunale di Utrecht, ma il 30 marzo 1953 è ricondotto in Germania come libero cittadino: le richieste di estradizione italiane vengono disattese poiché “i fatti […] addebitati sembrano rivestire carattere politico”. Il 26 gennaio 1959 il Vice-procuratore militare di Bologna Attilio Grossi chiede al giudice istruttore la “temporanea sospensione” dell’istruttoria contro gli imputati Titho, Haage, Rikoff, Koenig, Mayer e Seifer; ottiene soddisfazione il giorno stesso. Il 14 gennaio 1960 il procuratore generale militare Enrico Santacroce “archivia provvisoriamente” il procedimento sulla strage di Fossoli, che finisce “nell’Armadio della Vergogna”. Nel 1994 il fascicolo sui fatti criminosi del febbraio-luglio 1944 viene trasferito al Tribunale Militare di La Spezia, ma Haage è ritenuto “permanentemente inabilitato all’interrogatorio” per demenza senile e Titho, indagato anche dalla Procura di Dortmund, rifiuta l’interrogatorio, accettando di deporre soltanto per iscritto: la testimonianza del Comandante del Campo attribuisce al Comando Supremo delle forze armate germaniche in Italia la responsabilità della strage. Il 10 novembre 1999 la Procura Militare di La Spezia trascura la documentazione raccolta nella fase istruttoria e nel corso del processo fra il 1945 e il 1959: il g.i.p. presenta un’istanza di archiviazione del fascicolo su Cibeno-Fossoli poiché ritiene ragionevole la deposizione di Titho. Questo provvedimento rimanda la responsabilità penale della strage a “soggetti ignoti” e trasforma il comandante del campo in una goffa sintesi che unisce l’immagine di uno strumento della volontà degli alti comandi all’impotenza di un condottiero incapace di controllare le intemperanze di Haage. Nel giugno del 2001 alcuni familiari delle vittime presentano ricorso contro l’archiviazione, ma la notizia della morte di Titho blocca la riapertura della vicenda giudiziaria.

    Nome del reparto nazista Polizei

    Nome del reparto Gestapo/Ufficio IV Verona

  • Massimo Sangalli

    Nome Massimo

    Cognome Sangalli

    Note responsabile Massimo Sangalli, notaio, responsabile dell’internamento a Fossoli di Carlo del Grande. L’8 maggio 1945 la Corte d’Assise Straordinaria di Varese lo condanna a morte, ma è salvato dalla Sezione Speciale della Corte di Cassazione di Milano, che rinvia il procedimento alla CAS di Milano. Il 23 luglio 1945 viene condannato a 22 anni di reclusione, ma le amnistie e la grazia presidenziale lo fanno uscire dal carcere il 30 giugno 1950.

  • Otto Sein

    Nome Otto

    Cognome Sein

    Note procedimento Procedimento contro Karl Titho e altri per il reato di “violenze con omicidio contro privati nemici e prigionieri di guerra italiani. Eccidio di Fossoli. Parti Lese: Gasparotto Leopoldo e altri 69 patrioti. Atti trasmessi al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945”. Wolff, Harster, Kranebitter, Titho, Haage e Koenig vengono arrestati a Bolzano il 13 maggio 1945, ma il 2 giugno 1945 il responsabile della 78° Sezione della Special Investigation Branch – che aveva avviato le indagini per conto dell’AMG – sancisce la propria incompetenza territoriale. I principali imputati si spostano in Europa per presenziare e testimoniare ad altri procedimenti che li riguardano e finiscono in carcere nelle zone d’occupazione della Germania. Il 16 luglio 1947 si tiene la prima udienza del processo al Tribunale Militare di Bologna, ma non si hanno notizie certe sull’estradizione dei criminali. Titho viene interrogato a Fossoli nell’ottobre del 1947 insieme al meranese Karl Gutweniger, già evaso dal campo di concentramento di Rimini e condannato a 12 anni in contumacia dalla Corte d’Assise straordinaria di Bolzano per collaborazionismo, con pena notevolmente ridotta. Le incertezze della magistratura alleata e le pressioni politiche volte all’insabbiamento compromettono l’azione giudiziaria, che nel 1948 conosce una significativa battuta d’arresto. Il 25 maggio 1951 Titho viene condannato a sette anni di carcere dal Tribunale di Utrecht, ma il 30 marzo 1953 è ricondotto in Germania come libero cittadino: le richieste di estradizione italiane vengono disattese poiché “i fatti […] addebitati sembrano rivestire carattere politico”. Il 26 gennaio 1959 il Vice-procuratore militare di Bologna Attilio Grossi chiede al giudice istruttore la “temporanea sospensione” dell’istruttoria contro gli imputati Titho, Haage, Rikoff, Koenig, Mayer e Seifer; ottiene soddisfazione il giorno stesso. Il 14 gennaio 1960 il procuratore generale militare Enrico Santacroce “archivia provvisoriamente” il procedimento sulla strage di Fossoli, che finisce “nell’Armadio della Vergogna”. Nel 1994 il fascicolo sui fatti criminosi del febbraio-luglio 1944 viene trasferito al Tribunale Militare di La Spezia, ma Haage è ritenuto “permanentemente inabilitato all’interrogatorio” per demenza senile e Titho, indagato anche dalla Procura di Dortmund, rifiuta l’interrogatorio, accettando di deporre soltanto per iscritto: la testimonianza del Comandante del Campo attribuisce al Comando Supremo delle forze armate germaniche in Italia la responsabilità della strage. Il 10 novembre 1999 la Procura Militare di La Spezia trascura la documentazione raccolta nella fase istruttoria e nel corso del processo fra il 1945 e il 1959: il g.i.p. presenta un’istanza di archiviazione del fascicolo su Cibeno-Fossoli poiché ritiene ragionevole la deposizione di Titho. Questo provvedimento rimanda la responsabilità penale della strage a “soggetti ignoti” e trasforma il comandante del campo in una goffa sintesi che unisce l’immagine di uno strumento della volontà degli alti comandi all’impotenza di un condottiero incapace di controllare le intemperanze di Haage. Nel giugno del 2001 alcuni familiari delle vittime presentano ricorso contro l’archiviazione, ma la notizia della morte di Titho blocca la riapertura della vicenda giudiziaria.

  • Raffaele Meregalli

    Nome Raffaele

    Cognome Meregalli

    Note responsabile Raffaele Meregalli, responsabile dell’internamento di Enrico Arosio. Assolto dalla Corte d’Assise Straordinaria di Monza per “mancanza di dolo”.

  • sconosciuto Hobben

    Nome sconosciuto

    Cognome Hobben

    Note responsabile Caporale Hobben. Imputato nel procedimento per la strage di Fossoli, avviato al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945.

    Note procedimento Procedimento contro Karl Titho e altri per il reato di “violenze con omicidio contro privati nemici e prigionieri di guerra italiani. Eccidio di Fossoli. Parti Lese: Gasparotto Leopoldo e altri 69 patrioti. Atti trasmessi al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945”. Wolff, Harster, Kranebitter, Titho, Haage e Koenig vengono arrestati a Bolzano il 13 maggio 1945, ma il 2 giugno 1945 il responsabile della 78° Sezione della Special Investigation Branch – che aveva avviato le indagini per conto dell’AMG – sancisce la propria incompetenza territoriale. I principali imputati si spostano in Europa per presenziare e testimoniare ad altri procedimenti che li riguardano e finiscono in carcere nelle zone d’occupazione della Germania. Il 16 luglio 1947 si tiene la prima udienza del processo al Tribunale Militare di Bologna, ma non si hanno notizie certe sull’estradizione dei criminali. Titho viene interrogato a Fossoli nell’ottobre del 1947 insieme al meranese Karl Gutweniger, già evaso dal campo di concentramento di Rimini e condannato a 12 anni in contumacia dalla Corte d’Assise straordinaria di Bolzano per collaborazionismo, con pena notevolmente ridotta. Le incertezze della magistratura alleata e le pressioni politiche volte all’insabbiamento compromettono l’azione giudiziaria, che nel 1948 conosce una significativa battuta d’arresto. Il 25 maggio 1951 Titho viene condannato a sette anni di carcere dal Tribunale di Utrecht, ma il 30 marzo 1953 è ricondotto in Germania come libero cittadino: le richieste di estradizione italiane vengono disattese poiché “i fatti […] addebitati sembrano rivestire carattere politico”. Il 26 gennaio 1959 il Vice-procuratore militare di Bologna Attilio Grossi chiede al giudice istruttore la “temporanea sospensione” dell’istruttoria contro gli imputati Titho, Haage, Rikoff, Koenig, Mayer e Seifer; ottiene soddisfazione il giorno stesso. Il 14 gennaio 1960 il procuratore generale militare Enrico Santacroce “archivia provvisoriamente” il procedimento sulla strage di Fossoli, che finisce “nell’Armadio della Vergogna”. Nel 1994 il fascicolo sui fatti criminosi del febbraio-luglio 1944 viene trasferito al Tribunale Militare di La Spezia, ma Haage è ritenuto “permanentemente inabilitato all’interrogatorio” per demenza senile e Titho, indagato anche dalla Procura di Dortmund, rifiuta l’interrogatorio, accettando di deporre soltanto per iscritto: la testimonianza del Comandante del Campo attribuisce al Comando Supremo delle forze armate germaniche in Italia la responsabilità della strage. Il 10 novembre 1999 la Procura Militare di La Spezia trascura la documentazione raccolta nella fase istruttoria e nel corso del processo fra il 1945 e il 1959: il g.i.p. presenta un’istanza di archiviazione del fascicolo su Cibeno-Fossoli poiché ritiene ragionevole la deposizione di Titho. Questo provvedimento rimanda la responsabilità penale della strage a “soggetti ignoti” e trasforma il comandante del campo in una goffa sintesi che unisce l’immagine di uno strumento della volontà degli alti comandi all’impotenza di un condottiero incapace di controllare le intemperanze di Haage. Nel giugno del 2001 alcuni familiari delle vittime presentano ricorso contro l’archiviazione, ma la notizia della morte di Titho blocca la riapertura della vicenda giudiziaria.

  • sconosciuto Kranebitter

    Nome sconosciuto

    Cognome Kranebitter

    Note responsabile Maggiore Kranebitter.

    Note procedimento Procedimento contro Karl Titho e altri per il reato di “violenze con omicidio contro privati nemici e prigionieri di guerra italiani. Eccidio di Fossoli. Parti Lese: Gasparotto Leopoldo e altri 69 patrioti. Atti trasmessi al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945”. Wolff, Harster, Kranebitter, Titho, Haage e Koenig vengono arrestati a Bolzano il 13 maggio 1945, ma il 2 giugno 1945 il responsabile della 78° Sezione della Special Investigation Branch – che aveva avviato le indagini per conto dell’AMG – sancisce la propria incompetenza territoriale. I principali imputati si spostano in Europa per presenziare e testimoniare ad altri procedimenti che li riguardano e finiscono in carcere nelle zone d’occupazione della Germania. Il 16 luglio 1947 si tiene la prima udienza del processo al Tribunale Militare di Bologna, ma non si hanno notizie certe sull’estradizione dei criminali. Titho viene interrogato a Fossoli nell’ottobre del 1947 insieme al meranese Karl Gutweniger, già evaso dal campo di concentramento di Rimini e condannato a 12 anni in contumacia dalla Corte d’Assise straordinaria di Bolzano per collaborazionismo, con pena notevolmente ridotta. Le incertezze della magistratura alleata e le pressioni politiche volte all’insabbiamento compromettono l’azione giudiziaria, che nel 1948 conosce una significativa battuta d’arresto. Il 25 maggio 1951 Titho viene condannato a sette anni di carcere dal Tribunale di Utrecht, ma il 30 marzo 1953 è ricondotto in Germania come libero cittadino: le richieste di estradizione italiane vengono disattese poiché “i fatti […] addebitati sembrano rivestire carattere politico”. Il 26 gennaio 1959 il Vice-procuratore militare di Bologna Attilio Grossi chiede al giudice istruttore la “temporanea sospensione” dell’istruttoria contro gli imputati Titho, Haage, Rikoff, Koenig, Mayer e Seifer; ottiene soddisfazione il giorno stesso. Il 14 gennaio 1960 il procuratore generale militare Enrico Santacroce “archivia provvisoriamente” il procedimento sulla strage di Fossoli, che finisce “nell’Armadio della Vergogna”. Nel 1994 il fascicolo sui fatti criminosi del febbraio-luglio 1944 viene trasferito al Tribunale Militare di La Spezia, ma Haage è ritenuto “permanentemente inabilitato all’interrogatorio” per demenza senile e Titho, indagato anche dalla Procura di Dortmund, rifiuta l’interrogatorio, accettando di deporre soltanto per iscritto: la testimonianza del Comandante del Campo attribuisce al Comando Supremo delle forze armate germaniche in Italia la responsabilità della strage. Il 10 novembre 1999 la Procura Militare di La Spezia trascura la documentazione raccolta nella fase istruttoria e nel corso del processo fra il 1945 e il 1959: il g.i.p. presenta un’istanza di archiviazione del fascicolo su Cibeno-Fossoli poiché ritiene ragionevole la deposizione di Titho. Questo provvedimento rimanda la responsabilità penale della strage a “soggetti ignoti” e trasforma il comandante del campo in una goffa sintesi che unisce l’immagine di uno strumento della volontà degli alti comandi all’impotenza di un condottiero incapace di controllare le intemperanze di Haage. Nel giugno del 2001 alcuni familiari delle vittime presentano ricorso contro l’archiviazione, ma la notizia della morte di Titho blocca la riapertura della vicenda giudiziaria.

  • sconosciuto Mayer

    Nome sconosciuto

    Cognome Mayer

    Note procedimento Procedimento contro Karl Titho e altri per il reato di “violenze con omicidio contro privati nemici e prigionieri di guerra italiani. Eccidio di Fossoli. Parti Lese: Gasparotto Leopoldo e altri 69 patrioti. Atti trasmessi al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945”. Wolff, Harster, Kranebitter, Titho, Haage e Koenig vengono arrestati a Bolzano il 13 maggio 1945, ma il 2 giugno 1945 il responsabile della 78° Sezione della Special Investigation Branch – che aveva avviato le indagini per conto dell’AMG – sancisce la propria incompetenza territoriale. I principali imputati si spostano in Europa per presenziare e testimoniare ad altri procedimenti che li riguardano e finiscono in carcere nelle zone d’occupazione della Germania. Il 16 luglio 1947 si tiene la prima udienza del processo al Tribunale Militare di Bologna, ma non si hanno notizie certe sull’estradizione dei criminali. Titho viene interrogato a Fossoli nell’ottobre del 1947 insieme al meranese Karl Gutweniger, già evaso dal campo di concentramento di Rimini e condannato a 12 anni in contumacia dalla Corte d’Assise straordinaria di Bolzano per collaborazionismo, con pena notevolmente ridotta. Le incertezze della magistratura alleata e le pressioni politiche volte all’insabbiamento compromettono l’azione giudiziaria, che nel 1948 conosce una significativa battuta d’arresto. Il 25 maggio 1951 Titho viene condannato a sette anni di carcere dal Tribunale di Utrecht, ma il 30 marzo 1953 è ricondotto in Germania come libero cittadino: le richieste di estradizione italiane vengono disattese poiché “i fatti […] addebitati sembrano rivestire carattere politico”. Il 26 gennaio 1959 il Vice-procuratore militare di Bologna Attilio Grossi chiede al giudice istruttore la “temporanea sospensione” dell’istruttoria contro gli imputati Titho, Haage, Rikoff, Koenig, Mayer e Seifer; ottiene soddisfazione il giorno stesso. Il 14 gennaio 1960 il procuratore generale militare Enrico Santacroce “archivia provvisoriamente” il procedimento sulla strage di Fossoli, che finisce “nell’Armadio della Vergogna”. Nel 1994 il fascicolo sui fatti criminosi del febbraio-luglio 1944 viene trasferito al Tribunale Militare di La Spezia, ma Haage è ritenuto “permanentemente inabilitato all’interrogatorio” per demenza senile e Titho, indagato anche dalla Procura di Dortmund, rifiuta l’interrogatorio, accettando di deporre soltanto per iscritto: la testimonianza del Comandante del Campo attribuisce al Comando Supremo delle forze armate germaniche in Italia la responsabilità della strage. Il 10 novembre 1999 la Procura Militare di La Spezia trascura la documentazione raccolta nella fase istruttoria e nel corso del processo fra il 1945 e il 1959: il g.i.p. presenta un’istanza di archiviazione del fascicolo su Cibeno-Fossoli poiché ritiene ragionevole la deposizione di Titho. Questo provvedimento rimanda la responsabilità penale della strage a “soggetti ignoti” e trasforma il comandante del campo in una goffa sintesi che unisce l’immagine di uno strumento della volontà degli alti comandi all’impotenza di un condottiero incapace di controllare le intemperanze di Haage. Nel giugno del 2001 alcuni familiari delle vittime presentano ricorso contro l’archiviazione, ma la notizia della morte di Titho blocca la riapertura della vicenda giudiziaria.

  • sconosciuto Peskosta

    Nome sconosciuto

    Cognome Peskosta

    Note responsabile Intendente Peskosta. Imputato nel procedimento per la strage di Fossoli, avviato al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945.

    Note procedimento Procedimento contro Karl Titho e altri per il reato di “violenze con omicidio contro privati nemici e prigionieri di guerra italiani. Eccidio di Fossoli. Parti Lese: Gasparotto Leopoldo e altri 69 patrioti. Atti trasmessi al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945”. Wolff, Harster, Kranebitter, Titho, Haage e Koenig vengono arrestati a Bolzano il 13 maggio 1945, ma il 2 giugno 1945 il responsabile della 78° Sezione della Special Investigation Branch – che aveva avviato le indagini per conto dell’AMG – sancisce la propria incompetenza territoriale. I principali imputati si spostano in Europa per presenziare e testimoniare ad altri procedimenti che li riguardano e finiscono in carcere nelle zone d’occupazione della Germania. Il 16 luglio 1947 si tiene la prima udienza del processo al Tribunale Militare di Bologna, ma non si hanno notizie certe sull’estradizione dei criminali. Titho viene interrogato a Fossoli nell’ottobre del 1947 insieme al meranese Karl Gutweniger, già evaso dal campo di concentramento di Rimini e condannato a 12 anni in contumacia dalla Corte d’Assise straordinaria di Bolzano per collaborazionismo, con pena notevolmente ridotta. Le incertezze della magistratura alleata e le pressioni politiche volte all’insabbiamento compromettono l’azione giudiziaria, che nel 1948 conosce una significativa battuta d’arresto. Il 25 maggio 1951 Titho viene condannato a sette anni di carcere dal Tribunale di Utrecht, ma il 30 marzo 1953 è ricondotto in Germania come libero cittadino: le richieste di estradizione italiane vengono disattese poiché “i fatti […] addebitati sembrano rivestire carattere politico”. Il 26 gennaio 1959 il Vice-procuratore militare di Bologna Attilio Grossi chiede al giudice istruttore la “temporanea sospensione” dell’istruttoria contro gli imputati Titho, Haage, Rikoff, Koenig, Mayer e Seifer; ottiene soddisfazione il giorno stesso. Il 14 gennaio 1960 il procuratore generale militare Enrico Santacroce “archivia provvisoriamente” il procedimento sulla strage di Fossoli, che finisce “nell’Armadio della Vergogna”. Nel 1994 il fascicolo sui fatti criminosi del febbraio-luglio 1944 viene trasferito al Tribunale Militare di La Spezia, ma Haage è ritenuto “permanentemente inabilitato all’interrogatorio” per demenza senile e Titho, indagato anche dalla Procura di Dortmund, rifiuta l’interrogatorio, accettando di deporre soltanto per iscritto: la testimonianza del Comandante del Campo attribuisce al Comando Supremo delle forze armate germaniche in Italia la responsabilità della strage. Il 10 novembre 1999 la Procura Militare di La Spezia trascura la documentazione raccolta nella fase istruttoria e nel corso del processo fra il 1945 e il 1959: il g.i.p. presenta un’istanza di archiviazione del fascicolo su Cibeno-Fossoli poiché ritiene ragionevole la deposizione di Titho. Questo provvedimento rimanda la responsabilità penale della strage a “soggetti ignoti” e trasforma il comandante del campo in una goffa sintesi che unisce l’immagine di uno strumento della volontà degli alti comandi all’impotenza di un condottiero incapace di controllare le intemperanze di Haage. Nel giugno del 2001 alcuni familiari delle vittime presentano ricorso contro l’archiviazione, ma la notizia della morte di Titho blocca la riapertura della vicenda giudiziaria.

  • sconosciuto Rikoff

    Nome sconosciuto

    Cognome Rikoff

    Note procedimento Procedimento contro Karl Titho e altri per il reato di “violenze con omicidio contro privati nemici e prigionieri di guerra italiani. Eccidio di Fossoli. Parti Lese: Gasparotto Leopoldo e altri 69 patrioti. Atti trasmessi al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945”. Wolff, Harster, Kranebitter, Titho, Haage e Koenig vengono arrestati a Bolzano il 13 maggio 1945, ma il 2 giugno 1945 il responsabile della 78° Sezione della Special Investigation Branch – che aveva avviato le indagini per conto dell’AMG – sancisce la propria incompetenza territoriale. I principali imputati si spostano in Europa per presenziare e testimoniare ad altri procedimenti che li riguardano e finiscono in carcere nelle zone d’occupazione della Germania. Il 16 luglio 1947 si tiene la prima udienza del processo al Tribunale Militare di Bologna, ma non si hanno notizie certe sull’estradizione dei criminali. Titho viene interrogato a Fossoli nell’ottobre del 1947 insieme al meranese Karl Gutweniger, già evaso dal campo di concentramento di Rimini e condannato a 12 anni in contumacia dalla Corte d’Assise straordinaria di Bolzano per collaborazionismo, con pena notevolmente ridotta. Le incertezze della magistratura alleata e le pressioni politiche volte all’insabbiamento compromettono l’azione giudiziaria, che nel 1948 conosce una significativa battuta d’arresto. Il 25 maggio 1951 Titho viene condannato a sette anni di carcere dal Tribunale di Utrecht, ma il 30 marzo 1953 è ricondotto in Germania come libero cittadino: le richieste di estradizione italiane vengono disattese poiché “i fatti […] addebitati sembrano rivestire carattere politico”. Il 26 gennaio 1959 il Vice-procuratore militare di Bologna Attilio Grossi chiede al giudice istruttore la “temporanea sospensione” dell’istruttoria contro gli imputati Titho, Haage, Rikoff, Koenig, Mayer e Seifer; ottiene soddisfazione il giorno stesso. Il 14 gennaio 1960 il procuratore generale militare Enrico Santacroce “archivia provvisoriamente” il procedimento sulla strage di Fossoli, che finisce “nell’Armadio della Vergogna”. Nel 1994 il fascicolo sui fatti criminosi del febbraio-luglio 1944 viene trasferito al Tribunale Militare di La Spezia, ma Haage è ritenuto “permanentemente inabilitato all’interrogatorio” per demenza senile e Titho, indagato anche dalla Procura di Dortmund, rifiuta l’interrogatorio, accettando di deporre soltanto per iscritto: la testimonianza del Comandante del Campo attribuisce al Comando Supremo delle forze armate germaniche in Italia la responsabilità della strage. Il 10 novembre 1999 la Procura Militare di La Spezia trascura la documentazione raccolta nella fase istruttoria e nel corso del processo fra il 1945 e il 1959: il g.i.p. presenta un’istanza di archiviazione del fascicolo su Cibeno-Fossoli poiché ritiene ragionevole la deposizione di Titho. Questo provvedimento rimanda la responsabilità penale della strage a “soggetti ignoti” e trasforma il comandante del campo in una goffa sintesi che unisce l’immagine di uno strumento della volontà degli alti comandi all’impotenza di un condottiero incapace di controllare le intemperanze di Haage. Nel giugno del 2001 alcuni familiari delle vittime presentano ricorso contro l’archiviazione, ma la notizia della morte di Titho blocca la riapertura della vicenda giudiziaria.

  • William Harster

    Nome William

    Cognome Harster

    Ruolo nella strage Autore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile William Harster, BdS, comandante della Polizia di Sicurezza e del Servizio di Sicurezza in Italia: responsabile dell’eliminazione di Leopoldo Gasparotto e trasmettitore dell’ordine di avviare la strage di Cibeno.

    Note procedimento Procedimento contro Karl Titho e altri per il reato di “violenze con omicidio contro privati nemici e prigionieri di guerra italiani. Eccidio di Fossoli. Parti Lese: Gasparotto Leopoldo e altri 69 patrioti. Atti trasmessi al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945”. Wolff, Harster, Kranebitter, Titho, Haage e Koenig vengono arrestati a Bolzano il 13 maggio 1945, ma il 2 giugno 1945 il responsabile della 78° Sezione della Special Investigation Branch – che aveva avviato le indagini per conto dell’AMG – sancisce la propria incompetenza territoriale. I principali imputati si spostano in Europa per presenziare e testimoniare ad altri procedimenti che li riguardano e finiscono in carcere nelle zone d’occupazione della Germania. Il 16 luglio 1947 si tiene la prima udienza del processo al Tribunale Militare di Bologna, ma non si hanno notizie certe sull’estradizione dei criminali. Titho viene interrogato a Fossoli nell’ottobre del 1947 insieme al meranese Karl Gutweniger, già evaso dal campo di concentramento di Rimini e condannato a 12 anni in contumacia dalla Corte d’Assise straordinaria di Bolzano per collaborazionismo, con pena notevolmente ridotta. Le incertezze della magistratura alleata e le pressioni politiche volte all’insabbiamento compromettono l’azione giudiziaria, che nel 1948 conosce una significativa battuta d’arresto. Il 25 maggio 1951 Titho viene condannato a sette anni di carcere dal Tribunale di Utrecht, ma il 30 marzo 1953 è ricondotto in Germania come libero cittadino: le richieste di estradizione italiane vengono disattese poiché “i fatti […] addebitati sembrano rivestire carattere politico”. Il 26 gennaio 1959 il Vice-procuratore militare di Bologna Attilio Grossi chiede al giudice istruttore la “temporanea sospensione” dell’istruttoria contro gli imputati Titho, Haage, Rikoff, Koenig, Mayer e Seifer; ottiene soddisfazione il giorno stesso. Il 14 gennaio 1960 il procuratore generale militare Enrico Santacroce “archivia provvisoriamente” il procedimento sulla strage di Fossoli, che finisce “nell’Armadio della Vergogna”. Nel 1994 il fascicolo sui fatti criminosi del febbraio-luglio 1944 viene trasferito al Tribunale Militare di La Spezia, ma Haage è ritenuto “permanentemente inabilitato all’interrogatorio” per demenza senile e Titho, indagato anche dalla Procura di Dortmund, rifiuta l’interrogatorio, accettando di deporre soltanto per iscritto: la testimonianza del Comandante del Campo attribuisce al Comando Supremo delle forze armate germaniche in Italia la responsabilità della strage. Il 10 novembre 1999 la Procura Militare di La Spezia trascura la documentazione raccolta nella fase istruttoria e nel corso del processo fra il 1945 e il 1959: il g.i.p. presenta un’istanza di archiviazione del fascicolo su Cibeno-Fossoli poiché ritiene ragionevole la deposizione di Titho. Questo provvedimento rimanda la responsabilità penale della strage a “soggetti ignoti” e trasforma il comandante del campo in una goffa sintesi che unisce l’immagine di uno strumento della volontà degli alti comandi all’impotenza di un condottiero incapace di controllare le intemperanze di Haage. Nel giugno del 2001 alcuni familiari delle vittime presentano ricorso contro l’archiviazione, ma la notizia della morte di Titho blocca la riapertura della vicenda giudiziaria.

Memorie

Memorie legate a questa strage

  • cippo a Fossoli, Carpi

    Tipo di memoria: cippo

    Ubicazione: Fossoli, Carpi

    Descrizione: Un cippo eretto nel luogo dell’uccisione di Leopoldo Gasparotto ricorda la figura dell’antifascista e gli eventi del 21 giugno 1944.

  • luogo della memoria a Carpi

    Tipo di memoria: luogo della memoria

    Ubicazione: Carpi

    Anno di realizzazione: 1973

    Descrizione: 1973: l’Amministrazione municipale inaugura il Museo del Deportato di Carpi.

  • onorificenza alla persona a Leopoldo Gasparotto

    Tipo di memoria: onorificenza alla persona

    Ubicazione: Leopoldo Gasparotto

    Descrizione: Leopoldo Gasparotto ha ricevuto una Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria.

  • commemorazione a Fossoli, Carpi

    Tipo di memoria: commemorazione

    Ubicazione: Fossoli, Carpi

    Descrizione: Ogni anno l’uccisione di Leopoldo Gasparotto e la strage di Cibeno del 12 luglio 1944 viene ricordata con un’importante e partecipata cerimonia pubblica.

Bibliografia


AA. VV., Uomini nomi memoria. Fossoli 12 luglio 1944, Carpi, Nuovagrafica, 2004.
Comune di Carpi, Carpi per la libertà, pag. 44.
Marco Casarini, Modena M. Modena P., Roma, Editori Riuniti, 1955.
Mimmo Franzinelli, Le stragi nascoste, Milano, Mondadori, 20107, pp. 207-233.
Ermanno Gorrieri, La repubblica di Montefiorino, Bologna, Il Mulino, 1970, pag. 317.
Don Paolo Liggeri, Triangolo Rosso, Milano, La Casa, 1946.
M. Pacor e L. Casali, Lotte sociali e guerriglia in pianura, Roma, Editori Riuniti, 1972, pp. 180 e 368.
Claudio Silingardi, Una provincia partigiana, Milano, Franco Angeli, 1998.
Ilva Vaccari, Dalla parte della libertà, Santa Sofia di R., Stab. Tip. dei Comuni per COOP Estense, 1999, pag. 560.

Sitografia


http://www.fondazionefossoli.org/it/
http://www.lager.it/fossoli.html
http://www.deportati.it/lager/fossoli/approfondimenti/ifucilati_cibeno.html
http://www.deportati.it/lager/fossoli/fossoli.html

Fonti archivistiche

Fonti

Don Francesco Venturelli, Taccuino.