Castelluccio Moscheda, Montese, 30.09.1944-01.10.1944

(Modena - Emilia-Romagna)

Castelluccio Moscheda, Montese, 30.09.1944-01.10.1944

Castelluccio Moscheda, Montese, 30.09.1944-01.10.1944
Descrizione

Località Castelluccio Moscheda, Montese, Montese, Modena, Emilia-Romagna

Data 30 settembre 1944 - 1 ottobre 1944

Matrice strage Nazista

Numero vittime 3

Numero vittime uomini 3

Numero vittime uomini adulti 3

Descrizione: [Continua dalla scheda di Ca' Berna (Lizzano in Belvedere), 27 settembre 1944]
Querciola (Lizzano in Belvedere): 28 settembre 1944
La mattina del 28 settembre la colonna tedesca giunta a Querciola (Lizzano in Belvedere) si ferma e il prete della località perde tempo con l'ufficiale tedesco, favorendo così la fuga di un ostaggio senza che i soldati se ne accorgano. I tedeschi, ripresa la marcia, poco dopo incontrano Tamarri, lo catturano e lo uccidono.
Ronchidoso (Gaggio Montano): 28-30 settembre 1944
Intanto la nebbia si fa più fitta. È quasi mezzogiorno quando la colonna giunge in cima alla Serra di Ronchidoso e un civile corre ad avvertire alcuni partigiani di "Giustizia e Libertà" che stanno mangiando la polenta. Immediatamente, favoriti dalla nebbia, questi si sparpagliano nei dintorni, ma proprio in quel momento quest'ultima si alza e i partigiani s'accorgono dei tedeschi che si trovano a pochi metri; la tensione è talmente alta che un ragazzo giovane non regge e spara alcuni colpi di fucile. I soldati rispondono. È una piccola scaramuccia e al termine solo un tedesco rimane colpito; due ostaggi si offrono volontari per accompagnare il ferito a Castelluccio di Montese (Modena), dove da qualche giorno era stato allestito un ospedale da campo. Poi un partigiano, nel cercare i propri compagni, incappa ancora nei tedeschi e preme il grilletto, ma il mitra si inceppa e nel tentativo di sbloccarlo produce del rumore. I soldati intuiscono la minaccia e sparano verso la boscaglia da dove provengono i rumori sospetti. Nel frattempo il partigiano riesce a sbloccare l'arma e sparando una raffica si sgancia, rifugiandosi nei locali della chiesina di Ronchidoso. Verso l'imbrunire, intanto ha iniziato a piovere, lo stesso partigiano, dopo aver ritrovato alcuni compagni, decide di scendere a controllare, quando giunge vicino alle case di Ronchidoso e vede due persone che indossano un mantello per ripararsi dalla pioggia, in più hanno un ombrello da pastori; li crede due contadini in cerca del bestiame sparso; li chiama e in tutta risposta da sotto il telo dell'ombrello vede spuntare la canna di un fucile. La reazione è immediata, gli spari sono contemporanei e ancora una volta i partigiani riescono a ritirarsi. Nel frattempo i tedeschi a Ronchidoso di sopra (7 vittime) uccidono: i coniugi Iattoni (Augusto e Clementina), Marchioni, Tanari, Tomasi e Zaccanti, in più catturano alcuni ostaggi e li rinchiudono in una stanza. La mattina seguente (29 settembre), alcuni gaggesi, avendo saputo degli scontri a Ronchidoso e nel tentativo di scongiurare una rappresaglia, organizzano una delegazione composta dal segretario comunale, un interprete e due suore, e raggiunge Ronchidoso dove si trova il comando della compagnia. Durante l'incontro il comandante alle suppliche della delegazione risponde: "Qui il becchino e il medico sono io e soltanto io: Tutti partigiani, raus, raus!!!".
Gli ostaggi catturati vengono condotti a Cason dell'Elta e fucilati (15 vittime), poi i corpi sono coperti con la paglia dei pagliai a cui viene appiccato il fuoco, infine incendiano le case. A Ca' d'Ercole (18) succede la stessa cosa: fucilazione degli ostaggi e incendio, ma il fuoco non prende perché c'è poca paglia a disposizione. Stesso copione a La Lama (16 vittime). Alcuni civili prigionieri però vengono volontariamente lasciati scappare: Mattarozzi e figlio dopo aver cotto il pane, Tanari, che voleva seguire il padre a Cason dell'Elta, viene più volte rimandato indietro dal soldato di guardia. L'epilogo della strage si ha il giorno 30, dove, semrpe a Cason dell'Elta, vengono uccise altre dieci persone rimaste sconosciute, i cui corpi verranno rinvenuti solo nel marzo del 1945.
Casteluccio di Moscheda (Montese, Modena): 30 settembre 1944
La strage prosegue il giorno 30 settembre a Castelluccio di Montese, dove vengono uccisi due ostaggi che i tedeschi avevano catturato il 2 agosto a Monteacuto (Lizzano in Belvedere) assieme ad altre persone e condotte a Bologna per essere deportate in Germania. I due però erano riusciti a fuggire, ma di nuovo, il giorno 30, erano stati ripresi (avevano i vestiti laceri). Vengono fucilati a Castelluccio di Montese, mentre il partigiano "Napoléon" ("Giustizia e Libertà") viene impiccato. "Napoléon" era incidentalmente incappato nei tedeschi, e, sicuro dei suoi documenti tedeschi pensava di cavarsela, invece incontra proprio il soldato tedesco che qualche giorno prima aveva disertato e si era unito ai partigiani e che in seguito, durante uno scontro, era scappato ed essendo incappato i tedeschi, proprio in quelle ore, si era di nuovo aggregato a loro: è stato lui a dire che il francese era un partigiano, addirittura un capo.
Cargé (Gaggio Montano): 4 ottobre 1944
L'azione termina il giorno 4 ottobre al Cargé, dove abitano i coniugi Guglielmi e Cioni rei di aver ospitato un disertore tedesco portato loro dai partigiani (probabilmente è lo stesso soldato di Castelluccio). Dopo la fucilazione i corpi vengono bruciati assieme all'abitazione.

Modalità di uccisione: uccisione con armi da fuoco

Violenze connesse: deportazione della popolazione,incendio di abitazione,sevizie-torture

Trattamento dei cadaveri: Esposizione dei cadaveri

Tipo di massacro: rappresaglia
--> Per saperne di più sulle tipologie

Estremi e note penali: 1858
Eccidio.
Archiviato 14/1/1960.
Trasmesso P.M. La Spezia 19/12/94.
 
1859
Trasmessi atti al TMT di La Spezia con elenco 2C/2307 del 17/7/1968.
Sent. G.I. TMT La Spezia n° 14 dell'11/2/69, non doversi procedere a carico ignoti.
Archiviato 14/1/1960.
 
2080
Archiviato 14/1/1960.
Trasmesso P.M. La Spezia 26/6/95.
 
Tribunale competente:
Tribunale Militare Territoriale di La Spezia

Annotazioni: Secondo la banca dati delle stragi avvenute nel modenese, le tre esecuzioni capitali avvennero il 28 settembre 1944; Ilva Vaccari riprende questa datazione nell’elenco conclusivo di “Dalla parte della libertà”. Le date riportate sui monumenti e gli studi di Massimo Turchi inducono, tuttavia, a sostenere che Jacques Lapeyrie sia stato impiccato il 30 settembre, mentre Luigi Gentilini e Mauro Tamarri sono stati fucilati il 1 ottobre 1944.

Note sulla memoria (per maggiori informazioni vedi la sezione apposita): Sia il monumento di Jacques Lapeyrie, sia la lapide di Gentilini e Tamarri portano il simbolo o la denominazione delle Brigate “Giustizia e Libertà”, che hanno custodito la memoria delle tre uccisioni. Voci locali imputano invece la strage a truppe SS.

Scheda compilata da Massimo Turchi
Scarica la scheda in formato .pdf
Le schede monografiche in formato .pdf sono coperte da diritto d'autore.
Ogni uso improprio o non consentito è punibile ai sensi di legge

Ultimo aggiornamento dei dati: 2017-04-10 09:48:16

Vittime

Elenco vittime

1. Jacques Lapeyrie: nato a Orléans, figlio di Oliviero, nel 1943 residente a Parigi, aviatore francese del Dipartimento di Orléans, partigiano. Dopo l’8 settembre 1943 viene paracadutato dagli Alleati nel territorio dell’Italia occupata, ma è catturato dai tedeschi. Fuggito dalla detenzione, il 15 maggio 1944 si unisce ai partigiani della Brigata “Giustizia e Libertà” della Divisione Bologna con il nome di battaglia “Napoléon”. Attivo nella zona di Gaggio Montano, non fa mistero delle sue idee socialiste. Alla fine di settembre del 1944 partecipa ai combattimenti che accendono la Linea Gotica fra il Monte Belvedere, Castel D’Aiano e le estreme propaggini di Montese. Secondo alcune fonti cade nel corso degli scontri ravvicinati con i tedeschi, ma la versione più accreditata della sua fine afferma che viene catturato dai nemici e, dopo una lunga tortura, è impiccato il 30 settembre 1944 nel borgo di Castelluccio Moscheta.
2. Luigi Gentilini: nato a Lizzano in Belvedere (BO) il 16 aprile 1926, residente a Lizzano in Belvedere, bracciante, civile riconosciuto partigiano dal 1 agosto 1944. Il 2 agosto 1944 viene rastrellato dai tedeschi: dal momento che appartiene alla classe 1926 e non si trova sotto le armi, viene trasferito nelle carceri di Bologna. Appare probabile che sia destinato alla Germania. Secondo quanto riportato da Ilva Vaccari, riesce a fuggire dalla detenzione insieme a Mario Tamarri e trova riparo sui monti della sua infanzia, ma i tedeschi li arrestano entrambi nei pressi di Castelluccio Moscheta e li fucilano il 1 ottobre 1944.
3. Mario Tamarri: nato a Lizzano in Belvedere (BO) il 27 agosto 1926, figlio di Pietro e Maria Delfina Franci, residente a Lizzano in Belvedere, operaio, civile riconosciuto partigiano. dal 1 agosto 1944. Il 2 agosto 1944 viene rastrellato dai tedeschi: dal momento che appartiene alla classe 1926 e non si trova sotto le armi, viene trasferito nelle carceri di Bologna. Appare probabile che sia destinato alla Germania. Secondo quanto riportato da Ilva Vaccari, riesce a fuggire dalla detenzione insieme a Luigi Gentilini e trova riparo sui monti della sua infanzia, ma i tedeschi li arrestano entrambi nei pressi di Castelluccio Moscheta e li fucilano il 1 ottobre 1944.

Elenco vittime partigiani 3

Jacques Lapeyrie,
Luigi Gentilini,
Mario Tamarri
*Luigi Gentilini e Mario Tamarri sono stati riconosciuti partigiani dal giorno che precedette la cattura. Appare probabile che non fossero attivamente impegnati nella Lotta di Liberazione, ma le circostanze dell’evasione dal carcere, la vicenda della fucilazione e il riconoscimento partigiano inducono ad annoverarli tra le file dei resistenti.

Responsabili o presunti responsabili

Elenco reparti responsabili


1. Kompanie/Grenadier-Regiment 146/65. Infanterie-Division

Tipo di reparto: Wehrmacht
Appartenenza: Heer Wehrmacht

Aufklärungs-Abteilung 142/42. Jäger-Division

Tipo di reparto: Wehrmacht
Appartenenza: Heer Wehrmacht

Elenco persone responsabili o presunte responsabili


  • Emil Brauner

    Nome Emil

    Cognome Brauner

    Note responsabile Il comandante della compagnia è Emil Brauner, 24 anni, nella vita civile aveva l\'incarico di guardiaboschi/guardiacaccia; dal 23 dicembre 1944 comandò la 2° compagnia del Grenadier-Regiment 146, quindi è plausibile che alla data comandasse la 1° compagnia, come testimoniato dal Feldpost n. 30877B che aveva fatto scrivere sulla portiera di un auto che aveva requisito.

    Nome del reparto nazista Wehrmacht

    Nome del reparto 1. Kompanie/Grenadier-Regiment 146/65. Infanterie-Division

  • Walter Bittman

    Nome Walter

    Cognome Bittman

    Note responsabile Walter Bittman, Maresciallo, di Breslavia [non si è ancora riusciti a individuarlo, forse appartiene proprio al reparto Aufklärungsabteilung 142]

    Nome del reparto nazista Wehrmacht

    Nome del reparto Aufklärungs-Abteilung 142/42. Jäger-Division

Memorie

Memorie legate a questa strage

  • cippo a Castelluccio Moscheta

    Tipo di memoria: cippo

    Ubicazione: Castelluccio Moscheta

    Descrizione: Jacques Lapeyrie è ricordato nel cippo di Castelluccio Moscheta, che sorge nel luogo in cui avvenne l’impiccagione. Nel 1984 al monumento è stata aggiunta una lapide che commemora Luigi Gentilini e Mauro Tamarri.

  • luogo della memoria a Castelluccio Moscheta

    Tipo di memoria: luogo della memoria

    Ubicazione: Castelluccio Moscheta

    Descrizione: Il piccolo parco nel quale sorge il cippo di Castelluccio Moscheta è il luogo della memoria delle uccisioni.

Bibliografia


AA. VV., Bologna dall’antifascismo alla Resistenza: 1919-1945, Dizionario Biografico, Bologna, 1985, vol. II, pp. 251 e 402; vol. IV, pag. 241.
AA. VV., Montese 1943-1945, Bologna, 1975, pp. 67-68.
Mario Gavioli, Per non dimenticare. Lapidi, cippi, monumenti partigiani di Castelnuovo Rangone, Castelvetro, Guiglia, Marano sul Panaro, Montese, Savignano sul Panaro, Spilamberto, Vignola, Zocca, Modena, il Fiorino, 1995, pag. 94.
Ermanno Gorrieri, La repubblica di Montefiorino, Bologna, Il Mulino, 1970.
Claudio Silingardi, Una provincia partigiana, Milano, Franco Angeli, 1998.
Ilva Vaccari, Dalla parte della libertà, Santa Sofia di R., Stab. Tip. dei Comuni per COOP Estense, 1999, pag. 578.
Giovanni Carpani, "Belvedere terra di Resistenza", Comitato per il XXX della Repubblica e della Costituzione, Bologna, 1975.
Giovanni Carpani (a cura), "L’eccidio di Casa Berna e la conquista del Monte Belvedere", Lizzano in Belvedere (Bologna), 1995.
Luciano Bergonzini, "La Resistenza a Bologna. Testimonianze e documenti", vol. III, Istituto per la storia di Bologna, Bologna, 1970
Carlo Gentile, "I crimini di guerra tedeschi in Italia", Einaudi, Torino, 2015.
Massimo Turchi, "La linea Gotica e le stragi. Il fronte di guerra nell'Appennino bolognese, modenese e pistoiese. Cà Berna e Ronchidoso due stragi", Prospettivaeditrice, Civitavecchia (Roma), 2008
Pier Giorgio Ardeni, "Cento ragazzi e un capitano. La brigata Giustizia e Libertà "Montagna" e la Resistenza sui monti dell'alto Reno tra storia e memoria", Pendragon, Bologna, 2014
Dario Zanini, "Marzabotto e dintorni 1944", Ponte Nuovo, Bologna, 1996.
Elenco nominativo dei partigiani dell'Emilia Romagna - Bologna. Ricerca coordinata da Luciano Casali e Alberto Preti (ultimo aggiornamento 2013) www.storia-culture-civilta.unibo.it/it/biblioteca/fondi-1/partigiani
Enrico Marcacci, “Eccidio di Ronchidoso. Una strage dimenticata”, tesi di laurea in Storia contemporanea, Università di Bologna, a.a. 2015-2016

Sitografia


http://www.storiaememoriadibologna.it/lapeyrie-jacques-478886-persona
http://emilia-romagna.anpi.it/modena/calendario/1944_09.html
http://emilia-romagna.anpi.it/modena/archivio_res/ottobre_08/art_18_10_08.htm

Fonti archivistiche

Fonti

Procura militare di La Spezia, numero registro: 1858, 1859 e 2080
Fonte CPI: 49/15, 16/121, 16/170, 49/3 e 21/2; 44/1, 44/9 e accenni in 16/179, 44/10 e 44/11
Fonte CIT: AUSSME n. 1/11, b. 2131 bis