Piazzale del cimitero, Sulmona 20-10-1943

(L'Aquila - Abruzzo)

Piazzale del cimitero, Sulmona 20-10-1943

Piazzale del cimitero, Sulmona 20-10-1943
Descrizione

Località Piazzale del cimitero, Sulmona, L'Aquila, Abruzzo

Data 20 ottobre 1943

Matrice strage Nazista

Numero vittime 4

Numero vittime uomini 4

Numero vittime uomini adulti 2

Numero vittime uomini anziani 2

Descrizione: Nella notte del 17 Ottobre 1943, pattuglie tedesche in perlustrazione sulle alture del Morrone catturano in località “Castello dell’Orsa”, in tenimento del Comune di Pratola Peligna (e non Roccacasale come riportato dalla totalità della documentazione esistente), le quattro persone di cui all’elenco. Le dinamiche dell’accaduto, a questo punto, non appaiono uniformi. Secondo una versione, elaborata subito dopo la guerra, le quattro persone sarebbero state sorprese nel cuore della notte dai tedeschi, contro cui avrebbero reagito sparando e ferendone due, e permettendo ad alcuni prigionieri evasi dal Campo di concentramento di Fonte d’Amore n° 78 di potersi dare alla fuga. In un rifugio nei pressi furono trovate anche armi e bombe a mano; secondo alcune testimonianze sembrerebbe che le stesse erano state lì lasciate da un Sergente del risorto Esercito Italiano per la consegna agli ex prigionieri che ancora si aggiravano nel tentativo di “passare le linee”. Secondo Costantino Felice (Guerra, Resistenza… ecc.), i quattro sarebbero stati componenti di una banda partigiana al comando di Ercole Pizzoferrato.

Un’altra versione, forse più aderente alla realtà, vuole che i quattro, che sicuramente avranno dato aiuto a qualche prigioniero fuggito dal campo, siano stati sorpresi dai Tedeschi in possesso di alcune vecchie armi che non avevano fatto in tempo a nascondere. In effetti, secondo il manifesto fatto affiggere dai Tedeschi all’indomani della loro uccisione, il delitto contestato si sarebbe limitato solo al “possesso di Rivoltelle, Bombe a mano ed altri arnesi proibiti”, senza alcun riferimento a presunti scontri armati e, soprattutto, al ferimento di due militari tedeschi, reati ritenuti in tale contingenza ben più gravi.

Dopo l’arresto i quattro furono immediatamente processati dal Tribunale militare penale tedesco che era già attivo in Sulmona; la loro difesa fu assunta dall’avv. Sigismondo Gravina. Il processo si concluse con la condanna a morte dei quattro per possesso di armi proibite. La sentenza fu immediatamente “ratificata” ed eseguita, tramite fucilazione, alle 8 del mattino del 20 Ottobre 1943 a ridosso del muro di cinta del Cimitero monumentale di Sulmona, dopo che, secondo alcune testimonianze, le vittime furono costrette anche a scavarsi la fossa comune.
Fin dal momento della conclusione del processo i condannati furono assistiti spiritualmente da don Salvatore Ficorilli, Cappellano dell’Ospedale civile della SS.ma Annunziata di Sulmona, che resterà loro accanto sino alla morte.

Modalità di uccisione: fucilazione

Tipo di massacro: legato al controllo del territorio

Annotazioni: Si osserva che la vittima Giuseppe De Simone risulta confusa con altro nominativo, Giuseppe Del Signore, nei documenti conservati in: AUSSME, B. 2132 BIS e ASAq, Fondo prefettura, Atti di Gabinetto, II vers., Cat. XIX, b. 150

Note sulla memoria (per maggiori informazioni vedi la sezione apposita): L’8 ottobre 1944, secondo quanto annunciato da un manifesto affisso dalla nuova Amministrazione comunale, le salme dei quattro uomini trucidati e quella del cap. Francesco Santoro, ucciso in un tentativo di fuga per sottrarsi alla condanna a morte, furono dissotterrate per rendere loro solenni funerali nella cattedrale di S. Panfilo e una degna sepoltura. Secondo la delibera n. 144 del 18/10/1944 della Giunta comunale di Sulmona fu proprio il Comando Militare Alleato a impartire, a suo tempo, precise disposizioni in proposito. Nell’occasione, furono acquistate cinque casse di zinco per l’allestimento dei feretri e le spese, anticipate dalle rispettive famiglie, ripartite non senza difficoltà burocratiche, tra i comuni interessati: Sulmona, Pratola Peligna, Roccacasale e Gioia dei Marsi. Per volere della famiglia, la salma di Giuseppe De Simone sarà tumulata nel cimitero di Pratola, mentre le altre furono racchiuse in un sepolcro con una lapide marmorea su cui rimasero incisi i nomi delle cinque vittime (delibera n. 25 del 6/12/1945 della Giunta comunale). Il 6 novembre 1988 fu collocata, ad iniziativa dell’Amministrazione comunale, una lapide commemorativa sul muro frontale dell’ingresso al Cimitero, luogo dove avvenne la fucilazione. In quella stessa occasione, forse, i resti dei tre fucilati e del cap. Santoro furono collocati definitivamente in loculi distinti nel reparto cimiteriale ristrutturato di proprietà comunale. In epoca recente, la salma del capitano Santoro è stata trasferita nel cimitero del comune di Gioia de’ Marsi.

Scheda compilata da Roberto Carrozzo
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Ultimo aggiornamento dei dati: 2017-01-22 16:21:38

Vittime

Elenco vittime

1. D’Eliseo Antonio, nato a Roccacasale il 15 novembre 1886, residente a Pratola Peligna, contadino
2. Taddei Antonio, nato a Roccacasale il 2 marzo 1925, residente a Roccacasale, contadino
3. D’Eliseo Giuseppe, nato a Roccacasale il 30 dicembre 1876, residente a Pratola Peligna, contadino, sposato con Maria Silla
4. De Simone Giuseppe, nato a Pratola Peligna il 13 ottobre 1908, residente a Pratola Peligna, contadino

Elenco vittime civili 4

1. D’Eliseo Antonio, nato a Roccacasale il 15 novembre 1886, residente a Pratola Peligna, contadino
2. Taddei Antonio, nato a Roccacasale il 2 marzo 1925, residente a Roccacasale, contadino
3. D’Eliseo Giuseppe, nato a Roccacasale il 30 dicembre 1876, residente a Pratola Peligna, contadino, sposato con Maria Silla
4. De Simone Giuseppe, nato a Pratola Peligna il 13 ottobre 1908, residente a Pratola Peligna, contadino

Responsabili o presunti responsabili

Elenco reparti responsabili


305. Infanterie Division


Appartenenza: Heer Wehrmacht

3. Panzer Grenadier Division

Tipo di reparto: Wehrmacht
Appartenenza: Heer Wehrmacht

Elenco persone responsabili o presunte responsabili


  • Tenente Zeep

    Nome Tenente

    Cognome Zeep

    Stato nominativo generico o non identificato emerso dalla documentazione

Memorie
Bibliografia


Costantino Felice, Dalla Maiella alle Alpi. Guerra e Resistenza in Abruzzo, Roma, Donzelli, 2014, pp. 260-261.

Lando Sciuba, I giustiziati di Sulmona. Il Tribunale militare tedesco di guerra a Sulmona nel 1943-1944, Torre de’ Nolfi, Edizioni Qualevita, 2005, pp. 67-83.

Lando Sciuba, La via dell’Onore. Sulmona e il circondario peligno-altosangrino dal primo bombardamento aereo alleato (27-8-1943) alla ritirata delle truppe tedesche (9-6-1944), Sulmona, Tip. Labor, 1996, pp. 154-160.

Liceo Scientifico Statale “E. Fermi” Sulmona, E si divisero il pane che non c’era. Ricerca interdisciplinare a cura di Rosalba Borri Marinucci, Maria Luisa Fabiilli Faraglia, Mario Setta, Sulmona, Tip. Labor, 1995, pp. 47-50.

Walter Cavalieri, L’Aquila. Dall’armistizio alla Repubblica,1943-1946. La seconda guerra mondiale all’’Aquila e provincia, L’Aquila, Ed. Studio7, 1994, p. 196.

Costantino Felice, Guerra, Resistenza, Dopoguerra in Abruzzo. Uomini, economie, istituzioni, Milano, Franco Angeli, 1993, pp. 237-238.

Angelo Maria Scalzitti, Il Quarantatrè. L’invasione tedesca in Abruzzo, Sulmona, Circolo Letterario, 1973, pp. 116-117.

Sitografia


Fonti archivistiche

Fonti

AUSSME N1-11 B. 2132 bis, f. “Violenze commesse da tedeschi e fascisti durante la loro dominazione. 4° elenco. Chieti, 3 luglio 1945 [a cura della] Legione Territoriale dei Carabinieri Reali degli Abruzzi”

Comune di Sulmona, Atti dei morti, parte II, serie B, vol. 1944, nn° 40, 41, 42, 43.

ASAq, Fondo prefettura, Atti di Gabinetto, II vers., Cat. XIX, b. 150, Relazione del 20/07/1947 redatta dalla Legione Territoriale dei Carabinieri degli Abruzzi, Compagnia di Sulmona.
Sezione Archivio di Stato Sulmona (SASS), Fondo ACS (Archivio Civico Sulmonese), V dep., Cat. XIV, b. “Visita dell’on. Cotellessa… [ed altro], f. “Onoranze funebri ai cittadini fucilati dai nazifascisti”

SASS, Fondo Di Iorio , “Memoriale di Raffaele Ferri”