Ca' Nova, San Cesario sul Panaro, 14-17.12.1944

(Modena - Emilia-Romagna)

Ca' Nova, San Cesario sul Panaro, 14-17.12.1944
Descrizione

Località Ca' Nova, San Cesario sul Panaro, San Cesario sul Panaro, Modena, Emilia-Romagna

Data 14 dicembre 1944 - 17 dicembre 1944

Matrice strage Nazifascista

Numero vittime 12

Numero vittime uomini 11

Numero vittime uomini ragazzi 1

Numero vittime uomini adulti 9

Numero vittime uomini anziani 1

Numero vittime donne 1

Numero vittime donne adulte 1

Descrizione: Castelfranco Emilia e San Cesario sul Panaro costituiscono la IV zona partigiana modenese, uno dei principali centri produttivi della provincia. Fino all’autunno del 1944 le SAP sostengono i contadini e si adoperano nella fornitura di risorse ai combattenti della montagna; le azioni gappiste sono rare e i combattenti più determinati vengono invitati a effettuare i colpi fuori dai territori dei due comuni. La Resistenza impedisce parecchi raduni del bestiame e si guadagna il consenso dei coloni, dei mezzadri e dei braccianti, ma i mesi di ottobre e novembre del 1944 segnano un cambio di passo della lotta partigiana: in vista dell’insurrezione generale, gli organizzatori attenuano i vincoli cospirativi e sfruttano la posizione strategica sugli importanti nodi stradali e ferroviari della pianura per sostenere le offensive verso le città. L’arresto delle operazioni militari alleate consente ai nazisti e ai fascisti di riprendere la lotta antipartigiana: diverse delazioni consentono di individuare i nuclei organizzativi della Resistenza e di mettere in piedi importanti rastrellamenti. All’ alba del 14 dicembre 1944 la Compagnia Scorta Divisionale e la 5° Batteria del III reggimento d’artiglieria della 16° Divisione SS e gli uomini del presidio tedesco di Castelfranco Emilia sfruttano l’aiuto dei fascisti per rastrellare una settantina di persone nei territori della IV zona: gli ostaggi vengono condotti nell’ammasso canapa di Castelfranco. Dopo un breve interrogatorio, i fascisti indicano i civili da rilasciare e i partigiani da trattenere: mentre i tedeschi escono per rastrellare Gabriella Degli Esposti e Roberto Pedretti, i prigionieri vengono rinchiusi nei locali dell’ammasso, dove subiscono torture di ogni tipo. Riccardo Zagni è falciato nel cortile dell’ammasso canapa il 16 – o, secondo altre fonti, il 18 – dicembre 1944, mentre Mario Tosi viene eliminato intorno al 20 dicembre nei pressi di Mongardino. All’alba del 17 dicembre 1944 gli altri dieci sono condotti già agonizzanti a Ca’ Nova e vengono fucilati sul greto del Panaro. I corpi vengono riesumati il 26 gennaio 1945.

Modalità di uccisione: fucilazione

Violenze connesse: sevizie-torture

Tipo di massacro: rastrellamento

Estremi e note penali: Il Fascicolo 663 dell’Armadio della Vergogna contiene i materiali dell’inchiesta relativa al rastrellamento che sconvolse la IV Zona partigiana modenese il 14 dicembre 1944 e alla strage consumata sul greto del fiume Panaro nei pressi di San Cesario il 17 dicembre 1944.
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“Il 27 gennaio 1945 furono redatti i verbali di rinvenimento dei cadaveri delle povere vittime per iniziativa coraggiosa di alcuni cittadini [e del parroco don Alfonso Rondelli, n.d.a.]; il 26 giugno 1945 il Comando degli Alleati inviò il rapporto con tutti gli elementi raccolti alla magistratura, contenente l’indicazione dei responsabili e le prove raccolte; il 16 febbraio 1946 si tenne una riunione fra i magistrati militari che decisero di inoltrare la richiesta di consegna dei criminali di guerra nazisti Schiffmann, Rudiger [sic], Eidmann [sic] e Hinze; il 17 settembre 1946 la richiesta di consegna dei criminali suddetti fu inviata al ministero degli esteri e la copia del documento accompagnata, nel fascicolo processuale, dagli appunti del Procuratore militare che evidenziano il contenuto schiacciante delle prove raccolte. Po calò il gelo dell’opportunismo, troppo spesso scambiato per effetto della guerra fredda, quasi che tutto si dovesse subire per sua causa”.
Giorgio Pighi, premessa a Luca Pastore, Il fascicolo 663: un processo atteso per sessant’anni. La Resistenza a Castelfranco Emilia, l’eccidio nazi-fascista del dicembre 1944 e le carte occultate nell’armadio della vergogna, Castelfranco, ANPI, 2008, cit., pag. 7.
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Il 14 gennaio 1960 il Procuratore Generale Militare archivia “provvisoriamente” il fascicolo 663, insieme ad altri 694 procedimenti contro criminali di guerra nazisti; questi documenti finiscono in un armadio con le ante girate contro il muro alla Procura della Repubblica presso il Tribunale militare supremo di Roma. L’Armadio della Vergogna viene scoperto nel 1994: il Procuratore Intelisano sollecita la riapertura dei dibattimenti e invia il Fascicolo 663 alla Procura di La Spezia, mentre l’ANPI di Castelfranco Emilia – guidata dal Cavalier Gildo Guerzoni – attiva nuove ricerche sulle vicende del rastrellamento e della strage del 14-17 dicembre 1944.
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15-17 marzo 2004, Tribunale Militare di La Spezia – Processo contro il tenente Johannes (Hans) Karl Schiffmann, il capitano Richard Heidemann, il capitano Kurt Wilhelm August Hinze e il tenente Kurt Rüdiger. La corte procede nell’azione contro il solo Hans Schiffmann, poiché gli altri tre imputati sono deceduti e hanno visto estinguersi i reati commessi. Il 16 marzo 2004, nel corso del secondo giorno del dibattimento, muore anche Schiffmann e il processo si conclude senza riconoscere responsabilità diretta per nessun imputato: la strage di San Cesario sul Panaro resta priva di colpevoli giuridici.

Note sulla memoria (per maggiori informazioni vedi la sezione apposita): Il rastrellamento nazista del 14-15 dicembre 1944, le torture dell’ammasso canapa e le fucilazioni di Cà Nova hanno lasciato un segno profondo sulle comunità di San Cesario sul Panaro e Castelfranco Emilia. La memoria di questi episodi ha conosciuto uno sviluppo contraddistinto dall’alternanza di diverse fasi: nell’immediato dopoguerra, la volontà di chiudere i conti con il terrore fascista si è unita al desiderio di vendicare i lutti e le violenze che i delatori della RSI avevano portato nei territori della Quarta Zona partigiana modenese. La frenetica attività che le spie hanno compiuto tra la metà di novembre e la fine di dicembre del 1944 ha provocato danni sensibili all’organizzazione della Resistenza e alla vita quotidiana delle famiglie: subito dopo la Liberazione, il regolamento dei conti nei confronti dei responsabili di questa stagione di violenze ha conosciuto livelli di tensione più alti della media provinciale e ha alimentato il risentimento dei revisionisti, che ha trovato spazi sempre più ampi a partire dagli anni Ottanta. Nonostante questi aspetti problematici, le comunità di San Cesario sul Panaro e Castelfranco Emilia non hanno mai dimenticato la tragedia del 14-17 dicembre 1944: anche se la figura di Gabriella Degli Esposti – capace di conciliare perfettamente la dimensione ordinaria del quotidiano e la straordinarietà dei tempi di guerra nei suoi ruoli di madre e casalinga, staffetta e partigiana combattente – ha sempre avuto un rilievo molto più accentuato rispetto agli altri fucilati di Cà Nova, la sensibilità delle associazioni partigiane e l’interesse della popolazione hanno permesso ai portatori della memoria di realizzare diversi monumenti e di organizzare le conoscenze relative alla strage in diversi modi. Le pubblicazioni editoriali, le commemorazioni civiche e le iniziative culturali legate alla Resistenza hanno testimoniato la vicinanza delle genti di San Cesario sul Panaro e Castelfranco Emilia a questa vicenda.

Scheda compilata da Daniel Degli Esposti
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Ultimo aggiornamento dei dati: 2016-03-16 21:53:07

Vittime

Elenco vittime

1. Sigialfredo Baraldi: nato a Mirandola (MO) il 28 gennaio 1901, figlio di Giuseppe e Annunziata Frignani, residente a Modena, cascinaio, partigiano. Il 10 settembre 1944 entra nella 65° Brigata “Walter Tabacchi”; lavora come casaro insieme alla famiglia Zagni e abita vicino ai colleghi. Nel mattino del 14 dicembre 1944 i tedeschi effettuano un rastrellamento nella IV zona partigiana: su segnalazione di uno sfollato che ha trovato riparo presso gli Zagni, i soldati germanici prelevano Baraldi insieme a Riccardo ed Ezio Zagni e li conducono nei locali dell’ammasso canapa. Dopo lunghe torture, all’alba del 17 dicembre 1944 Sigialfredo Baraldi viene condotto a Ca’ Nova, sul greto del Fiume Panaro, e ucciso con un colpo alla nuca. Il suo corpo straziato viene sepolto in segreto in una fossa comune insieme ad altre nove salme; il 26 gennaio 1945 viene segnalata la presenza di resti umani nei pressi del fiume e alcuni cittadini di San Cesario procedono alla riesumazione dei cadaveri.
2. Gabriella Degli Esposti: nata a Calcara (Crespellano, BO) il 1 agosto 1912, figlia di Augusto e Pia Corsini, residente a Castelfranco Emilia, massaia, partigiana. Cresciuta in una famiglia molto povera, sposa l’antifascista Bruno Reverberi e si trasferisce nelle campagne di Castelfranco Emilia, dove gestisce una piccola impresa casearia insieme al marito. La coppia resiste alle pressioni dei fascisti, che tengono sempre d’occhio Reverberi, e mette al mondo due bambine. Il 19 settembre 1943 Gabriella entra nella Brigata “Walter Tabacchi” con il nome di battaglia “Balella”: opera come staffetta e mette a disposizione della rete partigiana gli ambienti della cascina. Per mesi collega il CVL di Castelfranco Emilia con le organizzazioni della provincia modenese, ma le attenzioni dei fascisti si concentrano sulla famiglia Reverberi. Nel mattino del 14 dicembre 1944 i tedeschi effettuano un rastrellamento nella IV zona partigiana e si presentano a cercare Bruno: Gabriella, incinta di sei mesi, finge di essere una sfollata e li manda a cercare il casaro nella zona di Riolo, poi affida le bambine ai vicini. Poche ore dopo, i nazisti tornano a prelevarla e la conducono all’ammasso canapa: dopo interminabili torture e sevizie, - che, secondo le testimonianze dei riesumatori delle salme delle vittime della strage – culminano nell’accecamento, nella lacerazione del ventre e nell’asportazione del seno, all’alba del 17 dicembre 1944 viene condotta a Ca’ Nova, sul greto del Fiume Panaro, e uccisa con un colpo alla nuca. Il suo corpo straziato viene sepolto in segreto in una fossa comune insieme ad altre nove salme; il 26 gennaio 1945 viene segnalata la presenza di resti umani nei pressi del fiume e alcuni cittadini di San Cesario procedono alla riesumazione dei cadaveri.
3. Gaetano Grandi: nato a Monteveglio (BO) il 30 novembre 1921, figlio di Ernesto ed Ersilia Degli Esposti, residente a Piumazzo di Castelfranco Emilia, colono, partigiano. Il 1 novembre 1944 entra nella Brigata “Walter Tabacchi”. Nel mattino del 14 dicembre 1944 i tedeschi effettuano un rastrellamento nella IV zona partigiana e si presentano a cercare Bruno: un delatore fornisce indicazioni su “Gastone Grandi” e i soldati germanici si presentano nella casa della famiglia di Gaetano per prelevare la vittima, ma il genuino disorientamento dei parenti non dissuade i nazisti. Il giovane viene sorpreso nell’intercapedine fra due pareti, catturato e condotto nei locali dell’ammasso canapa. Dopo lunghe torture, all’alba del 17 dicembre 1944 Gaetano Grandi viene condotto a Ca’ Nova, sul greto del Fiume Panaro, e ucciso con un colpo alla schiena. Il suo corpo straziato viene sepolto in segreto in una fossa comune insieme ad altre nove salme; il 26 gennaio 1945 viene segnalata la presenza di resti umani nei pressi del fiume e alcuni cittadini di San Cesario procedono alla riesumazione dei cadaveri.
4. Ettore Magni: nato a Castelfranco Emilia (MO) il 28 marzo 1920, figlio di Alfonso e Augusta Grimandi, residente a Castelfranco Emilia, meccanico artigiano, partigiano. Pilota della Regia Aeronautica, dopo l’8 settembre 1943 ritorna a casa e non si allinea al fascismo di Salò. Il 19 aprile 1944 entra nella 65° Brigata “Walter Tabacchi”. Nel mattino del 14 dicembre 1944 i tedeschi effettuano un rastrellamento nella IV zona partigiana e, su segnalazione dei delatori fascisti, circondano casa Magni; Ettore cerca di fuggire dalla porta sul retro, ma i soldati germanici lo catturano con le armi in pugno. Il giovane non viene ucciso, ma è condotto nei locali dell’ammasso canapa. Dopo lunghe torture, all’alba del 17 dicembre 1944 Ettore Magni viene condotto a Ca’ Nova, sul greto del Fiume Panaro, e ucciso con un colpo alla schiena. Il suo corpo straziato viene sepolto in segreto in una fossa comune insieme ad altre nove salme; il 26 gennaio 1945 viene segnalata la presenza di resti umani nei pressi del fiume e alcuni cittadini di San Cesario procedono alla riesumazione dei cadaveri.
5. Annibale Marinelli: nato a Colonnella (TE) il 22 gennaio 1922, residente a Colonnella, ma carabiniere in servizio nel territorio della RSI. Intorno alla metà di dicembre del 1944 si trova a Castelfranco Emilia durante un permesso di convalescenza, ma i soldati nazisti sanno che si è segnalato per le proteste con cui ha accompagnato alcuni atti di violenza delle forze occupanti. Nel mattino del 14 dicembre 1944 i tedeschi effettuano un rastrellamento nella IV zona partigiana e prelevano Marinelli mentre è vestito in borghese in un bar del paese; il giovane carabiniere viene condotto nei locali dell’ammasso canapa. Dopo lunghe torture, all’alba del 17 dicembre 1944 è portato a Ca’ Nova, sul greto del Fiume Panaro, e viene ucciso con un colpo alla nuca. Il suo corpo straziato viene sepolto in segreto in una fossa comune insieme ad altre nove salme; il 26 gennaio 1945 viene segnalata la presenza di resti umani nei pressi del fiume e alcuni cittadini di San Cesario procedono alla riesumazione dei cadaveri.
6. Livio Orlandi: nato a Castelfranco Emilia (MO) il 1 marzo 1928, figlio di Amedeo e Speziosa Rusignoli, residente a Castelfranco Emilia, operaio canapino, partigiano. Anche se ha solo 16 anni e non è minacciato dalla leva fascista, 1 giugno 1944 entra nella 65° Brigata “Walter Tabacchi” con il nome di battaglia “Andrea”. Nel mattino del 14 dicembre 1944 i tedeschi effettuano un rastrellamento nella IV zona partigiana e, su segnalazione dei delatori fascisti, si presentano a casa Orlandi; quando Livio viene catturato, la madre cerca di strapparlo ai militari, ma non riesce a suscitare loro pietà. Neppure l’intervento del padre salva il giovane dal trasporto all’ammasso canapa. Dopo lunghe torture, all’alba del 17 dicembre 1944 Livio Orlandi viene condotto a Ca’ Nova, sul greto del Fiume Panaro, e ucciso con un colpo alla schiena. Il suo corpo straziato viene sepolto in segreto in una fossa comune insieme ad altre nove salme; il 26 gennaio 1945 viene segnalata la presenza di resti umani nei pressi del fiume e alcuni cittadini di San Cesario procedono alla riesumazione dei cadaveri.
7. Roberto Pedretti: nato a Castelfranco Emilia (MO) il 7 gennaio 1907, figlio di Ferdinando e Nic. Evangelisti, residente a Castelfranco Emilia, impiegato, partigiano. Il 10 giugno 1944 entra nella 65° Brigata “Walter Tabacchi” con il nome di battaglia “Lupo”. Nel mattino del 14 dicembre 1944 i tedeschi effettuano un rastrellamento nella IV zona partigiana e, su segnalazione dei delatori fascisti, lo catturano nel pomeriggio, dopo la prima ondata di arresti. Alcuni testimoni suppongono che sia stato prelevato addirittura il 15 dicembre 1944. Condotto nei locali dell’ammasso canapa, dopo lunghe torture, all’alba del 17 dicembre 1944 viene portato già agonizzante a Ca’ Nova, sul greto del Fiume Panaro, e ucciso con un colpo alla nuca. Il suo corpo straziato viene sepolto in segreto in una fossa comune insieme ad altre nove salme; il 26 gennaio 1945 viene segnalata la presenza di resti umani nei pressi del fiume e alcuni cittadini di San Cesario procedono alla riesumazione dei cadaveri.
8. Dino Rosa: nato a Borgo Panigale (BO) il 21 aprile 1905, residente a Castelfranco Emilia, proprietario terriero, civile. Convinto sostenitore del regime fascista, dopo l’8 settembre 1943 rifiuta di sostenere la RSI ed entra in contatto con la Resistenza. Le ricevute che il CLN di Castelfranco Emilia fornisce per il prelevamento dei beni lo inchiodano di fronte ai nazisti: nel mattino del 14 dicembre 1944 i tedeschi effettuano un rastrellamento nella IV zona partigiana e, su segnalazione dei delatori fascisti, piombano su casa Rosa. Dino è condotto nei locali dell’ammasso canapa come un sostenitore della Resistenza; i familiari gli portano del cibo e cercano di farlo scarcerare, ma non ottengono alcun risultato. Dopo lunghe torture, all’alba del 17 dicembre 1944 Dino Rosa viene condotto a Ca’ Nova, sul greto del Fiume Panaro, e ucciso con un colpo alla nuca. Il suo corpo straziato viene sepolto in segreto in una fossa comune insieme ad altre nove salme; il 26 gennaio 1945 viene segnalata la presenza di resti umani nei pressi del fiume e alcuni cittadini di San Cesario procedono alla riesumazione dei cadaveri.
9. Lucio Pietro Tosi: nato a Sorbolo (PR) il 17 ottobre 1876, figlio di Fermo e Clementina in Tosi, residente a Castelfranco Emilia, cascinaio, partigiano. Nonostante l’età avanzata, il 14 novembre 1943 entra nella Brigata “Walter Tabacchi” con il nome di battaglia “Totò” e fornisce un importante supporto logistico alla lotta partigiana. Nel mattino del 14 dicembre 1944 i tedeschi effettuano un rastrellamento nella IV zona partigiana e, su segnalazione dei delatori fascisti, si recano a casa Tosi; Lucio Pietro e il figlio Mario si consegnano ai soldati, si vestono e vengono condotti nei locali dell’ammasso canapa. Dopo lunghe torture, all’alba del 17 dicembre 1944 Lucio Pietro Tosi viene portato a Ca’ Nova, sul greto del Fiume Panaro, e ucciso con un colpo alla schiena. Il suo corpo straziato viene sepolto in segreto in una fossa comune insieme ad altre nove salme; il 26 gennaio 1945 viene segnalata la presenza di resti umani nei pressi del fiume e alcuni cittadini di San Cesario procedono alla riesumazione dei cadaveri.
10. Mario Tosi: nato a Zola Predosa (BO) il 1 marzo 1908, figlio di Lucio Pietro e Giovanna Gazzotti, residente a Castelfranco Emilia, cascinaio, partigiano. Il 14 giugno 1944 entra nella 65° Brigata “Walter Tabacchi”. Nel mattino del 14 dicembre 1944 i tedeschi effettuano un rastrellamento nella IV zona partigiana e, su segnalazione dei delatori fascisti, si recano a casa Tosi; Lucio Pietro e il figlio Mario si consegnano ai soldati, si vestono e vengono condotti nei locali dell’ammasso canapa. I nazisti gli frugano nella giacca e trovano un libretto bancario: dal momento che la filiale di Castelfranco della Banca Popolare non dispone della liquidità necessaria a coprire l’intero importo, il cassiere emette a Schiffmann due assegni Banca Lavoro. Dopo la strage del 17 dicembre 1944 i reparti delle SS tedesche ritornano nella zona di Vergato, dove si trovano di stanza: Schiffmann si reca nella zona di Bologna per riscuotere i contanti e porta con sé Mario Tosi come garanzia, poi lo elimina lungo la Porrettana e seppellisce il cadavere nei pressi di Mongardino.
11. Ezio Zagni: nato a Spilamberto (MO) il 18 luglio 1920, figlio di Riccardo e Dorotea Trenti, residente a Castelfranco Emilia, mezzadro, partigiano. Il 1 agosto 1944 entra nella 65° Brigata “Walter Tabacchi” con il nome di battaglia “Antonio”. Nel mattino del 14 dicembre 1944 i tedeschi effettuano un rastrellamento nella IV zona partigiana e, su segnalazione dei delatori fascisti, piombano su casa Zagni; la famiglia cerca di salvare Ezio mettendo nel suo letto il fratello minore, ma i soldati germanici catturano tutti i membri presenti e minacciano terribili violenze con forti grida, inducendolo a uscire allo scoperto. Il giovane non viene ucciso, ma è condotto nei locali dell’ammasso canapa insieme al padre. Dopo lunghe e strazianti torture, all’alba del 17 dicembre 1944 Ezio Zagni viene condotto già agonizzante a Ca’ Nova, sul greto del Fiume Panaro, e ucciso con un colpo alla nuca. Il suo corpo straziato viene sepolto in segreto in una fossa comune insieme ad altre nove salme; il 26 gennaio 1945 viene segnalata la presenza di resti umani nei pressi del fiume e alcuni cittadini di San Cesario procedono alla riesumazione dei cadaveri.
12. Riccardo Zagni: nato a Spilamberto (MO) il 9 maggio 1889, figlio di Ermenegildo ed Elena Berselli, residente a Castelfranco Emilia, mezzadro, partigiano. Il 10 agosto 1944 entra nella 65° Brigata “Walter Tabacchi” con il nome di battaglia “Tartufo”. Nel mattino del 14 dicembre 1944 i tedeschi effettuano un rastrellamento nella IV zona partigiana e, su segnalazione dei delatori fascisti, piombano su casa Zagni; la famiglia cerca di salvare il giovane Ezio mettendo nel suo letto il fratello minore, ma i soldati germanici catturano tutti i membri presenti e minacciano terribili violenze con forti grida, inducendo il ricercato a uscire allo scoperto. Il giovane non viene ucciso, ma è condotto nei locali dell’ammasso canapa insieme al padre Riccardo. Dopo lunghe e strazianti torture, il 16 dicembre 1944 i carcerieri mostrano all’anziano mezzadro il corpo del figlio straziato dalle torture: secondo un testimone, Riccardo Zagni esce urlando dal locale e cerca di uscire dall’ammasso canapa, ma viene falciato da una raffica mentre s’impegna a scavalcare il cancello; secondo un’altra versione, la notizia della morte del figlio lo fa uscire di senno e induce i tedeschi a ucciderlo sommariamente nel cortile dell’ammasso canapa il 18 dicembre 1944. Viene sepolto in fretta a pochi metri dal luogo dell’uccisione.

Elenco vittime civili 1

Dino Rosa

Elenco vittime partigiani 10

Sigialfredo Baraldi,
Gabriella Degli Esposti,
Gaetano Grandi,
Ettore Magni,
Annibale Marinelli,
Livio Orlandi,
Roberto Pedretti,
Lucio Pietro Tosi,
Mario Tosi,
Ezio Zagni,
Riccardo Zagni

Elenco vittime carabinieri 1

Annibale Marinelli

Responsabili o presunti responsabili

Elenco reparti responsabili


Elenco persone responsabili o presunte responsabili


  • Johannes (Hans) Karl Schiffmann

    Nome Johannes (Hans) Karl

    Cognome Schiffmann

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Tenente Johannes (Hans) Karl Schiffmann: comandante della Compagnia Scorta Divisionale della 16° Divisione Reichsführer SS.

    Note procedimento Il Fascicolo 663 dell’Armadio della Vergogna contiene i materiali dell’inchiesta relativa al rastrellamento che sconvolse la IV Zona partigiana modenese il 14 dicembre 1944 e alla strage consumata sul greto del fiume Panaro nei pressi di San Cesario il 17 dicembre 1944. “Il 27 gennaio 1945 furono redatti i verbali di rinvenimento dei cadaveri delle povere vittime per iniziativa coraggiosa di alcuni cittadini [e del parroco don Alfonso Rondelli, n.d.a.]; il 26 giugno 1945 il Comando degli Alleati inviò il rapporto con tutti gli elementi raccolti alla magistratura, contenente l’indicazione dei responsabili e le prove raccolte; il 16 febbraio 1946 si tenne una riunione fra i magistrati militari che decisero di inoltrare la richiesta di consegna dei criminali di guerra nazisti Schiffmann, Rudiger [sic], Eidmann [sic] e Hinze; il 17 settembre 1946 la richiesta di consegna dei criminali suddetti fu inviata al ministero degli esteri e la copia del documento accompagnata, nel fascicolo processuale, dagli appunti del Procuratore militare che evidenziano il contenuto schiacciante delle prove raccolte. Po calò il gelo dell’opportunismo, troppo spesso scambiato per effetto della guerra fredda, quasi che tutto si dovesse subire per sua causa”. Giorgio Pighi, premessa a Luca Pastore, Il fascicolo 663: un processo atteso per sessant’anni. La Resistenza a Castelfranco Emilia, l’eccidio nazi-fascista del dicembre 1944 e le carte occultate nell’armadio della vergogna, Castelfranco, ANPI, 2008, cit., pag. 7. Il 14 gennaio 1960 il Procuratore Generale Militare archivia “provvisoriamente” il fascicolo 663, insieme ad altri 694 procedimenti contro criminali di guerra nazisti; questi documenti finiscono in un armadio con le ante girate contro il muro alla Procura della Repubblica presso il Tribunale militare supremo di Roma. L’Armadio della Vergogna viene scoperto nel 1994: il Procuratore Intelisano sollecita la riapertura dei dibattimenti e invia il Fascicolo 663 alla Procura di La Spezia, mentre l’ANPI di Castelfranco Emilia – guidata dal Cavalier Gildo Guerzoni – attiva nuove ricerche sulle vicende del rastrellamento e della strage del 14-17 dicembre 1944. 15-17 marzo 2004, Tribunale Militare di La Spezia – Processo contro il tenente Johannes (Hans) Karl Schiffmann, il capitano Richard Heidemann, il capitano Kurt Wilhelm August Hinze e il tenente Kurt Rüdiger. La corte procede nell’azione contro il solo Hans Schiffmann, poiché gli altri tre imputati sono deceduti e hanno visto estinguersi i reati commessi. Il 16 marzo 2004, nel corso del secondo giorno del dibattimento, muore anche Schiffmann e il processo si conclude senza riconoscere responsabilità diretta per nessun imputato: la strage di San Cesario sul Panaro resta priva di colpevoli giuridici.

    Nome del reparto nazista Waffen-SS

    Nome del reparto 16. SS-Divisions-Begleit-Kompanie/16. Panzer-Grenadier-Division “Reichsführer-SS“

  • Kurt Rüdiger

    Nome Kurt

    Cognome Rüdiger

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Tenente Kurt Rüdiger: comandante del presidio tedesco di Castelfranco Emilia. ------------ Fascicolo 663 dell’Armadio della Vergogna: procedimento contro Rudiger Kurt e altri ignoti militari tedeschi. “La mattina del 14-15 dicembre 1944, in località Castelfranco Emilia, ignoti militari tedeschi, capeggiati dal Tenente Rudiger Kurt da Lipsia, rastrellavano il Pedretti Roberto, il Tosi Lucio, il Magni Ettore, il Zagni Riccardo ed Ezio, il Baraldi Sigfrido, il Marinelli Annibale, il Grandi Gaetano, il Rosa Dino, l\'Orlandi Livio e la Degli Esposti Gabriella e il località \"Cà Nova\" del Comune di San Cesario sul Panaro li fucilarono. Al momento del rastrellamento, i predetti militari tedeschi asportavano vari capi di bestiame e altri oggetti”.

    Note procedimento Il Fascicolo 663 dell’Armadio della Vergogna contiene i materiali dell’inchiesta relativa al rastrellamento che sconvolse la IV Zona partigiana modenese il 14 dicembre 1944 e alla strage consumata sul greto del fiume Panaro nei pressi di San Cesario il 17 dicembre 1944. “Il 27 gennaio 1945 furono redatti i verbali di rinvenimento dei cadaveri delle povere vittime per iniziativa coraggiosa di alcuni cittadini [e del parroco don Alfonso Rondelli, n.d.a.]; il 26 giugno 1945 il Comando degli Alleati inviò il rapporto con tutti gli elementi raccolti alla magistratura, contenente l’indicazione dei responsabili e le prove raccolte; il 16 febbraio 1946 si tenne una riunione fra i magistrati militari che decisero di inoltrare la richiesta di consegna dei criminali di guerra nazisti Schiffmann, Rudiger [sic], Eidmann [sic] e Hinze; il 17 settembre 1946 la richiesta di consegna dei criminali suddetti fu inviata al ministero degli esteri e la copia del documento accompagnata, nel fascicolo processuale, dagli appunti del Procuratore militare che evidenziano il contenuto schiacciante delle prove raccolte. Po calò il gelo dell’opportunismo, troppo spesso scambiato per effetto della guerra fredda, quasi che tutto si dovesse subire per sua causa”. Giorgio Pighi, premessa a Luca Pastore, Il fascicolo 663: un processo atteso per sessant’anni. La Resistenza a Castelfranco Emilia, l’eccidio nazi-fascista del dicembre 1944 e le carte occultate nell’armadio della vergogna, Castelfranco, ANPI, 2008, cit., pag. 7. Il 14 gennaio 1960 il Procuratore Generale Militare archivia “provvisoriamente” il fascicolo 663, insieme ad altri 694 procedimenti contro criminali di guerra nazisti; questi documenti finiscono in un armadio con le ante girate contro il muro alla Procura della Repubblica presso il Tribunale militare supremo di Roma. L’Armadio della Vergogna viene scoperto nel 1994: il Procuratore Intelisano sollecita la riapertura dei dibattimenti e invia il Fascicolo 663 alla Procura di La Spezia, mentre l’ANPI di Castelfranco Emilia – guidata dal Cavalier Gildo Guerzoni – attiva nuove ricerche sulle vicende del rastrellamento e della strage del 14-17 dicembre 1944. 15-17 marzo 2004, Tribunale Militare di La Spezia – Processo contro il tenente Johannes (Hans) Karl Schiffmann, il capitano Richard Heidemann, il capitano Kurt Wilhelm August Hinze e il tenente Kurt Rüdiger. La corte procede nell’azione contro il solo Hans Schiffmann, poiché gli altri tre imputati sono deceduti e hanno visto estinguersi i reati commessi. Il 16 marzo 2004, nel corso del secondo giorno del dibattimento, muore anche Schiffmann e il processo si conclude senza riconoscere responsabilità diretta per nessun imputato: la strage di San Cesario sul Panaro resta priva di colpevoli giuridici.

  • Kurt Wilhelm August Hinze

    Nome Kurt Wilhelm August

    Cognome Hinze

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Capitano Kurt Wilhelm August Hinze: comandante del III gruppo del reggimento di artiglieria della 16° Divisione Reichsführer SS.

    Note procedimento Il Fascicolo 663 dell’Armadio della Vergogna contiene i materiali dell’inchiesta relativa al rastrellamento che sconvolse la IV Zona partigiana modenese il 14 dicembre 1944 e alla strage consumata sul greto del fiume Panaro nei pressi di San Cesario il 17 dicembre 1944. “Il 27 gennaio 1945 furono redatti i verbali di rinvenimento dei cadaveri delle povere vittime per iniziativa coraggiosa di alcuni cittadini [e del parroco don Alfonso Rondelli, n.d.a.]; il 26 giugno 1945 il Comando degli Alleati inviò il rapporto con tutti gli elementi raccolti alla magistratura, contenente l’indicazione dei responsabili e le prove raccolte; il 16 febbraio 1946 si tenne una riunione fra i magistrati militari che decisero di inoltrare la richiesta di consegna dei criminali di guerra nazisti Schiffmann, Rudiger [sic], Eidmann [sic] e Hinze; il 17 settembre 1946 la richiesta di consegna dei criminali suddetti fu inviata al ministero degli esteri e la copia del documento accompagnata, nel fascicolo processuale, dagli appunti del Procuratore militare che evidenziano il contenuto schiacciante delle prove raccolte. Po calò il gelo dell’opportunismo, troppo spesso scambiato per effetto della guerra fredda, quasi che tutto si dovesse subire per sua causa”. Giorgio Pighi, premessa a Luca Pastore, Il fascicolo 663: un processo atteso per sessant’anni. La Resistenza a Castelfranco Emilia, l’eccidio nazi-fascista del dicembre 1944 e le carte occultate nell’armadio della vergogna, Castelfranco, ANPI, 2008, cit., pag. 7. Il 14 gennaio 1960 il Procuratore Generale Militare archivia “provvisoriamente” il fascicolo 663, insieme ad altri 694 procedimenti contro criminali di guerra nazisti; questi documenti finiscono in un armadio con le ante girate contro il muro alla Procura della Repubblica presso il Tribunale militare supremo di Roma. L’Armadio della Vergogna viene scoperto nel 1994: il Procuratore Intelisano sollecita la riapertura dei dibattimenti e invia il Fascicolo 663 alla Procura di La Spezia, mentre l’ANPI di Castelfranco Emilia – guidata dal Cavalier Gildo Guerzoni – attiva nuove ricerche sulle vicende del rastrellamento e della strage del 14-17 dicembre 1944. 15-17 marzo 2004, Tribunale Militare di La Spezia – Processo contro il tenente Johannes (Hans) Karl Schiffmann, il capitano Richard Heidemann, il capitano Kurt Wilhelm August Hinze e il tenente Kurt Rüdiger. La corte procede nell’azione contro il solo Hans Schiffmann, poiché gli altri tre imputati sono deceduti e hanno visto estinguersi i reati commessi. Il 16 marzo 2004, nel corso del secondo giorno del dibattimento, muore anche Schiffmann e il processo si conclude senza riconoscere responsabilità diretta per nessun imputato: la strage di San Cesario sul Panaro resta priva di colpevoli giuridici.

    Nome del reparto nazista Waffen-SS

    Nome del reparto 16. SS-Panzer-Grenadier-Division “Reichsführer-SS“

  • Richard Heidemann

    Nome Richard

    Cognome Heidemann

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Capitano Richard Heidemann: comandante della 5° Batteria del III gruppo del reggimento di artiglieria della 16° Divisione Reichsführer SS.

    Note procedimento Il Fascicolo 663 dell’Armadio della Vergogna contiene i materiali dell’inchiesta relativa al rastrellamento che sconvolse la IV Zona partigiana modenese il 14 dicembre 1944 e alla strage consumata sul greto del fiume Panaro nei pressi di San Cesario il 17 dicembre 1944. “Il 27 gennaio 1945 furono redatti i verbali di rinvenimento dei cadaveri delle povere vittime per iniziativa coraggiosa di alcuni cittadini [e del parroco don Alfonso Rondelli, n.d.a.]; il 26 giugno 1945 il Comando degli Alleati inviò il rapporto con tutti gli elementi raccolti alla magistratura, contenente l’indicazione dei responsabili e le prove raccolte; il 16 febbraio 1946 si tenne una riunione fra i magistrati militari che decisero di inoltrare la richiesta di consegna dei criminali di guerra nazisti Schiffmann, Rudiger [sic], Eidmann [sic] e Hinze; il 17 settembre 1946 la richiesta di consegna dei criminali suddetti fu inviata al ministero degli esteri e la copia del documento accompagnata, nel fascicolo processuale, dagli appunti del Procuratore militare che evidenziano il contenuto schiacciante delle prove raccolte. Po calò il gelo dell’opportunismo, troppo spesso scambiato per effetto della guerra fredda, quasi che tutto si dovesse subire per sua causa”. Giorgio Pighi, premessa a Luca Pastore, Il fascicolo 663: un processo atteso per sessant’anni. La Resistenza a Castelfranco Emilia, l’eccidio nazi-fascista del dicembre 1944 e le carte occultate nell’armadio della vergogna, Castelfranco, ANPI, 2008, cit., pag. 7. Il 14 gennaio 1960 il Procuratore Generale Militare archivia “provvisoriamente” il fascicolo 663, insieme ad altri 694 procedimenti contro criminali di guerra nazisti; questi documenti finiscono in un armadio con le ante girate contro il muro alla Procura della Repubblica presso il Tribunale militare supremo di Roma. L’Armadio della Vergogna viene scoperto nel 1994: il Procuratore Intelisano sollecita la riapertura dei dibattimenti e invia il Fascicolo 663 alla Procura di La Spezia, mentre l’ANPI di Castelfranco Emilia – guidata dal Cavalier Gildo Guerzoni – attiva nuove ricerche sulle vicende del rastrellamento e della strage del 14-17 dicembre 1944. 15-17 marzo 2004, Tribunale Militare di La Spezia – Processo contro il tenente Johannes (Hans) Karl Schiffmann, il capitano Richard Heidemann, il capitano Kurt Wilhelm August Hinze e il tenente Kurt Rüdiger. La corte procede nell’azione contro il solo Hans Schiffmann, poiché gli altri tre imputati sono deceduti e hanno visto estinguersi i reati commessi. Il 16 marzo 2004, nel corso del secondo giorno del dibattimento, muore anche Schiffmann e il processo si conclude senza riconoscere responsabilità diretta per nessun imputato: la strage di San Cesario sul Panaro resta priva di colpevoli giuridici.

    Nome del reparto nazista Waffen-SS

    Nome del reparto III. Gruppe/SS-Artillerie-Regiment 16/16. SS-Panzer-Grenadier-Division “Reichsführer-SS“

Memorie

Memorie legate a questa strage

  • lapide a Ca’ Nova

    Tipo di memoria: lapide

    Ubicazione: Ca’ Nova

    Anno di realizzazione: 1954

    Descrizione: Il 17 dicembre 1954 è stata inaugurata una lapide in memoria delle torture nei confronti delle dodici vittime e della strage della località Ca’ Nova all’ingresso dell’ammasso canapa di Castelfranco Emilia; dopo l’abbattimento della struttura e la costruzione del centro commerciale “Le Magnolie”, Gildo Guerzoni ha realizzato un nuovo monumento in ricordo di quei tragici eventi nel parcheggio dell’area.

  • monumento a Ca’ Nova

    Tipo di memoria: monumento

    Ubicazione: Ca’ Nova

    Descrizione: Il 17 dicembre 1954 è stata inaugurata una lapide in memoria delle torture nei confronti delle dodici vittime e della strage della località Ca’ Nova all’ingresso dell’ammasso canapa di Castelfranco Emilia; dopo l’abbattimento della struttura e la costruzione del centro commerciale “Le Magnolie”, Gildo Guerzoni ha realizzato un nuovo monumento in ricordo di quei tragici eventi nel parcheggio dell’area.

  • cippo a fiume Panaro

    Tipo di memoria: cippo

    Ubicazione: fiume Panaro

    Descrizione: Sul greto del Panaro è stato innalzato un cippo che indica il luogo di ritrovamento dei cadaveri.

  • monumento a Piazza Nenni, San Cesario sul Panaro

    Tipo di memoria: monumento

    Ubicazione: Piazza Nenni, San Cesario sul Panaro

    Anno di realizzazione: 1985

    Descrizione: Il 10 ottobre 1985, nella Piazza Nenni di San Cesario sul Panaro, è stato inaugurato il monumento che lo scultore Italo Bortolotti ha dedicato alla strage del 17 dicembre 1944.

  • monumento a Ca’ Nova (via Pioppe)

    Tipo di memoria: monumento

    Ubicazione: Ca’ Nova (via Pioppe)

    Anno di realizzazione: 2006

    Descrizione: Il 19 aprile 2006 in località Ca’ Nova (via Pioppe) è stata inaugurata una scultura, eretta dal Comune di San Cesario in collaborazione con la Scuola Media “Pacinotti”.

  • monumento a Castelfranco Emilia

    Tipo di memoria: monumento

    Ubicazione: Castelfranco Emilia

    Descrizione: Gabriella Degli Esposti è ricordata in una colonna-monumento in un parco pubblico nel territorio di Castelfranco Emilia.

  • onorificenza alla città a Castelfranco Emilia

    Tipo di memoria: onorificenza alla città

    Ubicazione: Castelfranco Emilia

    Anno di realizzazione: 2004

    Descrizione: Nel 2004 il Comune di Castelfranco Emilia ha ricevuto una Medaglia d’Argento al Merito Civile: le vicende del 14-17 dicembre 1944 hanno avuto un’importanza rilevante per l’assegnazione del riconoscimento.

  • onorificenza alla persona a Gabriella Degli Esposti

    Tipo di memoria: onorificenza alla persona

    Ubicazione: Gabriella Degli Esposti

    Descrizione: Gabriella Degli Esposti è decorata con la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria.

  • commemorazione a

    Tipo di memoria: commemorazione

    Descrizione: La strage di Cà Nova è commemorata ogni anno con una sentita cerimonia pubblica, alla quale partecipano rappresentanze delle Amministrazioni comunali coinvolte dall’episodio e nutrite delegazioni delle associazioni partigiane.

Bibliografia


AA. VV., Fucilati innocenti, Castelfranco Emilia, 1985.
ANPI Castelfranco Emilia (a cura di), Il quinto giorno, Castelfranco Emilia, 1991.
Terenzio Ascari, La lunga strada della libertà, ANPI Castelfranco Emilia, 1994.
Ermanno Gorrieri, La repubblica di Montefiorino, Bologna, Il Mulino, 1970, pp. 316-317.
Luca Pastore, Il fascicolo 663: un processo atteso per sessant’anni. La Resistenza a Castelfranco Emilia, l’eccidio nazi-fascista del dicembre 1944 e le carte occultate nell’armadio della vergogna, Castelfranco, ANPI, 2008.
Claudio Silingardi, Una provincia partigiana, Milano, Franco Angeli, 1998, pp. 598-599.
Giovanni Taurasi, Antifascisti nel cuore dell’Emilia, Modena, Artestampa, 2002.
Ilva Vaccari, Dalla parte della libertà, Santa Sofia di R., Stab. Tip. dei Comuni per COOP Estense, 1999, pag. 590.

Sitografia


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http://www.arnaldoballotta.it/cap1.htm
http://emilia-romagna.anpi.it/modena/calendario/1944_12.html
http://www.anpi.it/donne-e-uomini/gabriella-degli-esposti/
https://it.wikipedia.org/wiki/Gabriella_Degli_Esposti
http://www.radiocora.it/post?pst=5472&cat=video
http://www.pietredellamemoria.it/pietre/monumento-ai-patrioti-di-castelfranco-emilia/
http://www.storiaememoriadibologna.it/degli-esposti-gabriella-486949-persona
https://favacarpendiem.wordpress.com/2012/12/17/17-dicembre-1944-viene-barbaramente-uccisa-gabriella-degli-esposti/
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https://books.google.it/books?id=DVy6BwAAQBAJ&pg=PT27&lpg=PT27&dq=san+cesario+sul+panaro+17+dicembre+1944&source=bl&ots=63MPEnzo9q&sig=Jkfq9Zrz031SJcIthx2wuwx42dY&hl=it&sa=X&ei=q8-bVZiKOoX7ywO804LQCg&ved=0CCAQ6AEwADgK#v=onepage&q=san%20cesario%20sul%20panaro%2017%20dicembre%201944&f=false
http://eriocarnevali.com/2014/06/10/castelfranco-emilia-mo-inaugurazione-scultura-memoria/
http://anpimodena.it/anpi-modena-calendario-della-memoria/dicembre-1944/
http://vulcanochimico.ilcannocchiale.it/?r=111202
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http://www.comune.castelfranco-emilia.mo.gov.it/upload/castelfrancoemilia/gestionedocumentale/70eccidiopanaro2014_784_26773.pdf
http://it.politica.narkive.com/q4NY4wzp/a-giudizio-il-boia-di-san-cesario
http://www.combattentiliberazione.it/donne-posizione-geografica
http://www.archivioflaviobeninati.com/2011/07/gabriella-degli-esposti/
http://www.istoreco.re.it/default.asp?page=1279,ita
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=46182&lang=it

Fonti archivistiche

Fonti

Fascicolo 663 – Armadio della Vergogna.