Poligono del Cibeno, Fossoli, Carpi, 12.07.1944

(Modena - Emilia-Romagna)

Poligono del Cibeno, Fossoli, Carpi, 12.07.1944
Descrizione

Località Poligono del Cibeno, Carpi, Modena, Emilia-Romagna

Data 12 luglio 1944

Matrice strage Nazifascista

Numero vittime 67

Numero vittime uomini 67

Numero vittime uomini adulti 63

Numero vittime uomini anziani 4

Descrizione: Dopo la Liberazione di Roma l’occupazione nazista si inasprisce anche nei territori lontani dal fronte. Nel giugno del 1944 i detenuti del Campo di Fossoli percepiscono il peggioramento del loro scenario bellico: il 21 giugno 1944 sono deportati in Germania due gruppi di prigionieri politici, mentre ventiquattro ore dopo Leopoldo Gasparotto viene portato fuori dal Campo e ucciso con armi da fuoco. Il 25 giugno 1944 un attentato partigiano alla ferrovia provoca la fucilazione per rappresaglia di sei antifascisti e convince i tedeschi che Fossoli non sia più un luogo di concentramento sicuro. La sera dell’11 luglio 1944 il Comandante del Campo Karl Titho fa leggere un elenco di 71 uomini che devono partire per la Germania, ma le dinamiche dell’appello, le misure di sicurezza e la scomparsa di un gruppo di ebrei inducono i politici più accorti a temere il peggio. Durante la notte le SS comunicano a uno dei selezionati di non partire: gli ostaggi diventano 70 e, ben prima dell’alba del 12 luglio, vengono radunati per la partenza. Teresio Olivelli riesce a nascondersi, ma i 69 rimanenti sono divisi in tre gruppi e lasciano il campo a bordo di un camion che prende la via del Poligono di tiro di Cibeno. Una fossa scavata dai prigionieri ebrei attende le vittime del plotone d’esecuzione. Il primo gruppo di ostaggi non crea problemi ai tedeschi, ma nel secondo accade la sorpresa: Mario Fasoli ed Eugenio Jemina riescono a fuggire mentre i militari uccidono sommariamente gli altri prigionieri per evitare il caos. Per evitare problemi, gli uomini del terzo gruppo sono condotti al Poligono in manette. All’appello mattutino del 12 luglio 1944 tutto è già compiuto: la fossa comune viene nascosta e neppure l’intervento del vescovo di Carpi consente ai parenti degli uccisi di recuperare le salme. I comandi tedeschi di Modena e Carpi tacciono: a Genova la fucilazione è annunciata come rappresaglia per un attentato partigiano, ma appare probabile che i nazisti volessero liberarsi dei prigionieri scomodi in vista dell’imminente liquidazione del Campo di Fossoli, che dal 4-5 agosto 1944 diventa solo un luogo di passaggio per lavoratori da internare in Germania.

Modalità di uccisione: fucilazione

Trattamento dei cadaveri: Occultamento dei cadaveri

Tipo di massacro: punitivo (rappresaglia fino al 2017-01-31)

Estremi e note penali: Procedimento contro Karl Titho e altri per il reato di “violenze con omicidio contro privati nemici e prigionieri di guerra italiani. Eccidio di Fossoli. Parti Lese: Gasparotto Leopoldo e altri 69 patrioti. Atti trasmessi al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945”.
Wolff, Harster, Kranebitter, Titho, Haage e Koenig vengono arrestati a Bolzano il 13 maggio 1945, ma il 2 giugno 1945 il responsabile della 78° Sezione della Special Investigation Branch – che aveva avviato le indagini per conto dell’AMG – sancisce la propria incompetenza territoriale. I principali imputati si spostano in Europa per presenziare e testimoniare ad altri procedimenti che li riguardano e finiscono in carcere nelle zone d’occupazione della Germania. Il 16 luglio 1947 si tiene la prima udienza del processo al Tribunale Militare di Bologna, ma non si hanno notizie certe sull’estradizione dei criminali. Titho viene interrogato a Fossoli nell’ottobre del 1947 insieme al meranese Karl Gutweniger, già evaso dal campo di concentramento di Rimini e condannato a 12 anni in contumacia dalla Corte d’Assise straordinaria di Bolzano per collaborazionismo, con pena notevolmente ridotta. Le incertezze della magistratura alleata e le pressioni politiche volte all’insabbiamento compromettono l’azione giudiziaria, che nel 1948 conosce una significativa battuta d’arresto. Il 25 maggio 1951 Titho viene condannato a sette anni di carcere dal Tribunale di Utrecht, ma il 30 marzo 1953 è ricondotto in Germania come libero cittadino: le richieste di estradizione italiane vengono disattese poiché “i fatti […] addebitati sembrano rivestire carattere politico”. Il 26 gennaio 1959 il Vice-procuratore militare di Bologna Attilio Grossi chiede al giudice istruttore la “temporanea sospensione” dell’istruttoria contro gli imputati Titho, Haage, Rikoff, Koenig, Mayer e Seifer; ottiene soddisfazione il giorno stesso. Il 14 gennaio 1960 il procuratore generale militare Enrico Santacroce “archivia provvisoriamente” il procedimento sulla strage di Fossoli, che finisce “nell’Armadio della Vergogna”. Nel 1994 il fascicolo sui fatti criminosi del febbraio-luglio 1944 viene trasferito al Tribunale Militare di La Spezia, ma Haage è ritenuto “permanentemente inabilitato all’interrogatorio” per demenza senile e Titho, indagato anche dalla Procura di Dortmund, rifiuta l’interrogatorio, accettando di deporre soltanto per iscritto: la testimonianza del Comandante del Campo attribuisce al Comando Supremo delle forze armate germaniche in Italia la responsabilità della strage. Il 10 novembre 1999 la Procura Militare di La Spezia trascura la documentazione raccolta nella fase istruttoria e nel corso del processo fra il 1945 e il 1959: il g.i.p. presenta un’istanza di archiviazione del fascicolo su Cibeno-Fossoli poiché ritiene ragionevole la deposizione di Titho. Questo provvedimento rimanda la responsabilità penale della strage a “soggetti ignoti” e trasforma il comandante del campo in una goffa sintesi che unisce l’immagine di uno strumento della volontà degli alti comandi all’impotenza di un condottiero incapace di controllare le intemperanze di Haage. Nel giugno del 2001 alcuni familiari delle vittime presentano ricorso contro l’archiviazione, ma la notizia della morte di Titho blocca la riapertura della vicenda giudiziaria.

Note sulla memoria (per maggiori informazioni vedi la sezione apposita): La memoria della strage dei prigionieri del Campo di Fossoli, consumata nel Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944, presenta caratteristiche peculiari. La geografia del lutto è particolarmente estesa: il dolore si estende all’intera Italia centro-settentrionale e raggiunge perfino Napoli e Trapani. I 67 cadaveri vengono riesumati fra il 17 e il 18 maggio 1945; dopo le procedure medico-legali del riconoscimento, le salme vengono trasportate a Milano per i funerali solenni del 24 maggio. Alla cerimonia pubblica segue il viaggio verso le località di origine, dove diverse vittime vengono accolte e salutate con un nuovo funerale. Benché il ricordo individuale degli uccisi sia piuttosto radicato all’interno di ciascuna delle comunità che li ha pianti

Scheda compilata da Daniel Degli Esposti
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Ultimo aggiornamento dei dati: 2017-01-31 11:31:35

Vittime

Elenco vittime

1. Andrea Achille: nato a Milano il 21 luglio 1912, residente a Milano, tipografo, detenuto a San Vittore e poi prigioniero al Campo di Fossoli con matricola 111. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944. Riconosciuto dal cugino e dalla fidanzata, è sepolto nel “Campo della Gloria” del Cimitero Maggiore Musocco di Milano, lapide 234.
2. Vincenzo Alagna: nato a Marsala, di anni 20, celibe, prigioniero al Campo di Fossoli con matricola 1125. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944. È riconosciuto soltanto grazie a una lettera trovata sul cadavere al momento della riesumazione.
3. Enrico Arosio: nato a Monza il 13 novembre 1904, residente a Monza, piccolo industriale, antifascista. Viene arrestato su delazione per attività antifasciste nel marzo del 1944. È detenuto a San Vittore e poi prigioniero al Campo di Fossoli, con matricola 1527, nella baracca 21 A. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944. Riconosciuto dai fratelli Giordano e Antonio, è sepolto nel Sacrario dei Caduti del Cimitero di Monza.
4. Emilio Baletti: nato a Castelnuovo Don Bosco (Asti) il 31 luglio 1888, lattoniere, residente ad Albenga (SV) e coniugato con Luigina Capra, antifascista, socialista. Nell’immediato dopoguerra diventa assessore comunale per il PSI a Chieri, ma nell’aprile 1921 è arrestato per cospirazione politica. Trasferitosi ad Albenga (SV), prosegue la militanza clandestina e intensifica le attività cospirative dopo l’8 settembre 1943. Viene arrestato su delazione il 24 maggio 1944. È detenuto a Oneglia e poi a Genova. Dall’inizio di giugno è prigioniero al Campo di Fossoli con matricola 1475. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944. Riconosciuto dalla vedova, è sepolto nel Sacrario degli Eroi della Resistenza del Cimitero Comunale di Chieri.
5. Bruno Balzarini: nato a Vergiate (VA) il 10 giugno 1901, residente a Luino (VA), caffettiere. Entrato a San Vittore il 12 febbraio 1944 e deportato a Fossoli il 27 aprile 1944, matricola 261. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944. Riconosciuto dalla vedova.
6. Giovanni Barbera: nato a Messina, di anni 28, residente a Napoli, insegnante, antifascista. Entrato a San Vittore fra il gennaio e il marzo del 1944, viene deportato a Fossoli il 27 aprile 1944, matricola 122, baracca 18. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944. È riconosciuto soltanto grazie a diverse lettere trovate sul cadavere al momento della riesumazione. È sepolto nel “Campo della Gloria” del Cimitero Maggiore Musocco di Milano, lapide 197.
7. Vincenzo Bellino: nato a Mondovì il 19 luglio 1915, residente a Mondovì, imbianchino, partigiano. Arrestato a Mondovì il 28 aprile 1944, dopo una breve detenzione nelle Scuderie e nelle Carceri Nuove di Torino finisce a Fossoli e riceve la matricola 1097. Dorme nella baracca 17 A. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944. È riconosciuto soltanto grazie al numero di matricola e a una lettera trovata sul cadavere al momento della riesumazione.
8. Edo Bertaccini: nato a Coriano (Forlì) il 22 gennaio 1924, residente a Coriano, agricoltore, partigiano riconosciuto dall’8 settembre 1943 al 12 luglio 1944. Catturato mentre combatte con la sua formazione in Romagna, viene internato a Fossoli tra la fine di giugno e l’inizio di luglio del 1944 con il numero di matricola 2503. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è sepolto a Coriano. Ha ricevuto una Medaglia d’Argento al Valor Militare alla Memoria.
9. Giovanni Bertoni: nato ad Alessandria, di anni 50, argentiere, depennato dall’elenco dei 67 Martiri di Fossoli con nota del Ministero della Difesa 23 aprile 1959 n. 1-15153 su richiesta dei familiari del generale Robolotti. Doppiogiochista, entra a San Vittore il 12 maggio 1944 per recuperare informazioni per conto dell’SD tedesco, ma viene smascherato da alcuni compagni di prigionia. Risultando ormai inutile ai nazisti, il 9 giugno 1944 è deportato a Fossoli con matricola 1560. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944. È sepolto nel “Campo della Gloria” del Cimitero Maggiore Musocco di Milano, in una lapide (198) senza foto, con il nome di Giovanni Bertone.
10. Primo Biagini: nato il 10 ottobre 1891 a Montale Agliana (PT), residente a Bologna, meccanico dell’OARE, partigiano. Appare probabile che giunga a Fossoli con Armando Mazzoli il 6 maggio 1944; riceve la matricola 1085. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944. È sepolto a Bologna.
11. Carlo Bianchi: nato il 22 marzo 1912 a Milano e residente a Milano, ingegnere, coniugato con Albertina Casiraghi, tre figli in attesa del quarto, antifascista, cattolico. Nel 1939 si licenzia dalla Siemens poiché non vuole prendere la tessera del PNF. Dopo l’8 settembre riallaccia i contatti con gli antifascisti cattolici ed è attivo nella propaganda resistenziale attraverso diversi canali, fra i quali il foglio “Il ribelle”. Il 27 aprile 1944 viene arrestato per delazione in Piazza San Babila insieme a Teresio Olivelli: finisce prima a San Vittore e, poi, il 9 giugno 1944, nel Campo di Fossoli. Riceve la matricola 1551 e viene collocato nella baracca 21 A. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944. Riconosciuto dalla moglie, è sepolto nella tomba di famiglia del Cimitero Monumentale di Milano.
12. Marcello Bona: nato il 17 marzo 1910 a Chiavazza (BI), residente a Biella, meccanico, sposato con due figli. Appare probabile che giunga a Fossoli nel maggio 1944; riceve la matricola 1145. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944. È riconosciuto soltanto grazie al numero di matricola e a una lettera trovata sul cadavere al momento della riesumazione.
13. Ferdinando Brenna: nato il 13 dicembre 1910 a Milano, residente a Milano, coniugato con un figlio, antifascista. È vicino al Partito d’Azione e gode della fiducia di Leopoldo Gasparotto, ma il 10 dicembre 1943 viene arrestato nella sua casa e finisce a San Vittore. Il 27 aprile 1944 viene deportato a Fossoli e riceve la matricola 236; è collocato nella baracca 18, che ospita diversi intellettuali e politici. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dal padre e dalla moglie.
14. Luigi Alberto Broglio: nato a Sant’Ilario Ligure (GE), residente a Piacenza, studente, antifascista e arruolato nell’esercito alleato, cattolico. Nel maggio del 1944 sbarca a La Spezia per creare collegamenti fra i partigiani liguri e l’8° Armata inglese, ma viene catturato e consegnato al Comando SS di Genova. Appare probabile che giunga a Fossoli nello stesso mese; riceve la matricola 1474. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dal padre. Viene sepolto nel Famedio dei Caduti della città di Piacenza.
15. Francesco Caglio: nato a Lesmo (MI) il 2 agosto 1909, residente a Lesmo, impiegato, coniugato con due figlie, partigiano, cattolico. Dopo un periodo di formazione religiosa, rinuncia alla carriera sacerdotale e sposa Erminia Rivolta, ma non abbandona l’alveo ideale del cattolicesimo. L’8 settembre 1943 lo avvicina ai pensieri antifascisti: nel primo inverno di occupazione inizia l’esperienza partigiana, ma il 6 marzo 1944 viene arrestato nella sua abitazione poiché un delatore ha segnalato le sue attività cospirative. Finisce prima a San Vittore e poi, il 9 giugno 1944, a Fossoli, dove riceve la matricola 1610 e viene collocato nella baracca 16 A. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dalla moglie. Viene sepolto nel cimitero di Arcore.
16. Emanuele Carioni: nato a Misano di Gera d’Adda (BG) il 20 novembre 1921, residente a Misano di Gera d’Adda, studente, militare dell’OSS per i collegamenti con la Resistenza e partigiano. In una data non meglio precisata della tarda primavera del 1944 viene arrestato in un rifugio sulle montagne orobiche. Il 29 giugno 1944 è deportato al Campo di Fossoli e riceve la matricola 2043. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dallo zio. Viene sepolto nella tomba di famiglia del cimitero di Misano di Gera d’Adda.
17. Davide Carlini: nato a Milano il 29 agosto 1910, residente a Milano, autista, coniugato con una figlia, civile. Si suppone che all’inizio del 1944 partecipi agli scioperi milanesi della Breda e venga arrestato in tale occasione. Viene condotto prima a San Vittore e poi, il 27 aprile 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 121. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dal padre. È sepolto nel “Campo della Gloria” del Cimitero Maggiore Musocco di Milano, lapide 201.
18. Brenno Cavallari: nato a Monteverde (AV) il 12 agosto 1893, residente a Milano, ragioniere, coniugato con un figlio, antifascista e partigiano. Nel 1924 è costretto a dimettersi dalla carica di direttore delle Cooperative Socialiste di Magenta a causa delle violenze fasciste. Proprietario di un’agenzia di servizi, dopo l’8 settembre 1943 avvia attività cospirative antifasciste e assume un ruolo direzionale nell’avvio della Resistenza. Il 16 marzo 1944 viene arrestato e condotto a San Vittore. Il 27 aprile 1944 finisce a Fossoli e riceve la matricola 316. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dalla moglie e dal nipote. È sepolto nel “Campo della Gloria” del Cimitero Maggiore Musocco di Milano, lapide 202.
19. Ernesto Celada: nato a Mantova, di anni 27, residente a Milano, coniugato, militare membro di una rete informativa alleata (“Reseaux Rex”). Arrestato, viene condotto prima a San Vittore e poi, il 9 giugno 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 1653. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto solo grazie al numero di matricola. È sepolto nel “Campo della Gloria” del Cimitero Maggiore Musocco di Milano, lapide 199.
20. Lino Ciceri: nato ad Acquate (LC) il 30 luglio 1923, residente ad Acquate, apprendista meccanico, celibe, partigiano. Dopo alcuni sabotaggi e diverse azioni tra le file della Resistenza, il 23 febbraio 1944 viene fatto prigioniero dalla GNR di Lecco. Viene condotto prima a San Vittore e poi, il 27 aprile 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 120. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dalla madre. È sepolto ad Acquate.
21. Alfonso Marco Cocquio: nato a Uggiate Trevano (CO) il 19 novembre 1907, residente a Uggiate Trevano, contadino, celibe. Il 25 aprile 1944 viene arrestato nella zona di Olgiate Comasco mentre rientra a casa in bicicletta. Viene condotto prima a San Vittore e poi, il 9 giugno 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 1590. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dal cognato Vittorio Botta. È sepolto a Uggiate Trevano.
22. Antonio Colombo: nato a Lecco il 18 ottobre 1923, residente a Lecco, ragioniere, coniugato con un figlio, partigiano di simpatie socialiste. Benestante, dopo l’8 settembre 1943 non esita a mettere in gioco le risorse della famiglia per sostenere l’organizzazione della Resistenza. Dopo essere scampato al rastrellamento tedesco del 19-21 ottobre 1943, che si conclude con la distruzione della sua casa, coordina i GAP di Lecco e convoglia i renitenti alla leva della RSI tra le file della lotta partigiana. Arrestato per delazione, viene condotto prima a San Vittore e poi, il 29 giugno 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 2414. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dalla sorella. È sepolto a Lecco.
23. Bruno Colombo: nato a Somma Lombardo (VA) il 6 aprile 1926, residente a Somma Lombardo, apprendista, celibe, partigiano. Attivo nelle brigate SAP della sua zona, il 3 marzo 1944 è arrestato per delazione insieme al compagno Isaia Bianco; viene condotto prima a San Vittore e poi, il 27 aprile 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 126. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dal fratello. È sepolto a Somma Lombardo.
24. Roberto Culin: nato il 23 ottobre 1907 a Feltre (BL), residente a Busto Arsizio (VA), muratore o cuoco, celibe, antifascista e partigiano, comunista. Dopo essersi trasferito in Francia per evitare il servizio militare, rientra in Italia e mantiene vive le idee di opposizione al regime. Dopo l’8 settembre 1943 è impegnato nell’organizzazione clandestina del PCI e si aggrega alla 102° Brigata Garibaldi. Arrestato, viene condotto prima a San Vittore e poi, il 9 giugno 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 1615 e finisce nella baracca 21 A. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dal fratello e dalla fidanzata. È sepolto nel Sacrario ai Caduti del cimitero di Busto Arsizio.
25. Manfredo Dal Pozzo: nato a Milano il 12 agosto 1904, residente a Milano, autista, coniugato con due figli, antifascista, comunista. Arrestato nella sua casa per le note attività antifasciste, viene deportato nel Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 313. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dal cognato e da un amico. È sepolto nel “Campo della Gloria” del Cimitero Maggiore Musocco di Milano, lapide 196.
26. Ettore Dall’Asta: nato a Fontevivo (PR) il 27 giugno 1912, residente a Fontanellato fino al 1938, impiegato collocatore, coniugato con un figlio. Si suppone che giunga al Campo di Fossoli il 6 giugno 1944; riceve la matricola 1403. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto solo il 4 aprile 1946. È sepolto nel “Campo della Gloria” del Cimitero Maggiore Musocco di Milano, lapide 243, senza fotografia.
27. Carlo De Grandi: nato il 6 giugno 1904 a Ghirla (VA), residente a Ghirla, commerciante, celibe. Sostenitore dei perseguitati politici e razziali, si suppone che giunga al Campo di Fossoli il 9 giugno 1944; riceve la matricola 1617. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dal cognato. È sepolto a Ghirla.
28. Armando Di Pietro: nato il 27 maggio 1901 a Potenza, residente a Verona, maresciallo dell’esercito, coniugato con due figli, militare membro di una rete informativa alleata (“Reseaux Rex”). Nell’ottobre del 1943 si unisce alla brigata partigiana “Verona”, ma viene destinato ai collegamenti fra la Resistenza e le truppe alleate. Il 24 aprile 1944 è arrestato dai fascisti, che lo pedinano da tempo: viene condotto prima a Verona, poi San Vittore e infine, il 9 giugno 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 1608. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto solo grazie al numero di matricola e a una lettera. È sepolto a Verona insieme al fratello Antonio.
29. Ezio Dolla: nato ad Albenga il 26 giugno 1923 e residente ad Albenga (SV), ortolano, celibe, partigiano. Si suppone che giunga al Campo di Fossoli alla fine di giugno del 1944; riceve la matricola 2274. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto solo il 10 giugno 1945. È sepolto nel Sacrario dei Caduti di Leca di Albenga.
30. Luigi Ferrighi: nato a Novara il 13 febbraio 1889, residente a Milano, colonnello, coniugato, militare dei Volontari Armati Italiani (VAI). Dopo l’armistizio, grazie alla mediazione del generale Masini Fiori, si avvicina al Capitano di Vascello Kulczycki sui monti del trevigiano e contribuisce a formare il corpo dei VAI. Il 5 aprile 1944 è arrestato a Milano; viene condotto prima a San Vittore e poi, il 9 giugno 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 1642. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dal cugino. È sepolto nel Cimitero Maggiore Musocco di Milano.
31. Luigi Frigerio: nato a Laorca (LC) il 28 aprile 1901, residente a Lecco, trafiliere, coniugato, partigiano, cattolico. Arrestato, viene condotto prima a San Vittore e poi, il 29 giugno 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 2423. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dalla moglie.
32. Alberto Antonio Fugazza: nato l’8 luglio 1881 a San Damiano del Colle (PV), residente a Milano, commerciante, coniugato, ha almeno una figlia. Probabilmente legato ad Antonio Ingeme, viene arrestato e condotto prima a San Vittore e poi, il 29 giugno 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 2396. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dal genero Giovanni Zampieron. È sepolto nel “Campo della Gloria” del Cimitero Maggiore Musocco di Milano, lapide 191.
33. Antonio Gambacorti Passerini: nato a Monza il 14 giugno 1903, residente a Monza, dottore commercialista, coniugato, antifascista e partigiano, socialista. Dopo l’8 settembre 1943 partecipa alle attività cospirative e pone le basi del CVL come delegato del PSIUP. Arrestato per delazione in un momento non meglio precisato della primavera del 1944, viene condotto prima nel carcere di Monza, poi a San Vittore e infine, il 9 giugno 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 1607. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dal fratello. È sepolto nel Sacrario dei Caduti del cimitero di Monza.
34. Walter Ghelfi: nato il 3 agosto 1922 a Rimini, residente a Rimini, ferroviere o tipografo, celibe, partigiano. Dopo l’8 settembre 1943 partecipa all’organizzazione dei GAP ed entra nelle file dell’8° Brigata Garibaldi fin dal febbraio 1944. Dopo i duri combattimenti della Pasqua viene arrestato e finisce nel carcere di Forlì; trasferito prima a Bologna e poi, il 4 luglio 1944, al Campo di Fossoli, riceve la matricola 2502. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto da un conoscente. È sepolto nel Sacrario ai Caduti del cimitero di Rimini.
35. Emanuele Giovannelli: nato a Parma il 27 maggio 1926, residente a Bologna, apprendista, celibe, partigiano. Riconosciuto combattente per la libertà dal 9 settembre 1943, fa parte della 63° Brigata “Bolero”. Arrestato, viene condotto prima a San Giovanni in Monte e poi, il 4 luglio 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 2508. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dal padre.
36. Davide Guarenti: nato a Monza (MI) il 5 novembre 1907, residente a Lissone, impiegato, coniugato, antifascista. Impegnato nella distribuzione della stampa clandestina e nella propaganda antifascista, è arrestato e viene rinchiuso nel carcere di Monza. Trasferito a San Vittore, il 9 giugno 1944 finisce al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 1596. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dalla moglie e dal fratello. È sepolto nel Sacrario ai Caduti del Cimitero di Monza.
37. Antonio Ingeme: nato a Il Cairo (Egitto) il 25 marzo 1916, residente a Milano, laureato in lettere, celibe, antifascista. Rientrato in Italia in una data imprecisata, dopo l’8 settembre 1943 s’impegna nel soccorso ai prigionieri di guerra alleati che cercano di fuggire dai tedeschi e dai fascisti. È un organizzatore fondamentale della rete clandestina che nasconde e protegge i soldati stranieri. Arrestato per delazione, viene condotto prima a San Vittore e poi, il 27 aprile 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 318. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dal conoscente Giovanni Zampieron. È sepolto nel “Campo della Gloria” del Cimitero Maggiore Musocco di Milano, lapide 193, senza fotografia.
38. Jerzi Sas Kulczycki: nato a Roma il 24 dicembre 1905, residente ad Arcola (SP), capitano di fregata, due figlie, militare dei Volontari Armati Italiani (VAI). Discendente di una nobile famiglia polacca di origini russe, l’8 settembre 1943 viene sorpreso dall’armistizio nelle acque di Trieste, mentre si trova a bordo della corazzata Cavour. Ricevuto l’incarico di organizzare il VAI dal generale Cordero di Montezemolo, s’impegna attivamente nel coordinamento di tutti i graduati e i militari del Regio Esercito che non vogliono tradire la fiducia al sovrano; pianifica e gestisce le operazioni di resistenza del neo-costituito reparto, ma il 17 aprile 1944 è arrestato a Genova dalle forze di occupazione. Viene condotto a San Vittore e smaschera il doppiogiochista Giovanni Bertoni, che si spaccia per il generale Della Rovere con l’obiettivo di estorcergli informazioni per conto dell’SD tedesco. Il 9 giugno 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 1640. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dal fratello Casimiro.
39. Felice Lacerra: nato a Sesto San Giovanni (MI) il 22 agosto 1927, residente a Sesto San Giovanni, apprendista operaio alla Breda, celibe, partigiano. In fabbrica entra in contatto con le idee antifasciste degli operai e si suppone che partecipi all’attentato alla sede del Fascio di Sesto San Giovanni del 10 febbraio 1944. Il giorno successivo viene arrestato al campo volo della Breda e finisce al carcere di Monza. Condotto prima a San Vittore e poi, il 27 aprile 1944, al Campo di Fossoli, riceve la matricola 310 e viene collocato nella baracca 19 B. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dal padre dopo che la famiglia ha appreso la notizia della sua morte dal quotidiano “Il popolo”.
40. Pietro Lari: nato a Empoli (FI) il 17 luglio 1907, residente a Empoli, vetraio, celibe, antifascista e partigiano. Fuoriuscito per evitare le persecuzioni del regime, dopo l’8 settembre 1943 prende parte alla Lotta di Liberazione tra le file della Resistenza fiorentina. Si suppone che giunga al Campo di Fossoli alla fine di maggio del 1944: riceve la matricola 1191. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto solo il 19 maggio 1945.
41. Michele Levrino: nato a Cumiana (TO) l’8 settembre 1880, residente a Sesto San Giovanni (MI), manovale, coniugato con due figli, antifascista e fratello di un confinato, socialista. Dopo l’armistizio decide di adoperarsi per promuovere le idee che hanno animato la sua famiglia: partecipa agli scioperi della Breda che avvengono nel marzo del 1944, ma è arrestato e finisce a San Vittore. Viene deportato a Fossoli il 27 aprile 1944, matricola 222. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944. È riconosciuto dal figlio. È sepolto nel cimitero di Sesto San Giovanni.
42. Bruno Liberti: nato a General Dehesa (Argentina) il 14 gennaio 1913, residente a Osimo, insegnante, celibe. Cattolico di famiglia benestante, frequenta l’Università di Bologna e partecipa alla Campagna d’Etiopia, dove ottiene due croci di guerra e una medaglia di bronzo. Appare probabile che dopo l’8 settembre 1943 sia coinvolto nella rete di assistenza ai prigionieri di guerra alleati poiché, quando viene arrestato dalle SS a Bologna, porta in tasca una lettera di ringraziamento del vescovo di Lubiana, che aveva avuto un nipote salvato dai pericoli nazi-fascisti grazie a lui. Condotto nel carcere di Castelfranco Emilia fra il gennaio e il marzo del 1944, viene deportato a Fossoli nell’aprile 1944, matricola 1397, baracca 17. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944. È riconosciuto soltanto grazie a una lettera e a un foglio di carta intestata che porta il suo nome.
43. Luigi Luraghi: nato il 27 settembre 1920 a Besana Brianza (MI), residente a Besana Brianza, celibe. Probabilmente segnato dall’esperienza militare vissuta nella guerra fascista, rifiuta l’adesione alla RSI e rimane nel suo paese insieme al padre, vedovo da tempo e sagrestano della parrocchia. Non risulta sia mai stato internato a San Vittore, ma si presume che giunga a Fossoli il 9 maggio 1944, matricola 1618. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944. È riconosciuto dallo zio. È sepolto nel cimitero di Besana Brianza.
44. Renato Mancini: nato a Saludeccio (FC) il 26 maggio 1914, residente a Verona, maresciallo dell’esercito, coniugato con una figlia, militare membro di una rete informativa alleata (“Reseaux Rex”). Arrestato il 22 aprile 1944, viene condotto prima a San Vittore e poi, il 9 giugno 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 1656. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto solo grazie al numero di matricola. Dopo gli onori della città di Verona sepolto nella tomba di famiglia.
45. Antonio Manzi: nato a Milano il 28 ottobre 1913, residente a Milano, commercialista, celibe, partigiano, cattolico. Profondo amante della montagna, promuove l’attività alpinistica presso la Casa Pio X di Bandino. Negli anni della guerra fascista partecipa alle operazioni militari tra le file degli Alpini e, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, cerca di raggiungere il Sud per combattere al fianco degli Alleati. Quando il piano fallisce, entra nella Resistenza bergamasca e assume posizioni di comando nei gruppi della Val Brembana. Il 22 febbraio 1944 viene arrestato ed è condotto nella sede della Federazione fascista di Bergamo: dopo dieci giorni di torture e di cella d’isolamento nel carcere di Sant’Agata, è trasferito prima a San Vittore e poi, il 27 aprile 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 227. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dal padre. È sepolto nel “Campo della Gloria” del Cimitero Maggiore Musocco di Milano, lapide 190.
46. Gino Marini: nato a Lodi il 13 settembre 1894, residente a Lucca, colonnello di artiglieria, celibe, partigiano che sostiene i GAP milanesi. Denunciato da una spia nel maggio del 1944, viene condotto prima a San Vittore e poi, il 29 giugno 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 2441. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto solo grazie al numero di matricola. È sepolto nel cimitero di Lodi.
47. Nilo Marsilio: nato a Villa del Conte (PD) il 4 aprile 1923, residente a Galliera Veneta (PD), impiegato, celibe, partigiano di collegamento con i militari. I viaggi di collegamento tra la Resistenza e gli uomini del Regio Esercito che non si sottomettono alla RSI lo espongono ai controlli dei fascisti. Arrestato il 9 giugno 1944 viene condotto al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 1651. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dallo zio paterno solo grazie al numero di matricola e a una lettera trovata sul cadavere.
48. Arturo Martinelli: nato il 1 settembre 1916 a Castelverde (CR), residente a Cesano Maderno, studente, celibe, antifascista. Amico di Leopoldo Gasparotto, viene arrestato già alla fine del 1943. È condotto prima a San Vittore e poi, il 27 aprile 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 235 e si stabilisce nella baracca 18 / A. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dal padre. È sepolto nel “Campo della Gloria” del Cimitero Maggiore Musocco di Milano, lapide 189.
49. Armando Mazzoli: nato a Bologna il 14 dicembre 1895 e residente a Bologna, meccanico, coniugato, partigiano. Milita nella 63° Brigata “Bolero”, ma è arrestato il 24 febbraio 1944; viene condotto prima a San Giovanni in Monte e poi, il 6 maggio 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 1024. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto solo grazie a un foglio di consegna di biancheria intestato a lui.
50. Ernesto Messa: nato a Monza (MI) il 28 agosto 1894, residente a Monza, operaio, coniugato con quattro figli. Arrestato per attività antifasciste, viene condotto prima a San Vittore e poi, il 9 giugno 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 1589. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dal figlio Alessandro. È sepolto nel Sacrario dei Caduti del cimitero di Monza.
51. Franco Minonzio: nato a Castello sopra Lecco il 26 maggio 1911, residente a Castello sopra Lecco, impiegato, celibe, partigiano. Dopo la guerra d’Africa matura un progressivo distacco dal fascismo e, pur non avvicinandosi alle poche strutture partitiche clandestine rimaste vive sotto il regime, dopo l’armistizio è uno dei primi promotori dei CLN della sua zona. Arrestato nel suo paese il 19 maggio 1944, viene condotto prima a San Vittore e poi, il 29 giugno 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 2422 e si stabilisce nella baracca 19. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dal fratello Giuseppe e dalla sorella Rosalia. È sepolto a Castello sopra Lecco.
52. Rino Molari: nato a Santarcangelo di Romagna il 9 maggio 1911, figlio di Mario Tito e Cecilia Ricci, insegnante di lettere, coniugato con un figlio, antifascista e partigiano, cattolico. Dopo l’8 settembre 1943 aderisce ai primi gruppi degasperiani della costa romagnola e rappresenta in diverse occasioni ufficiali non solo la Resistenza della sua zona, ma anche l’anima cattolica del CLN dell’Emilia Romagna. Nell’aprile 1944 la sua esposizione pubblica lo porta all’arresto: viene condotto prima a San Giovanni in Monte e poi, il 6 giugno 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 1406 e si stabilisce nella baracca 16 A. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto da un conoscente riminese solo grazie a una licenza di porto d’armi a lui intestata. È sepolto a Santarcangelo.
53. Gino Montini: nato a Pescara il 6 luglio 1904, residente a Ferrara, operaio, coniugato con un figlio. militare membro di una rete informativa alleata (“Reseaux Rex”). Quando viene deportato al Campo di Fossoli, riceve la matricola 1078. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto solo grazie a una lettera non completamente leggibile. È sepolto nel “Campo della Gloria” del Cimitero Maggiore Musocco di Milano, lapide 188.
54. Pietro Mormino: nato a Palermo nel 1907, residente a Milano, scrittore, coniugato con un figlio. Entra a San Vittore nel gennaio del 1944. Il 27 aprile 1944 giunge al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 255 e si stabilisce nella baracca 18. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto grazie a una carta d’identità del Comune di Milano. È sepolto nel “Campo della Gloria” del Cimitero Maggiore Musocco di Milano, lapide 186.
55. Giuseppe Palmero: nato a Ventimiglia (IM) il 3 giugno 1924, residente a Ventimiglia, celibe, ferroviere, antifascista del gruppo “Giovine Italia”. Impegnato nei sabotaggi che impediscono il flusso del materiale bellico nelle reti di trasporto, viene arrestato a Bordighera il 23 maggio 1944 e finisce nel Campo di Fossoli dopo il 6 giugno 1944. Riceve la matricola 1422. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto da due conoscenti e identificato dal cugino.
56. Ubaldo Panceri: nato a Paderno Dugnano (MI) il 21 settembre 1891, residente a Milano, colonnello, coniugato con una figlia, militare membro dei Volontari Armati Italiani. Responsabile per l’Emilia Romagna del VAI, viene arrestato nella primavera del 1944: condotto prima a San Vittore e poi, il 9 giugno 1944, al Campo di Fossoli, riceve la matricola 1621. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dalla moglie solo grazie ai documenti rinvenuti addosso al cadavere.
57. Arturo Pasut: nato a Maniago (PN) il 1 giugno 1906, coniugato con Maria Slongo. Arrestato in una data non meglio precisata, viene condotto prima a San Vittore e poi, il 27 aprile 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 167. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto solo grazie a una lettera trovata addosso al cadavere. È sepolto nel “Campo della Gloria” del Cimitero Maggiore Musocco di Milano, lapide 185.
58. Cesare Pompilio: nato a Trieste il 5 giugno 1912, figlio di Giuseppe e Irene Rocco, residente a Genova, commerciante, celibe. Appassionato di scherma, dopo una lunga esperienza militare nel Regio Esercito, rifiuta l’arruolamento nelle file della RSI e si occupa dell’attività di famiglia, fronteggiando con fatica i numerosi lutti vissuti dopo il 1930. Nell’aprile del 1944 viene arrestato ed è accusato di aver oltraggiato un membro delle forze armate germaniche e i simboli nazisti. Viene condotto prima a Marassi e poi, alla fine di maggio del 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 1441, baracca 16 A. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto solo grazie a una tessera ferroviaria a lui intestata. È sepolto nel Cimitero di Staglieno di Genova.
59. Mario Pozzoli: nato a Milano il 27 ottobre 1914, residente a Milano, celibe, partigiano. Il 27 aprile 1944 giunge al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 163. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dal fratello. È sepolto nel “Campo della Gloria” del Cimitero Maggiore Musocco di Milano, lapide 184.
60. Carlo Prina: nato il 28 giugno 1897 a Monza (MI), residente a Monza, impiegato, coniugato con tre figli, partigiano. Dopo l’armistizio indirizza i renitenti alla leva della RSI tra le file della Resistenza lombarda, ma il 2 marzo 1944 viene arrestato dalla GNR di Monza. È condotto prima a San Vittore e poi, il 9 giugno 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 1609 e si stabilisce nella baracca 18. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dalla moglie e dal fratello. È sepolto nel Sacrario dei Caduti del cimitero di Monza.
61. Ettore Renacci: nato a Bordighera (IM) il 6 gennaio 1907, residente a Bordighera, calzolaio, coniugato con Maria Gatto, partigiano. Dopo l’8 settembre 1943 organizza il CLN nella sua zona e indirizza i renitenti alla leva fascista tra le file della Resistenza. Arrestato a Bordighera il 23 maggio 1944, viene condotto prima a Imperia e poi a Genova; fra il 6 e il 9 giugno 1944 giunge al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 1455. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dalla cognata e da un conoscente.
62. Giuseppe Robolotti: nato a Cremona il 27 dicembre 1885, residente a Milano, generale di brigata, coniugato con Elvira dal Collo con tre figli, militare. Comandante della Piazza di Milano per il CLNAI, organizza la Resistenza dei soldati del Regio Esercito, ma viene braccato a lungo dai fascisti. Il 25 maggio 1944 viene arrestato in un’azione combinata di fascisti e SS tedesche. È condotto prima a San Vittore e poi, il 29 giugno 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 2411 e si stabilisce nella baracca 19 A. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dai figli. È sepolto nel Sacrario dei Caduti di Cremona.
63. Corrado Tassinati: nato il 1 maggio 1897 a Ferrara, residente a Ferrara, operaio, coniugato, antifascista. Fuoriuscito in Francia fra il 1929 e il 1934, viene diffidato nel 1940 per critiche al regime e nel 1941 è internato a Monteforte Irpino per disfattismo. Viene rilasciato nel novembre del 1942. Entra nel Campo di Fossoli con la matricola 1064. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto solo grazie al numero di matricola e a un anello con le iniziali T.C. incise. È sepolto nel “Campo della Gloria” del Cimitero Maggiore Musocco di Milano, lapide 203, senza foto, con il nome Corrado Tassinari.
64. Napoleone Tirale: nato a Lonato (BS) il 2 luglio 1889, residente a Milano, colonnello, coniugato, partigiano. Arrestato alla fine del 1943, viene condotto prima a San Vittore e poi, il 27 aprile 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 238 e si stabilisce nella baracca 18. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dalla moglie. È sepolto nel “Campo della Gloria” del Cimitero Maggiore Musocco di Milano, lapide 182.
65. Milan Trebsé: nato a Cavallerleone (CN) il 9 gennaio 1916, figlio di Andrea e Teresa Hrovat, residente a Plezzo (Slovenia), il padre è un insegnante elementare. Entra a San Vittore il 15 aprile 1944 e poi finisce al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 1598. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto solo grazie al numero di matricola. È sepolto nel “Campo della Gloria” del Cimitero Maggiore Musocco di Milano, lapide 187.
66. Galileo Vercesi: nato a Montù Beccaria (PV) il 3 marzo 1891, residente a Milano, avvocato, coniugato con tre figli, antifascista, cattolico. Membro del Partito Popolare, rifiuta la tessera del PNF e, dopo l’8 settembre 1943, diventa il comandante di tutte le formazioni partigiane d’ispirazione democratico-cristiana. Il 17 marzo 1944 viene arrestato dagli agenti della polizia politica investigativa ed è condotto prima a San Vittore e poi, il 9 giugno 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 1594. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dal figlio Marco e dal medico Pippo Tassarotti. È sepolto nella tomba di famiglia al cimitero di Montù Beccaria.
67. Luigi Vercesi: nato a Genova il 21 giugno 1914, residente a Milano, esercente, coniugato con due figli. Arrestato durante un rastrellamento, viene condotto prima a San Vittore e poi, il 26 giugno 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 2421. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dalla moglie e dal fratello Mario. È sepolto nel “Campo della Gloria” del Cimitero Maggiore Musocco di Milano, lapide 180.

Elenco vittime civili 1

Davide Carlini

Elenco vittime partigiani 27

Vincenzo Bellino,
Edo Bertaccini,
Primo Biagini,
Francesco Caglio,
Emanuele Carioni,
Brenno Cavallari,
Lino Ciceri,
Antonio Colombo,
Bruno Colombo,
Roberto Culin,
Ezio Dolla,
Luigi Frigerio,
Antonio Gambacorti Passerini,
Walter Ghelfi,
Emanuele Giovannelli,
Felice Lacerra,
Pietro Lari,
Antonio Manzi,
Gino Marini,
Nilo Marsilio,
Armando Mazzoli,
Franco Minonzio,
Rino Molari,
Mario Pozzoli,
Carlo Prina,
Ettore Renacci,
Napoleone Tirale

Elenco vittime militari 8

Ernesto Celada,
Armando Di Pietro,
Luigi Ferrighi,
Jerzi Sas Kulczycki,
Renato Mancini,
Gino Montini,
Ubaldo Panceri,
Giuseppe Robolotti

Elenco vittime antifasciste 15

Enrico Arosio,
Emilio Baletti,
Giovanni Barbera,
Carlo Bianchi,
Ferdinando Brenna,
Luigi Alberto Broglio,
Manfredo Dal Pozzo,
Davide Guarenti,
Antonio Ingeme,
Michele Levrino,
Arturo Martinelli,
Ernesto Messa,
Giuseppe Palmero,
Corrado Tassinati,
Galileo Vercesi

Elenco vittime indefinite 16

Andrea Achille,
Vincenzo Alagna,
Bruno Balzarini,
Giovanni Bertoni,
Marcello Bona,
Alfonso Marco Cocquio,
Ettore Dall’Asta,
Carlo De Grandi,
Alberto Antonio Fugazza,
Bruno Liberti,
Luigi Luraghi,
Pietro Mormino,
Arturo Pasut,
Cesare Pompilio,
Milan Trebsé,
Luigi Vercesi

Responsabili o presunti responsabili

Elenco reparti responsabili


Gestapo/Ufficio IV Verona

Tipo di reparto: Polizei
Appartenenza: Sicherheitspolizei u. SD

SS IVB4 – Verona

Tipo di reparto: Waffen-SS

Platzkommandantur Genua

Tipo di reparto: Wehrmacht

Platzkommandantur Verona

Tipo di reparto: Wehrmacht

GNR, distaccamento di Carpi

Tipo di reparto: Guardia Nazionale Repubblicana

Elenco persone responsabili o presunte responsabili


  • Ermanno Durante

    Nome Ermanno

    Cognome Durante

    Note responsabile Ermanno Durante, ex-Questore d’Imperia, torturatore di partigiani nel Campo di Fossoli. Il 4 ottobre 1945 la Corte d’Assise Straordinaria di Pavia lo condanna a 25 anni per “collaborazionismo, truffa e malversazione”, ma la Corte di Cassazione annulla la sentenza e la CAS di Milano gli riduce notevolmente la pena; sconta solo pochi mesi di carcere.

  • Fritz Ehrke

    Nome Fritz

    Cognome Ehrke

    Ruolo nella strage Autore

    Note responsabile Caporale Fritz Ehrke, IV / A Gestapo di Verona: partecipa alla fucilazione.

    Nome del reparto nazista Polizei

    Nome del reparto Gestapo/Ufficio IV Verona

  • Fritz Kranebitter

    Nome Fritz

    Cognome Kranebitter

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Maggiore. Deputato alla vigilanza dei prigionieri politici.

    Note procedimento Procedimento contro Karl Titho e altri per il reato di “violenze con omicidio contro privati nemici e prigionieri di guerra italiani. Eccidio di Fossoli. Parti Lese: Gasparotto Leopoldo e altri 69 patrioti. Atti trasmessi al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945”. Wolff, Harster, Kranebitter, Titho, Haage e Koenig vengono arrestati a Bolzano il 13 maggio 1945, ma il 2 giugno 1945 il responsabile della 78° Sezione della Special Investigation Branch – che aveva avviato le indagini per conto dell’AMG – sancisce la propria incompetenza territoriale. I principali imputati si spostano in Europa per presenziare e testimoniare ad altri procedimenti che li riguardano e finiscono in carcere nelle zone d’occupazione della Germania. Il 16 luglio 1947 si tiene la prima udienza del processo al Tribunale Militare di Bologna, ma non si hanno notizie certe sull’estradizione dei criminali. Titho viene interrogato a Fossoli nell’ottobre del 1947 insieme al meranese Karl Gutweniger, già evaso dal campo di concentramento di Rimini e condannato a 12 anni in contumacia dalla Corte d’Assise straordinaria di Bolzano per collaborazionismo, con pena notevolmente ridotta. Le incertezze della magistratura alleata e le pressioni politiche volte all’insabbiamento compromettono l’azione giudiziaria, che nel 1948 conosce una significativa battuta d’arresto. Il 25 maggio 1951 Titho viene condannato a sette anni di carcere dal Tribunale di Utrecht, ma il 30 marzo 1953 è ricondotto in Germania come libero cittadino: le richieste di estradizione italiane vengono disattese poiché “i fatti […] addebitati sembrano rivestire carattere politico”. Il 26 gennaio 1959 il Vice-procuratore militare di Bologna Attilio Grossi chiede al giudice istruttore la “temporanea sospensione” dell’istruttoria contro gli imputati Titho, Haage, Rikoff, Koenig, Mayer e Seifer; ottiene soddisfazione il giorno stesso. Il 14 gennaio 1960 il procuratore generale militare Enrico Santacroce “archivia provvisoriamente” il procedimento sulla strage di Fossoli, che finisce “nell’Armadio della Vergogna”. Nel 1994 il fascicolo sui fatti criminosi del febbraio-luglio 1944 viene trasferito al Tribunale Militare di La Spezia, ma Haage è ritenuto “permanentemente inabilitato all’interrogatorio” per demenza senile e Titho, indagato anche dalla Procura di Dortmund, rifiuta l’interrogatorio, accettando di deporre soltanto per iscritto: la testimonianza del Comandante del Campo attribuisce al Comando Supremo delle forze armate germaniche in Italia la responsabilità della strage. Il 10 novembre 1999 la Procura Militare di La Spezia trascura la documentazione raccolta nella fase istruttoria e nel corso del processo fra il 1945 e il 1959: il g.i.p. presenta un’istanza di archiviazione del fascicolo su Cibeno-Fossoli poiché ritiene ragionevole la deposizione di Titho. Questo provvedimento rimanda la responsabilità penale della strage a “soggetti ignoti” e trasforma il comandante del campo in una goffa sintesi che unisce l’immagine di uno strumento della volontà degli alti comandi all’impotenza di un condottiero incapace di controllare le intemperanze di Haage. Nel giugno del 2001 alcuni familiari delle vittime presentano ricorso contro l’archiviazione, ma la notizia della morte di Titho blocca la riapertura della vicenda giudiziaria.

    Nome del reparto nazista Polizei

    Nome del reparto Gestapo/Ufficio IV Verona

  • Hans Haage

    Nome Hans

    Cognome Haage

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Maresciallo Hans Haage, BdS, Vice-comandante del Campo di polizia e di transito di Fossoli. Imputato nel procedimento per la strage di Fossoli, avviato al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945.

    Note procedimento Procedimento contro Karl Titho e altri per il reato di “violenze con omicidio contro privati nemici e prigionieri di guerra italiani. Eccidio di Fossoli. Parti Lese: Gasparotto Leopoldo e altri 69 patrioti. Atti trasmessi al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945”. Wolff, Harster, Kranebitter, Titho, Haage e Koenig vengono arrestati a Bolzano il 13 maggio 1945, ma il 2 giugno 1945 il responsabile della 78° Sezione della Special Investigation Branch – che aveva avviato le indagini per conto dell’AMG – sancisce la propria incompetenza territoriale. I principali imputati si spostano in Europa per presenziare e testimoniare ad altri procedimenti che li riguardano e finiscono in carcere nelle zone d’occupazione della Germania. Il 16 luglio 1947 si tiene la prima udienza del processo al Tribunale Militare di Bologna, ma non si hanno notizie certe sull’estradizione dei criminali. Titho viene interrogato a Fossoli nell’ottobre del 1947 insieme al meranese Karl Gutweniger, già evaso dal campo di concentramento di Rimini e condannato a 12 anni in contumacia dalla Corte d’Assise straordinaria di Bolzano per collaborazionismo, con pena notevolmente ridotta. Le incertezze della magistratura alleata e le pressioni politiche volte all’insabbiamento compromettono l’azione giudiziaria, che nel 1948 conosce una significativa battuta d’arresto. Il 25 maggio 1951 Titho viene condannato a sette anni di carcere dal Tribunale di Utrecht, ma il 30 marzo 1953 è ricondotto in Germania come libero cittadino: le richieste di estradizione italiane vengono disattese poiché “i fatti […] addebitati sembrano rivestire carattere politico”. Il 26 gennaio 1959 il Vice-procuratore militare di Bologna Attilio Grossi chiede al giudice istruttore la “temporanea sospensione” dell’istruttoria contro gli imputati Titho, Haage, Rikoff, Koenig, Mayer e Seifer; ottiene soddisfazione il giorno stesso. Il 14 gennaio 1960 il procuratore generale militare Enrico Santacroce “archivia provvisoriamente” il procedimento sulla strage di Fossoli, che finisce “nell’Armadio della Vergogna”. Nel 1994 il fascicolo sui fatti criminosi del febbraio-luglio 1944 viene trasferito al Tribunale Militare di La Spezia, ma Haage è ritenuto “permanentemente inabilitato all’interrogatorio” per demenza senile e Titho, indagato anche dalla Procura di Dortmund, rifiuta l’interrogatorio, accettando di deporre soltanto per iscritto: la testimonianza del Comandante del Campo attribuisce al Comando Supremo delle forze armate germaniche in Italia la responsabilità della strage. Il 10 novembre 1999 la Procura Militare di La Spezia trascura la documentazione raccolta nella fase istruttoria e nel corso del processo fra il 1945 e il 1959: il g.i.p. presenta un’istanza di archiviazione del fascicolo su Cibeno-Fossoli poiché ritiene ragionevole la deposizione di Titho. Questo provvedimento rimanda la responsabilità penale della strage a “soggetti ignoti” e trasforma il comandante del campo in una goffa sintesi che unisce l’immagine di uno strumento della volontà degli alti comandi all’impotenza di un condottiero incapace di controllare le intemperanze di Haage. Nel giugno del 2001 alcuni familiari delle vittime presentano ricorso contro l’archiviazione, ma la notizia della morte di Titho blocca la riapertura della vicenda giudiziaria.

    Nome del reparto nazista Waffen-SS

    Nome del reparto Polizeiliches Durchangslager campo di Fossoli – Bds Verona

  • Josef Koenig

    Nome Josef

    Cognome Koenig

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Maresciallo Josef Koenig, BdS, autista di Haage. Imputato nel procedimento per la strage di Fossoli, avviato al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945.

    Note procedimento Procedimento contro Karl Titho e altri per il reato di “violenze con omicidio contro privati nemici e prigionieri di guerra italiani. Eccidio di Fossoli. Parti Lese: Gasparotto Leopoldo e altri 69 patrioti. Atti trasmessi al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945”. Wolff, Harster, Kranebitter, Titho, Haage e Koenig vengono arrestati a Bolzano il 13 maggio 1945, ma il 2 giugno 1945 il responsabile della 78° Sezione della Special Investigation Branch – che aveva avviato le indagini per conto dell’AMG – sancisce la propria incompetenza territoriale. I principali imputati si spostano in Europa per presenziare e testimoniare ad altri procedimenti che li riguardano e finiscono in carcere nelle zone d’occupazione della Germania. Il 16 luglio 1947 si tiene la prima udienza del processo al Tribunale Militare di Bologna, ma non si hanno notizie certe sull’estradizione dei criminali. Titho viene interrogato a Fossoli nell’ottobre del 1947 insieme al meranese Karl Gutweniger, già evaso dal campo di concentramento di Rimini e condannato a 12 anni in contumacia dalla Corte d’Assise straordinaria di Bolzano per collaborazionismo, con pena notevolmente ridotta. Le incertezze della magistratura alleata e le pressioni politiche volte all’insabbiamento compromettono l’azione giudiziaria, che nel 1948 conosce una significativa battuta d’arresto. Il 25 maggio 1951 Titho viene condannato a sette anni di carcere dal Tribunale di Utrecht, ma il 30 marzo 1953 è ricondotto in Germania come libero cittadino: le richieste di estradizione italiane vengono disattese poiché “i fatti […] addebitati sembrano rivestire carattere politico”. Il 26 gennaio 1959 il Vice-procuratore militare di Bologna Attilio Grossi chiede al giudice istruttore la “temporanea sospensione” dell’istruttoria contro gli imputati Titho, Haage, Rikoff, Koenig, Mayer e Seifer; ottiene soddisfazione il giorno stesso. Il 14 gennaio 1960 il procuratore generale militare Enrico Santacroce “archivia provvisoriamente” il procedimento sulla strage di Fossoli, che finisce “nell’Armadio della Vergogna”. Nel 1994 il fascicolo sui fatti criminosi del febbraio-luglio 1944 viene trasferito al Tribunale Militare di La Spezia, ma Haage è ritenuto “permanentemente inabilitato all’interrogatorio” per demenza senile e Titho, indagato anche dalla Procura di Dortmund, rifiuta l’interrogatorio, accettando di deporre soltanto per iscritto: la testimonianza del Comandante del Campo attribuisce al Comando Supremo delle forze armate germaniche in Italia la responsabilità della strage. Il 10 novembre 1999 la Procura Militare di La Spezia trascura la documentazione raccolta nella fase istruttoria e nel corso del processo fra il 1945 e il 1959: il g.i.p. presenta un’istanza di archiviazione del fascicolo su Cibeno-Fossoli poiché ritiene ragionevole la deposizione di Titho. Questo provvedimento rimanda la responsabilità penale della strage a “soggetti ignoti” e trasforma il comandante del campo in una goffa sintesi che unisce l’immagine di uno strumento della volontà degli alti comandi all’impotenza di un condottiero incapace di controllare le intemperanze di Haage. Nel giugno del 2001 alcuni familiari delle vittime presentano ricorso contro l’archiviazione, ma la notizia della morte di Titho blocca la riapertura della vicenda giudiziaria.

    Nome del reparto nazista Waffen-SS

    Nome del reparto Polizeiliches Durchangslager campo di Fossoli – Bds Verona

  • Karl Gutweniger

    Nome Karl

    Cognome Gutweniger

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Caporale Karl Gutweniger: interprete del Campo di Fossoli. Imputato nel procedimento per la strage di Fossoli, avviato al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945.

    Nome del reparto nazista Waffen-SS

    Nome del reparto Polizeiliches Durchangslager campo di Fossoli – Bds Verona

  • Karl Müller

    Nome Karl

    Cognome Müller

    Ruolo nella strage Autore

    Note responsabile Sottotenente Karl Müller, IV / A Gestapo di Verona: partecipa alla fucilazione.

    Nome del reparto nazista Polizei

    Nome del reparto Gestapo/Ufficio IV Verona

  • Karl Rotter

    Nome Karl

    Cognome Rotter

    Ruolo nella strage Autore

    Note responsabile Caporale Karl Rotter, IV / A Gestapo di Verona: partecipa alla fucilazione.

    Nome del reparto nazista Polizei

    Nome del reparto Gestapo/Ufficio IV Verona

  • Karl Friedrich Titho

    Nome Karl Friedrich

    Cognome Titho

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Tenente SS, Comandante del Campo di polizia e di transito di Fossoli. Imputato nel procedimento per la strage di Fossoli, avviato al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945.

    Note procedimento Procedimento contro Karl Titho e altri per il reato di “violenze con omicidio contro privati nemici e prigionieri di guerra italiani. Eccidio di Fossoli. Parti Lese: Gasparotto Leopoldo e altri 69 patrioti. Atti trasmessi al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945”. Wolff, Harster, Kranebitter, Titho, Haage e Koenig vengono arrestati a Bolzano il 13 maggio 1945, ma il 2 giugno 1945 il responsabile della 78° Sezione della Special Investigation Branch – che aveva avviato le indagini per conto dell’AMG – sancisce la propria incompetenza territoriale. I principali imputati si spostano in Europa per presenziare e testimoniare ad altri procedimenti che li riguardano e finiscono in carcere nelle zone d’occupazione della Germania. Il 16 luglio 1947 si tiene la prima udienza del processo al Tribunale Militare di Bologna, ma non si hanno notizie certe sull’estradizione dei criminali. Titho viene interrogato a Fossoli nell’ottobre del 1947 insieme al meranese Karl Gutweniger, già evaso dal campo di concentramento di Rimini e condannato a 12 anni in contumacia dalla Corte d’Assise straordinaria di Bolzano per collaborazionismo, con pena notevolmente ridotta. Le incertezze della magistratura alleata e le pressioni politiche volte all’insabbiamento compromettono l’azione giudiziaria, che nel 1948 conosce una significativa battuta d’arresto. Il 25 maggio 1951 Titho viene condannato a sette anni di carcere dal Tribunale di Utrecht, ma il 30 marzo 1953 è ricondotto in Germania come libero cittadino: le richieste di estradizione italiane vengono disattese poiché “i fatti […] addebitati sembrano rivestire carattere politico”. Il 26 gennaio 1959 il Vice-procuratore militare di Bologna Attilio Grossi chiede al giudice istruttore la “temporanea sospensione” dell’istruttoria contro gli imputati Titho, Haage, Rikoff, Koenig, Mayer e Seifer; ottiene soddisfazione il giorno stesso. Il 14 gennaio 1960 il procuratore generale militare Enrico Santacroce “archivia provvisoriamente” il procedimento sulla strage di Fossoli, che finisce “nell’Armadio della Vergogna”. Nel 1994 il fascicolo sui fatti criminosi del febbraio-luglio 1944 viene trasferito al Tribunale Militare di La Spezia, ma Haage è ritenuto “permanentemente inabilitato all’interrogatorio” per demenza senile e Titho, indagato anche dalla Procura di Dortmund, rifiuta l’interrogatorio, accettando di deporre soltanto per iscritto: la testimonianza del Comandante del Campo attribuisce al Comando Supremo delle forze armate germaniche in Italia la responsabilità della strage. Il 10 novembre 1999 la Procura Militare di La Spezia trascura la documentazione raccolta nella fase istruttoria e nel corso del processo fra il 1945 e il 1959: il g.i.p. presenta un’istanza di archiviazione del fascicolo su Cibeno-Fossoli poiché ritiene ragionevole la deposizione di Titho. Questo provvedimento rimanda la responsabilità penale della strage a “soggetti ignoti” e trasforma il comandante del campo in una goffa sintesi che unisce l’immagine di uno strumento della volontà degli alti comandi all’impotenza di un condottiero incapace di controllare le intemperanze di Haage. Nel giugno del 2001 alcuni familiari delle vittime presentano ricorso contro l’archiviazione, ma la notizia della morte di Titho blocca la riapertura della vicenda giudiziaria.

    Nome del reparto nazista Waffen-SS

    Nome del reparto Polizeiliches Durchangslager campo di Fossoli – Bds Verona

  • Konstantin Seifer

    Nome Konstantin

    Cognome Seifer

  • Kurt Hasenstein

    Nome Kurt

    Cognome Hasenstein

    Ruolo nella strage Autore

    Note responsabile Sergente Kurt Hasenstein, IV / A Gestapo di Verona: partecipa alla fucilazione.

    Nome del reparto nazista Polizei

    Nome del reparto Gestapo/Ufficio IV Verona

  • Massimo Sangalli

    Nome Massimo

    Cognome Sangalli

    Note responsabile Massimo Sangalli, notaio, responsabile dell’internamento a Fossoli di Carlo del Grande. L’8 maggio 1945 la Corte d’Assise Straordinaria di Varese lo condanna a morte, ma è salvato dalla Sezione Speciale della Corte di Cassazione di Milano, che rinvia il procedimento alla CAS di Milano. Il 23 luglio 1945 viene condannato a 22 anni di reclusione, ma le amnistie e la grazia presidenziale lo fanno uscire dal carcere il 30 giugno 1950.

  • Otto Sein

    Nome Otto

    Cognome Sein

  • sconosciuto Hobben

    Nome sconosciuto

    Cognome Hobben

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Caporale Hobben. Imputato nel procedimento per la strage di Fossoli, avviato al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945.

    Nome del reparto nazista Waffen-SS

    Nome del reparto Polizeiliches Durchangslager campo di Fossoli – Bds Verona

  • sconosciuto Mayer

    Nome sconosciuto

    Cognome Mayer

  • sconosciuto Peskosta

    Nome sconosciuto

    Cognome Peskosta

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Intendente Peskosta. Imputato nel procedimento per la strage di Fossoli, avviato al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945.

    Nome del reparto nazista Waffen-SS

    Nome del reparto Polizeiliches Durchangslager campo di Fossoli – Bds Verona

  • sconosciuto Rikoff

    Nome sconosciuto

    Cognome Rikoff

  • William Harster

    Nome William

    Cognome Harster

    Ruolo nella strage Collaboratore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile William Harster, BdS, comandante della Polizia di Sicurezza e del Servizio di Sicurezza in Italia: responsabile dell’eliminazione di Leopoldo Gasparotto e trasmettitore dell’ordine di avviare la strage di Cibeno.

    Note procedimento Procedimento contro Karl Titho e altri per il reato di “violenze con omicidio contro privati nemici e prigionieri di guerra italiani. Eccidio di Fossoli. Parti Lese: Gasparotto Leopoldo e altri 69 patrioti. Atti trasmessi al Tribunale Militare di Bologna il 20 dicembre 1945”. Wolff, Harster, Kranebitter, Titho, Haage e Koenig vengono arrestati a Bolzano il 13 maggio 1945, ma il 2 giugno 1945 il responsabile della 78° Sezione della Special Investigation Branch – che aveva avviato le indagini per conto dell’AMG – sancisce la propria incompetenza territoriale. I principali imputati si spostano in Europa per presenziare e testimoniare ad altri procedimenti che li riguardano e finiscono in carcere nelle zone d’occupazione della Germania. Il 16 luglio 1947 si tiene la prima udienza del processo al Tribunale Militare di Bologna, ma non si hanno notizie certe sull’estradizione dei criminali. Titho viene interrogato a Fossoli nell’ottobre del 1947 insieme al meranese Karl Gutweniger, già evaso dal campo di concentramento di Rimini e condannato a 12 anni in contumacia dalla Corte d’Assise straordinaria di Bolzano per collaborazionismo, con pena notevolmente ridotta. Le incertezze della magistratura alleata e le pressioni politiche volte all’insabbiamento compromettono l’azione giudiziaria, che nel 1948 conosce una significativa battuta d’arresto. Il 25 maggio 1951 Titho viene condannato a sette anni di carcere dal Tribunale di Utrecht, ma il 30 marzo 1953 è ricondotto in Germania come libero cittadino: le richieste di estradizione italiane vengono disattese poiché “i fatti […] addebitati sembrano rivestire carattere politico”. Il 26 gennaio 1959 il Vice-procuratore militare di Bologna Attilio Grossi chiede al giudice istruttore la “temporanea sospensione” dell’istruttoria contro gli imputati Titho, Haage, Rikoff, Koenig, Mayer e Seifer; ottiene soddisfazione il giorno stesso. Il 14 gennaio 1960 il procuratore generale militare Enrico Santacroce “archivia provvisoriamente” il procedimento sulla strage di Fossoli, che finisce “nell’Armadio della Vergogna”. Nel 1994 il fascicolo sui fatti criminosi del febbraio-luglio 1944 viene trasferito al Tribunale Militare di La Spezia, ma Haage è ritenuto “permanentemente inabilitato all’interrogatorio” per demenza senile e Titho, indagato anche dalla Procura di Dortmund, rifiuta l’interrogatorio, accettando di deporre soltanto per iscritto: la testimonianza del Comandante del Campo attribuisce al Comando Supremo delle forze armate germaniche in Italia la responsabilità della strage. Il 10 novembre 1999 la Procura Militare di La Spezia trascura la documentazione raccolta nella fase istruttoria e nel corso del processo fra il 1945 e il 1959: il g.i.p. presenta un’istanza di archiviazione del fascicolo su Cibeno-Fossoli poiché ritiene ragionevole la deposizione di Titho. Questo provvedimento rimanda la responsabilità penale della strage a “soggetti ignoti” e trasforma il comandante del campo in una goffa sintesi che unisce l’immagine di uno strumento della volontà degli alti comandi all’impotenza di un condottiero incapace di controllare le intemperanze di Haage. Nel giugno del 2001 alcuni familiari delle vittime presentano ricorso contro l’archiviazione, ma la notizia della morte di Titho blocca la riapertura della vicenda giudiziaria.

Memorie

Memorie legate a questa strage

  • lapide a Poligono di tiro del Cibeno, Fossoli, Carpi

    Tipo di memoria: lapide

    Ubicazione: Poligono di tiro del Cibeno, Fossoli, Carpi

    Anno di realizzazione: 1946

    Descrizione: 1946: Lapide nel luogo delle fucilazioni e della fossa comune – Poligono di Tiro di Cibeno.

  • lapide a Genova

    Tipo di memoria: lapide

    Ubicazione: Genova

    Descrizione: Lapide ai caduti della città di Genova – vengono inseriti i nomi delle vittime di Cibeno.

  • lapide a Piazza dei Tre Martiri, Rimini

    Tipo di memoria: lapide

    Ubicazione: Piazza dei Tre Martiri, Rimini

    Descrizione: Lapide nella Piazza dei Tre Martiri di Rimini – vengono inseriti i nomi delle vittime di Cibeno.

  • lapide a Università di Parma

    Tipo di memoria: lapide

    Ubicazione: Università di Parma

    Descrizione: Lapide dell’Università di Parma – vengono inseriti i nomi delle vittime di Cibeno.

  • lapide a Loggia dei Mercanti, Milano

    Tipo di memoria: lapide

    Ubicazione: Loggia dei Mercanti, Milano

    Descrizione: Loggia dei Mercanti di Milano – vengono inseriti i nomi delle vittime di Cibeno.

  • monumento a Palazzo d’Accursio, Bologna

    Tipo di memoria: monumento

    Ubicazione: Palazzo d’Accursio, Bologna

    Descrizione: Sacrario di Palazzo d’Accursio, Bologna – vengono inseriti i nomi delle vittime di Cibeno.

  • luogo della memoria a Museo del Deportato di Carpi

    Tipo di memoria: luogo della memoria

    Ubicazione: Museo del Deportato di Carpi

    Anno di realizzazione: 1973

    Descrizione: 1973: l’Amministrazione municipale inaugura il Museo del Deportato di Carpi.

  • commemorazione a Carpi

    Tipo di memoria: commemorazione

    Ubicazione: Carpi

    Descrizione: Ogni anno la strage di Cibeno del 12 luglio 1944 viene ricordata con un’importante e partecipata cerimonia pubblica.

Bibliografia


AA. VV., Uomini nomi memoria. Fossoli 12 luglio 1944, Carpi, Nuovagrafica, 2004.
Comune di Carpi, Carpi per la libertà, pag. 44.
Marco Casarini, Modena M. Modena P., Roma, Editori Riuniti, 1955.
Mimmo Franzinelli, Le stragi nascoste, Milano, Mondadori, 20107, pp. 207-233-
Ermanno Gorrieri, La repubblica di Montefiorino, Bologna, Il Mulino, 1970, pag. 317.
Don Paolo Liggeri, Triangolo Rosso, Milano, La Casa, 1946, pag. 136.
M. Pacor e L. Casali, Lotte sociali e guerriglia in pianura, Roma, Editori Riuniti, 1972, pp. 180 e 368.
Claudio Silingardi, Una provincia partigiana, Milano, Franco Angeli, 1998.
Ilva Vaccari, Dalla parte della libertà, Santa Sofia di R., Stab. Tip. dei Comuni per COOP Estense, 1999, pag. 573.

Sitografia


http://www.fondazionefossoli.org/it/
http://www.lager.it/fossoli.html
http://www.deportati.it/lager/fossoli/approfondimenti/ifucilati_cibeno.html
http://www.deportati.it/lager/fossoli/fossoli.html
http://anpi-lissone.over-blog.com/article-campo-di-concentramento-di-fossoli-estate-1944-53480159.html
http://emilia-romagna.anpi.it/modena/archivio_res/giugno_06/art_19_06_06.htm
http://emilia-romagna.anpi.it/modena/calendario/1944_07.html
https://it.wikipedia.org/wiki/Campo_di_Fossoli
http://www.fivl.eu/upload/pages/425/La_liberazione_di_Milano_e_la_strage_di_Cibeno_Fossoli.pdf
http://www.anpicomo.it/index.php/in-italia/807-leccidio-di-cibeno
http://www.fondazionefossoli.org/it/overview_view.php?id=32
http://www.fondazionefossoli.org/it/overview_view.php?id=31
http://www.fondazionefossoli.org/it/news_view.php?id=288
http://gazzettadimodena.gelocal.it/modena/cronaca/2014/07/08/news/eccidio-di-cibeno-il-ministro-pinotti-domenica-in-visita-1.9563939
http://caiostiglia.altervista.org/biblioteca/libroluglio.pdf
http://www.carpidiem.it/html/default/_d/170/170695.html
https://anpibazzano.files.wordpress.com/2009/11/opuscolo_fossoli.pdf
http://www.storiaememoriadibologna.it/giovannelli-giovanelli-emanuele-478245-persona
http://www.diocesi.pavia.it/pavia/news_diocesane/00030093_Il_Servo_di_Dio_Teresio_Olivelli.html
http://www.ultimelettere.it/?page_id=117&cerca=eccidistragi&comune=Carpi&idde=56

Fonti archivistiche

Fonti

Don Francesco Venturelli, Taccuino.