Navicello, Modena, 09.03.1945

(Modena - Emilia-Romagna)

Navicello, Modena, 09.03.1945

Navicello, Modena, 09.03.1945
Descrizione

Località Navicello, Modena, Modena, Emilia-Romagna

Data 9 marzo 1945

Matrice strage Nazifascista

Numero vittime 10

Numero vittime uomini 10

Numero vittime uomini adulti 9

Numero vittime uomini anziani 1

Descrizione: All’inizio di febbraio del 1945 la Resistenza modenese si adopera per superare le difficoltà dell’inverno e assestare i colpi decisivi alle forze occupanti. La Lotta di Liberazione si avvicina alla fase decisiva, ma è costretta a fare i conti con le violenze naziste e con i desideri vendicativi che animano i fascisti più intransigenti. Quando la 29° Panzer-Grenadierdivision si stanzia nella “Bassa” per un periodo di riposo, le Brigate Nere si sentono più protette e avviano una serie di operazioni anti-partigiane con l’obiettivo di infliggere colpi durissimi ai “traditori” della patria e dell’Asse. Il 20 febbraio 1945 i gappisti della pianura uccidono due soldati tedeschi nei pressi di Bomporto. La risposta delle forze di occupazione è immediata, ma i presidi germanici preferiscono affidare ai fascisti la responsabilità di punire la popolazione delle terre del Panaro: fra il 20 febbraio e il 3 marzo 1945 un grande rastrellamento delle Brigate Nere sconvolge le campagne di Nonantola, Villavara e Bomporto e riceve il sostegno dei soldati tedeschi. Le azioni combinate e i blitz repentini provocano parecchi danni: alcune case vengono incendiate e molte famiglie subiscono intimidazioni di vario genere, mentre diversi partigiani vengono arrestati e condotti nelle carceri di Modena. Il 9 marzo i fascisti della Brigata Nera di Nonantola, guidata da Ascanio Boni, si recano nelle carceri di Sant’Eufemia e portano a termine l’ordine di rappresaglia che è partito dai comandi tedeschi: caricati su un automezzo dieci uomini scelti fra gli ostaggi che sono stati catturati pochi giorni prima, li conducono sull’argine del Panaro nei pressi di Navicello – in uno dei punti più trafficati e visibili della zona – e, dopo aver torturato alcuni dei più coinvolti nel movimento partigiano, li uccidono con diversi colpi di arma da fuoco.

Modalità di uccisione: uccisione con armi da fuoco

Violenze connesse: sevizie-torture

Trattamento dei cadaveri: Esposizione dei cadaveri

Tipo di massacro: rappresaglia

Note sulla memoria (per maggiori informazioni vedi la sezione apposita): La strage del 9 marzo 1945 è uno dei perni della memoria delle violenze naziste e fasciste nella provincia di Modena: il ricordo della fucilazione ha accompagnato le comunità fin dall’immediato dopoguerra e, anche se il monumento ha subito un oltraggio vandalico, continua a tenere viva la consapevolezza dell’orrore che si è aperto dinanzi ai passanti lungo la via per Nonantola.

Scheda compilata da Daniel Degli Esposti
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Ultimo aggiornamento dei dati: 2015-12-06 22:18:10

Vittime

Elenco vittime

1. Quinto Bozzani o Bozzali: nato a Genova il Bazzoli (GE) il 5 agosto 1909, figlio di Demetrio e Laura Cavazzuti, residente a Bomporto (MO), operaio, partigiano. Si trasferisce a Modena poiché sposa la cittadina di Bomporto Iride Zambelli; la coppia mantiene stretti contatti con la famiglia della moglie. Quando gli Zambelli cominciano a impegnarsi nella Resistenza, Quinto Bozzani collabora all’attività dei parenti insieme alla consorte; viene riconosciuto come partigiano della Brigata “Walter Tabacchi” dal 1 settembre 1944. I nazisti lo arrestano fra il 20 febbraio e il 3 marzo 1945. Bozzani viene inserito nel gruppo degli ostaggi che sono fucilati il 9 marzo 1945 nei pressi del ponte di Navicello per vendicare l’eliminazione di due soldati tedeschi, avvenuta a Bomporto il 20 febbraio. La famiglia Zambelli è composta da 13 persone, sette delle quali vengono uccise nel corso della lotta di liberazione.
2. Agostino Ferriani: nato a Nonantola (MO) il 3 agosto 1921, figlio di Adolfo e Caterina Sighinolfi, residente a Nonantola in via Paglierina, agricoltore, partigiano. Combatte nel 9° Reggimento di Artiglieria Divisione Fanteria, ma ha diversi problemi di salute e l’11 agosto 1942 viene giudicato idoneo ai soli servizi sedentari. Il 1 maggio 1944 diventa un gappista della Brigata “Walter Tabacchi” e sceglie il nome di battaglia di “Pèla”: pochi mesi dopo viene nominato commissario di una formazione con oltre 35 uomini. Arrestato a Nonantola fra il 20 febbraio e il 3 marzo 1945, viene torturato e fucilato il 9 marzo 1945 nei pressi del ponte di Navicello.
3. Ivaldo Garuti: nato a Modena il 19 gennaio 1890, figlio di Battista e Teresa Garuti, residente a Bomporto, agricoltore, partigiano. Dopo l’8 settembre 1943 si avvicina alla Resistenza e, dal 12 settembre 1944, diventa un partigiano della Brigata “Walter Tabacchi”: ha già 54 anni, ma fornisce un importante contributo di esperienza e un grande supporto logistico ai compagni più giovani. Arrestato fra il 20 febbraio e il 3 marzo 1945, secondo Ilva Vaccari viene «torturato da un feroce cane, e poi massacrato da Ascanio Boni presso il Ponte di Navicello il 9 marzo 1945».
4. Pietro Gasparini: nato a Carpi (MO) l’11 maggio 1916, figlio di Ginepro e Faustina Boni, fratello minore di Valentino, residente a Nonantola, agricoltore, partigiano. Analfabeta, vive l’esperienza del secondo conflitto mondiale tra le file del 36° Reggimento di Fanteria e, dopo l’8 settembre 1943, si oppone alla Repubblica Sociale. Il 1 maggio 1944 entra nella Brigata “Walter Tabacchi” con il nome di battaglia di “Piero”; partecipa al salvataggio dei prigionieri di guerra, salva alcuni feriti, prepara ordigni per i gappisti e partecipa a importanti azioni contro i presidi fascisti di Bastiglia e Crevalcore. Arrestato fra il 20 febbraio e il 3 marzo 1945, viene fucilato il 9 marzo 1945 nei pressi del ponte di Navicello. La casa della famiglia è incendiata nel corso delle operazioni di rastrellamento.
5. Valentino Gasparini: nato a Carpi (MO) il 30 maggio 1914, figlio di Ginepro e Faustina Boni, fratello maggiore di Pietro, residente a Nonantola, agricoltore, partigiano. Analfabeta, lavora come contadino nella zona di Nonantola. Presta servizio militare nel 73° Reggimento di Fanteria ed è richiamato alle armi per l’inizio del secondo conflitto mondiale; dopo due periodi al fronte, viene riconosciuto idoneo ai soli servizi sedentari ed è congedato. Il 1 maggio 1944 entra nella Brigata “Walter Tabacchi” insieme al fratello e sceglie il nome di battaglia di “Timocenko” o “Timocento”. Arrestato fra il 20 febbraio e il 3 marzo 1945, viene fucilato il 9 marzo 1945 sul ponte di Navicello. La casa della famiglia è incendiata nel corso delle operazioni di rastrellamento.
6. Renzo Grenzi: nato a Nonantola (MO) il 5 dicembre 1921, figlio di Luigi e Desolina Cerchiari, residente a Nonantola, operaio e contadino, partigiano. Nel settembre del 1942 contrae una malattia mentre è al fronte con il 10° Reggimento Genio e non recupera pienamente. Dopo l’armistizio sbanda e si avvicina alla Resistenza; nell’estate del 1944 viene arrestato come sospetto “ribelle” e accetta l’arruolamento fascista, ma diserta subito e rientra con i partigiani della Brigata “Walter Tabacchi” con il nome di battaglia “Peo”. Viene ufficialmente riconosciuto partigiano dal 15 agosto 1944. Arrestato il 2 marzo 1945, viene fucilato il 9 marzo 1945 nei pressi del ponte di Navicello.
7. Uber o Huber Panza: nato a Bomporto (MO) il 1 settembre 1921, figlio di Nicodemo e Caterina Bavutti, residente a Bomporto, agricoltore, partigiano. Nel febbraio del 1941 è chiamato alle armi tra le file del 5° Reggimento di Fanteria, ma dopo nove mesi al fronte viene congedato poiché ha un fratello coscritto e suo padre è mutilato di guerra. Il 26 febbraio 1942 torna in guerra e cambia diversi reparti. Il 1 ottobre 1944 entra nella Brigata “Walter Tabacchi” e diventa comandante di una formazione con oltre 35 uomini. Arrestato fra il 20 febbraio e il 3 marzo 1945, viene torturato e fucilato il 9 marzo 1945 nei pressi del ponte di Navicello.
8. Fabio Pellacani: nato a Ravarino (MO) il 14 marzo 1927, figlio di Desiderio e Irma Zambelli, residente a Villavara di Bomporto insieme alla madre Irma Zambelli e poi a Freto, elettromeccanico artigiano, partigiano. Nella casa del nonno Angelo Zambelli conosce i partigiani che frequentano la grande famiglia rurale di Bomporto e ne condivide convintamente le azioni. Anche se non ha ancora 18 anni, il 1 giugno 1944 comincia a collaborare con la Brigata “Walter Tabacchi”; questi piccoli indizi e la parentela con gli Zambelli inducono i nazi-fascisti ad arrestarlo fra il 20 febbraio e il 3 marzo 1945. Viene fucilato il 9 marzo 1945 sul ponte di Navicello. La famiglia Zambelli è composta da 13 persone, sette delle quali vengono uccise nel corso della lotta di liberazione
9. Eugenio Tavoni: nato a Modena il 18 settembre 1926, figlio di Arturo e Adele Siloni, residente a Modena, studente, partigiano. Ha l’opportunità di proseguire gli studi ben oltre il corso elementare. Anche se i bandi di reclutamento dell’esercito di Salò non lo minacciano direttamente, il 1 marzo 1944 entra nella Brigata “Remo” con il nome di battaglia di “Gina”. Nella seconda metà di febbraio del 1945 si rifugia nella casa di un medico sfollato a Sorbara poiché è stato ferito in uno scontro a fuoco, ma un delatore lo fa arrestare. Viene fucilato il 9 marzo 1945 sul ponte di Navicello.
10. Angelo Zambelli: nato a Sant’Agata Bolognese (BO) il 1 aprile 1882, figlio di Mauro e Rosa Magagnani, residente a Bomporto, agricoltore, partigiano. Sposa Caterina Bavieri e si trasferisce a Bomporto per coltivare il podere di via Case Sparse. Capo di una numerosa famiglia contadina, trasforma le idee antifasciste in azioni concrete: entra nella Brigata “Walter Tabacchi” e sostiene l’impegno nella Resistenza di tutti i figli, ragazze comprese. Secondo Marcello Sighinolfi, la casa Zambelli è il centro animatore della lotta partigiana a Villanova e a Bomporto. È riconosciuto partigiano dal 1 settembre 1944. Arrestato fra il 20 febbraio e il 3 marzo 1945 dopo l’uccisione del figlio Renato, viene fucilato il 9 marzo 1945 sul ponte di Navicello. La famiglia Zambelli è composta da 13 persone, sette delle quali vengono uccise nel corso della lotta di liberazione.

Elenco vittime partigiani 10

Quinto Bozzani o Bozzali,
Agostino Ferriani,
Ivaldo Garuti,
Pietro Gasparini,
Valentino Gasparini,
Renzo Grenzi,
Uber o Huber Panza,
Fabio Pellacani,
Eugenio Tavoni,
Angelo Zambelli

Responsabili o presunti responsabili

Elenco reparti responsabili


Platzkommandantur Modena

Tipo di reparto: Wehrmacht

Kommando Bomporto

Tipo di reparto: Wehrmacht

Elenco persone responsabili o presunte responsabili


  • Ascanio Boni

    Nome Ascanio

    Cognome Boni

    Ruolo nella strage Autore

    Tipo di reparto fascista Brigata Nera

    Nome del reparto 26. Brigata nera “Mirko Pistoni” di Modena/Distaccamento di Nonantola

Memorie

Memorie legate a questa strage

  • monumento a argine del Panaro

    Tipo di memoria: monumento

    Ubicazione: argine del Panaro

    Descrizione: Le vittime del 9 marzo 1945 sono ricordate in un complesso monumento, costruito sull’argine del Panaro per salvare una duplice memoria. La lapide centrale sintetizza la missione etico-culturale dell’insieme architettonico, che rispetta la suddivisione simmetrica della costruzione e ricorda due fasi distinte della Resistenza di Navicello: la parte sinistra costituisce il nucleo originario del cippo e si riferisce all’eccidio che i fascisti perpetrarono nelle campagne fra Modena, Albareto e Nonantola il 9 marzo 1945; una croce di ferro indica il luogo in cui furono trovati i corpi delle vittime. Il settore destro, che fu realizzato attraverso un ripensamento della struttura complessiva, commemora gli abitanti della frazione che morirono poiché sostennero la Resistenza. Gli elenchi sono introdotti con la retorica dell’immediato dopoguerra: i “martiri” del 9 marzo 1945 sparsero il loro “sangue purissimo” poiché la “ferocia nazi-fascista” li strappò alla vita; i “figli” defunti di Navicello furono “affratellati nel martirio a tutti i caduti per la libertà”. Il bassorilievo centrale, che ritrae un partigiano morto legato al patibolo, riassume il messaggio del monumento: la violenza delle truppe occupanti non spense la Resistenza.

  • commemorazione a Modena

    Tipo di memoria: commemorazione

    Ubicazione: Modena

    Descrizione: La strage del 9 marzo 1945 è commemorata ogni anno con una cerimonia pubblica.

Bibliografia


Comune di Nonantola, Ventennale della Resistenza, Nonantola, 1965.
Ermanno Gorrieri, La repubblica di Montefiorino, Bologna, Il Mulino, 1970.
Claudio Silingardi, Una provincia partigiana, Milano, Franco Angeli, 1998, pp. 609-613.
Ilva Vaccari, Dalla parte della libertà, Santa Sofia di R., Stab. Tip. dei Comuni per COOP Estense, 1999, pag. 605.

Sitografia


http://www.istitutostorico.com/app-modena900/index.html#/memorial/36
http://www.pietredellamemoria.it/pietre/monumento-ai-martiri-del-9-marzo1945/
http://anpimodena.it/avvenimenti-significativi-della-resistenza-modenese-nel-periodo-marzo-1944-aprile-1945/
http://www.comune.ravarino.mo.it/cultura_e_turismo/itinerari_storici_artistici_e_naturalistici/carta_storica_della_terza_zona_partigiana.htm
http://www.quartierecrocetta.it/agglomerati/navicello
http://lottapartigiana.altervista.org/tag/resistenza-modenese/
https://storiedimenticate.wordpress.com/2012/03/09/9-marzo/
http://pmliemiliaromagna.altervista.org/ricordato-il-70-della-strage-nazifascista-del-navicello/
http://emilia-romagna.anpi.it/modena/archivio_res/aprile_09/art_14_04_09.htm
http://www.trc.tv/news/attualita/2015/03/08/ponte-di-navicello-si-ricorda-la-strage/
http://emilia-romagna.anpi.it/modena/archivio_res/aprile_08/art_17_04_08.htm
http://www.comune.modena.it/salastampa/comunicati-stampa/2011/3/navicello-si-commemora-leccidio-nazifascista-del-1945

Fonti archivistiche

Fonti

Adamo Pedrazzi, Cronaca dell’Occupazione Nazi-Fascista di Modena – MCMXLIII-MCMXLV, Volume III, Archivio dell’Istituto Storico di Modena, pp. 2319-2321.