RANCANA COSTACCIARO 08.07.1944

(Perugia - Umbria)

RANCANA COSTACCIARO 08.07.1944

RANCANA COSTACCIARO 08.07.1944
Descrizione

Località Rancana, Costacciaro, Perugia, Umbria

Data 8 luglio 1944

Matrice strage Nazista

Numero vittime 1

Numero vittime uomini 1

Numero vittime uomini anziani 1

Descrizione: Per i comuni situati lungo la strada statale Flaminia (Scheggia, Costacciaro, Sigillo, Fossato di Vico, Gualdo Tadino) e appoggiati alle pendici di vari monti, il passaggio del fronte di guerra, negli ultimi giorni di giugno e fino alla loro liberazione tra luglio e i primi giorni di agosto, significò diffusi disagi per gli abitanti, morti, razzie, paure e tutta una serie di pericoli, che vari testimoni di volta in volta hanno ripercorso. Mentre i reparti tedeschi lentamente, dopo la liberazione di Roma (4 giugno 1944), andavano arretrando verso la linea gotica accompagnati e costretti dai bombardamenti degli Alleati, parecchi abitanti dei detti paesi correvano a rifugiarsi sui monti poco distanti, trovando riparo spesso in povere capanne di frasche, costruite appositamente e nascoste nei boschi. C’era gente che andava su e c’era gente che tornava giù. Sembrava un muoversi tranquillamente, perché talvolta gli stessi soldati tedeschi vedevano, parlavano e familiarizzavano con queste persone. Angelo Fanucci ha ricordato quando egli, bambino, con altri bambini, a Scheggia, osservava la risalita degli automezzi tedeschi: «dal bordo della Flaminia salutavamo con la mano in alto le lunghe file di automezzi. A volte i biondi eredi dei Nibelunghi rispondevano al nostro saluto, a volte fermavano la colonna e ci facevano salire sulle autoblindo, a volte ci facevano entrare all’interno dei carri armati; ci prendevano in braccio, non ci lesinavano quelle gallette che, a noi bambini che i dolci avevamo dovuto scordarceli, sembravano saporite più del salame del re». Ma questo aspetto di favola divenne tragedia in questi paesi ai primi di luglio quando, forse perché le bande partigiane sul confine marchigiano cercarono di procurare fastidi ai militari tedeschi, i comandi tedeschi decisero un’operazione di ripulitura di tutta la zona dalla presenza partigiana. Ed allora, benché nella parte umbra non ci fossero partigiani, anche sui monti sopra questi paesi – come pure alle pendici – furono visti soldati salire su questi monti, piazzare le mitragliatrici, sparare sulle ombre che si muovevano, senza aver scrupolo di accertarsi meglio se fossero partigiani o cittadini inoffensivi e disarmati. Talvolta entravano in questi ridenti paesini, razziando tutto quello che a loro serviva, con una smodata voglia di profanazione delle case di questi italiani traditori. Sempre Angelo Fanucci ricorda a proposito di Scheggia (che il 29 giugno aveva subito un bombardamento dall’aviazione alleata, per cui gran parte della popolazione era sfollata verso le frazioni vicine, offrendo così ai militari tedeschi l’occasione, approfittando dell’assenza della gente locale, per abbandonarsi alle solite rapine e ad atti di vandalismo): «vetrine in frantumi, porte sfondate, oggetti di ogni genere buttati in strada, escrementi dappertutto. Infilzata con uno spiedo sullo stipite della porta di casa nostra., la carcassa del gatto con il quale noi bambini avevamo tanto giocato».
Antonio Lupini fu ucciso con una raffica di mitra nella sua casa a Rancana. Rancana è una località, le cui case coloniche alcune sono situate nel comune di Costacciaro, altre nel comune di Scheggia e Pascelupo. I militari tedeschi avevano un reparto stanziato nel vocabolo Pascolo, un po’ più a sud di Rancana e vicino a Costacciaro. Quasi sicuramente questo reparto di retrovia aveva scarsità di cibo: una pattuglia quasi ogni giorno passava con il suo sidecar e razziava nelle varie case quel che serviva loro: filoni di pane fresco e profumato cotto nel forno a legna, salametti, pollame, prosciutti, forme di formaggio ed altri generi vari. Si era al tempo della mietitura e a Rancana erano sfollate molte persone di Scheggia, dopo il bombardamento del 29 giugno. Questo andazzo di ruberie non poteva non alimentare malumori nei confronti dei tedeschi. A sera, nelle veglie sotto le stelle, se ne parlava. Ad Antonio Lupini che aveva rimarcato: «Ci penso io a metterli a posto quei delinquenti!», qualcun altro gli aveva risposto: «Lascia perdere, Antonio! È la guerra, che ci puoi fare?». La mattina dell’8 luglio, sul mezzogiorno, col solito sidecar arrivarono presso la casa Lupini tre soldati tedeschi. Alcune donne erano già uscite di casa per portare il pranzo a chi stava mietendo. I tre soldati entrarono in casa e, accettando il cibo, si misero a sedere al tavolo per mangiare. C’era la signora Letizia, moglie di Antonio Lupini. Ecco allora che Antonio, visti arrivare i militari, si presentò agitando il falcinello per mietere e al grido «Savoia! Savoia!» con gli occhi spiritati e le mascelle contratte cercò di colpire il militare più vicino. L’altro soldato, seduto vicino a questi, alzò il braccio per proteggerlo dal colpo e ricevette egli il colpo del falcinello sul proprio avambraccio. Intanto il primo militare, con il mitra che teneva addosso, sparò una raffica ed uccise all’istante Antonio Lupini. Poi i militari tedeschi spararono altri colpi a scopo intimidatorio, anche perché non sapevano se fuori la porta di casa ci fossero altre persone pronte ad attaccare. Ci fu un fuggi fuggi generale, temendo rappresaglie. Tornata un po’ di calma, il soldato ferito fu prima assistito e curato da un laureando in medicina, presente tra gli sfollati, quindi portato presso il dott. Bartolomeo Morelli, medico di Costacciaro, per le cure del caso. Una ferita che poté essere curata facilmente.
La rappresaglia tanto temuta non ci fu, ma una squadra di militari tedeschi arrivò ben presto con fusti di benzina e dette fuoco sia alla casa di Antonio sia ad una adiacente, con la salma di Antonio dentro, appena composta sul letto in attesa di regolare sepoltura. I tedeschi uccisero anche alcuni capi di bestiame.

Modalità di uccisione: uccisione con armi da fuoco

Violenze connesse: incendio di abitazione

Tipo di massacro: legato al controllo del territorio

Annotazioni: In diversi testi, come pure in AUSSME, n. 1/11, b. 2132, l’evento è stato datato al 5 luglio 1944. Invece dalle testimonianze di Braccini e di Fanucci, ma soprattutto dal certificato di morte di Lupini, nel comune di Costacciaro, la morte risulta avvenuta l’8 luglio 1944.

Note sulla memoria (per maggiori informazioni vedi la sezione apposita): L’evento è ben vivo nella memoria della gente del luogo (Rancana, Costacciaro e Scheggia), in quanto Antonio Lupini con quella reazione istintiva, anche se ingenua, costituiva il simbolo di una resistenza concreta e largamente condivisa, perché scaturiva dall’esasperazione diffusa nei confronti del comportamento sfacciato e impudente dei militari tedeschi. Ha scritto in proposito Angelo Fanucci: «però che pena!, quei prosciutti ben stagionati, trascinati a volte nella polvere, dietro il sidecar, insieme con polli dalla testa mozzata, e forme di formaggio che ballonzolavano e si deformavano». Si muore anche per questo.

Scheda compilata da Giancarlo Pellegrini
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Ultimo aggiornamento dei dati: 2016-01-31 17:37:21

Vittime

Elenco vittime

Lupini Antonio, nato a Costacciaro il 26/03/1887 e ivi residente, coniugato, agricoltore.

Elenco vittime civili 1

Lupini Antonio.

Responsabili o presunti responsabili

Elenco reparti responsabili


Memorie

Memorie legate a questa strage

  • cippo a Costacciaro, cimitero.

    Tipo di memoria: cippo

    Ubicazione: Costacciaro, cimitero.

    Descrizione: Nel cimitero di Costacciaro, una lapide in travertino è dedicata alle persone di Costacciaro uccise nel rastrellamento del 27 marzo 1944. Recita: «Ai martiri Lupini Nazzareno, Fiorucci Tommaso, Bugliosi Benedetto, Lupini Antonio uccisi da rabbia tedesca nel rastrellamento della serra il 27 marzo 1944 – a perenne ricordo dei posteri». Delle quattro persone indicate nella lapide, due (Nazzareno Lupini e Bugliosi) furono uccisi nel rastrellamento del 27 marzo nel comune di Scheggia, il terzo (Tommaso Fiorucci) fu ucciso in una frazione del comune di Costacciaro sempre il 27 marzo.

Bibliografia


Angelo M. Fanucci, I fichi poltroni, «La voce», 7 agosto 2015.
Tommaso Rossi, Tracce di memoria. Guida ai luoghi della Resistenza e degli eccidi nazifascisti in Umbria, Editoriale Umbra/Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea, Foligno/Perugia, 2013, pp. 441-442.
Carlo Spaziani, Orrori e stragi di guerra nel territorio di Gubbio, Edizioni Melos, Gubbio, 1947; si veda anche la seconda edizione, per conto dell’Associazione Quartiere S. Pietro, Gubbio, 1994, pp.119-121, corredata di un’Appendice, a cura di Gianluca Sannipoli.
Don Ubaldo racconta… Testimonianza di don Ubaldo Braccini sui fatti del marzo-luglio 1944 accaduti nella zona di Rancana (Scheggia-Costacciaro). Testo, note e appendici a cura di Fabrizio Cece, Gubbio, 2004 (dattiloscritto), pp.7-10.

Sitografia


Fonti archivistiche

Fonti

AS Perugia, Prefettura, Gabinetto riservato, b. 42, b. 145.
Archivio della Curia Vescovile di Gubbio, 3/26, Relazioni dei parroci.
AUSSME, n. 1/11, b.2132.