GUBBIO 20-22.06.1944

(Perugia - Umbria)

GUBBIO 20-22.06.1944

GUBBIO 20-22.06.1944
Descrizione

Località Gubbio, Gubbio, Perugia, Umbria

Data 20 giugno 1944 - 22 giugno 1944

Matrice strage Nazista

Numero vittime 40

Numero vittime uomini 38

Numero vittime uomini adulti 36

Numero vittime uomini anziani 2

Numero vittime donne 2

Numero vittime donne adulte 1

Numero vittime donne anziane 1

Descrizione: All’alba di giovedì 22 giugno 1944, a Gubbio, in una città desolatamente deserta perché terrorizzata dal coprifuoco e dai rastrellamenti dei giorni precedenti, 40 cittadini innocenti, tra cui due donne, venivano trucidati per rappresaglia dall’esercito tedesco, poiché due giorni prima, nel pomeriggio del 20 giugno, in un bar del centro – il caffè Nafissi o «de la Caterina» - era stato ucciso un tenente medico e gravemente ferito un sottotenente da una pattuglia Gap, con una operazione eseguita da detta pattuglia fuori degli ordini ricevuti.
Nel pomeriggio del 20 giugno, in un clima euforico e confuso, nell’illusione che i partigiani potessero liberare la città dall’esercito tedesco, mentre un gruppo di partigiani – con i loro capi a cavallo – scendeva verso la città dagli stradoni del monte Ingino, una pattuglia Gap – che aveva ricevuto l’ordine di recarsi in località Mocaiana dove due o tre soldati tedeschi stavano facendo azione di saccheggio ed incutevano terrore alla popolazione – iniziò invece in città il pedinamento dei due ufficiali tedeschi, affrontandoli nel bar con l’esito sopra indicato: l’uccisione di uno (Kurt Staudacher) e il ferimento dell’altro (Hermann Pfeil), facenti parte del 3. battaglione del 721. Reggimento della 114. Jäger Division. Mentre i patrioti scappavano verso il monte Ingino, l’ufficiale ferito riuscì a farsi strada con la pistola in pugno e a raggiungere il comando tedesco.
La reazione fu immediata: il battaglione tedesco presente nella zona – i cui militari avevano visto la discesa dei partigiani dagli stradoni del Monte Ingino - subito piazzò cannoni, mitragliatrici, iniziando dalla piazza del Mercato sia un’intensa sparatoria verso il monte e verso diversi palazzi cittadini, sia il rastrellamento, prendendo in ostaggio gli uomini che incontravano o che trovavano nelle abitazioni. Verso la sera del 20 giugno, sembrò che tale azione di rastrellamento per la successiva rappresaglia fosse sospesa, dopo che il vescovo mons. Beniamino Ubaldi, portatosi presso il comando tedesco situato presso l’Albergo San Marco, aveva cercato pietosamente di far ricadere su elementi slavi la responsabilità dell’uccisione del tenente medico, ricevendo da quel comandante tedesco l’assicurazione che venivano sospesi i rastrellamenti e l’azione conseguente, purché non si fossero verificati altri incidenti.
Non fu così. Qualche ora dopo la situazione precipitò. Nella notte furono ripresi i rastrellamenti. Furono presi uomini e donne, giovani e meno giovani, alcuni rilasciati dopo interrogatori sommari, altri trattenuti. Inutile risultò, nella mattina del 21 giugno, un secondo intervento presso il nuovo comandante tedesco da parte dello stesso vescovo Ubaldi, il quale, resosi conto della tragedia che si stava per abbattere sulla popolazione eugubina, non esitò a offrire sé stesso pur di salvare gli ostaggi e la città. Ebbe un rifiuto sdegnoso.
All’alba del 22 giugno fu eseguita la rappresaglia. I quaranta designati, dall’edificio delle Scuole elementari di via Perugina, dove erano stati tenuti in ostaggio, furono condotti in un luogo poco distante, dove poi è stato costruito il Mausoleo e in una fossa, fatta scavare da altri ostaggi poco prima a ridosso del muro che ancora conserva i segni delle pallottole, legati come bestie da macello affinché non potessero fuggire, furono uccisi con scariche di mitra, poi finiti a colpi di pistola e ricoperti appena con qualche manciata di terra.
Tra le quaranta vittime ci furono due donne (madre e figlia), due non nativi del territorio eugubino (uno, un contabile di Gualdo Tadino; l’altro, un vicebrigadiere dei carabinieri, nativo di Mirto, in Sicilia); ci furono giovani e meno giovani, studenti, operai, artigiani, contadini, un professionista, alcuni con la responsabilità di famiglie numerose.
La strage dei Quaranta Martiri produsse inevitabilmente a Gubbio polemiche a non finire, lacerazioni, un clima pesante, che riguardò sia i rapporti tra le forze politiche antifasciste, sia i rapporti tra le famiglie dei quaranta e ciò che era espressione del movimento partigiano.
Poiché diffusa era la convinzione dell’inopportunità delle due iniziative partigiane (sia la discesa dal monte per liberare la città sia l’attacco ai due ufficiali tedeschi presso il caffè cittadino), di conseguenza si attribuiva al movimento partigiano locale la responsabilità di aver provocato la rappresaglia tedesca. Si chiamavano in causa sia gli esecutori materiali della sparatoria al caffè (Oberdan Belardi, Gino Ferretti, Marino Paoletti, sfiorando anche Giuseppe Capannelli, del quale forse non si aveva una spiegazione esauriente di quel che fece); sia il comando della Gap (Amelio Gambini); sia il comando del gruppo di partigiani che doveva liberare Gubbio (Bruno Enei, nonché Stelio Pierangeli, il quale – come comandante della Brigata Proletaria d’urto San Faustino - aveva impartito l’ordine di discesa); sia i vertici dell’antifascismo locale (avvocati Gaetano Salciarini e Aldo Maria Rossi).

Modalità di uccisione: fucilazione

Violenze connesse: furto e-o saccheggio

Tipo di massacro: rappresaglia

Estremi e note penali: ZSL, 518 AR 1201/64, Bayerisches Landeskriminalamt IIIa SK-220/11-K 6424-1122/64 Sa., Anz. Tgb.-Nr.: 9/67, rapporto finale sul processo Buckmakowski et al., 10 marzo 1967.
ZSL, 106 AR-Z 123/89, StA Stuttgart 13 Js 1616-1618/67, provvedimento di archiviazione in data 25 settembre 1967.
SIB, 78° Section, War Crime. Atrocities committed by German Troops at Gubbio, Perugia, between the 20th. And 23rd June 1944. Report by P.J. Bainbridge.
L’inchiesta condotta tra giugno e luglio 1945 dall’inglese SIB (Special Investigation Branch), essenzialmente per individuare chi fossero gli ufficiali tedeschi transitati o presenti a Gubbio tra il 20 e il 22 giugno 1944, aveva indicato con buona approssimazione alcuni ufficiali tedeschi coinvolti, come il capitano Buckmakowski, ma non aveva sottolineato con sufficiente forza la responsabilità del generale Bölsen. Tale inchiesta rimase nascosta, fino alla metà degli anni Novanta, quando ormai risultò troppo tardi avviare procedimenti penali, essendo morti coloro che avrebbero potuto essere incriminati.
Nel frattempo, nel settembre 1967, la strage eugubina subiva l’archiviazione della Procura di Stoccarda nel processo intentato dalla stessa contro il capitano Eric Buckmakowski, che all’epoca era stato il comandante del 2. battaglione del 721. Reggimento della 114. Jäger Division, battaglione che eseguì la rappresaglia. Infatti, ai primi di agosto del 1964 Enrico Ghigi, cioè colui che il 20 giugno 1944 guidava la pattuglia Gap della quale alcuni componenti provocarono l’incidente al caffè Nafissi, inviò alla Procura di Stoccarda, Centrale per l’accertamento dei crimini nazisti, una lettera, chiedendo di «ricercare l’autore della fucilazione di quaranta innocenti» a Gubbio. Tale lettera indusse la Procura di Stoccarda a istruire un procedimento. Furono rintracciati 192 testimoni del 2. battaglione, fu coinvolta la polizia giudiziaria di Monaco di Baviera per una indagine processuale sull’operato della 114. Jäger Division, ma poi si pervenne a un provvedimento di archiviazione in data 25 settembre 1967. Il rapporto finale del processo e il provvedimento di archiviazione indicavano in maniera precisa che il generale Johann Karl Bölsen aveva impartito l’ordine di rappresaglia e che il tenente Albrecht-Axel von Heyden aveva gestito le ultime fasi precedenti alla fucilazione degli ostaggi: ma costoro non potevano più essere perseguiti, perché entrambi morti rispettivamente nel 1960 e nel 1946. Molto preoccupanti, in ogni caso, possono considerarsi taluni ragionamenti effettuati dal dirigente della Procura di Stoccarda per cercare di spiegare l’azione di rappresaglia: con stupore il detto Procuratore ha scritto che gli ufficiali tedeschi, responsabili della strage, dovevano essersi convinti della corresponsabilità morale dell’intera cittadinanza eugubina - quindi anche di coloro che sarebbero stati fucilati - circa l’omicidio perpetrato al caffè Nafissi, in quanto questo era stato opera di partigiani eugubini.
Quando, negli anni Novanta, fu rinvenuto presso l’archivio del Tribunale militare di Roma il fascicolo 2027 del SIB, emerse la speranza che sarebbe stata fatta piena luce sulla rappresaglia a Gubbio e che sarebbero state accertate tutte le responsabilità. Così dal 27 giugno 1995 il fascicolo relativo all’eccidio di Gubbio, riprese il suo iter. La prima esigenza che il Procuratore militare dottor Intelisano cercò di soddisfare fu l’acquisizione di notizie esatte sulle persone - se ancora viventi e la loro residenza - ritenute responsabili dell’eccidio. Si mise in moto, per circa sei anni, un giro di richieste, che produsse scarsissimi risultati, nel senso che, dopo solleciti vari, si riuscì a sapere appena la data di nascita e di morte di qualche militare investigato.
Nel luglio 2001, la situazione, che la Procura Militare di Roma aveva in ordine all’eccidio di Gubbio, poteva riassumersi nel dato generale che gli ufficiali tedeschi presumibilmente coinvolti, secondo l’inchiesta del SIB, erano deceduti: deceduto Buckmakowski, deceduto Bölsen, deceduto Van Heyden (alias Von Pagan), deceduto Bourquin, deceduto Berger, deceduto Niedermeier (alias Widerniail), deceduto Schrank (alias Shant). Per altri due ufficiali, indicati con i nomi di Rausch e Ritter, la cui presenza a Gubbio fu pressoché certa e la cui firma era rimasta su qualche documento, con qualche sorpresa questi ufficiali non vennero «individuati» dai funzionari tedeschi, e quindi non si sapeva se ancora fossero in vita ed eventualmente dove avessero la residenza.
Così il Procuratore Intelisano, facendo il confronto con altri procedimenti penali, constatava che per l’eccidio di Gubbio gli elementi di conoscenza e di valutazione acquisiti erano insufficienti per avviare un processo e che non apparivano «concretamente configurabili» «ulteriori accertamenti in ordine all’identificazione dei militari tedeschi autori dell’eccidio». Queste ed altre valutazioni sull’ipotesi di reato configurata inducevano il dottor Intelisano e la Procura Militare di Roma a disporre «l’archiviazione del procedimento».

Annotazioni: C’è una problema di fondo mai chiarito. Nella rappresaglia furono fucilate 40 vittime, ma nei rastrellamenti condotti il 20 e 21 giugno dai reparti della Wehrmacht furono presi circa 160 civili. Con quali criteri fu fatta la scelta delle vittime? Spaziani (Orrori e stragi di guerra nel territorio di Gubbio, 1947) ha scritto che dalle dieci circa del mattino del 21 giugno fino alle 20,30 i tedeschi imbastirono – presso l’edificio della Scuola elementare, dove erano stati trasferiti gli ostaggi - una specie di tribunale, con una commissione composta da vari ufficiali e da un interprete, commissione che interrogò gli ostaggi, chiamati a tre a tre. “Dopo l’interrogatorio, alcuni venivano lasciati liberi, altri invece erano trattenuti in due sale diverse. Non so in base a quali criteri trattenevano alcuni ostaggi; solamente so che lasciavano liberi gli uomini sopra i sessanta anni, i ragazzi sotto i quindici anni e coloro che non risultavano domiciliati a Gubbio, di qualsiasi età fossero”. Nella Relazione del SIB è indicato che i tedeschi chiedevano agli interrogati quale fosse la loro fede politica, se conoscevano i partigiani e dove fossero, i nomi dei fascisti, degli antifascisti, dei comunisti locali. Mentre erano in corso tali interrogatori, presso il Comando tedesco si riversarono sollecitazioni di alcuni dei fascisti locali, dei maggiorenti, raccomandando la liberazione di alcuni degli ostaggi. Quando alla sera del 21 giugno intorno alle 20,30 circa cessarono gli interrogatori, i quaranta ostaggi trattenuti erano stati sistemati in due stanze (20 per stanza) del piano superiore dell’edificio. A pianterreno dell’edificio vi erano ancora 22 uomini che non erano stati interrogati e che non furono più interrogati. Poi all’incirca alle ore 21, i venti di una stanza del piano superiore furono fatti scendere nella sala a pianterreno e si mescolarono con i ventidue che lì si trovavano. Ad un certo momento i soldati tedeschi ordinarono a questi 42 ostaggi di mettersi in fila a due a due: partendo da sinistra verso destra, contarono le prime dieci file. I venti uomini in esse compresi furono portati al piano superiore e sistemati in una stanza. Alla mattina del 22 giugno i 22 che erano rimasti nella sala a pianterreno furono condotti in una terreno vicino a scavare una fossa; rientrati questi ultimi, i quaranta, che erano stati sistemati in due stanze al piano superiore dell’edificio scolastico, furono condotti nel terreno dove era stata scavata la fosse e lì vennero fucilati.
Non sembra che la scelta di tutte le quaranta persone da fucilare fosse lasciata al caso. Si presume che venti furono individuati – anche attraverso informatori locali, fascisti, spie, delatori – tra coloro che erano stato ritenuti di aver avuto in qualche modo rapporti con il movimento partigiano: costoro furono sistemati, man mano che si andava formando il numero, in una stanza del secondo piano dell’edificio scolastico. Gli altri venti furono scelti per caso, dopo il mescolamento di cui si è detto precedentemente: costoro, cui non poteva essere imputato alcunché di vicinanza al movimento partigiano, non ebbero santi protettori su cui contare.

Note sulla memoria (per maggiori informazioni vedi la sezione apposita): L’eccidio di quaranta civili innocenti, uccisi per rappresaglia a seguito dell’azione della pattuglia Gap, fu un duro colpo per la popolazione eugubina, che si trovò lacerata e divisa nella ricerca delle responsabilità per l’eccidio. Le divisioni, esplose nella comunità eugubina subito dopo la liberazione della città, mettevano sotto accusa sia il movimento partigiano nel suo complesso, sia alcuni esponenti della Gap, sia qualche fascista ritenuto responsabile della delazione, che rivelò al comando tedesco che l’uccisione dell’ufficiale medico era stata effettuata da elementi della resistenza locale. Fin dall’agosto 1944 la P.S. cominciò a fare indagini e a raccogliere le testimonianze di coloro che fino allora avevano avuto un ruolo nel movimento partigiano e antifascista, ma non si arrivò mai ad un dibattimento processuale che facesse emergere la verità e l’attribuzione delle responsabilità, per cui nella comunità eugubina emerse una memoria divisa, rafforzata anche dalle appartenenze politiche: chi simpatizzava per le forze politiche del centro-sinistra e della sinistra (sinistra DC, PCI, PSI) difendeva l’operato del movimento partigiano e riversava le responsabilità sui militari tedeschi, oltre che sui tre-quattro irresponsabili della Gap esecutori dell’azione al caffè Nafissi; chi simpatizzava per il centro-destra e per le forze politiche moderate e reazionarie (destra DC, PLI, MSI) dava la colpa al movimento partigiano in toto. Così sul finire degli anni Quaranta si respirava un’atmosfera molto tesa, di scontri anche fisici, oltre che quelli verbali sui fogli locali. Sono di questo periodo la pubblicazione di mons. Carlo Spaziani (prima ricostruzione della vicenda della strage, pubblicata nel 1947); la memoria dell’ing. Luigi Nardelli (Appunti su taluni fatti che precedettero la strage dei 40 Martiri, datata agosto 1949) che fu depositata presso l’Archivio Vescovile e che pertanto rimase pressoché sconosciuta; l’Esposto al Prefetto da parte dell’avvocato Gustavo Terradura Vagnarelli, scritto che rimase anch’esso sconosciuto: ne circolò, negli anni Cinquanta, una versione anonima modificata e depurata di taluni aspetti. Questo scritto anonimo, e che nessuno riconduceva al partigiano e comunista Terradura, ha contribuito enormemente a rafforzare una memoria divisa, fortemente critica nei confronti del movimento partigiano della Brigata “San Faustino” e della Gap eugubina. Le polemiche sono continuate, ma con scarso rilievo, tra gli anni Cinquanta e Settanta. Ripresero con molta veemenza nel luglio 1986, quando il Consiglio Comunale deliberò all’unanimità di intitolare ad Amelio Gambini il nuovo impianto polisportivo cittadino, in quanto Gambini si era affermato ad alto livello negli anni Trenta-Quaranta nello sport del calcio, chiamato a giocare da Vittorio Pozzo nella Nazionale cadetta. Ma Gambini era stato il comandante della Gap, una pattuglia della quale – senza rispettare gli ordini dati da Gambini – aveva provocato l’incidente al caffè Nafissi, che a sua volta provocò la rappresaglia tedesca. Poi, nel novembre 1986, di fronte alle polemiche riemerse, il Consiglio Comunale prendeva atto che sulla vicenda dei 40 Martiri esistevano nella comunità civile tensioni e contrapposizioni, che non potevano essere sottovalutate e pertanto avviava un serio discorso di approfondimento storico, mettendo da parte la delibera di intitolazione dello stadio a Gambini. Un’altra fase di aspre polemiche ci fu tra luglio 1995 e febbraio 1997 in occasione dell’attribuzione della Croce al valor militare. Ma negli anni Novanta l’interesse si spostò sul fatto che anche il fascicolo, relativo all’eccidio del 40 Martiri, il n. 2027, si trovava nel cosiddetto «armadio della vergogna». Dopo il processo a Priebke, forte era la speranza che anche per la strage dei 40 Martiri si potesse arrivare, presso la giustizia italiana, ad un processo che accertasse fino in fondo la verità e sanzionasse le responsabilità sia dei militari tedeschi sia del movimento partigiano. I giornali e i media locali hanno registrato l’eco di questa tensione, di qualche polemica ancora latente. Poi le polemiche si sono spente di fatto dopo la pubblicazione del volume di Brunelli e Pellegrini (nel 2005) su questa strage, cercando di evidenziare le archiviazioni che c’erano state delle varie indagini svoltesi nel tempo e da ultima l’archiviazione del procedimento da parte della Procura militare romana ad opera del dottor Intelisano.

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Ultimo aggiornamento dei dati: 2016-10-11 21:30:11

Vittime

Elenco vittime

Allegrucci Giuseppe, nato a Gubbio il 02/03/1910, ivi residente, coniugato, bracciante agricolo, cinque figli, nucleo familiare di 7 persone.
Baldelli Carlo, nato a Gubbio il 15/01/1910, ivi residente, coniugato, manovale, nucleo familiare di 2 persone.
Baldoni Virgilio, nato a Gubbio il 17/10/1906, ivi residente, celibe, fabbro, nucleo familiare di 7 persone.
Bartolini Sante, nato a Gubbio il 12/04/1889, ivi residente, coniugato, manovale, nove figli, nucleo familiare di 11 persone.
Battaglini Enea, nato a Gubbio il 28/03/1924, ivi residente, celibe, meccanico, nucleo familiare di 3 persone.
Bedini Ferdinando, nato a Vatevil (Svizzera) il 16/03/1905, residente in Gubbio, celibe, professore d’orchestra, nucleo familiare di 12 persone.
Bedini Francesco, nato a Gubbio il 02/03/1894, ivi residente, coniugato, agricoltore, un figlio, nucleo familiare di 12 persone.
Bellucci Ubaldo, nato a Gubbio il 18/02/1910, ivi residente, coniugato, muratore, un figlio, nucleo familiare di 4 persone.
Cacciamani Cesare, nato a Gubbio il 28/09/1892, ivi residente, coniugato, colono, nucleo familiare di 8 persone.
Cacciamani Enrico, nato a Gubbio il 22/04/1894, ivi residente, coniugato, colono, due figli, nucleo familiare di 8 persone.
Farabi Gino, nato a Gualdo Tadino (Perugia) il 04/06/1905, ivi residente, coniugato, impiegato di banca, una figlia, nucleo familiare di 4 persone.
Felizianetti Alberto, nato a Gubbio il 25/05/1921, ivi residente, celibe, nucleo familiare di 3 persone.
Gaggioli Francesco, nato a Gubbio il 09/03/1927, ivi residente, celibe, nucleo familiare di 5 persone.
Ghigi Miranda, nata a Gubbio il 29/06/1914, ivi residente, nubile, massaia, nucleo familiare di 8 persone.
Lisarelli Alessandro, nato a Gubbio il 11/09/1921, ivi residente, celibe, nucleo familiare di 2 persone.
Marcheggiani Raffaele, nato a Gubbio il 16/12/1887, ivi residente, vedovo, manovale, due figli, nucleo familiare di 3 persone.
Mariotti Ubaldo, nato a Gubbio il 27/02/1926, ivi residente, celibe, nucleo familiare di 6 persone.
Migliarini Innocenzo, nato a Gubbio il 28/10/1904, ivi residente, coniugato, muratore, tre figli, nucleo familiare di 5 persone.
Minelli Guerrino, nato a Gubbio il 26/05/1917, ivi residente, coniugato, imbianchino, due figli, nucleo familiare di 4 persone.
Minelli Luigi, nato a Gubbio il 13/10/1902, ivi residente, coniugato, colono, un figlio, nucleo familiare di 5 persone.
Moretti Franco, di anni 21, nato a Foligno (Perugia) il 24/10/1923, ivi residente, sfollato a Gubbio.
Moretti Luigi, di anni 22, nato a Foligno il 10/04/1922, ivi residente, sfollato a Gubbio.
Pannacci Gustavo, nato a Gubbio il 19/09/1908, ivi residente, coniugato, fabbro, tre figli, nucleo familiare di 8 persone.
Paoletti Marino, nato a Gubbio il 08/10/1914, ivi residente, celibe, infermiere, nucleo familiare di 2 persone.
Pelicci Zelinda in Ghigi, nata a Gubbio il 12/02/1883, ivi residente, vedova, massaia, cinque figli, nucleo familiare di 8 persone.
Piccotti Antilio, nato a Naters (Svizzera) il 23/05/1903, residente in Gubbio, coniugato, fabbro, quattro figli, nucleo familiare di 6 persone.
Pierotti Francesco, nato a Gubbio il 23/01/1904, ivi residente, celibe, calzolaio, nucleo familiare di 13 persone.
Profili Guido, nato a Gubbio il 03/02/1890, ivi residente, celibe, invalido.
Rampini Raffaele, nato a Gubbio il 6 aprile 1901, ivi residente, celibe, muratore, nucleo familiare di 3 persone.
Rogari Nazzareno, nato a Gubbio il 17/03/1894, ivi residente, coniugato, colono, cinque figli, nucleo familiare di 7 persone.
Romanelli Gastone, di anni 17, nato ad Anghiari (Arezzo) il 25/10/1927, residente in Gubbio, celibe, studente, nucleo familiare di 6 persone.
Roncigli Vittorio, nato a Gubbio il 26/01/1906, ivi residente, coniugato, muratore, due figlie, nucleo familiare di 4 persone.
Roselli Luciano, nato a Gubbio il 19/03/1921, ivi residente, coniugato, falegname, una figlia, nucleo familiare di 3 persone.
Rossi Domenico, nato a Gubbio il 08/03/1903, ivi residente, coniugato, colono, nucleo familiare di 7 persone.
Rossi Francesco, nato a Gubbio il 31/03/1895, ivi residente, coniugato, colono, tre figli, nucleo familiare di 7 persone.
Scarabotta Enrico, nato a Gubbio il 06/11/1908, ivi residente, vedovo, minatore, quattro figli, nucleo familiare di 5 persone.
Sollevanti Giacomo, nato a Gubbio il 15/10/1926, ivi residente, celibe, apprendista tipografo, nucleo familiare di 8 persone.
Testadura Cacciamani Giuseppe, nato a Perugia il 28/11/1925, residente a Gubbio, celibe, colono, nucleo familiare di 8 persone.
Tomarelli Luigi, nato a Gubbio il 09/08/1883, ivi residente, coniugato, falegname, quattro figli, nucleo familiare di 6 persone.
Zizolfi Giovanni, nato a Mirto (Messina) il 17/09/1921, residente a Capo d’Orlando (Palermo), celibe, carabiniere, nucleo familiare di 6 persone.

Elenco vittime civili 37

Allegrucci Giuseppe.
Baldelli Carlo.
Baldoni Virgilio.
Bartolini Sante.
Battaglini Enea.
Bedini Ferdinando.
Bedini Francesco.
Bellucci Ubaldo.
Cacciamani Cesare.
Cacciamani Enrico.
Farabi Gino.
Felizianetti Alberto.
Gaggioli Francesco.
Lisarelli Alessandro.
Marcheggiani Raffaele.
Mariotti Ubaldo.
Migliarini Innocenzo.
Minelli Guerrino.
Minelli Luigi.
Moretti Franco.
Moretti Luigi.
Pannacci Gustavo.
Paoletti Marino.
Piccotti Antilio.
Pierotti Francesco.
Profili Guido.
Rampini Raffaele.
Rogari Nazzareno.
Romanelli Gastone.
Roncigli Vittorio.
Roselli Luciano.
Rossi Domenico.
Rossi Francesco.
Scarabotta Enrico.
Sollevanti Giacomo.
Testadura Cacciamani Giuseppe.
Tomarelli Luigi.

Elenco vittime carabinieri 1

Zizolfi Giovanni.

Elenco vittime legate a partigiani 2

Ghigi Miranda.
Pelicci Zelinda.

Responsabili o presunti responsabili

Elenco reparti responsabili


II./Jäger-Regiment 721/114. Jäger-Division

Tipo di reparto: Wehrmacht
Appartenenza: Heer Wehrmacht

Elenco persone responsabili o presunte responsabili


  • Albrecht-Axel Heyden von

    Nome Albrecht-Axel

    Cognome Heyden von

    Ruolo nella strage Autore

    Stato individuato sulla base di inchiesta alleata

    Note responsabile tenente. Terzo ufficiale d’ordinanza della divisione assegnato all’Ic. Deceduto nel 1946.

    Note procedimento ai primi di agosto del 1964 Enrico Ghigi, cioè colui che il 20 giugno 1944 guidava la pattuglia Gap della quale alcuni componenti provocarono l’incidente al caffè Nafissi, inviò alla Procura di Stoccarda, Centrale per l’accertamento dei crimini nazisti, una lettera, chiedendo di «ricercare l’autore della fucilazione di quaranta innocenti» a Gubbio. Tale lettera indusse la Procura di Stoccarda a istruire un procedimento. Furono rintracciati 192 testimoni del 2. battaglione, fu coinvolta la polizia giudiziaria di Monaco di Baviera per una indagine processuale sull’operato della 114. Jäger Division, ma poi si pervenne a un provvedimento di archiviazione in data 25 settembre 1967. Il rapporto finale del processo e il provvedimento di archiviazione indicavano in maniera precisa che il generale Johann Karl Bölsen aveva impartito l’ordine di rappresaglia e che il tenente Albrecht-Axel von Heyden aveva gestito le ultime fasi precedenti alla fucilazione degli ostaggi: ma costoro non potevano più essere perseguiti, perché entrambi morti rispettivamente nel 1960 e nel 1946.

    Nome del reparto nazista Wehrmacht

    Nome del reparto 114. Jäger-Division

  • Eric Buckmakowski

    Nome Eric

    Cognome Buckmakowski

    Ruolo nella strage Autore

    Stato individuato sulla base di inchiesta alleata

    Note responsabile capitano del del 2. battaglione del 721. reggimento.

    Note procedimento L’inchiesta condotta tra giugno e luglio 1945 dall’inglese SIB (Special Investigation Branch), essenzialmente per individuare chi fossero gli ufficiali tedeschi transitati o presenti a Gubbio tra il 20 e il 22 giugno 1944, aveva indicato con buona approssimazione alcuni ufficiali tedeschi coinvolti, come il capitano Buckmakowski. Nel settembre 1967, la strage eugubina subiva l’archiviazione della Procura di Stoccarda nel processo intentato dalla stessa contro il capitano Eric Buckmakowski.

    Nome del reparto nazista Wehrmacht

    Nome del reparto II./Jäger-Regiment 721/114. Jäger-Division

  • Johann Karl Bölsen

    Nome Johann Karl

    Cognome Bölsen

    Ruolo nella strage Autore

    Stato individuato sulla base di inchiesta alleata

    Note responsabile generale comandante della 114. Jäger Division.

    Note procedimento L’inchiesta condotta tra giugno e luglio 1945 dall’inglese SIB (Special Investigation Branch), essenzialmente per individuare chi fossero gli ufficiali tedeschi transitati o presenti a Gubbio tra il 20 e il 22 giugno 1944, aveva indicato con buona approssimazione alcuni ufficiali tedeschi coinvolti, come il capitano Buckmakowski, ma non aveva sottolineato con sufficiente forza la responsabilità del generale Bölsen. Ai primi di agosto del 1964 Enrico Ghigi, cioè colui che il 20 giugno 1944 guidava la pattuglia Gap della quale alcuni componenti provocarono l’incidente al caffè Nafissi, inviò alla Procura di Stoccarda, Centrale per l’accertamento dei crimini nazisti, una lettera, chiedendo di «ricercare l’autore della fucilazione di quaranta innocenti» a Gubbio. Tale lettera indusse la Procura di Stoccarda a istruire un procedimento. Furono rintracciati 192 testimoni del 2. battaglione, fu coinvolta la polizia giudiziaria di Monaco di Baviera per una indagine processuale sull’operato della 114. Jäger Division, ma poi si pervenne a un provvedimento di archiviazione in data 25 settembre 1967. Il rapporto finale del processo e il provvedimento di archiviazione indicavano in maniera precisa che il generale Johann Karl Bölsen aveva impartito l’ordine di rappresaglia.

    Nome del reparto nazista Wehrmacht

    Nome del reparto 114. Jäger-Division

Memorie

Memorie legate a questa strage

  • luogo della memoria a Gubbio

    Tipo di memoria: luogo della memoria

    Ubicazione: Gubbio

    Descrizione: Il luogo, dove è avvenuta la strage e dove è stato realizzato il Mausoleo ed è stato sistemato a giardino da Porcinai, è tutto un luogo della memoria. Conserva il muro con i segni dei proiettili sparati dal plotone d’esecuzione. Inoltre il luogo della fossa dove furono uccisi e sepolti gli ostaggi è ben delimitato e mantenuto come aiuola.

  • altro a Gubbio

    Tipo di memoria: altro

    Ubicazione: Gubbio

    Anno di realizzazione: 1949

    Descrizione: ? Subito dopo l’eccidio e una volta avvenuta la liberazione della città, si pose il problema di dare una «degna sepoltura» alle vittime innocenti e di «glorificarne il sacrificio con un ricordo monumentale». Discusse varie ipotesi, alla fine prevalse il desiderio di erigere un Mausoleo sul luogo dell’eccidio, che servisse anche da monito per le generazioni future. Il progetto fu affidato all’architetto perugino Pietro Fringuelli, che si ispirò alle linee architettoniche di molte chiese eugubine, fra cui, la più importante, la Cattedrale dei Santi Mariano e Giacomo, e si collega alla grande tradizione di Gubbio nota come «città di pietra». Il Mausoleo è un edificio semplice, ma si inserisce bene nel tessuto architettonico e artistico di Gubbio. Di dimensioni modeste, giusto per raccogliere le tombe delle quaranta vittime innocenti, ma di grande significato, è stato realizzato davanti al muro dell’eccidio e della fossa. Il Mausoleo è immerso nel verde, in un giardino con cipressi, fiori, prato, secondo la sistemazione ideata e progettata da Pietro Porcinai, il più grande paesaggista italiano nel Novecento. I lavori per la realizzazione del Mausoleo iniziarono nel 1947 e fu inaugurato il 22 giugno 1949, in occasione del quinto anniversario della strage. Per la realizzazione dell’opera ci fu una risposta corale della popolazione eugubina, di cittadini emigrati, delle parrocchie, delle associazioni, enti, università di mestiere, oltre che di enti, di Comuni, dello Stato nella sua articolazione. Il Mausoleo, realizzato nel luogo della spietata esecuzione, è sempre stato per gli eugubini meta per ricordare le vittime innocenti, luogo di dolore, di meditazione e riflessione per tutte le generazioni future, luogo di preghiera, di rispetto, luogo sacro di grande significato, luogo di libertà e di pace.

  • lapide a Gubbio, Piazza dei Quaranta Martiri

    Tipo di memoria: lapide

    Ubicazione: Gubbio, Piazza dei Quaranta Martiri

    Anno di realizzazione: 1944

    Descrizione: Domenica 13 agosto 1944 – la città era stata liberata il 24 luglio e il 30 luglio il Governo Militare Alleato aveva nominato Sindaco del Comune di Gubbio l’avv. Gaetano Salciarini – venne effettuato alle ore 11 presso la Chiesa di San Francesco il rito funebre per la solenne commemorazione dei Quaranta fucilati e delle altre vittime uccise dalle armi tedesche. Ad officiare fu il Vescovo Ubaldi con Messa Pontificale. A fianco della funzione religiosa fu prevista la cerimonia civile con lo scoprimento della lapide per intitolare la piazza di ingresso alla città, cioè la piazza del Mercato che allora era intitolata a Ettore Muti, in “Piazza dei Quaranta Martiri (22 giugno 1944)”. La Chiesa era gremita come pure un folto pubblico seguì lo scoprimento della lapide, in occasione del quale Salciarini tenne il discorso di rito alla presenza del Governatore militare alleato. Comunque il significato fu preciso: la piazza più grande e di ingresso alla città veniva intitolata alle quaranta vittime del 22 giugno 1944 per onorare degnamente la memoria dei quaranta cittadini innocenti, uccisi per la barbarie dell’esercito nazista.

  • onorificenza alla città a

    Tipo di memoria: onorificenza alla città

    Anno di realizzazione: 1995

    Descrizione: Con decreto del Presidente della Repubblica 16 gennaio 1995 – registrato alla Ragioneria centrale il 3 luglio 1995 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 9 febbraio 1996 – venne concesso al Comune di Gubbio la Croce al valor militare “per attività partigiana”. Quando si conobbe il testo della motivazione, a Gubbio scoppiarono notevoli polemiche. Infatti il testo del decreto faceva riferimento all’episodio dei Quaranta martiri, ma con due madornali falsi: diceva che “reparti di truppe tedesche, per pura ferocia, massacrarono quaranta ostaggi a colpi di mitra, dopo averli costretti a scavare la fossa” (invece, a scavare la fossa non furono i quaranta uccisi, ma altri ostaggi). Il secondo falso riguardava la data: il decreto faceva riferimento al “22 aprile 1944”, mentre la strage avvenne il 22 giugno 1944. Dopo polemiche in Consiglio Comunale e sulla stampa locale, la questione della Croce al Valor Militare ebbe il suo epilogo quando il Ministero della Difesa, con nota del 24 febbraio 1997, trasmise il nuovo brevetto, firmato dal Ministro l’11 febbraio, che accoglieva parzialmente quanto richiesto dal Consiglio Comunale, nel senso che la data sbagliata del 22 aprile 1944 veniva sostituita con quella del “22 giugno 1944”, ma si scriveva anche in modo errato “eccidio di quaranta partigiani”, quando invece furono trentanove vittime civili e un carabiniere.

  • commemorazione a

    Tipo di memoria: commemorazione

    Descrizione: Ogni anno l’Associazione Famiglie Quaranta Martiri organizza nelle scuole del Comune incontri sia per commemorare l’eccidio e mantenere vivo il ricordo delle vittime, sia per riflettere sulle nefandezze delle guerre e rafforzare una coscienza per la pace.

  • commemorazione a

    Tipo di memoria: commemorazione

    Descrizione: ? Il 22 giugno a Gubbio è giorno di lutto cittadino. Da allora presso il Mausoleo avvengono la commemorazione religiosa e quella civile. Le due cerimonie sono sempre state distinte, ma basate sulla compresenza del momento religioso e di quello civile, con una leggera prevalenza dell’aspetto religioso, perché così avvenne nel giugno 1945 per desiderio dei familiari delle vittime. Tale intento è stato sempre rispettato: infatti alle 6.30 del mattino – che ricorda l’ora dell’esecuzione della strage – si celebra la commemorazione religiosa con Santa Messa officiata dal Vescovo e con la presenza delle autorità civili (con Gonfalone della città) e della rappresentanza delle varie associazioni cittadine con relative bandiere; qualche ora più tardi nella mattinata segue la commemorazione ufficiale civile, prevedendo la S. Messa solenne del Vescovo e, poi, nel piazzale antistante il mausoleo la commemorazione ufficiale dell’autorità civile. Il momento della commemorazione civile è preceduto – con la formazione di un corteo cui partecipano le autorità civili, militari e la popolazione - dal deposito di corone presso il monumento civile ai caduti delle guerre e presso altri luoghi cittadini (come l’edificio della Scuola elementare) che ricordano con stele momenti particolari o tragici della guerra; poi, terminata la commemorazione civile, le autorità civili e militari si recano a depositare corone in altre zone del comune (Cimitero di Gubbio, di Torre dei Calzolari, di Villamagna, stradoni verso la basilica di San Ubaldo, Fassia ecc.) dove hanno trovato la morte o sono state sepolte altre vittime della guerra, cadute nei rastrellamenti precedenti o in altri scontri con l’esercito tedesco. Il che evidenzia come la commemorazione dei Quaranta Martiri sia sempre stata anche momento di commemorazione di tutte le vittime della guerra e come il Mausoleo sia divenuto simbolo del ricordo delle quaranta vittime innocenti, che si proietta su tutte le morti e le nefandezze della guerra: quindi simbolo di pace, tempio del lutto cittadino, luogo sacro.

Immagini delle memorie di pietra
Bibliografia


Friedrich Andrae, La Wehrmacht in Italia. La guerra delle forze armate tedesche contro la popolazione civile 1943-1945, Editori Riuniti, Roma, 1997.
Angelo Bitti, La guerra ai civili in Umbria (1943-1944), Editoriale Umbra/Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea, Foligno/Perugia, 2007.
Luciana Brunelli, La strage dei quaranta martiri di Gubbio, in «Storia e problemi contemporanei», n. 28, 2001.
Luciana Brunelli, Giancarlo Pellegrini, Una strage archiviata. Gubbio 22 giugno 1944, Il Mulino, Bologna, 2005.
Mimmo Franzinelli, Le stragi nascoste. L’armadio della vergogna: impunità e rimozione dei crimini di guerra nazifascisti, Mondatori, Milano, 2002.
Lutz Klinkhammer, Stragi naziste in Italia. La guerra contro i civili (1943-1944), Donzelli, Roma, 1997.
Giancarlo Pellegrini, Gubbio e l’eccidio del quaranta martiri, in Dal tramonto all’alba. La Provincia di Pesaro e Urbino tra fascismo, guerra e ricostruzione, a cura di Andrea Bianchini e Giorgio Pedrocco, Clueb, Bologna, 1995.
Giancarlo Pellegrini, I Quaranta Martiri di Gubbio: un eccidio sena giustizia, in Giugno 1859-giugno 1944. (E)venti di libertà, Quaderno dell’Associazione Diomede, n. II, 2011.
Tommaso Rossi, Tracce di memoria. Guida ai luoghi della Resistenza e degli eccidi nazifascisti in Umbria, Editoriale Umbra/Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea, Foligno, 2013, pp. 446-457.
Gianluca Sannipoli et al., Memoria viva. Il Mausoleo dei Quaranta Martiri di Gubbio, Media Video, Gubbio, 2014.
Gerhard Schreiber,La vendetta tedesca. !943-1945. Le rappresaglie naziste in Italia, Mondadori, Milano, 2000.
Carlo Spaziani, Orrori e stragi di guerra nel territorio di Gubbio, Edizioni Melos, Gubbio, 1947; si veda anche la seconda edizione, per conto dell’Associazione Quartiere S. Pietro, Gubbio, 1994, corredata di un’Appendice, a cura di Gianluca Sannipoli.

Sitografia


DHI Roma, La presenza militare tedesca in Italia 1943-1945.
www.40martiridigubbio.it

Fonti archivistiche

Fonti

Archivio della Curia Vescovile di Gubbio, 3/26.
AS Perugia, Cln, b. 1, b. 13, b. 16.
AS Perugia, Prefettura, Gabinetto, b. 39, b. 41, b. 42, b. 91, b. 109, b. 115, b. 136, b. 137, b. 138, b. 139, b. 141, b. 144, b. 145, b. 189, b. 200.
AS Perugia, Questura, Ebrei, ff.12-14; Questura, Schedati, b.3, b.13, b.22.
ASC Gubbio, 1944, cat. XV, cl.1, f. 1; cat. VIII, b.5; 1945, cat. I, cl.5; cat. VIII, cl.5
BA-MA, RH 26/114, 40, 114. Jäger-Division, Abt. Ic Nr. 1001/44g, Abwehrlagebericht für die Zeit vom 10.6. – 25.6.1944. BA-MA, RH 26/114, 40, 114. Jäger-Division, Abt. Ic Nr. 1033/44g, Abwehrlagebericht für die Zeit vom 1. – 30. Juni 1944.
CSIT, AUSSME, n.1/11, b.2132.
PMT Roma, Registro generale, n.2027.
ZSL zur Aufklärung von NS-Verbrechen, Ludwigsburg , 106 AR-Z 123/89, StA Stuttgart, pratica n. 13 Js 1616-1618/67 del 25.9.1967.