MELTINI CITTÀ DI CASTELLO 12-16.07.1944

(Perugia - Umbria)

MELTINI CITTÀ DI CASTELLO 12-16.07.1944

MELTINI CITTÀ DI CASTELLO 12-16.07.1944
Descrizione

Località Meltini, Città di Castello, Perugia, Umbria

Data 12 luglio 1944 - 16 luglio 1944

Matrice strage Nazista

Numero vittime 5

Numero vittime uomini 5

Numero vittime uomini adulti 5

Descrizione: L'11 luglio 1944 lungo il fronte le truppe anglo-indiane stavano consolidando le posizioni conquistate a Canoscio e, dall'altra parte del Tevere, avevano acquisito il controllo della zona di Coldipozzo.
Ad appena qualche chilometro più a nord, negli ultimi giorni militari tedeschi avevano sostato nella casa colonica del podere Meltini, in posizione pianeggiante verso il Tevere, sotto il colle di San Paterniano. Per cercare di lavorare ancora la terra e proteggere le poche povere cose che possedevano, erano rimasti nella casa i fratelli e mezzadri Emilio e Giovanni Giulietti. I loro famigliari erano sfollati in collina, a Centoia, dove si sentivano più sicuri. In effetti il transito di truppe in ritirata non poteva lasciare tranquilli. A Meltini si trovavano sfollati da Città di Castello anche i fratelli Romolo ed Elvio Carbini, insieme alla mamma Emma, troppo anziana per poter salire a Centoia.
All'alba del 12 luglio il reparto germanico sgomberò Meltini, dopo aver consumato le vivande rimaste. I Giulietti e i Carbini, che avevano assistito impotenti alle razzie e alle prepotenza dei soldati, sperarono che la bufera fosse passata. Ma di lì a poco giunsero altri due tedeschi che costrinsero il gruppo di italiani a scavare buche per mitragliatrici. Verso le 10 di quella mattina un grande boato accompagnò l'esplosione del ponte ferroviario sul Tevere, vicino a Meltini, minato dalle retrovie germaniche. Il senso di pericolo incombente e l'inquietante atteggiamento degli ultimi tedeschi giunti al casolare indusse i Giulietti e i Carbini a cercare rifugio presso il fiume. Intorno a mezzogiorno Emilio Giulietti tornò a Meltini per cercare del pane. Non vedendolo tornare il fratello Giovanni lasciò gli altri e raggiunse il casolare. Nemmeno lui tornò. Fu quindi la volta di Romolo Carbini partire per sincerarsi di cosa fosse successo. Rimasti soli presso il Tevere, Elvio Carbini e la mamma attesero un paio di ore, poi andarono anch'essi a Meltini. Ma si videro venire incontro un tedesco, che intimò loro di allontanarsi verso la città. Nel frattempo erano scesi da Centoia due giovani della famiglia Giulietti per sincerarsi delle condizioni di quanti erano rimasti a Meltini. Nel casolare intravidero solo un soldato tedesco, vicino al letamaio posto sul retro dell'edificio; fece loro intendere che gli uomini e l'anziana donna erano andati in città e li mandò via, derubandoli dei portafogli.
Più tardi decisero di scendere da Centoia anche i coniugi Maghinardo e Rina Giulietti con il giovane Paolo, impauriti dalla battaglia che iniziava a divampare verso Monte Cedrone. Trovarono l'abitazione di Meltini circondata da carri armati tedeschi e un gran scompiglio tutt'intorno; scorsero per terra anche vestiario e oggetti personali dei famigliari rimasti a valle. I tedeschi li segregarono in cantina, insieme ai vicini di casa Siro Mattioni e Maria Bioli la quale, insieme alle tre figlie, stava cercando il marito Luigi e il cognato Domenico.
I reclusi dovettero rimanere nella cantina fino alla mattina del 16 luglio, quando i carri armati e la truppa evacuarono la zona. Lo stesso 16 luglio furono estratti dal letamaio i corpi quasi irriconoscibili di Emilio e Giovanni Giulietti, di Romolo Carbini e di Luigi e Domenico Bioli. Avevano il cranio spaccato e ciò indusse a ritenere che fossero stati colpiti da corpi contundenti, probabilmente dal calcio di armi da fuoco.
Per quanto le modalità della strage apparissero insolite e nessun testimone vi avesse assistito, la responsabilità fu da subito attribuita ai tedeschi che si erano fermati a Meltini e che vi furono visti anche nel giorno supposto delle uccisioni.

Modalità di uccisione: uccisione con armi da fuoco

Violenze connesse: furto e-o saccheggio

Tipo di massacro: ritirata

Annotazioni: Le vittime di questa strage sono state impropriamente qualificate come “partigiani combattenti caduti”.

Scheda compilata da Alvaro Tacchini, Marco Conti
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Ultimo aggiornamento dei dati: 2016-09-07 10:00:21

Vittime

Elenco vittime

Bioli Domenico, di Giuseppe, nato a Città di Castello il 27/08/1899 e ivi residente in località San Paterniano, colono, celibe.
Bioli Luigi, di Giuseppe, nato a Città di Castello il 16/02/1922 e ivi residente in località Santa Lucia, colono, celibe.
Carbini Romolo, di Emilio, nato a Città di Castello il 17/07/1892 e ivi residente, imbianchino, coniugato con Giuseppa Giulietti.
Giulietti Emilio, di Paolo, nato a Città di Castello il 02/01/1890 e ivi residente, colono, coniugato con Filomena Lagarini, fratello di Giovanni.
Giulietti Giovanni, di Paolo, nato a Città di Castello il 27/07/1896 e ivi residente in località San Paterniano, portalettere, coniugato con Maria Chiasserini, fratello di Emilio.

Elenco vittime civili 5

Bioli Domenico.
Bioli Luigi.
Carbini Romolo.
Giulietti Emilio.
Giulietti Giovanni.

Responsabili o presunti responsabili

Elenco reparti responsabili


Memorie
Bibliografia


Alvaro Tacchini, Guerra e resistenza nell’alta Valle del Tevere 1943-44, Petruzzi, Città di Castello, 2015, di prossima pubblicazione.

Sitografia


DHI Roma, La presenza militare tedesca in Italia 1943-1945.
http://www.storiatifernate.it/

Fonti archivistiche

Fonti