POGGIO BUSTONE 01-10.04.1944

(Rieti - Lazio)

POGGIO BUSTONE 01-10.04.1944

POGGIO BUSTONE 01-10.04.1944
Descrizione

Località Poggio Bustone, Poggio Bustone, Rieti, Lazio

Data 1 aprile 1944 - 10 aprile 1944

Matrice strage Nazifascista

Numero vittime 11

Numero vittime uomini 10

Numero vittime uomini senza informazioni 10

Numero vittime donne 1

Numero vittime donne senza informazioni 1

Descrizione: Poggio Bustone è uno dei nuclei della zona operativa della brigata “Gramsci”, facente parte della “zona libera” definitivamente proclamata il 16 marzo. L'attacco al paese nel corso della “Grossunternehmen gegen die Banden” è particolarmente violento e ben congegnato, vista la volontà – sollecitata a più riprese da parte delle autorità fasciste provinciali – di fare pagare ai partigiani, e alla popolazione considerata indistintamente connivente, lo smacco subito nello scontro del 10 marzo (cfr. apposita scheda).
Nel pomeriggio del 31 marzo, mentre gran parte dell'ex “zona libera” è già devastata dal rastrellamento, ingenti reparti tedeschi (senza – a quanto pare – ancora l'appoggio di fascisti) prendono posizione a Borgo San Pietro, a valle dell'abitato di Poggio Bustone. Il mattino successivo, mentre una parte della popolazione maschile cerca di nascondersi nel bosco sull'altura sovrastante il paese, una squadra del battaglione “Paolo Calcagnetti” della brigata “Gramsci” pensa di prendere posizione più o meno nella stessa area, in teoria coperta e ben difendibile, per provare a rallentare l'imminente attacco. A differenza di quanto avvenuto il 10 marzo, però, lo schieramento è ben più nutrito e, mentre un cannone batte insistentemente il punto dove si vanno radunando i partigiani, i soldati si appropinquano al paese, piazzando una mitragliatrice per tenere sotto controllo la situazione e scongiurare nuove fughe della popolazione. I partigiani sono ben presto costretti a capitolare ed andarsene, ma proprio in questi frangenti si consuma l'uccisione di Emo Battisti, già protagonista dello scontro del 10 marzo, che fino alla fine cerca di organizzare una resistenza ma cade a monte del paese falciato da una raffica. Non è mai stato accertato, anche per l'assenza di testimoni oculari, se ad ucciderlo – comunque dopo ore di agonia – sia stata la mitragliatrice o il cannone; comunque, secondo la memoria consolidatasi, è morto con l'arma in mano e nessuno, né partigiani, né suoi compaesani, né tedeschi e né fascisti ha potuto mettere la mani su di lui prima che morisse. Secondo invece quanto emerso durante il processo contro l'ex capo della provincia Ermanno Di Marsciano, Battisti è gravemente ferito da una scheggia durante i tiri di artiglieria e, impossibilitato a muoversi, viene più tardi trovato dai fascisti durante il rastrellamento e ucciso con un colpo in bocca.
Alla presenza del commissario prefettizio e del capo della provincia, mentre gran parte delle truppe tedesche si dà al saccheggio e alla devastazione del paese, largamente danneggiato dalle fiamme, la popolazione rimasta viene forzatamente e frettolosamente fatta confluire in piazza. Si parla di circa duecento persone, donne comprese, rinchiuse in due locali. Il loro destino sarà il trasferimento a Rieti e poi, per parte di loro, al campo di Roma-Cinecittà e al lavoro forzato sulla Linea Gustav o sul fronte di Anzio. Le donne saranno costrette a condurre fino al capoluogo tutto il bestiame razziato. Perciò il paese, per un paio di giorni, avrebbe dato uno spettacolo non solo di distruzione ma anche di desolazione, per forza e per impossibilità di rimanervi, abbandonato da tutta la popolazione(per tale motivo il corpo di Battisti viene recuperato quasi una settimana dopo). Nella fase delle catture e del rastrellamento in piazza, molti ricordano che a giocare un ruolo fondamentale di intercessione con i tedeschi – parlando bene la loro lingua – è stata la maestra Anna Maria Ribbi, nativa di Monfalcone (Gorizia) ma da tanti anni in servizio a Poggio Bustone, che ha salvato diverse persone da un destino peggiore, pur non essendo riuscita a scongiurarne l'arresto. Chi, tentando di nascondersi o di fuggire, viene visto, è ucciso sul posto: cadono così i fratelli Claudio e Cleofe Mostarda e Marino Biancardi, pare per mano di un fascista locale. Anche chi non si presenta immediatamente, pur senza la volontà di nascondersi, subisce la stessa sorte: presso il muretto dove normalmente la popolazione si ritrova nei momenti di riposo e svago, vengono fucilati l'ultrasettantenne Flaminio Molinari, Pasquale Desideri e Felice Palmegiani. Poco dopo l'ingresso in paese cade anche il britannico Stanistrett, ex prigioniero di guerra, del quale non è dato sapere il reale coinvolgimento nell'attività partigiana.
Un destino particolarmente beffardo colpisce invece i due partigiani Antonio D'Angeli e Nazzareno Patacchiola, in forza anche loro al “Calcagnetti” normalmente di stanza nella vicina Cepparo (Rivodutri). In condizioni fisiche e di salute precarie, il giorno precedente (prima che si scatenasse il rastrellamento) hanno avuto il permesso di rientrare temporaneamente alle loro abitazioni a Cantalice, disarmati, per ristabilirsi. Visto tuttavia il lungo cammino da compiere, la sera decidono di fermarsi a Poggio Bustone da una persona fidata, il cinquantaduenne Francesco Rinaldi. Al mattino, all'arrivo in forze dei tedeschi, questi si presenta in piazza, mentre la moglie cerca di occultare i due facendoli uscire dal terrazzo. Purtroppo però proprio in quel momento alcuni militari tedeschi sono saliti in cima al campanile della chiesa parrocchiale e li vedono immediatamente. Vengono portati in piazza, dove vedono il loro amico Rinaldi, arrestato ed interrogato insieme ad altri. Nel mentre giunge anche un auto con a bordo il capo della provincia, un ufficiale della milizia (il capitano Mario Tanturri) e un ufficiale tedesco. Non appena l'auto riparte con a bordo Di Marsciano e Tanturri, D'Angeli e Patacchiola vengono fatti incamminare e uccisi dopo qualche decina di metri.
Oltre a quello di Emo Battisti, anche in altri casi qualche cadavere viene rinvenuto giorni dopo l'uccisione. Ciò presumibilmente non dipende da una cosciente volontà di occultamento, ma dalla morte avvenuta in zone impervie e isolate e dal fatto che il paese per qualche giorno rimane privo di popolazione.

Modalità di uccisione: fucilazione,uccisione con armi da fuoco

Violenze connesse: deportazione della popolazione,incendio di abitazione,sevizie-torture

Tipo di massacro: rastrellamento

Estremi e note penali: Nel dopoguerra vengono istruiti diversi procedimenti per questo episodio (ed altri), tutti poi accorpati nel processo contro l'ex capo della provincia Ermanno Di Marsciano (già federale di Perugia negli anni della guerra). La conclusione, il 3 dicembre 1949, è «non doversi procedere in ordine ai delitti di concorso in omicidio e saccheggio e devastazione, per insufficienza di prove […] E in ordine ai delitti di collaborazionismo militare, furto, lesioni e rapina, per essere tali reati estinti per amnistia».

Annotazioni: Vero Zagaglioni “Francesco”, ex partigiano del battaglione Paolo Calcagnetti della brigata “Gramsci”, è stato uno dei pochi a sostenere che a cadere sulla mitragliatrice non sia stato Emo Battisti, bensì un partigiano di origine siciliana, nel quale caso andrebbe aumentato di 1 il numero dei partigiani morti in combattimento. La data finale indicata, 10 aprile 1944, è desunta unicamente dalla lapide presente a Poggio Bustone in memoria di questi, e altri, Caduti. In realtà, allo stato attuale delle conoscenze, violenze, furti, danneggiamenti, uccisioni, arresti e deportazioni si consumano a Poggio Bustone unicamente nella giornata del 1 aprile. Non risulta nemmeno che qualcuno, di Poggio Bustone o lì catturato, sia stato poi fucilato a Rieti il 9 aprile (cfr. apposita scheda).
Non è stato possibile reperire informazioni sulle circostanze della morte di Francesco Battisti, né sulla sua identità, per quanto, visto il cognome, si trattava con tutta probabilità di un uomo del posto.
La particolare brutalità messa in campo dai nazifascisti va interpretata anche come volontà di rappresaglia per lo smacco subito nello scontro del 10 marzo con i partigiani.

Note sulla memoria (per maggiori informazioni vedi la sezione apposita): Come tutti gli episodi legati alla “Grossunternehmen gegen die Banden”, la memoria è ancora ben radicata, senza polemiche o recriminazioni reciproche, nelle singole comunità. Particolarmente sentita a Poggio Bustone è la memoria di Emo Battisti.

Scheda compilata da Tommaso Rossi
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Ultimo aggiornamento dei dati: 2016-03-31 09:05:54

Vittime

Elenco vittime

Battisti Francesco.
Biancardi Marino, nato a Rovigo, militare renitente/disertore rifugiatosi a Poggio Bustone; riconosciuto partigiano della brigata “Gramsci” dal 20 ottobre 1943 al 2 aprile 1944, «caduto a Poggio Bustone».
D\'Angeli (o De Angelis) Antonio, nato e residente a Cantalice (Rieti), partigiano.
Desideri Pasquale, di oltre 70 anni, residente a Poggio Bustone, civile; riconosciuto partigiano della brigata Gramsci dal 1 gennaio al 1 aprile 1944, «fucilato a Poggio Bustone».
Molinari Flaminio, residente a Poggio Bustone, civile; riconosciuto partigiano della brigata Gramsci dal 16 settembre 1943 al 1 aprile 1944, «caduto a Poggio Bustone».
Mostarda Claudio, residente a Poggio Bustone, civile; riconosciuto partigiano della brigata Gramsci dal 15 settembre 1943 al 1 aprile 1944, «caduto a Poggio Bustone».
Mostarda Cleofe, sorella di Claudio, residente a Poggio Bustone, civile; riconosciuta partigiana della brigata Gramsci dal 15 settembre 1943 al 1 aprile 1944, «caduta a Poggio Bustone».
Palmeg(g)iani Felice, residente a Poggio Bustone, civile; riconosciuto partigiano della brigata Gramsci dal 20 ottobre 1943 al 10 marzo 1944, «caduto in combattimento» [si tratta di un errore, perché Palmegiani non cade in combattimento il 10 marzo ma viene fucilato il 1 aprile].
Patacchiola Nazzareno, nato e residente a Cantalice (Rieti), partigiano.
Stanistrett Arthur, britannico ex prigioniero di guerra.
Carabiniere ignoto. Nella giornata del 1 aprile viene catturato ed ucciso dopo orrende torture, accusato di essersi unito ai partigiani.

Elenco vittime civili 5

Desideri Pasquale.
Molinari Flaminio.
Mostarda Claudio.
Mostarda Cleofe.
Palmeg(g)iani Felice.

Elenco vittime partigiani 2

D\'Angeli Antonio.
Patacchiola Nazzareno.

Elenco vittime disertori 1

Biancardi Marino.

Elenco vittime carabinieri 1

Ignoto.

Elenco vittime prigionieri di guerra 1

Stanistrett Arthur.

Elenco vittime indefinite 1

Battisti Francesco.

Responsabili o presunti responsabili

Elenco reparti responsabili


Banden-Bekämpfungs-Stab von Kamptz

Tipo di reparto: Polizei

I./SS-Polizei-Regiment 20

Tipo di reparto: Polizei

II./Regiment 3. “Brandenburg”

Tipo di reparto: Wehrmacht
Appartenenza: Heer Wehrmacht

Alarmeinheiten/Platzkommandantur Rieti/14. Armee

Tipo di reparto: Wehrmacht
Appartenenza: Heer Wehrmacht

GNR di Rieti

Tipo di reparto: Guardia Nazionale Repubblicana

Elenco persone responsabili o presunte responsabili


  • Ermanno Di Marsciano

    Nome Ermanno

    Cognome Di Marsciano

    Ruolo nella strage Autore

    Stato individuato sulla base di indagine o di procedimento italiano

    Note responsabile capo della provincia di Rieti.

    Note procedimento Nel dopoguerra vengono istruiti diversi procedimenti per questo episodio (ed altri), tutti poi accorpati nel processo contro l\'ex capo della provincia Ermanno Di Marsciano (già federale di Perugia negli anni della guerra). La conclusione, il 3 dicembre 1949, è «non doversi procedere in ordine ai delitti di concorso in omicidio e saccheggio e devastazione, per insufficienza di prove […] E in ordine ai delitti di collaborazionismo militare, furto, lesioni e rapina, per essere tali reati estinti per amnistia».

  • Giuseppe Di Sabantonio

    Nome Giuseppe

    Cognome Di Sabantonio

    Ruolo nella strage Autore

    Note responsabile milite.

    Tipo di reparto fascista Guardia Nazionale Repubblicana

    Nome del reparto GNR di Rieti

  • Jürgen von Kamptz

    Nome Jürgen

    Cognome von Kamptz

    Ruolo nella strage Autore

    Note responsabile SS Gruppenführer comandante del Bandenbekämpfungsstab 14. Armee

    Nome del reparto nazista Polizei

    Nome del reparto Banden-Bekämpfungs-Stab von Kamptz

  • Werner Wilcke

    Nome Werner

    Cognome Wilcke

    Ruolo nella strage Autore

    Note responsabile SS Sturmbannführer, comandante del 1./20 SS Polizei Regiment.

    Nome del reparto nazista Polizei

    Nome del reparto I./SS-Polizei-Regiment 20

Memorie

Memorie legate a questa strage

  • commemorazione a

    Tipo di memoria: commemorazione

    Descrizione: Annuali e molto partecipate come in tutti i territori colpiti dalla “Grossunternehmen gegen die Banden”.

  • onorificenza alla città a

    Tipo di memoria: onorificenza alla città

    Anno di realizzazione: 2005

    Descrizione: Con decreto del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in data 31 marzo 2005, la provincia di Rieti è stata decorata di medaglia d\'argento al Merito civile: «La Comunità provinciale del Reatino resisteva, con fierissimo contegno, all\'accanita

  • onorificenza alla persona a

    Tipo di memoria: onorificenza alla persona

    Descrizione: Emo Battisti è stato decorato di medaglia d\'argento al Valore militare alla memoria (in data ignota).

  • lapide a Poggio Bustone

    Tipo di memoria: lapide

    Ubicazione: Poggio Bustone

    Descrizione: I civili e partigiani caduti durante il rastrellamento a Poggio Bustone sono ricordati su una lapide posta dall\'Amministrazione comunale nel centro cittadino, dove – con uno spazio a sé stante e specifica indicazione – fanno compagnia ai tre caduti nello

  • lapide a Terni, piazza della Repubblica.

    Tipo di memoria: lapide

    Ubicazione: Terni, piazza della Repubblica.

    Descrizione: I Caduti dal 1 al 10 aprile 1944, ad eccezione di Pasquale Desideri, compaiono anche sulla grande lapide che in piazza della Repubblica a Terni ricorda i Caduti della brigata “Gramsci” e i volontari morti con il gruppo di combattimento “Cremona”.

  • lapide a

    Tipo di memoria: lapide

    Descrizione: Esisteva una lapide dedicata a Emo Battisti, divelta da ignoti qualche giorno prima del 25 aprile 2011 (non risulta ancora ricollocata).

Bibliografia


Angelo Bitti, Renato Covino, Marco Venanzi, La storia rovesciata. La guerra partigiana della brigata garibaldina “Antonio Gramsci” nella primavera del 1944, CRACE, Narni 2010, p. 203.
Antonio Cipolloni, La guerra in Sabina dall'8 settembre 1943 al 12 giugno 1944, Arti grafiche Celori, Terni 2011, pp. 96-97, 109-118.
Giuseppe Gubitosi, Il diario di Alfredo Filipponi comandante partigiano, Isuc, Perugia; Editoriale Umbra, Foligno 1991, pp. 379, 385-386.
Silvio Micheli, A Poggio Bustone partigiani e popolo fermano la Hermann Goering e le SS, in Sergio Bovini (a cura di), L'Umbria nella Resistenza, I, Editori Riuniti, Roma 1972, pp. 337-346, in particolare p. 342; cfr. anche Alberto Provantini, 13 giugno 1944: cronaca della giornata della liberazione, Ibid., pp. 366-380, in particolare pp. 375-376.
Tommaso Rossi, Tracce di memoria. Guida ai luoghi della Resistenza e degli eccidi nazifascisti in Umbria, Isuc, Perugia; Editoriale Umbra, Foligno 2013, pp. 683-721, in particolare pp. 695-697.
Ubaldo Santi, La Resistenza a Spoleto e in Valnerina 1943-1944, Nuova Eliografica, Spoleto 2004, pp. 177, 278-279.
Bruno Zenoni e Ambrogio Filipponi (a cura di), La Resistenza incisa nelle pietre. Documentazione del contributo di sangue per la libertà della Patria nel triangolo Umbro-Laziale-Marchigiano ove operò la Brigata Garibaldina “ANTONIO GRAMSCI”, ANPI Terni, Terni 1977, pp. 46-47.

Sitografia


DHI Roma, La presenza militare tedesca in Italia 1943-1945.

Fonti archivistiche

Fonti

AS Isuc, ANPI Terni, Resistenza/Liberazione, b. 2 «Riconoscimento qualifiche 1946-1948».
AS Roma (Succursale di via Galla Placidia), Corte d\'Appello di Roma, II versamento, Corte d\'Assise, f. 2928.1, Procedimento contro Di Marsciano Ermanno et al.