Bormida, Cengio, 27.02.1945

(Savona - Liguria)

Bormida, Cengio, 27.02.1945

Bormida, Cengio, 27.02.1945
Descrizione

Località Bormida, Cengio, Savona, Liguria

Data 27 febbraio 1945

Matrice strage Fascista

Numero vittime 7

Numero vittime uomini 7

Numero vittime uomini adulti 7

Descrizione: Dopo lo sbandamento dell’8 settembre 1943 anche i giovani della Valbormida fuggiti dalle caserme oppure rientrati dai fronti di guerra avevano dato vita ai primi gruppi partigiani e numerose famiglie di Cengio avevano un figlio nelle brigate autonome o in quelle garibaldine che operavano soprattutto nel Basso Piemonte e particolarmente nelle Langhe. Ad Altare, quindi a pochi chilometri di distanza, aveva sede la divisione di Fanteria di Marina San Marco agli ordini del generale Amilcare Farina, che, equipaggiata ed armata dai Tedeschi, operava in funzione antipartigiana, mentre a Millesimo vi era il presidio della V Com-pagnia San Marco comandata dal tenente Renato Danon il quale, deciso a stroncare il movimento resi-stenziale, terrorizzava la popolazione civile. La sera del 27 febbraio, verso le 19.30 ci fu una sparatoria ad opera di un drappello di San Marco, con il concorso di due tedeschi non graduati, rivolta al bar-tabacchino in cui si trovavano, tra gli altri clienti, 6 partigiani che se ne andarono senza rispondere al fuoco, dimenti-cando una delle armi. I fascisti entrati nel bar, saccheggiarono, devastarono e catturarono i nove civili (i 7 clienti e i 2 proprietari). Malmenandoli li misero in fila e si diressero verso il loro presidio di Millesimo. Do-po un percorso di circa 1 Km, arrivarono nella borgata Bormida di Cengio; davanti alla stazione dei Carabi-nieri giunse un camion militare con il loro comandante. Dopo un breve scambio di informazioni con uno dei suoi, Danon cominciò a sparare contro i rastrellati con la machine-pistole, uccidendone 4 sul colpo e fe-rendone mortalmente altri 3. Si fermò solo quando Alberto Camoirano, ferito, si fece riconoscere, ma le violenze continuarono: si diresse con alcuni dei suoi nuovamente nel locale dove fu ripreso il saccheggio e dove minacciò i familiari, mentre al suo ritorno sul luogo della strage impedì il soccorso di uno dei feriti più gravi – Luigi Rimoldi - colpito al ventre e che morirà poche ore dopo.

Modalità di uccisione: uccisione con armi da fuoco

Violenze connesse: furto e-o saccheggio

Trattamento dei cadaveri: Esposizione dei cadaveri

Tipo di massacro: rastrellamento

Estremi e note penali: Nel gennaio del 1946 Renato Danon viene rintracciato, identificato ed arrestato a Roma. Tradotto nelle carceri di Savona, inizia il procedimento penale presso la Corte d’Assise Speciale di Savona; il processo contro di lui come criminale di guerra è fissato il 27 aprile 1946 davanti alla Corte d’Assise Speciale della città con il seguente capo d’imputazione:
“per avere in territorio di Savona in epoche successive all’8/9/1943 collaborato col tedesco invasore, commettendo fatti diretti a favorire le operazioni militari ed a nuocere alle operazioni delle forze armate dello Stato italiano, attuando rastrellamenti nel corso di uno dei quali (quello del 27/2/1945 a Cengio) uccideva sette civili e ne feriva gravemente due; arrestando elementi appartenenti alle forze partigiane o aventi con esse rapporti seviziandoli crudelmente allo scopo di ottenere informa-zioni che facilitassero la sua opera di repressione di ogni forma di resistenza al nemico invasore.”
La Cassazione, su istanza del difensore dell’imputato, rinvia il processo al 7 ottobre e alla vigilia della prima udienza, per motivi di ordine pubblico, trasferisce gli atti alla Sezione Speciale della Corte d’Assise di Torino. Il processo si conclude il 10 marzo del 1947 e la sentenza dichiara:
Danon Renato colpevole del reato a lui ascritto con la discriminante di cui all’art. 62 bis per cui la pena della sentenza capitale può ridursi alla reclusione per anni 30, di cui 10 condonati per l’art.9 D.M. 22.6.1946 n.4 …
Il 15 novembre 1948 la Cassazione annulla la sentenza e trasferisce il processo alla Corte d’Assise di Piacenza che il 17 maggio 1949 condanna l’imputato a 26 anni di reclusione, di cui due terzi condonati. Il nuovo ricorso in Cassazione, accolto il 13 febbraio 1950, trasferisce la causa alla Corte d’Assise de L’Aquila che il 2 dicembre 1950 emette la sentenza, inerente le riduzioni di pena da cui:
Per i benefici di indulto previsti poi dal decreto 22.6.1946 n.4, dal D.P. 9.2.1948 n.32 e dal D.P. 23.12.1949 n.930 debbono considerarsi condonati anni 17, mesi 10 e giorni 10 della suddetta pena globale

Annotazioni: Non ci sono dubbi sulle responsabilità della strage né contraddizioni tra fonti e testimonianze. Resta solo incerto il motivo della sparatoria che precede il rastrellamento Una delle ipotesi successivamente avanzata, ma che non trova riscontri oggettivi, è che il partigiano rimasto di guardia fuori dal locale sia stato avvistato dai San Marco prima di poter dare l’allarme. Dalla tesi difensiva di Danon - per cui la truppa, massimamente da confidenze avute, aveva saputo che nel bar “Italia” si trovavano dei partigiani - emergerebbe anche un’altra ipotesi, quella di una delazione.

Note sulla memoria (per maggiori informazioni vedi la sezione apposita): La memoria è condivisa

Scheda compilata da Irma Dematteis
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Ultimo aggiornamento dei dati: 2015-09-13 11:22:27

Vittime

Elenco vittime

Silvio Camoirano nato nel 1912, sposato dal 1943 con Emma Bagnasco aveva una figlia di cinque mesi. Con il fratello Alberto era proprietario del bar-tabacchino “Italia” dove avvenne il rastrellamento,
Giovanni Marenco, classe 1907, dipendente della fabbrica chimica A.C.N.A di Cengio, sposato con Giovanna Zanvettore, aveva un figlio.
Giovanni Lerma, nato nel 1907, dipendente A.C.N.A., sposato con Rosa Da Milano, aveva una figlia di 9 anni.
Anselmo Pasini, nato nel 1909, originario della provincia di Parma, dipendente A.C.N.A., sposato con Egle Vacca, aveva due figlie.
Luigi Rimoldi, classe 1911, originario di Mozzate (Como), era arrivato a Cengio qualche anno prima quale dipendente di un’impresa che lavorava per l’A.C.N.A. Dal 1939 era sposato con Rosa Pastorino, aveva due figlie e un figlio di pochi mesi.
Pasquale Scavino, nato nel 1904, era dipendente A.C.N.A. e nelle ore libere dalla fabbrica lavorava la terra. Sposato con Anna Camoirano, aveva 8 figli, 6 femmine e 2 maschi.
Giovannino Serra, classe 1898, era originario della Sardegna, celibe, dipendente A.C.N.A.

Elenco vittime civili 7

Silvio Camoirano nato nel 1912, sposato dal 1943 con Emma Bagnasco aveva una figlia di cinque mesi. Con il fratello Alberto era proprietario del bar-tabacchino “Italia” dove avvenne il rastrellamento,
Giovanni Marenco, classe 1907, dipendente della fabbrica chimica A.C.N.A di Cengio, sposato con Giovanna Zanvettore, aveva un figlio.
Giovanni Lerma,
Anselmo Pasini,
Luigi Rimoldi,
Pasquale Scavino,
Giovannino Serra

Responsabili o presunti responsabili

Elenco reparti responsabili


Elenco persone responsabili o presunte responsabili


  • Renato Danon

    Nome Renato

    Cognome Danon

    Ruolo nella strage Autore

    Stato imputato in procedimento

    Note responsabile Note sui responsabili: Renato Danon era nato a Istanbul il 6 giugno 1918; il padre, Nissin Giuseppe, era un ebreo italiano e la madre, Felicia Eger, era di nazionalità polacca. Partecipò alla campagna di Russia nell’esercito italiano come sottotenente di fanteria della divisione “Cosseria”. L’8 settembre lo colse in Albania dove fu fatto prigioniero dalle truppe bulgare e rinchiuso in un campo di concentramento. Dopo un fallito tentativo di fuga, decise di aderire alla Repubblica Sociale e poté rientrare in Italia. Nel dicembre del 1943 si trovava a Desenzano, ufficiale nel reggimento dei Granatieri. Entrato successivamente nella San Marco, venne inviato in Germania per un periodo di addestramento, rientrò in Italia nell’autunno del 1944 e fu destinato, come comandante di compagnia, prima ad Alassio poi a Saliceto e infine a Millesimo. In questi ultimi due paesi si fece da subito conoscere e temere per la sua incessante attività di intimidazione sulla popolazione civile, per le sevizie, i rastrellamenti, la repressione, la persecuzione verso i partigiani e le loro famiglie ed era molto temuto da tutti persino dai suoi camerati. Numerose le testimonianze a questo proposito negli atti del processo.

    Note procedimento Nel gennaio del 1946 Renato Danon viene rintracciato, identificato ed arrestato a Roma. Tradotto nelle carceri di Savona, inizia il procedimento penale presso la Corte d’Assise Speciale di Savona; il processo contro di lui come criminale di guerra è fissato il 27 aprile 1946 davanti alla Corte d’Assise Speciale della città con il seguente capo d’imputazione: “per avere in territorio di Savona in epoche successive all’8/9/1943 collaborato col tedesco invasore, commettendo fatti diretti a favorire le operazioni militari ed a nuocere alle operazioni delle forze armate dello Stato italiano, attuando rastrellamenti nel corso di uno dei quali (quello del 27/2/1945 a Cengio) uccideva sette civili e ne feriva gravemente due; arrestando elementi appartenenti alle forze partigiane o aventi con esse rapporti seviziandoli crudelmente allo scopo di ottenere informa-zioni che facilitassero la sua opera di repressione di ogni forma di resistenza al nemico invasore.” La Cassazione, su istanza del difensore dell’imputato, rinvia il processo al 7 ottobre e alla vigilia della prima udienza, per motivi di ordine pubblico, trasferisce gli atti alla Sezione Speciale della Corte d’Assise di Torino. Il processo si conclude il 10 marzo del 1947 e la sentenza dichiara: Danon Renato colpevole del reato a lui ascritto con la discriminante di cui all’art. 62 bis per cui la pena della sentenza capitale può ridursi alla reclusione per anni 30, di cui 10 condonati per l’art.9 D.M. 22.6.1946 n.4 … Il 15 novembre 1948 la Cassazione annulla la sentenza e trasferisce il processo alla Corte d’Assise di Piacenza che il 17 maggio 1949 condanna l’imputato a 26 anni di reclusione, di cui due terzi condonati. Il nuovo ricorso in Cassazione, accolto il 13 febbraio 1950, trasferisce la causa alla Corte d’Assise de L’Aquila che il 2 dicembre 1950 emette la sentenza, inerente le riduzioni di pena da cui: Per i benefici di indulto previsti poi dal decreto 22.6.1946 n.4, dal D.P. 9.2.1948 n.32 e dal D.P. 23.12.1949 n.930 debbono considerarsi condonati anni 17, mesi 10 e giorni 10 della suddetta pena globale

    Tipo di reparto fascista Esercito

    Nome del reparto 5. Compagnia/3. Divisione fanteria di marina “San Marco”

Memorie

Memorie legate a questa strage

  • lapide a Cengio, Bormida, luogo della strage

    Tipo di memoria: lapide

    Ubicazione: Cengio, Bormida, luogo della strage

    Descrizione: Targa commemorativa con i nomi delle vittime sul luogo dell’eccidio

  • commemorazione a

    Tipo di memoria: commemorazione

    Descrizione: 25 aprile, giorno della Liberazione

Bibliografia


Sitografia


Fonti archivistiche

Fonti

Archivio di Stato di Savona
Archivio di Stato di Torino
Archivio di Stato di Piacenza
Archivio di Stato de L’Aquila